Glossario
Testo del libretto



La Senna festeggiante, RV 693

Serenata per tre voci e strumenti

Musica: Antonio Vivaldi
Testo: Do­menico Lalli

Sinfonia

  1. Allegro (do maggiore)
  2. Andante molto (do minore)
  3. Allegro molto (do maggiore)

Parte I

  1. Dalle Senna in su le Sponde - Allegro (fa maggiore)
    Coro e tutti gli strumenti
  2. Io che ramingo errante
    Recitativo per basso e basso continuo
  3. Se qui pace tall'or vò cercando - Allegro ma non molto (si bemolle maggiore)
    Aria per soprano (Età), archi e basso continuo
  4. Anch'io ramingo errando
    Recitativo per contralto e basso continuo
  5. In quest'onde che feconde - Allegro (sol maggiore)
    Aria per contralto (Virtù), 2 flauti, archi e basso continuo
  6. Illustri amiche, ò quanto col moi tenero amor
    Recitativo per basso e basso continuo
  7. Qui nel profondo del Cupo fondo - Allegro più ch'è possibile (do minore)
    Aria per basso (Senna), archi e basso continuo
  8. Si si già che tu brami
    Recitativo per soprano, contralto, archi e basso continuo
  9. Godrem frà noi la pace - Allegro (mi minore)
    Duetto per soprano (Età), contralto (Virtù), archi e basso continuo
  10. Tutto muor, tutto manca
    Recitativo per contralto, archi e basso continuo
  11. Vaga perla benche sia - Allegro (do maggiore)
    Aria per contralto (Virtù), archi e basso continuo
  12. Tal di me parlo ancora
    Recitativo per soprano e basso continuo
  13. Al mio seno il Pargoletto - Largo alla Francese (re minore)
    Aria per soprano (Età), archi e basso continuo
  14. Della ferrea stagion l'acuta asprezza
    Recitativo per contralto, archi e basso continuo
  15. Già che virtude ancor
    Recitativo per soprano e basso continuo
  16. Qui per darci amabil pace - Menuet. Allegro (re maggiore)
    Duetto per soprano (Età), contralto (Virtù), archi e basso continuo
  17. Mà rimirate amiche
    Recitativo per basso e basso continuo
  18. L'alta lor gloria immortale - Allegro (si bemolle maggiore)
    Aria per basso (Senna), archi e basso continuo
  19. O'di qual melodia non anch'intesa
    Recitativo con basso continuo
  20. Di queste selve venite ò Numi - ... (re maggiore)
    soprano, contralto, basso e tutti gli strumenti

Parte II

  1. Ouverture - Adagio (do minore). Presto - archi e basso continuo
    Il Presto è tratto dal madrigale "Moralità d'una perla" d Antonio Lotti
  2. Allegro molto (do minore)
  3. Mà già ch'unito in schiera
    Recitativo per basso, archi e basso continuo
  4. Pietà dolcezza fanno il tuo volto - Largo (la minore)
    Aria per basso (Senna), archi e basso continuo
  5. Non si ritardi. A veder quel si corra
    Recitativo per contralto e basso continuo
  6. Stelle con vostra pace - Allegro molto (sol minore)
    Aria per contralto (Virtù), archi e basso continuo
  7. Vedrete in quest'Eroe
    Recitativo per archi e basso continuo
  8. Io qui provo si caro diletto / Qui nel seno ho si tenero affetto - ... (sol maggiore)
    Duetto per soprano (Età), contralto (Virtù), archi e basso continuo
  9. Quanto felici siete o spiaggie
    Recitativo per soprano e basso continuo
  10. Giace languente - Allegro ma poco (do minore)
    Aria per soprano (Età), archi e basso continuo
  11. Quando felici o Spiaggie avventurose
    Recitativo per contralto e basso continuo
  12. Cosi sol nell'Aurora - Allegro (mi maggiore)
    Aria per contralto (Virtù), archi con sordina e basso continuo
  13. Mà giunti eccone innante
    Recitativo per basso e basso continuo
  14. Non fu mai più vista in soglio - Allegro (si bemolle maggiore)
    Aria per basso (Senna), archi e basso continuo
  15. Io primo offro i miei voti
    Recitativo con archi e basso continuo
  16. Il destino la sorte e il fato - Allegro (si bemolle maggiore)
    Soprano, contralto, basso, archi e basso continuo
Organico: basso (La Senna), soprano (L’Età dell Oro), contralto (La Virtù), 2 flauti, 2 oboi, archi, basso continuo
Composizione: 1726
Edizione: inedita

L'ouverture è simile al Concerto per archi RV 117

Guida all'ascolto (nota 1)

Nessun dubbio che la Serenata La Senna festeggiante occupi un posto di grande rilievo all'interno della produzione vocale di Antonio Vivaldi; il che vuol dire all'interno dell'intero catalogo di Vivaldi, posto che il maestro veneziano, tornato in auge nel XX secolo essenzialmente sulla base della sua produzione strumentale, è oggi ammirato e amato ancor più per le sue opere teatrali e per i lavori sacri che non per i suoi Concerti. Lo stesso Vivaldi, d'altronde, trascorse gran parte della propria attività nell'impegno di impresario teatrale, convivente per di più - a suo dire castamente - con una nota primadonna; anche l'incarico, lungamente ricoperto, di "maestro de' concerti" presso l'Ospedale della Pietà (uno dei quattro orfanotrofi femminili di Venezia) implicava la stesura di numerosi lavori vocali sacri, accanto ai lavori strumentali.

Questi spunti biografici trovano puntuale riscontro nella collezione personale di Vivaldi: i ventisette volumi contenenti l'immensa raccolta di partiture custodite presso le collezioni Mauro Foà (numerati 27-40) e Renzo Giordano (numerati 28-39 e 39 bis) acquisiti nel 1930 dalla Biblioteca Nazionale di Torino, dopo essere appartenuti al Conte Giacomo Durazzo, al senatore veneziano Jacopo Soranzo, per finire in seguito presso una istituzione religiosa. Questi volumi conservano non solo gli innumerevoli Concerti, ma anche e soprattutto una vastissima produzione vocale, sia profana che sacra. In particolare melodrammi, Cantate da camera, Serenate, Mottetti, Salmi, Inni, movimenti di Messa ecc.

La Senna festeggiante è conservata appunto, insieme ad altri lavori vocali, nel volume 27 della collezione Foà; e tutto quanto sappiamo oggi su questa Serenata deve essere ricostruito a partire da quel manoscritto - che, come si vedrà, non è autografo - posto che mancano fonti secondarie di qualsiasi tipo (copie coeve, libretti a stampa) nonché informazioni di altro genere, quali annunci, testimonianze, lettere e via dicendo. Spunti importanti per comprendere la fisionomia della Serenata vengono dall'indagine del contesto socioculturale della repubblica veneta; e gli studiosi che soprattutto si sono impegnati in questa delicata indagine sono i curatori della edizione in facsimile del manoscritto, Michael Talbot e Paul Everett, al cui meticoloso lavoro queste note sono in parte debitrici (vedi M. Talbot e P. Everett, "Homage To A French King. Two serenatas By Vivaldi", Venice, 1725 and ca. 1726 in A. Vivaldi, Due Serenate. Partiture in facsimile. Ricordi, Milano 1995, pp.VII-LXXXVII).

Il medesimo volume 27 della collezione Foà conserva altre due Serenate vivaldiane (la cosiddetta Serenata "nuziale" RV 687 e la Serenata à 3 RV 690); e complessivamente abbiamo la certezza (per l'esistenza di alcuni libretti a stampa e di alcune citazioni in cataloghi) che Vivaldi abbia scritto altre cinque Serenate. È verosimile peraltro che a questo genere il compositore si sia dedicato con un impegno assai maggiore.

Con il nome di Serenata si indicava, nella civiltà musicale dell'età barocca, un componimento musicale di organico ed articolazione estremamente vari, generalmente basato su un testo poetico e con la presenza di voci, destinato spesso ad esecuzioni all'aperto (l'etimologia viene da "sereno" e non da "sera", come spesso si è creduto, data la prassi consolidata di esecuzioni dopo il tramonto). La funzione della Serenata era generalmente celebrativa ed encomiastica, volta cioè ad integrare situazioni conviviali legate a qualche ricorrenza all'interno di famiglie altolocate; dunque onomastici e compleanni, ma anche matrimoni e nascite. I libretti di queste "azioni teatrali" erano spesso basati su personaggi mitologici o allegorici, impersonati da cantanti in costume, impegnati su un palcoscenico anche se talvolta muniti dello spartito con la propria parte; dunque una via di mezzo fra la forma scenica e quella concertante, e anche la musica si collocava a metà strada fra la Cantata e il teatro musicale.

Se tutte le società aristocratiche praticavano con assiduità tale genere, questo è vero in modo particolare per la società veneziana, che aveva vasti spazi a disposizione per banchetti all'aperto e riunioni conviviali. Frequentissime erano poi queste riunioni presso gli stranieri presenti a Venezia; infatti gli ambasciatori degli stati esteri presenti sul territorio veneziano erano interdetti, per legge, da ogni rapporto con i nobili indigeni, al fine di scoraggiare ogni ipotesi sediziosa. Erano pertanto fiorenti le occasioni ricreative, spesso pensate per festeggiare le famiglie reali, che coinvolgevano i vari membri delle famiglie degli ambasciatori, e a cui i veneziani potevano partecipare solo se muniti di una maschera.

È probabilmente all'interno di un simile contesto che vide la luce La Senna festeggiante, il cui libretto e la cui musica suggeriscono qualche connessione con la corte o l'ambasciata francese. Nel libretto - redatto da Domenico Lalli (1679-1741), sotto il cui nome si celava in realtà il napoletano Sebastiano Biancardi riparato a Venezia in seguito all'accusa di furto - i personaggi dell'Età dell'oro e della Virtù trovano conforto presso la Senna, e proprio la Senna li invita a celebrare la figura del re di Francia, Luigi XV. In realtà le allusioni del testo poetico sono troppo sobrie per lasciar indicare con certezza l'occasione per cui la partitura venne commissionata. È possibile tuttavia compiere a questo proposito delle ipotesi piuttosto plausibili. Già in altre occasioni Vivaldi venne richiesto di scrivere Serenate da parte dell'ambasciatore francese presso la Serenissima, Jacques-Vincent Languet, conte di Gergy, che, dopo tredici anni di rottura diplomatica fra i due stati, si insediò a Venezia, presso il Palais de France sulle Fondamenta della Madonna dell'Orto nel dicembre 1723, per trattenersi fino al 1731. La Serenata "nuziale" RV 687 venne scritta da Vivaldi appunto dietro commissione di Languet, per festeggiare presso l'ambasciata, nel 1725, il matrimonio fra Luigi XV e la principessa polacca Maria Leszczynska.

Esistono diverse testimonianze di un altro trattenimento tenuto da Languet il 25 agosto 1726, in presenza del cardinale Pietro Ottoboni, per festeggiare il genetliaco di Luigi XV. Lo stesso Languet descrisse in una lettera questa festa: «Il signor Cardinale Ottoboni mi fece l'onore di assistere la scorsa domenica al concerto che ho dato per il giorno di festa del Re. [...] Non ebbe alcuna difficoltà a trattenersi con tutto il suo seguito; una gran parte della nobiltà veneziana che tuttora non può entrare nel mio palazzo a causa del rigore delle leggi, era accorsa in una infinità di gondole per gioire della musica che era collocata in una loggia ai margini del mio giardino sul bordo del mare».

Altre testimonianze vengono dai rapporti dell'inquisizione di stato: «questo signor conte di Gergi [...] diede [...] una nobil Veglia consistente in varie Sinfonie, e Concerti di musica, durante la quale furono sempre distribuiti abbondantissimi rinfreschi di tutte le sortì alli sopra nominati soggetti, li quali furono anche dall'Eccellenza sua trattati ad'una lautissima Cena». E ancora: «fece questo Signor Conte di Gerggi [...] cantare nel suo palazzo, il quale era tutto illuminato, una bellissima Serenata con preciso invito de Ministri de Principi Stranieri, e altri Signori di qualità, doppo la quale l'Eccellenza sua diede a' medesimi una sontuosa Cena oltre la dispensa di Copiosi, e pretiosi rinfreschi».

Difficile trovare parole che evochino con maggiore immediatezza di questi freddi rapporti di polizia lo sfarzo e la magnificenza del trattenimento gentilizio nella calda notte dell'agosto veneziano. Ed è probabile che proprio questa sia stata l'occasione che vide la nascita della Senna festeggiante. Varie circostanze - come il riferimento del libretto ai figli del re e lo studio degli autoimprestiti - spingono a considerare questa partitura come successiva alla Serenata "nuziale" del 1725, e precedente la data del 2 settembre 1726. Un elemento non secondario per la datazione è proprio la presenza del cardinale Ottoboni alla festa dell'ambasciatore francese. Sia Vivaldi che il librettista Lalli, infatti, erano due protetti di Ottoboni, mecenate passato alla storia (protesse anche Händel a Roma) e personaggio non secondario della politica internazionale di quegli anni. Patrizio veneziano, aveva accettato il posto di protettore degli affari di Francia presso la Santa Sede, causando nel 1712 la radiazione della famiglia Ottoboni dall'albo d'oro della nobiltà veneta. La riconciliazione avvenne solo nel 1721, e Ottoboni fece il suo ritorno a Venezia appunto nel luglio 1726; dunque proprio la sua presenza può essere all'origine della commissione a Vivaldi e Lalli, della Serenata per la festa del re francese.

Se questa era l'occasione per cui La Senna festeggiante vide la luce, non c'è da stupirsi che Vivaldi si sia impegnato per definire una partitura di grandi ambizioni. La presenza di svariati autoimprestiti identificati, nulla toglie all'impegno del compositore, dato l'impiego del tutto comune di questa pratica presso gli autori dell'epoca, e il tempo certamente non abbondante che l'autore ebbe a disposizione.

Relativamente pochi sono i problemi testuali posti dal manoscritto, tratto verosimilmente dall'autografo e messo in "bella copia" da uno scriba che certamente godeva della massima fiducia del compositore, forse lo stesso padre, il violinista Giovanni Battista Vivaldi (ma è presente in misura ridotta anche la mano di Antonio). In sostanza, a parte un banale errore di rilegatura, c'è una piccola lacuna nell'ultimo recitativo, ed è presumibile che la presenza di un medesimo recitativo per introdurre due arie differenti sia dovuta al fatto che queste arie (nn.14 e 15) erano fra di loro alternative, per motivi che non possiamo stabilire. È anche possibile che Vivaldi abbia preparato la partitura senza avere presenti con certezza le forze che avrebbe avuto a disposizione per l'esecuzione; lo suggeriscono alcune indicazioni in partitura, come la possibilità di raddoppiare i fiati in alcuni numeri e l'auspicio che al trio finale partecipi anche un tenore.

Di fatto, la partitura venne destinata a tre differenti voci: un soprano (L'Età dell'oro), un contralto (La Virtù) e un basso (La Senna), e a un gruppo strumentale che comprendeva archi, flauti e oboi. Essa si articola in due parti, ciascuna delle quali introdotta da un brano strumentale, e da 17 numeri vocali (16 qualora si sopprima una delle due arie da considerarsi alternative), secondo lo schema seguente.

PARTE PRIMA.
  1. Sinfonia (Allegro-Andante molto-Allegro molto)
  1. Coro a 3: "Della Senna in su le sponde"
  2. Aria, L'Età dell'oro: "Se qui pace talor vo cercando"
  3. Aria, La Virtù: "In quest'onde che feconde"
  4. Aria, La Senna: "Qui nel profondo"
  5. Duo, L'Età dell'oro & La Virtù: "Godrem fra noi la pace"
  6. Aria, La Virtù: "Vaga perla, benché sia"
  7. Aria, L'Età dell'oro: "Al mio seno il Pargoletto"
  8. Duo, L'Età dell'oro & La Virtù: "Qui per darci amabil pace"
  9. Aria, La Senna: "L'alta lor gloria immortale"
  10. Coro a 3: "Di queste selve"
 
PARTE SECONDA.
  1. Ouverture (Adagio-Presto-Allegro molto)
  1. Aria, La Senna: "Pietà, dolcezza"
  2. Aria, La Virtù: "Stelle, con vostra pace"
  3. Duo, L'Età dell'oro & La Virtù: "Io qui provo... Qui nel seno"
  4. Aria, L'Età dell'oro: "Giace languente"
  5. Aria, La Virtù: "Così sol nell'Aurora"
  6. Aria, L'Età dell'oro: "Non fu mai più vista in soglio"
  7. Coro a 3: "Il destino la sorte e il fato"

Come si vede, la partitura comprende, oltre ai due brani strumentali, tre Cori "a 3" (nn. 1, 10, 17; per cori si intende beninteso semplicemente un insieme dei tre cantanti solisti); tre duo per le voci femminili (nn. 5, 8, 13); tre arie del basso (nn. 4, 9, 11); quattro arie del soprano (nn. 2, 7, 14, 16) e quattro arie del contralto (nn. 3, 6, 12, 15). E converrà subito riferirsi a uno degli elementi più importanti della "Senna", ossia la grande varietà delle pagine che la compongono, sotto il profilo sia stilistico, sia formale, sia espressivo. Va notato il fatto che numerosi brani sono pensati nello stile francese, certamente con un preciso riferimento alla committenza. Troviamo infatti in apertura della seconda parte una vera ouverture di stampo lulliano, con una introduzione lenta e un fugato, per quanto la sua armonia rimanga di stampo italiano. Ma non mancano forme di danza della tradizione francese, come la chaconne che innerva il brano conclusivo, e il minuetto, elaborato in una struttura di rondò, del duo n. 8. Anche l'aria n. 7 viene definita alla francese in partitura.

Al contrario è in stile italiano, com'è ovvio, la maggior parte dei brani; a partire dalla Sinfonia che precede la prima parte (nei tre consueti movimenti allegro-andante-allegro). Ma anche gli altri duo e trio mostrano forme piuttosto varie, mentre le arie possiedono tutte la consueta forma col da capo, con una sezione centrale quasi sempre in modo minore. Tutte le pagine sono comunque impreziosite da soluzioni coloristiche specifiche; come la presenza dei flauti solisti nell'aria n. 3, o gli archi in sordina nell'aria n. 17. Magistrale è poi l'uso delle voci, sempre volto alla definizione di un "affetto" dalla tipologia ben definita, e pensato su misura rispetto alla corrispondente immagine, spesso calligrafica, del testo poetico.

È probabile che Vivaldi avesse ben presente almeno il basso chiamato ad interpretare la parte della Senna, perché le tre arie di questo personaggio allegorico sono assai impegnative, e richiedono un cantante dall'estensione eccezionale, che nell'aria n. 11 raggiunge il re profondo sotto il rigo. D'altronde, proprio queste tre arie sono fra loro molto dissimili e comunque assai incisive: la prima (n. 4, Allegro più ch'è possibile) evoca l'effetto dei flutti con una corsa continuata condotta all'unisono dal solista e dagli archi; la seconda (n. 9) ricrea la tempesta attraverso arpeggi virtuosistici e arditi salti di registro; la terza (n. 11) è un Largo dalla nobilissima linea, che abbraccia tutta la tessitura. Le altre due parti solistiche, pensate per due cantanti di buon livello, forse due castrati, o un soprano e un casttato contralto, non sono altrettanto ambiziose, ma non mancano di svolgere in modo seducente le loro tipologie di affetti; basterà riferirsi alla prima aria del soprano (n. 2), incentrata sullo stilema del canto dell'usignolo. Pensata per compiacere un ambasciatore francese, per omaggiare un protettore che era uno squisito intenditore, per dilettare i veneziani esclusi dai banchetti e pure presenti dal mare sulle gondole, la mirabile Serenata trascende l'occasione unica e irripetibile per la quale venne creata, e, dalla ripresa del 1949 alla Settimana Musicale Senese dell'Accademia Chigiana sotto la direzione di Carlo Maria Giulini, parla nuovamente all'ascoltatore moderno rievocando il fascino e il fulgore di una vera età dell'oro.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 18 gennaio 2002

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Ultimo aggiornamento 24 luglio 2014
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