Glossario



Nisi Dominus, RV 608

Salmo in sol minore per contralto, viola d’amore, archi e basso continuo

Musica:
Antonio Vivaldi
Testo: Salmo 126
  1. Nisi Dominus - Allegro (sol minore)
  2. Vanum est vobis ante lucem surgere - Largo (sol minore)
  3. Surgite postquam sederitis - Presto (si bemolle maggiore). Adagio
  4. Cum dederit dilectis suis - Largo. Andante (sol minore)
  5. Sicut sagittae in manu potentis - Presto. Allegro (mi bemolle maggiore)
  6. Beatus vir qui implevit - Andante (si bemolle maggiore)
  7. Gloria Patri et Filio - Larghetto (re minore)
  8. Sicut erat in principio - Allegro (sol minore)
  9. Amen - Allegro (sol minore)
Organico: contralto, viola d’amore, archi, basso continuo
Composizione: 1713 - 1717
Edizione: inedito

Guida all'ascolto (nota 1)

Praticamente per tutto l'arco della sua attività di musicista Vivaldi lavorò all'Ospedale della Pietà, uno dei quattro orfanotrofi veneziani per fanciulle, famoso per la qualità delle esecuzioni musicali delle sue ospiti, che si esibivano nella chiesa annessa all'Ospedale sia durante le funzioni religiose sia in veri e propri concerti. Tranne alcuni intervalli, rimase alla Pietà dal 1704 al 1740, dapprima in qualità di insegnante di violino e dal 1716 con l'incarico di maestro dei concerti, cioè primo violino-direttore d'orchestra.

La composizione della musica vocale sacra eseguita alla Pietà spettava in teoria al maestro di coro, ma anche a Vivaldi fu chiesto in più occasioni di assolvere questo compito, in particolare durante gli interregni tra la morte o la partenza di un maestro di coro e l'arrivo del suo successore. L'entità esatta della sua produzione di musica sacra non è ancora del tutto chiara: il suo catalogo ha subito continui aggiornamenti fino ad anni recenti, né si può escludere che si facciano altre scoperte. Allo stato attuale si conoscono una sessantina di composizioni di questo tipo, divisibili in due grandi categorie, quelle su testi liturgici e quelle su testi non liturgici. Tra le prime si contano una Messa completa (probabilmente spuria), alcune sezioni di Messa (un Kyrie, due Gloria e due Credo), diciotto Salmi, cinque versioni del Magnificat strettamente imparentate tra loro, otto tra Inni, Antifone e Cantici. Le composizioni sacre su testi non liturgici includono un oratorio, sei introduzioni e dodici mottetti.

A quest'ultimo gruppo appartiene In furore iustissimae irae, RV 626, per soprano, archi e basso continuo. Genere antichissimo di musica sacra (le sue origini risalgono al tredicesimo secolo) su testo non liturgico, il mottetto aveva subito nei secoli molte e radicali trasformazioni e nel diciottesimo secolo era una composizione per un cantante solista con accompagnamento strumentale, sensibile alla moda dell'opera e al gusto per il virtuosismo vocale. A quell'epoca il mottetto era un genere così fortemente codificato che nel 1752 il compositore e teorico Johann Joachim Quantz potè darne in poche righe una descrizione precisa: «In Italia attualmente questo termine si applica a una cantata sacra per solista, in latino, comprendente due arie e due recitativi, conclusi da un Alleluja, e interpretata da uno dei migliori cantanti, durante la messa, dopo il Credo». Anche Vivaldi concepiva il mottetto così, soltanto che aboliva regolarmente il primo recitativo e scriveva due arie divise da un solo recitativo secco: entrambe le arie adottavano la stereotipata forma con capo (A-B-A): la parte A poteva essere ripetuta più volte, aumentando progressivamente le fioriture e terminando con una cadenza virtuosistica lasciata all'improvvisazione dell'interprete, che vi faceva mostra di tutte le sue capacità, lasciando l'orchestra ferma ad aspettarlo. Generalmente le due arie erano contrastanti, una veloce e una lenta, e quella in tempo lento invitava a una maggiore semplicità. Ogni mottetto era concluso da un Alleluja puramente virtuosistico.

Di più ampie dimensioni e di forma più libera è il Nisi Domìnus, RV 608, probabilmente composto verso il 1716: è il salmo 126, che si eseguiva nei Vespri, particolarmente nei giorni consacrati alla Madonna, tra cui la Visitazione (2 luglio), che era la festa patronale della Pietà. È articolato in nove "numeri", che si succedono con frequenti alternanze di tempi veloci e lenti e con marcati cambiamenti d'atmosfera, mentre i toni teatrali delle arie, che hanno melodie vocali riccamente ornate e ritornelli orchestrali nello stile del concerto, si alternano al pio fervore degli ariosi, semplici e accompagnati dal solo basso continuo: da questi contrasti la musica trae gran parte della sua forza espressiva.

Nell'Allegro iniziale, in sol minore, un ampio ritornello orchestrale tipicamente vivaldiano introduce il contralto, che ha un tema melodicamente fluente ma ritmicamente marcato: orchestra e voce si mescolano poi in stile concertante. Segue un Largo in stile arioso, nella luminosa tonalità di fa maggiore, la cui melodia si svolge sull'inesorabile scorrere del basso continuo.

Nei versetti successivi si possono notare alcuni esempi della capacità di Vivaldi di dipingere splendidamente le parole con la musica: ma dopo aver presentato motivi che fissano icasticamente gli affetti o le immagini del testo, li sviluppa senza più curarsi delle relazioni con le parole successive, giungendo anche ad alterare la corretta prosodia. In "Surgite qui manducatis" Vivaldi gioca sull'alternanza di momenti antitetici: l'orchestra fa un'entrata spettacolare, dipingendo con una trascinante scala ascendente (Presto) la parola "surgite" declamata tre volte dal contralto, mentre il resto del testo è svolto in un Adagio, in cui si nota un altro esempio di pittura sonora, con i melismi della voce sola alla parola "doloris". La parola "somnum" suggerisce invece a Vivaldi il ritmo di siciliana che dà al quarto movimento (Andante) un carattere cullante e languido, mentre per rendere più opaco il suono gli archi montano la sordina di piombo, che attenua le note acute e fa risaltare quelle gravi. La metafora bellica del versetto "Sicut sagittae" è tradotta in musica dal tono di fanfara dell'attacco dell'Allegro molto, il cui carattere energico si traduce anche in vigorosi unisoni della voce e dell'orchestra e in pause improvvise e cariche di tensione. Nel "Beatus Vir" i toni guerreschi svaniscono e lasciano spazio alla pace interiore di un arioso (Andante), in cui il testo è trattato sillabicamente, con grande semplicità. Dal luminoso si bemolle maggiore di quest'arioso si passa allo spento re minore del "Gloria Patri", forse il momento musicalmente più alto di questo salmo: è un Larghetto di religioso e commosso raccoglimento, in cui il timbro soave della viola d'amore accompagna con disegni mobilissimi la fiorita linea del canto. Nel "Sicut erat in principio" il testo suggerisce una ripresa del tema del primo movimento: ma anche altre volte Vivaldi si era servito di quest'espediente per dare unità a una composizione altrimenti molto varia. Il salmo termina quindi virtuoslsticamente con un "Amen" ricco di fioriture.

Mauro Mariani

Testo

N. 1
Nisi Dominus aedificaverit domum,
in vanum laboraverunt, qui aedificant eam.
Nisi Dominus custodierit civitatem
frustra vigilat qui custodiat eam.
Se il Signore non costruisce la casa
invano vi faticano i costruttori
Se il Signore non custodisce la città
invano veglia il custode.
N. 2
Vanum est vobis
ante lucem surgere.
Invano vi alzate di buon mattino.
N. 3
Surgite postquam sederitis,
qui manducatis panem doloris.
Tardi andate a riposare
e mangiate pane di sudore.
N. 4
Cum dederit dilectis suis somnum:
ecce haereditas Domini, filii:
merces, fructus ventris.
Il Signore ne darà ai suoi amici nel sonno.
Ecco, dono del Signore sono i figli,
è sua grazia il frutto del grembo.
N. 5
Sicut sagittae in manu potentis,
ita filii excussorum.
Come frecce in mano a un eroe
sono i figli della giovinezza.
N. 6
Beatus vir qui implevit desiderium suum ex ipsis:
non confundetur cum loquetur inimicis suis in porta.
Beato l'uomo che ne ha piena la faretra non resterà confuso
quando verrà a trattare alla porta con i propri nemici.
N. 7
Gloria Patri et Filio
et Spiritui Sancto
Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo
N. 8
Sicut erat in principio
et nunc et semper
et in saecula saeculorum.
Come nel principio
ora e sempre
nei secoli dei secoli.
N. 9
Amen. Amen.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 29 marzo 2001

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Ultimo aggiornamento 13 marzo 2015
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