Glossario
Guida all'ascolto



Orlando (furioso), RV 728

Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO

SCENA I

Angelica e Alcina
ALCINA
Bella Regina, il tuo poter Sovrano
L'India non sol, ma tutto il mondo onora.
Al fulgido seren de' gl'occhi tuoi
Ogni rara beltà cede e s'inchina;
E tu bella, e Reina
Puoi sospirar? Dà bando al rio martoro,
E rasserena il ciglio.
ANGELICA
Oh Dio! Medoro!
Alcina, poiché alquanto
Disacerba il suo duolo un'alma amante
Narrando i mali suoi,
Sappi che mille strali
Vibrò da queste or languide pupille
Il faretrato arciero:
Agricane, Rinaldo, Ferraù,
Sacripante, Orlando, e mille
Famosi in arme, e coronati in soglio
Arser tutti d'amor per questi lumi.
lo con la speme sola
Tutti allettai; ma per alcun d'amore
Io non sentii le pene: sdegnossi al fine
Il possente Signor, e del mio core
Prese vendetta: innanzi a gl'occhi miei
Venne il leggiadro amabile Medoro;
E appena il rimirai,
Ch'arsi Alcina d'amore, e sospirai.
ALCINA
E per questo sospiri? Il tuo Medoro,
Dimmi, t'ama fedel?
ANGELICA
Quant'io l'adoro.
ALCINA
E tu sospiri? Un corrisposto amore
È la gioia del core.
ANGELICA
Ma del perduto ben maggior la pena
Allora è più, quanto più il bene è caro.
Senti: meco il guidava a' regni miei,
Quando mi siegue innamorato Orlando:
Io che conosco il fiero cor, fuggiamo
Dico al caro amator, tosto...
ALCINA
Fuggire?
Mancan lusinghe, e vezzi
Per amolir d'amante cor gli sdegni?
ANGELICA
Il tenero mio amore
Non suggerirmi altra guardia sicura,
Sola in braccio al timore
M'abandonai, fuggii misera, oh Dio,
Ma nel fuggir perdei
Il mio tesoro, il sol de' gl'occhi miei.
ALCINA
Fa cor, t'el renderò: potrai qui meco
Di lui lieta godere,
E accordar la tua gioia al mio piacere.
Aria n. 1
ANGELICA
Un raggio di speme
Il cor rasserena
E l'alma consola;
Ma s'alza un vapore
Di nero timore,
Che il dolce sereno
Dal seno m'invola.

SCENA II

Alcina, Orlando, Astolfo
ALCINA
Quanta pietà mi desta il suo cordoglio.
ORLANDO
Ch'io ti ceda fellon?
ASTOLFO
Sei forte invano.
ALCINA
Olà guerrier, l'orgoglio abbassa, e'l brando.
ORLANDO
Sì di leggier non ubbidisce Orlando.
ASTOLFO
Orlando?
(va ad abbracciarìo)
ALCINA
(Ah! Si accendesse almeno).
ASTOLFO
Aita amore?
Scusa l'error, le ignote insegne incolpa.
ORLANDO
Per la vezzosa tua bella reina
Meno oprar, tu non dei,
Arbitra ornai del mio voler tu sei.
ALCINA
Vibra per me possente dio d'amore
Contro l'altero cor tua face, e'l dardo.
ASTOLFO
L'ingrata non mi dà neppur un guardo.
Aria n. 2
ALCINA
Alza in quegl'occhi
Amore l'impero;
Ma il guardo guerriero,
Che spande terrore,
Il cor mi spaventa.

SCENA III

Orlando e Astolfo
ORLANDO
Della Bella negl'occhi
Vidi per te, che favellava amore.
ASTOLFO
Orlando mio tu non conosci Alcina.
ORLANDO
Alcina?
ASTOLFO
Alcina è questa.
ORLANDO
Quella, che a suo voler volge l'inferno?
ASTOLFO
Il suo potere eterno
Ora sarà; poiché acquistata ha l'urna
Che del saggio Merlino il cener chiude,
E a custodirla ha tratto l'immortale
Aronte invulnerabile.
ORLANDO
Il fatale
D'un demone concetto, e d'una maga?
ASTOLFO
Invincibil possente
Di ferrea mazza, e di gran core armato.
ORLANDO
L'alto trionfo a me riserva il fato.
Costanza al mio core Astolfo impara
Ti racconsola: ai rai di poca speme
Già mi par di godere ore serene.
Aria n. 3
ASTOLFO
Costanza tu m'insegni, e voi ch'io speri,
Ma quegl'occhi superbi, e severi
Non danno alle mie pene un guardo solo:
Pascendo di speranza i miei pensieri
Pur talvolta sospiro, e mi consolo.

SCENA IV

Orlando, poi Bradamante
ORLANDO
Pietoso Dio d'amor, poiché a te piacque
Trarmi dentro a tuoi lacci
In dolce servitù vibra nel core
D'Angelica la bella
Uno stral sì cocente
Onde per me s'accenda, e m'ami alfine.
BRADAMANTE
Adorato Ruggier... Qui Orlando?
Orlando.
ORLANDO
Bradamante, come tu qui?
BRADAMANTE
Del mio Ruggier in traccia.
ORLANDO
Ei la destra, e la fede
Di sposo non ti die?
BRADAMANTE
Sorte rubella
Per disusata via poi mel ritolse.
ORLANDO
Sventurata!
BRADAMANTE
La saggia incantatrice
Melissa a me predisse,
Ch'arder qui dee il mio bene
Al magico poter d'Alcina al foco.
ORLANDO
Consolati Cugina,
Se Malagigi nostro oggi non mente lieti sarem.
Ma tu, come d'Alcina
Osasti nella reggia entrar ne' tuoi
Cotanto noti arnesi, e sola?
BRADAMANTE
È meco
La possente Melissa,
E in questo anel contro gl'incanti e l'arti
Della Maga infedel ho valid'arme.
ORLANDO
Ora t'intendo; è questi
Il pretioso anel, che d'ogni incanto
Serba illeso chi 'l porta.
BRADAMANTE
E lo nasconde
Se tra le labbra il chiude agl'occhi altrui.
ORLANDO
Potrà però il guerriero usato arnese
E l'onorata tua famosa spada
Render sempre più vano il tuo perilio.
BRADAMANTE
Generoso è'l consiglio;
Ma alla maga crudele
Nasconderò il mio nome,
Ne mostrerò
Quest'aria mia guerriera.
Tanto men Bradamante
Rassembrerò a costei, quanto men fiera.
Aria n. 4
Asconderò il mio sdegno
Al nero core indegno,
Sin tanto che al mio amor torni lo sposo.
Ma se mi toglie (oh Dio)
L'indegna l'idol mio
Il braccio proverà fiero, e sdegnoso.

SCENA V
ORLANDO
Insolito coraggio ora in quest'alma
Porta di Malagigi
I fatidici sensi egli del Nume
Ebro, e ripieno in me lo sguardo fisse,
E nel sagro furor così mi disse:
Orlando, allora il ciel per te dispose
Le fortune d'amor, quando ad Alcina
Involerai le ceneri famose,
Ch'involser di Merlin l'alma divina.
Spera, coglier potrai le gloriose
Palme, ch'il fato al tuo poter destina:
Per te sia l'immortal custode estinto,
E'l poter della maga oppresso e vinto.
Amorose mie brame
Non più duol e timor: speriam ben tosto
Sarem, io glorioso, e voi contente.
Malagigi il promise, egli non mente.
Aria n. 5
Nel profondo
Cieco Mondo
Si precipiti la sorte
Già spietata a questo cor.
Vincerà l'amor più forte
Con l'aita del valor.

SCENA VI

Angelica e Medoro

(Mare tempestoso in lontano)
ANGELICA
Quanto somigli tempestoso mare
Al fluttuar di quest'anima amante.
L'onda che il flutto incalza
È la doglia amorosa,
Che incalza il fiero duol della mia pena.
Or si discopre la profonda arena,
E l'onda inferocita
Sale tumida al ciel...
MEDORO
Soccorso aita.
ANGELICA
Misero! Ahimé, che veggio! Un picciol legno
Quasi da' l'onde assorto
Vicino a naufragar. Stranier, fa' core,
Respingi pur l'onda nemica: in salvo
Già lo vegg'io dal fìer Nettun irato.
MEDORO
Pur ritorno a mirarti idolo amato!
ANGELICA
Che veggio! Ah mio tesor: di braccio a' morte
T'involaro i miei voti.
Pur ti riveggo, e pur ti stringo al seno.
Qual sangue? Ahi me infelice!
MEDORO
lo vengo meno.
ANGELICA
Qui ti siedi cor mio.
MEDORO
Vedo la morte
Stender sovra di me squallidi i vanni:
Ecco i freddi sudori:
Dall'aperto mio fianco esce già l'alma;
Ma dolce m'è il morir, orche la sorte
Fra le tue braccia il mio morir destina.
ANGELICA
Pietósi dei, chi mi soccorre?

SCENA VII

Angelica, Medoro e Alcina
ALCINA
Alcina.
ANGELICA
Alcina. Ah, tal mi rendi il mio tesoro?
Vedi il giglio d'amor langue, e ruggiade...
Ma da qual cielo, oh Dio, ruggiade attendo?
Il mio pianto, il mio sangue
Alcina basterà per ravvivarlo.
ALCINA
Bastò già il mio potere.
MEDORO
Chi mi richiama in vita?
ANGELICA
Aperti ha i lumi:
Riveggo, o sogno, i rai celesti?
ALCINA
E in loro vedi un'opra volgar della mia possa.
ANGELICA
Che di eterno dovere a te mi stringe.
(a Medoro)
Pur respiri alma mia!
MEDORO
Ripieno ho il petto
Di gioia e di contento,
Poiché ti stringo al sen, cor del mio core.
ALCINA
Narrane i casi tuoi, che dopo il pianto
Egl'è soave il rammentarli in gioia.
MEDORO
Te perduta, te cerco, e giunto al mare
Legno di Logistilla
M'accoglie: sciolto abbiam le vele appena,
Che da navi nemiche intorno cinti
Siam combattuti, e vinti.
Ferito io resto, e prigionier: s'adira
Nettuno, ed il naufragio a noi minaccia;
Sgravansi per sottrarsi a'i di lui sdegni
Dall'inutili somme i carchi legni.
Rimango il primo absorto,
E sepolto nell'onde in pria che morto.
L'onda qua, e la m'incalza,
E sovra il mar m'innalza.
Il ciel riveggo, e innanzi a gl'occhi miei
L'instabil flutto un picciol legno adduce;
Tosto l'afferro; e mentre chiedo aita,
Quando morte io temea trovo la vita.

SCENA VIII

Angelica, Medoro, Alcina, Orlando
ORLANDO
Non godrai sempre in pace,
Lieto del tuo gioir, rivale audace.
ALCINA
Orlando?
ANGELICA
Ahimè!
MEDORO
lo son perduto.
ORLANDO
Rendi pur grazie al ciel, ch'inerme sei
Col tuo sangue vorrei...
ANGELICA
Che far vorresti?
ALCINA
(piano a Medoro)
Deh, non temer.
ANGELICA
(Lusinghe or siate meco.)
MEDORO
(Oh, fugaci contenti!)
ORLANDO
(ad Angelica)
Impallidisci
Tigre di crudeltà, sfìnge d'inganni.
ALCINA
Tu non conosci, Orlando,
Chi sia il garzon, di cui geloso or sei:
D'Angelica la bella egli è il germano.
MEDORO
(Ormai respiro, oh Dei!)
ANGELICA
Così ingrato m'insulti? E così temi
Del mio sincero amor, della mia fede?
ORLANDO
(Ove trascorsi?)
ALCINA
(Oh come scaltra or finge!)
ORLANDO
Senti, senti mio ben.
ANGELICA
Sono una sfinge,
Una tigre: v'aggiungi,
Per caparra d'amor, qualch'altra offesa.
lo tigre mentitor? Tu a me lo sei
Con questo vano tuo timor geloso.
ORLANDO
(a Medoro)
Tu m'impetra il perdono...
MEDORO
Non lo potrei, se il tuo rival già sono.
ANGELICA
Poveri affetti miei! Questa vi rende
Amorosa mercede il core ingrato!
(finge di piangere)
ORLANDO
Per questa bella man, ch'umile io stringo.
MEDORO
(piano ad Angelica)
Cara, piangi per lui?
ANGELICA
(piano a Medoro)
Rimira, io fingo.
ORLANDO
O bellissima destra!
ANGELICA
Ella ti è pegno
Di mia candida fede.
MEDORO
(piano ad Angelica)
Angelica!
ANGELICA
T'accheta.
MEDORO
(piano ad Alcina)
Finge pur!
ALCINA
Non lo vedi?
MEDORO
Ahi che tormento!
ORLANDO
(ad Angelica)
I begli occhi onde amor vibra le faci...
ANGELICA
Per te, se belli son, son belli.
MEDORO
Oh Dio!
ANGELICA
Sei tu geloso ancor?
MEDORO
No.
ANGELICA
Dunque taci.
Aria n. 6
Tu sei degli occhi miei
Tu sei di questo sen;
(a Medoro)
Soffri, tu sei 'l mio ben
L'oggetto amato.
Geloso non ti bramo
Credimi sì ch'io t'amo
Son tua, sì tua son io Idolo
del cor mio
Nume adorato.

SCENA IX

Orlando Medoro e Alcina
ORLANDO
Ahi crudel gelosia
Tiranna degl'affetti
Quasi presso il mio ben reo mi rendesti,
Tu pietosa togliesti
Alcina dal mio seno il rio timore
Perdona amico è sempre cieco Amore.
Aria n. 7
Troppo è fiero, il nume arciero,
Quando in sen di chi ben ama
D'una fredda gelosia
Il velen spargendo va.
Ma consola l'alma mia
Il pensier, che il mio timore
Già nel core
Del mio ben destò pietà.
ALCINA
Medoro, il ciglio abbassi, e stai dolente?
Lascia di sospirar.
MEDORO
Cieli! Chi mai
Creduto avria, ch'in un momento solo
Angelica potesse,
Mostrando ad altri amor, farsi incostante?
ALCINA
L'arti ancora non sai d'un core amante.
MEDORO
Eh, d'arti non ha d'uopo,
Chi nel seno racchiude un cor sincero.
S'altri adora il mio bene,
Io soffrir lo dovrò, dovrò tacere?
ALCINA
E soffrire, e tacer: questo è amor vero.
Aria n. 8
MEDORO
Rompo i ceppi e in lacci io torno.
Dall'inganno di quei guardi
Incostanza apprenderò.
Sarà infedele ancora
Il mio cor con chi l'adora,
A sperar io tornerò.

SCENA X

Alcina e Ruggiero
ALCINA
Innocente garzon tu ancor non sai
Con quanti strali amor ferisca un core:
Verrà verrà per te quel giorno ancora,
Che pensier cangerai
Se avessi un solo amante
Fra le donne sarei donna volgare.
Ma qual ventura è questa!
Da un destriero volante
Veggio, che scende armato cavaliere:
A questa parte ei volge il pie: che fia?
RUGGIERO
Grazie al Ciel pure alfin calchi Ruggiero
Il suol, se suolo è questo
Che del felice Eliso
Il bel soggiorno a me rassembra...
ALCINA
(È vago)
Poiché per mia gran sorte
Sceso al Cielo onori i Regni miei
Cavaliero gentil dimmi chi sei?
RUGGIERO
Ruggiero son; giunto cred'io nel Cielo,
Che tutto spira qui beltà celeste.
ALCINA
Qui dove io son reina
Valoroso Ruggiero
Signor tu sei.
RUGGIERO
Troppo mi onori.
ALCINA
Alcina
Tanto deve al tuo nome (e al tuo sembiante).
RUGGIERO
(Sol la mia Bradamante
Può far confronto a sua gentil bellezza)
ALCINA
(Fisso mi guarda, e poi fra sé favella
Nuova preda ei sarà degl'occhi miei)
RUGGIERO
(Eh la mia Bradamante è assai più bella)
ALCINA
Meco all'ombra t'assidi
(Siede tra le due fonti)
Il fianco tuo riposa, e ti ristora
In quest'onda tranquilla.
RUGGIERO
Come chiara zampilla!
ALCINA
Assaggia meco
Il limpido cristallo (Il prendo all'esca)
RUGGIERO
Onda giammai più fresca
Non assaggiai.
ALCINA
(S'egli nel petto avea
Qualche foco d'amore
L'onda ne spegne già tutto l'ardore:)
Questo umor sì leggiero
Caro della tua sete estinse il foco:
(il colgo nella rete a poco a poco).
RUGGIERO
È vero Alcina è vero
Par che libero il cor respiri goda.
ALCINA
Ma questa è più soave. (Ora ei cade nel laccio).
RUGGIERO
Ambrosia è questa
O nettare di Giove?
ALCINA
(Incendio desta
L'onda fatal per me nel di lui core,
E d'ogni altra bellezza
Adorata da lui l'idea cancella.)
RUGGIERO
Quanto cortese sei donna gentile,
Niun altra a te simile
Vider quest'occhi miei.
E forse non vedrai grazia più bella.
A l'ardir mio perdona.
ALCINA
Il doppio sol de tuoi begl'occhi è quello
Che co' suoi raggi il volto mio fa bello.

SCENA XI

Bradamante, e detti
BRADAMANTE
Vò cercando Ruggiero, e'l trovo involto
Nei lacci della maga. Oh me infelice!
Or qui gelosa, e inosservata ascolto.
RUGGIERO
(ad Alcina)
Veggio ne' tuoi bei lumi
Scintillar quella fiamma
Che accenderà l'innamorato core.
BRADAMANTE
(Misera!)
ALCINA
Oh fosse amore,
Quello che dal tuo labbro a me favella.
BRADAMANTE
(Ahi, donna ingannatrice!)
ALCINA
(Ei già sospira.)
RUGGIERO
Mira o bella, deh mira
Il poter de' tuoi lumi,
Che costringe il mio core ad adorarti.
Reo s'io t'adoro o cara,
Di temerario ardir non mi dirai.
ALCINA
Dirò che pria t'amai
E giurerò, caro, d'amarti sempre.
BRADAMANTE
(Perfida!)
RUGGIERO
Sei pur bella.
BRADAMANTE
(a Ruggiero)
Ah traditore!
Questa è la fé, che mi giurasti? E questo
Il promesso tuo amore?
ALCINA
E chi è costei?
RUGGIERO
Non la conosco.
BRADAMANTE
Ove trascorsi oh Dei?
Olimpia io son (mentasi il nome) e quello
Il perfido Bireno.
Egli il giglio più bel su questo seno
Sfrondò con fé di sposo,
Poscia m'abbandonò: s'egli sospira,
Son mentiti i sospiri.
ALCINA
(a Ruggiero)
Di Bireno che parla?
RUGGIERO
(ad Alcina)
Ella delira.
ALCINA
Olimpia de' tuoi casi
Mi pesa il reo tenor; ma tu vedrai,
Che Bireno non è.
BRADAMANTE
Pur troppo è vero.
RUGGIERO
Bella da' tregua al duol io son Ruggiero.
BRADAMANTE
(Non mi ravvisa, o fìnge): empio tu menti;
lo conobbi Ruggiero
Amoroso, e costante.
RUGGIERO
Ella nel suo furore
E Bireno, e Ruggier confonde insieme.
Lasciamola alle sue smanie: andiam mio core.
ALCINA
Sarò teco mia vita.
BRADAMANTE
Ah traditore.
Aria n. 9
RUGGIERO
Sol per te mio dolce amore
Questo core
Avrà pace avrà conforto.
Le tue vaghe luci belle
Son le stelle,
Onde amor mi guida in porto.

SCENA XII

Alcina e Bradamante
BRADAMANTE
Ah inumano, ah crudele!
ALCINA
Guarda ben, che t'inganni.
BRADAMANTE
E l'infedele
Che mi promise affetto,
Che giurò ben mille volte, e mille
A queste mie pupille
Il più leale amante
Che portasse d'amor fiamme nel seno.
ALCINA
Bella tu prendi error non è Bareno.
BRADAMANTE
Non ti credo no no. Seguir lo voglio:
Non sempre riderai del mio cordoglio.
ALCINA
Se lo crede Bareno ella s'inganna,
E se Ruggiero il crede
Invan spera da lui costanza e fede.
Ei già di questi rai cede all'impero
Lo segua, il cor non teme, è mio Ruggiero.
Aria n. 10
Amorose a' rai del sole
Son le rose, e le viole,
Ed il sol col raggio ardente
Pur talor languir le fa.
Benché senta il mio diletto
Nuovo foco entro nel petto
Amerà sempre costante
La mia bella fedeltà.

ATTO SECONDO

SCENA I

Alcina, Astolfo
ALCINA
Tant'è l'amor per variar d'oggetto
Fa più dolce il gioire
Nel fortunato ardor di nuovo affetto.
ASTOLFO
Talché Alcina egli è ver: tocca a penare
Al povero mio cor quand'altri gode.
ALCINA
Fonte perenne è il sol della sua luce,
E il sol della bellezza
Perenne è di sue gioie, e s'un ne gode
Ad altri non invola
Il soave piacer del godimento.
ASTOLFO
Una donna incostante è un gran tormento!
Non ho più cor da sofferir quest'arti,
Con cui dividi amor.
ALCINA
Povero Astolfo!
Non hai più cor da sostenerle? Parti.
ASTOLFO
Ch'io mi parta da te? Troppo tenaci
Le mie ritorte son.
ALCINA
Resta, ma taci.
ASTOLFO
Ahi qual barbara legge imponi al core?
Dovrò vederti, infida,
Né il povero mio amor potrà lagnarsi?
ALCINA
Questa è la strada Astolfo
Per meritar gl'affetti miei. La sola
Sofferenza può un dì farti felice.
ASTOLFO
Comincia molto mal la mia fortuna!
lo t'amo, e t'amo, o bella
Col più tenero amor, col più costante,
Ch'accendesse giammai altr'alma amante.
E tu donna crudele...
ALCINA
Al vento spargi ornai le tue querele.
Aria n. 11
Vorresti amor da me?
L'avrai, l'avrai;
Ma non sperar, che mai
Al solo solo foco
De' tuoi languenti rai
Arda il mio cor:
T'inganni se lo credi,
Sei cieco, se non vedi,
Ch'io contenta non son
D'un solo amor.

SCENA II

Astolfo, Bradamante
ASTOLFO
Per qual donna incostante,
Crudele amore m'incatenasti il core?
Barbara ancor d'infedeltà ti vanti?
È questa la mercede
Che doni in ricompensa alla mia fede?
BRADAMANTE
Forte campion: non ti vergogni ancora
Che una perfida donna ingannatrice
Te pur tenga d'amor nel laccio involto?
Scuoti il giogo crudel, vinci te stesso.
ASTOLFO
Veggio il mio danno espresso
Nel doppio infido cor d'Alcina ingrata.
BRADAMANTE
È una maga spietata,
Che con occulta infame forza (oh Dio)
Anco del mio Ruggier l'amor mi tolse,
Ma vendicar saprò l'oltraggio mio.
ASTOLFO
Protegga il cielo i tuoi disegni, e sia
La tua vendetta ancor vendetta mia.
Aria n. 12
Benché nasconda
La serpe in seno
Spietata, e immonda
Il rio veleno,
È men crudele
Dell'infedele
Che t'ingannò.
È pieno di frodi
Il Regno infido,
E in altro lido lo fuggirò.

SCENA III

Bradamante, Ruggiero, Orlando
BRADAMANTE
Qui viene il mio Ruggier: resisti o core.
RUGGIERO
Bella...
BRADAMANTE
No, dimmi:
Conosci, traditor, quest'occhi miei?
RUGGIERO
Credi...
BRADAMANTE
Nel loro ardor di Bradamante
Vedi l'irato cor? Guardali bene:
Guardali traditor.
RUGGIERO
Non mi sovviene.
ORLANDO
(a Ruggiero)
Non ti sovviene la fé, mal cavaliero,
Che le giurasti.
RUGGIERO
Ahimé!
BRADAMANTE
L'aurato cerchio
Quest'è, che di tue fé mi desti in pegno.
Miralo.
(gli dà l'anello che, passato in di lui mano, scioglie l'incanto)
RUGGIERO
Oh ciel! Qual velo
Mi si squarcia dagl'occhi?
O Bradamante, o sposa?
ORLANDO
Il sacro anello
Sciolse l'incanto, onde l'idea nascosa
Le rimaneva infin del tuo bel volto.
RUGGIERO
Mie dilette pupille, occhi sdegnosi,
Stelle irate d'amor, ah fulminate...
BRADAMANTE
Torna con questo anello,
Ruggiero, a rimirar d'Alcina il bello;
E se allora da te vien riamata
Ti perdono, e mi parto invendicata.
RUGGIERO
Deh, cor mio! Deh, mia vita!
Aria n. 13
BRADAMANTE
Taci non ti lagnar:
Taci non mi pregar.
Disperdi i pianti all'aure, i prieghi al vento.
Bugiardo infido cor,
E menzognero ancor
Nel pentimento.

SCENA IV

Ruggiero, Orlando
RUGGIERO
Qual terra ignota al sol, qual antro cieco
Mi asconde ai miei rimorsi? lo t'ho tradita
Bradamante mia vita.
Tornate al core o lagrime, e lavate
La macchia del mio errore.
ORLANDO
Macchia forzata
D'invontario error non passa al core.
RUGGIERO
Segna il volto però d'un gran rossore.
ORLANDO
Che d'ira generosa illustre figlio
L'alta virtù di nobil alma addita.
Consolati Ruggier; come si vede
Dopo un turbine rio,
Splender più chiara in ciel stella serena,
Così quell'alma irata
Tosto vedrai, da sdegni suoi placata.
Aria n. 14
Sorge irato nembo,
E la fatai tempesta,
Col mormorar dell'onde,
Ed agita, e confonde,
E cielo e mare.
Ma fugge in un baleno
L'orrida nube infesta,
E 'l placido sereno In cielo appare.

SCENA V

Angelica, Medoro
MEDORO
Da questi sassi?
ANGELICA
Sì, da questi sassi,
Scintillar deve il foco, onde la face
Accenderà Imeneo
A far delle nostr'alme una sol alma.
MEDORO
Ma Orlando, o ciel.
ANGELICA
Non paventar, che Orlando
Non ne vedrà la fiamma: in me confida,
E lasciami qui sola
A terminar del nostro amor la sorte.
MEDORO
Ah, ch'in partir timido e mesto il core,
È costretto a penar lungi al suo bello
Fra speranza, e timore.
Aria n. 15
Qual candido fiore
Che sorge nel prato
Rinasce nel core
La bella mia speme,
Poi torna a perir;
Son troppo felice
Se amarti mi lice
Ma l'anima amante
Fedele e costante
Lontan dal suo bene
Si sente languir.

SCENA VI

Angelica poi Orlando
ANGELICA
Ne giunge Orlando ancor? Con la sua morte
Assicurar vuò la mia pace. Alcina
Della rupe l'incanto
Sola non userà: qui l'importunoù
Cauta alma mia, se vuoi goder.
ORLANDO
Oh mia bella
Eccomi: sospirosa
M'accogli ancor? Favella:
Qual rispetto omai per te si bada?
V'ha perilio? Vi son mostri o giganti?
Ho core, ho braccio, ho spada
Da vincerli per te.
ANGELICA
M'inorridisco
Al sol pensarvi: troppo
Mi costeria costando un tuo periglio
Ma capricciosa mia brama importuna:
(Tragga, se il colgo al laccio, Medoro di periglio e me d'impaccio).
ORLANDO
Or dunque m'invidieresti il glorioso
Dolce morir per te?
ANGELICA
Tu lasciarmi e morir? Tua bella fede
Nel funesto pensier l'alma non vede.
Aria n. 16
Chiara al par di lucida stella
Scintillando tua candida fede
Prometteva mercede al mio amor:
Ma il pensier di lasciarmi crudele,
Fa temer che non sia sempre bella
La facella, onde avvampa il mio cor.
ORLANDO
Questa è amorosa fé, quello è un bel core.
Chi vide mai più fortunato amore?
Dove dove fuggisti anima mia?
Torna deh torna o cara
E svelami tua brama,
O mi vedrai al tuo piede estinto.
ANGELICA
Ingegnoso crudel, perfine hai vinto.
Sulla rupe che vedi argenteo vaso
Serba l'acque fatali,
Onde Medea del già cadente Esone
Fè rifiorir l'etade. lo lo vorrei.
ORLANDO
E valeva i tuoi sospir sì lieve brama?
ANGELICA
Vigile sempre a lor custodia è intento
Orribil mostro, e indomito dimora.
ORLANDO
lo il domerò.
ANGELICA
Noi fortunati allora
Potrem durando sempre in fior d'etade
Render eterni i nostri dolci affetti.
ORLANDO
Oh, soave sperar quanto m'alletti!
ANGELICA
Oh, Dio! T'amo e pavento...
ORLANDO
T'amo e sì gran vigore
Infonde nel mio sen, cara, il tuo amore,
Ch'ogni periglio io sfido:
La rupe io salgo, e il fiero mostro uccido.

SCENA VII

Astolfo e detti
ASTOLFO
Orlando, dov'è Orlando? Arresta il passo.
ANGELICA
Ah! Son scoperta.
ASTOLFO
A certa morte vassi per l'infausto sentier.
ORLANDO
Tema al mio core?
ASTOLFO
Se certa morte allor, virtù è il timore.
Tu bella, che lo puoi, tu lo distorna.
ANGELICA
Parlava appunto...
ASTOLFO
A favellarli torna.
ANGELICA
Egli t'invidia il glorioso acquisto.
ORLANDO
Odimi Astolfo: io veggo
Dove tolga di mira il tuo disegno
Non provocarmi a sdegno: il mio gioire
È il trovar sempre nuovi, e nuovi mostri.
ASTOLFO
Che di mostri favella?
ANGELICA
Non so: Confusa io sono
ASTOLFO
Il passo arresta.
ORLANDO
Tant'osi?
ANGELICA
Egli s'adira: io dall'insana
Impresa il distorrò, vanne.
ASTOLFO
Confido in quel poter,
Che sovra i voler suoi
Ha il fulgido seren degl'occhi tuoi.

SCENA VIII

Orlando ed Angelica
ORLANDO
L'importuno partì.
ANGELICA
Vedesti, aspira
A l'impresa che dee farne felici.
ORLANDO
Già salgo.
ANGELICA
E pur scoscesa.
ORLANDO
L'ale mi presta amor.
ANGELICA
Vicina al porto
Già sei giunta o mia frode.
ORLANDO
Mostro crudele... i sibili ne ascolto.
ANGELICA
Il credulo egl'è! Per fin l'ho colto.
ORLANDO
Mostro ove sei? Che fia!
(Si precipita la rupe trasformandosi in una orrida caverna della quale in nessuna parte si vede l'uscita)

SCENA IX

Orlando solo nella caverna
ORLANDO
Precipizio ch'altrui morte saria
Raddoppia in me il vigor.
Mostro, mostro, ove sei?
Ti sfido esci; paventi
Uscirmi a fronte? A te la vita lascio;
Né dell'orrido teschio ornar pretendo;
Né dell'irsute cuoia i miei trionfi.
L'acque m'addita o quest'orribil speco
Di te covile io struggerò, e rapina
Farò di lor.
VOCE DI DENTRO
Sei prigionier d'Alcina.
ORLANDO
Prigioniero! Chi parla? Ho al fianco il brando,
Né l'insano tuo dir sgomenta Orlando.
(Guarda attorno, e non vede esservi uscita)
Qui donde uscir non scorgo;
Sassi orgogliosi intendo
Il muto favellar del vostro orrore.
Son tradito, il veggo, il so,
Ma al destin non cederò.
(Tenta di svellere i sassi)
Dure selci cedete:
In vano resistete
Alla scossa del mio braccio possente.
(Svelle un sasso)
Un marmo ho già divelto: incerta luce
Nella cupa spelonca ora traluce.
(Fa nuovi sforzi)
Ingratissima Angelica. Il mio core
Presa lena maggior da' sdegni suoi
Giusto furor traspira.
Uscirò infida, ed il tuo nuovo amore
Calpesterò tutto dispetto, ed ira.
All'estrema mia possa
Altro sasso già cede: aperto è il passo.
Esce da tua prigione, Alcina, Orlando,
Dell'infame tuo Regno
A far scempio crudele, e memorando.

SCENA X

Bradamante, Ruggiero
BRADAMANTE
Hai vinto alfine o mio pudico amore:
Ruggier mercé del prezioso anello
Vide il deforme aspetto,
Che nell'iniqua Alcina
A forza d'arti ignote altrui par bello.
RUGGIERO
Rimanti alle tue caccie e ai tuoi piaceri
Perfidissima Alcina.
Vanne, inganna altro core, trova altro amore,
Ch'io già riscossa ho l'alma
Dall'indegno servaggio.
BRADAMANTE
E ben Ruggiero
La bellissima Alcina,
La novella deità del tuo cor come ti aggrada?
RUGGIERO
Quanto, oh quanto al tuo amore,
Quanto alla tua pietà deggio o mia bella!
BRADAMANTE
Vanne, vanne ad Alcina, io non son quella.
RUGGIERO
Forza crudel d'incanto
Discolpa del mio error, e mi difende.
BRADAMANTE
Va gentil cavaliere ella ti attende.
RUGGIERO
Non ti basta il cordoglio che mi tormenta il sen?
BRADAMANTE
Vendetta io voglio.
RUGGIERO
Ecco il dardo ecco il petto,
Ove amor già ferì co'gl'occhi tuoi
Ora con la tua man morte ferisca.
Oh felice morir, se m'è concesso
Per te...
BRADAMANTE
Mori crudel, ma in questo amplesso.
Aria n. 17
RUGGIERO
Che bel morirti in sen,
Mio dolce amato ben
Gioia dell'alma.
Amo gli sdegni tuoi
Se al cor ritorna poi
Sì bella calma.
BRADAMANTE
Narrate i miei contenti
Piante, frondi, erbe , fiori, antri, aure e venti
Vinto ha già l'alma mia
Il mio fido Ruggier tornò qual pria.
Aria n. 18
Se cresce un torrente
Con torbida piena,
E rompe la sponda
Altera si spande
Nei campi quell'onda,
E freno non ha.
La gioia è si grande.
Che l'anima sente,
Che il cor si risente
E dentro sé stesso
L'estremo piacere
Racchiuder non sa.

SCENA XI

(Campagna a' piedi d'un colle con boschetto alle parti, all'ombra de' quali vedesi apparecchio di vasellami, e la tazza nuziale di Angelica e Medoro)

Angelica, Medoro, Alcina, Coro.
CORO
Al fragor de' corni audaci
S'oda il colle ad echeggiar;
Ed al suon di casti baci
Venga Amore a trionfar.
MEDORO
Qui donde dolce zeffìretto spira
E per l'amata auretta innamorato
Sussurrando sospira
Fra tazze coronate i nostri affetti
Sospireran di gioia.
ANGELICA
Ah vedi come
La pampinosa vite
Stringe in nodi d'amor l'olmo marito!
Tal quest'alma al tuo cuore
Stringerà amor d'indissolubil nodo.
MEDORO
Qui Alcina.
ALCINA
No il trovo il mio Ruggiero
Mei sapresti additar?
ANGELICA
Nol vidi.
MEDORO
Forse
Per poco tel rapì desio di preda.
ALCINA
Parche lo spirto un rio destin preveda.
ANGELICA
Eh da pace al tuo cor:
MEDORO
Tregua ai martiri.
ALCINA
Benché l'alma in sua doglia sospiri
Pure a' vostri imenei
Pronuba qual promisi esser degg'io.
MEDORO e ANGELICA
(a due)
Gioie non m'uccidete.
ALCINA
A questa nuzial tazza amorosa
Bevi sposo tu pria, tu poscia o sposa.
MEDORO
Te gran Diva di Cipro alta, e possente,
Te faretrato amor, bevendo invoco,
E te Bromio festivo
Perché lieto, e giulivo
Per Angelica sempre arda il mio foco.
CORO
Gran Madre Venere
Gran nume Tespio
Gran Padre Libero
Odi i suoi voti.
ALCINA
Così da questi Dei
Si udisser per Ruggiero i voti miei.
ANGELICA
Te Citerea vezzosa,
Te dolcissimo amore!
Te Libero amoroso
La tazza nuzial vuotando invoco.
Quale è il dolce liquore
Tal sia, ma eterno sia
Per Medoro a me in sen mai sempre amante.
CORO
Diva dell'Espero
Fanciullo Idalio
Nume semeleo
Odi i suoi voti.
ALCINA
Così da questi dei
S'udissero per Ruggiero i voti miei.
Alme felici io parto: ah, perdonate
Al mio timor, all'amor mio, se parto.
Mirate: anco in partir dispiega a voi
L'infelice cor mio gl'auguri suoi.
(addita le iscrizioni)
Vivan sempre amorosi
Angelica, e Medoro amanti, e sposi.
Aria n. 19
Così potessi anch'io
Goder coll'idol mio
La pace, che trovar non può'l mio cor.
Ma unito alla mia stella,
E perfida, e rubella
Sol tormenti minaccia il dio d'amor.

SCENA XII

Angelica e Medoro
MEDORO
M'ha commosso a pietà.
ANGELICA
Lasciamo a lei
De' suoi martir le pene.
E in queste verdi pianticelle amene
Verghiamo noi le nostre gioie, o caro.
MEDORO
Sì, crescano le tenere cortecce
E in loro il testimon del nostro ardore.
ANGELICA
E in ogni cor gentil servo d'amore
Brilli per noi lo spirto
lo vergo questo alloro.
MEDORO
lo questo mirto.
(Vergano coi dardi le cortecce degli alberi)
Arioso n. 20
ANGELICA e MEDORO
Belle pianticelle
Crescete, e verdeggiate,
E il nostro lieto amore in voi serbate
ANGELICA
Leggi nel verde alloro.
MEDORO
(legge)
Angelica qui fu sposa a Medoro.
Leggi il mirto amoroso.
ANGELICA
(legge)
Medoro qui d'Angelica fu sposo.
Duetto
Sei mia fiamma, e sei mio bene
Sei mio sole, e sei mio cor
In sue amabili catene
Ne restringa eterno amor.
MEDORO
Sei mia gioia, sei mia pace
Sei mia stella, e sei mio ben,
Quanto amabile è la face
Che mi accende il core in sen.

SCENA XIII

Orlando
ORLANDO
Ah sleale, ah spergiura,
Donna ingrata infedel cor traditore;
Del tuo malnato errore
Vengo a smorzar... oh ciel, che leggo?
(Ahi lasso!)
"E vivan sempre amorosi,
Angelica, e Medoro amanti, e sposi".
Angelica, e Medoro amanti, e sposi?
Questa, questa è la scure,
Ahimé, ch'il capo tronca alla mia speme.
Di Medoro il mio bene?
Sgorgate, o lagrime
A fonti, a rivi.
No, ch'è poco, a torrenti, a fiumi, a mari.
Arde Orlando, che Orlando? Eh, Orlando è morto.
La sua donna ingratissima l'ha ucciso.
lo son lo spirto suo da lui diviso,
E son con l'ombra mia, che sol s'avanza
Esempio a chi in amor pone speranza.
(Legge sopra l'alloro)
"Angelica qui fu sposa a Medoro".
Chi segnò quest'alloro!
Lo vergò di sua man la mia tiranna,
V'impresse di sua mano il mio martora.
Amanti e sposi? oh Dei! Sposa a Medoro!
Vendetta, sì vendetta incontro amore;
Or n'ho trovato il modo,
Per cacciarmel dal sen trarommi il core.
Arioso n. 21
lo ti getto elmo, ed usbergo:
Ite o piastre e maglie al suolo.
(Legge nel mirto segnato da Medoro)
"Medoro qui d'Angelica fu sposo"!
A te mirto orgoglioso
Vò sfrondarti, schiantarti
Sino all'ultimo bronco,
Ed estirpar dalla radice il tronco.
Arioso n. 22
Ho cento vanni al tergo
Ho duecent'occhi in fronte,
E nel furor che ho in sen
M'adiro almeno almen
Con mille cuori.
Sopra quei vanni io m'ergo
Volo dal piano al monte
Quelle pupille io miro:
Con tutti i cuor
Sospiro.
Occhi, vanni, furor, cuori, oh martoro!
Amanti, e sposi Angelica, e Medoro!

ATTO TERZO

SCENA I

Astolfo, Ruggiero
RUGGIERO
Morto Orlando tu credi?
ASTOLFO
E sol desio
L'onor del rogo all'onorata salma,
E alle ceneri illustri urna condegna.
RUGGIERO
A penetrar nell'erto della rupe
Giù nel profondo speco
L'alato mio destrierti serva all'uopo.
ASTOLFO
Sì, contro Alcina alla vendetta
Accingiamoci, o Ruggier: Melissa puote
Quelle mura d'acciaro
A' nostri passi aprir; se meco sei,
Se l'amazzone nostra a noi s'unisce
Nulla temo il poter de' Stigi dei.
Aria n. 23
Dove il valor combatte
Nulla il vigor potrà
D'inferno irato.
Se l'empietà s'abbatte,
Contro del suo rigor
Congiura il fato.

SCENA II

Ruggiero, Bradamante in abito da uomo.
RUGGIERO
Vendetta, sì, cor mio.
BRADAMANTE
La tenti invano.
RUGGIERO
Non può mancar ciò che negli astri è fisso:
Sitibondo di sangue a' darne aita
Tu al fianco pur riappendesti il brando.
BRADAMANTE
Ma perché sola io voglio
L'onor del colpo, e sola averlo io posso:
Colà dentro racchiusa è la fatale
Urna, ch'eterno fa il poter de l'empia.
RUGGIERO
La rapirem...
BRADAMANTE
Melissa, infin Melissa
Come rapirla ignora, e chiusa il vedi,
D'acciar la soglia, ed immortale è il fiero
Custode delle ceneri famose.
RUGGIERO
Ritiramci, sen viene Alcina al tempio.
BRADAMANTE
Vedrai per me della crudel lo scempio.

SCENA III

Alcina, Ruggiero e Bradamante in disparte.
Aria n. 24
ALCINA
L'arco vo' frangerti,
La face spegnerti
Tiranno barbaro,
Nume d'amor.

Ma invan minaccio amor, ride il superbo
Dell'insane ire mie: te se non posso
Atterirò di Flegetonte i Dei.
Numi orrendi d'Averno
Sin dal profondo inferno
L'orride piume a' miei comandi ergete.
Volate, che tardate a' cenni miei?
Che si pigri, che si...
BRADAMANTE
(in disparte)
Dormon di Lete
Per lei già su la sponda.
ALCINA
Iniqui, e rei
Vuò saper di Ruggiero, o d'Acheronte
Verrò a predare il regno.
RUGGIERO
(in disparte)
Orgogliosa.
BRADAMANTE
Ma in vano.
ALCINA
Lassa! Sordo l'inferno,
Sordo il ciel, che far degg'io?
Del gran saggio Merlin parli lo spirto.
Aprite, o mura, il varco
Alla vostra Reina.

(Si spezza in due parti il muro d'acciaio, e si scuopre il tempio d'Eccate Inferno, vedesi nel tempio la statua del famoso Mago Merlino appoggiata ad un'urna entro cui stanno le di lui ceneri; d'interno è chiusa da balaustri di ferro, e vi sta alla custodia l'inviolabile Aronte con mazza impugnata; da una parte Ara d'Eccate)
RUGGIERO
(in disparte)
O portento.
BRADAMANTE
(in disparte)
O stupor.
ALCINA
Se mai d'Alcina
Spirto celeste i prieghi udisti, e i pianti
T'impietosirò il ciel dove risiedi,
I di lei prieghi ascolta
 I di lei pianti vedi,
E del mesto suo cor pietà ti prenda.
RUGGIERO
Ti assista amor.
BRADAMANTE
Benché tu l'ale stenda
Per l'aere fellon.
ALCINA
Qual voce!
BRADAMANTE
Alcina saprà
Arrestar della tua fuga il volo
Bellissima reina il reo Ruggiero
Sovra alato destriero
Agl'amor tuoi, a' sdegni miei si è tolto.
RUGGIERO
Che finge?
ALCINA
Avrà ch'il segua.
(A Bradamante)
Oh che bel volto?
Di leggiadro guerrier come ti appelli.
BRADAMANTE
Aldarico son io: Ruggiero infido
D'una germana mia
Il credulo bel cor trasse ad amore
Poscia ingrato e incostante
L'abbandonò per cancellar quest'onta
Sieguo in Ruggier la mia vendetta il trovo
Ma in van, ch'ei spiega ratto all'aure i vanni
Minacciando a me morte, a te ruina.
ALCINA
O folle, eterno è il gran poter d'Alcina.
RUGGIERO
Superba!
BRADAMANTE
Altera!
ALCINA
Crede
Forse per lui, che disperarmi io deggia?
Come raggio di sol non manca a stella
Non manca a donna bella
Mai gentile amator.
RUGGIERO
La intendo.
ALCINA
Lieto cor mio, ch'ai rinnovato amante,
Aldarico il mio volto
Per te qualunque ei sia...

SCENA IV

Alcina, Bradamante, Orlando, Ruggiero.
ORLANDO
Cortese Ifigenia
Il furibondo Oreste
Sen viene a te, che dalla Grecia è in bando
BRADAMANTE
(tra sé)
Misero!
RUGGIERO
(in disparte)
Che mai vedo?
ALCINA
È stolto Orlando?
ORLANDO
(a Bradamante)
Ah, ah, che vedo mai?
Questa spada è rubata, ell'è di Marte.
Contro le donne a rivoltar le carte.
BRADAMANTE
(S'anco mi scopre, è folle.)
ORLANDO
(ad Alcina)
Per te c'è poi di brutto,
Cadrà se non rimedi,
In precipizio, ed in ruina il tutto.
ALCINA
Perché?
BRADAMANTE
(in disparte)
Che dirà mai?
ORLANDO
(ad Alcina)
Senti!
Senti, senti, e compiangi
La storia miserabile, ma vera.
 
Il mio povero amore una bellezza
Avea invitato al ballo, allora quando
Madama crudeltà, monsù rigore,
Nemici giuratissimi d'amore
Fecero il bel desire (ahi, cruda sorte)
Fecero il bel desir riuscire invano.
RUGGIERO
(a parte)
Così guida empia sorte!
ALCINA
(a Bradamante)
È affatto insano.
ORLANDO
All'invito gentil, ch'amor le fa
Madam la crudeltà,
Con guardo torvo e minaccioso aspetto
Disse: petit fripon, je ne veux pas;
Ed il rigor, presa beltà per mano,
Lasciò con passo grave e ciera brutta,
Il mio povero amore a bocca asciutta.
Deh appaghi ella il mio amor meco danzando.
Danziam signora la follia d'Orlando.
Suonate, suonate!
La la la la la la.
(in atto di danzare)
RUGGIERO
(in disparte)
Il compiango.
ORLANDO
(ad Alcina)
Signora a chi dich'io?
(prendendo per mano Alcina)
ALCINA
(ad Orlando)
Tant'audace con me?
BRADAMANTE
(ad Alcina)
Deh, spegni o bella
L'ira che t'arde in cuor.
ALCINA
Legge è un tuo cenno.
L'alto eroe come mai perduto ha il senno?
ORLANDO
Vola vola vola vola vola.
Che vola? Amor che fugge. Apollo,
Vedete dietro a lui montato in furia,
Per l'altissima ingiuria
Fatta all'onesta sua Dafne pudica
Mettendo nel bordello il casto alloro,
Quando Angelica fu sposa a Medoro.

SCENA V

Angelica e detti
Arioso n. 25
ANGELICA
Come purpureo fiore languendo muore
Che il vomere al passar tagliato lassa.
ALCINA
Qual voce?
ORLANDO
Zitto zitto.
ANGELICA
Così langue, in un seno amante, core
Se lungi dal suo ben la vita passa.
RUGGIERO
(in disparte)
È la donna crudele.
ORLANDO
Oh l'incostante
Mia preferita amante,
Che di stirpe si vanta d'Anfione
Canta per suo diporto una canzone.
Canta tu pur, che te ne priego.
ANGELICA
È folle,
(ad Alcina)
Rendi contento, o bella, il suo desire.
ALCINA
Si appaghi la sua brama.
ORLANDO
Canterai?
ALCINA
Canterò.
ORLANDO
Lodato il cielo.
Arioso n. 26
ALCINA
Che dolce più, che più giocondo stato,
V'è mai quaggiù d'un amoroso core.
Che viver più felice, e fortunato
Quanto il trovarvi in compagnia d'amore.
ANGELICA
Ma se lungi è il suo ben qual più doglioso
Stato v'è mai d'un cor che sia amoroso.
ORLANDO
Prenderla voglio: affé t'ho colta.
(ad Angelica)
ANGELICA
Aita.
ORLANDO
Vous voudrez bien un coup me perdoner
Madame la cruauté.
ANGELICA
Cieli, che vedo mai?
ORLANDO
L'abbiam prigion.
(ad Alcina)
Deh, renda il tuo rigore
Al mio povero amore
La rapita beltà.
ANGELICA
(ridendo)
Strana follia!
ORLANDO
Comment, vous donc riez?
Ventre bleu, la railleuse!
Irriterò contro i tuoi sciocchi errori
Le donne i cavalier l'arme, e gl'amori.
ALCINA
Amor dov'il guidasti!
BRADAMANTE
(guardando Angelica e Ruggiero)
Alma di fera.
RUGGIERO
Dispietato core.
ANGELICA
Renderà il mio rigore,
La rapita beltà,
(ad Orlando)
Medoro, oh Dio!
BRADAMANTE
Troppo fosti spietata.
ANGELICA
Ebbi sempre pietà de' suoi tormenti.
ORLANDO
Menti, sentiti l'eco.
L'ingiuriato mio povero amore,
Da cui la speme ha già tolto congedo
Ti dice, facend'eco al mio dolore:
Menti, barbara donna, io non ti credo.
Aria n. 27
ANGELICA
Poveri affetti miei, siete innocenti.
Ma ingiusto è quel timor,
Che al vostro bel candor,
Il pregio toglie.
Ingrato io ti direi, t'inganni e menti;
Ma no, che la mia fé
Oltraggi per mercé
In pace accoglie.

SCENA VI

Orlando, Alcina, Bradamante, Ruggiero.
ORLANDO
Ella parte. Mirate
La menzogna con lei. Ch'orridi mostri!
Nelle diverse sue faccie deformi:
Molti sembrano, è vero, Endimioni,
Ma basilischi son, serpi, e dragoni.
Gli seguirò,
Gli atterrerò,
Gli struggerò,
d'annienterò.
Vai dicendo di no?
(ad Aronte)
Resta qui, Alcide, alla tua Iole appresso,
E n'averai la nuova adesso adesso.
RUGGIERO
(in disparte)
Quanto mi fa pietà.
BRADAMANTE
(ad Alcina, additando Aronte)
Chi è il minaccioso?
ALCINA
Aronte egl'è guerriero
Feroce, invulnerabile, e fatale,
Sinché sostien la ferrea mazza in pugno.
BRADAMANTE
E di ferrea catena
Alla destra l'annoda.
ALCINA
Or venga l'empio
Ruggiero, e provi di sua spada il taglio.
Quella catena a far mia possa eterna
Con la spuma di Cerbero lo stesso
Tartareo Re temprò d'Averno al foco.
BRADAMANTE
L'arcano m'ha scoperto a poco a poco.
ALCINA
Vanne Aldarico, e là dove tu miri
Rider più verde il suol colà mi attendi.
BRADAMANTE
Qui lasciarò Ruggiero? Parto, ma peno.
Vedi fuor del mio petto uscir sospiri,
figli di quell'amor, che m'arde in seno.
Aria n. 28
Io son ne' lacci tuoi,
e ti promette il cor
fede, e costanza.
Vado: riposo in te;
sovvengati che sei
la mia speranza.
RUGGIERO
Parte il mio bene: amor che far degg'io?
ALCINA
(guardando dietro a Bradamante)
Che bellezza! Che brio!
Son pur felice: Amor per me non chiude
i suoi tesori, e manda a questo core,
perché sia lieto un'amator novello.
Più dell'empio Ruggier leggiadro, e bello.
Aria n. 29
ALCINA
Non è felice un'alma,
che amando un sol oggetto
trovi del cor la calma,
e sia contenta.
Spesso cangiando amore
più fortunato è un core.
Non dà, non dà diletto,
un solo, solo affetto;
ma torbido talor
l'alma tormenta.

SCENA VII

Ruggiero solo, poi Medoro.
RUGGIERO
Gloria, che mi ragioni? Onor, che parli?
Voi col fatal custode il mio coraggio
invitate al cimento, e il più bel raggio
promettete al mio crin di vostra luce.
Ma se poi fisso io miro
cogl'occhi del pensiero alla mia bella
e vedo il suo periglio,
d'amore, e di pietà gl'inviti io sieguo.
MEDORO
Oh Ruggier! Menzognera
dunque la fama fu di tua incostanza!
RUGGIERO
D'incostanza che parli?
MEDORO
Fuggire i primi desiati lacci
dell'amorosa Alcina,
spegner nel cor, che prima ardea le faci.
RUGGIERO
Si fuggon a ragion lacci inonesti,
e spengonsi a dovere impure faci.
MEDORO
Talché dunque egli è vero...
RUGGIERO
Che se il pria amato error poscia si aborre,
costanza è allora il variar pensiero.

SCENA VIII

Angelica, Ruggiero, Medoro
ANGELICA
Costanza è allora il variar pensiero?
MEDORO
Con tanto ardor chi si difende è reo.
ANGELICA
(in disparte)
Di che mai si favella?
RUGGIERO
Allor sarei
Colpevole se te reo non punissi.
Ma non degna Ruggiero
Contro il molle tuo sen stringer la spada.
ANGELICA
Al maggior uopo io giunsi
MEDORO
Entro al molle mio seno alberga un core
Ch'al tuo ceder non sa.
ANGELICA
(in disparte)
Vezzoso ardire.
RUGGIERO
Eh taci, e va' di tua bellezza armato
A far preda de' cuori.
MEDORO
Il brando stringi.
(snudando la spada)
ANGELICA
(tra sé)
È tempo ch'io mi scopra.
RUGGIERO
(strappando la spada di mano a Medoro)
È mio il tuo ferro.
ANGELICA
E se brami vendetta è tuo il mio petto.
RUGGIERO
Quello è un campo da te, prendi il tuo brando;
E tu donna
(il mio labbro nulla dice di più)
donna m'intendi?
Porta altrove il tuo amor, per te va insano
Il fiore degl'eroi.
ANGELICA
Se vago volto
Il genio alletta e il cor, senti Ruggiero:
Costanza è allora il variar pensiero.
Aria n. 30
RUGGIERO
Come l'onda
Con voragine orrenda, e profonda
Agitata da venti e procelle
Fremendo, stridendo
Là nel seno del mare sen va.
Il tuo core
Combattuto da fiero timore
Turbato, agitato
Sospira, s'adira,
E sdegnoso
Ritrovar più riposo non sa.

SCENA IX

Angelica e Medoro.
ANGELICA
Partir convien da questo cielo.
MEDORO
Oh dio!
Tradirono il cor mio
la destra ed il vigor e deggio intanto
l'onta soffrir d'ingiuriosi insulti.
ANGELICA
Disdicono, mio sposo
alla molle tua destra
e al tenero tuo sen spada e furore.
Son bellezza ed'amore
l'armi tue, il tuo vigor, e questo seno
il campo, ove tu déi dell'amor mio
aver dolci ripulse,
che finiranno in coniugali amplessi.
MEDORO
Oh conforte, oh speranza!
ANGELICA
Varcherem l'oceano, e a regni miei
felici approderem.
MEDORO
Paventi il vedo.
La sorte mia: deh, poni in calma, oh, cara
quel bel core, che il core a me rapì,
perché tanto timore?
ANGELICA
Nasce il timor dal mio soverchio amore.
MEDORO
Pena il mio bene, non meno io peno, e provo
(meraviglia d'amor) dolci le pene
ma nel timor dell'adorato bene
la pace, che vorrei, lasso, non trovo.
Aria n. 31
MEDORO
Vorrebbe amando il cor
riposo, e pace;
ma sempre teme amor
sempre paventa.
E poi sperando va
che forse un dì sarà
l'alma contenta.

SCENA X
ORLANDO
No no, ti dico, no. Forse pretendi
Ombra squallida e nera
Di spaventarmi? No no, non è morta.
Morta credea la crudeltà, Nerone,
E sorto d'Acheronte
Volea ch'io le cantassi il Gazarone.
Ma morta so ben io ch'ella non è,
Che mi lacera il cor, fuggi da me.
Arioso n. 32
Scendi nel Tartaro
Per farti vindice
Contro una furia
Bella, e crudel.

Furia bella e crudel? Sono ben tutte,
Furie le donne brutte,
Ma Angelica è una furia e pur è bella.
Angelica? Sì, Angelica, che già
Tanto fedel mi protestava amore.
Ma che vedo? Ella è d'essa, il cor s'arrabbia.
(vede la statua di Merlino, e se la figura Angelica)
Angelica, mio bene. In faccia mia
Dunque ardisci fellon tenerla in gabbia?
(ad Aronte)
Romperò questi ferri, e che pretendi?
(va per rompere i balaustri, Aronte li sì oppone in atto dì combattere)
Combattere! Hai ragion. Via ti difendi.
Dell'idra ha il cuoio addosso.
(a parte)
Anima mia
Pianger la sento. Ah, crudo,
Non reggerai contro il mio cor irato.
(combatte dì nuovo, e taglia la catena, che tiene la mazza legata al braccio d'Aronte, gliela strappa di mano, ed egli si mette a lottare)
Oh, oh, l'ho disarmato.
Vanne, minacci ancor? La tua pazzia
Più non merta, fellon, la pietà mia.
Sorge il sangue
E il furor langue
Già caduto è morto al suol.
(rompe i balaustri con la mazza d'Aronte)
Con l'istesse armi sue vi spezzo, o ferri.
Sospirata mia bella. Oh, quanto è dura,
(abbracciando la statua)
Intirizzita è certo di paura.
(levando la statua)
Non temer, no, cor mio.
Ti stringe Orlando al sen. Quanto fracasso.
(mossa la statua dal luogo, resta l'isola deserta tutta balze, e dirupi, con albero a cui in un trofeo sono appese le arme d'Orlando)
Cos'è? treman le mura in fin dal fondo?
Volan per l'aria i tetti,
Traballa il suol! Forse ruina il mondo!
Son pur stanco! Pur lasso!
Or che tratto ho il mio ben dal ferreo laccio
Vuò chiuder gl'occhi al sonno.
Tal Borea riposò d'Orizia in braccio.
(si addormenta)

SCENA XI

Alcina, Orlando, Bradamante, Ruggiero
ALCINA
Infelice, ove fuggo? Ove m'ascondo?
Son vinta e vilipesa. Ingiusto cielo!
Immortal mi facesti, ed il tuo dono
Rende la fiera mia cagione eterna,
Perché immortal sarà meco il mio duolo
(vede Orlando che dorme)
Il feroce nemico in braccio al sonno!
Cielo, giusto or dirò, che a mia vendetta
Apri pietoso il varco.
(snuda un pugnale)
Cado da grande or che la mia ruina
Meco ti opprime.
(sì avventa ad Orlando)
RUGGIERO
(trattenendola)
Ferma.
BRADAMANTE
Ah, iniqua Alcina.
ALCINA
Ruggier, che vedo?
RUGGIERO
In me non più Ruggiero,
Ma vedi il tuo persecutor più fiero.
ALCINA
(a Bradamante)
Aldarico, amor mio.
Bradamante
BRADAMANTE
Bradamante, la tua più gran nemica.

SCENA XII

Angelica e Medoro fuggitivi, Bradamante, Alcina
ANGELICA
Salviamoci.
MEDORO
E dove, o bella?
BRADAMANTE
(arrestando Angelica)
Arresta il piede.
MEDORO
Che fia!
ANGELICA
Cieli!
BRADAMANTE
Ecco lei, ch'ingannatrice
(a Ruggiero)
Trasse alla rupe Orlando,
Per lei va folle errando.
ALCINA
Amica, non è persa ogni speranza.
(ad Angelica)
ANGELICA
Ma veggo, ahimè, l'ultima tua ruina.

SCENA ULTIMA

Astolfo con soldati di Logistilla, Angelica, Medoro, Bradamante, Alcina, Orlando
ASTOLFO
Angelica si arresti, e pera Alcina.
BRADAMANTE
Astolfo!
ALCINA
(a parte)
Ahimè!
RUGGIERO
Dove sin or? Ti piansi
(ad Astolfo additando Alcina)
Vittima sfortunata al furor di colei.
ASTOLFO
Nulla può in me ch'in mio poter ho i dei.
BRADAMANTE
Ma Orlando!
RUGGIERO
Insano ei scorre...
BRADAMANTE
(scuotendolo)
Orlando!
RUGGIERO
(scuotendolo)
Orlando.
ALCINA
Oh, mio tormento.
ORLANDO
(svegliandosi)
Orlando
D'Angelica è nel sen. Qual lume, oh Dio?
(vedendo la face)
Sovra l'ignuda terra ignudo Orlando!
Misero! Dove sono?
Chi son? Chi cerco? Oh, Dei!
Ahi, ch'in mirar me stesso,
Me non ravviso in me, se non la colpa.
ALCINA
O, ingiusti numi, o fati, o avverse stelle,
Troppo fiero è il mio duolo, e l'onta mia.
Ti perdo, empio Ruggiero, e già riveggo
In Alderico ancor la mia rivale,
Tutto per me è fatale.
Torna il senno ad Orlando
E senza forza è in fin la mia magia.
Oh ingiusti numi! O fati! O avverse stelle!
Arioso n. 33
Anderò, chiamerò dal profondo
L'empie furie del baratro immondo.
Chiederò negl'abissi vendetta
Dell'offeso e tradito mio amor.
BRADAMANTE
(ad Orlando additandole Alcina)
Vedi, ch'è tuo trionfo
L'eccidio della rea.
ORLANDO
Malagigi, i tuoi detti ora comprendo:
Dopo distrutta Alcina
Le fortune in amor mi serba il cielo
Con tormelo dal cor.
ANGELICA
O mio rossore!
ORLANDO
Godi, o bella, il tuo sposo, e tu garzone
La tua consorte in pace. Il ciel v'ha uniti,
In dolce amico nodo.
Egli sia eterno, e noi rallenti, mai
Non che lo sciolga, invida sorte amara.
ASTOLFO
Saggio chi dal fallir prudenza impara.
CORO
Con mirti e fiori
Volate amori
A coronare Costanza e fé.
S'ama costante,
Fedele, amante,
Gode in amare
Per fin mercé.

Fine del Dramma


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorium Parco della Musica, 16 ottobre 2008

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Ultimo aggiornamento 5 settembre 2014
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