Glossario



Sinfonia in sol maggiore per archi e basso continuo, RV 146

Musica: Antonio Vivaldi
  1. Allegro (sol maggiore)
  2. Andante e sempre piano (sol minore)
  3. Presto (sol maggiore)
Organico: archi, basso continuo
Composizione: data sconosciuta
Edizione: Peters, Lipsia, 1935

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

La Sinfonia in sol maggiore è la terza delle tre che M. L. Landshoff rinvenne nel fondo di musiche manoscritte di Vivaldi conservato a Dresda, e pubblicò nel 1935 presso Peters. Parallelamente a Fausto Torrefranca, il musicologo tedesco avanzò, presentandole, la tesi di un Vivaldi precorritore del sinfonismo classico, cui taluni contemporanei già accennarono vivente il compositore. Nè i suoi argomenti hanno avuto smentita.

In un corso storico che vide lo stile sinfonico debitore della Sonata da camera, del Concerto a più strumenti e soprattutto dell'ouverture operistica all'italiana, il primo segno d'emancipazione venne dalla facoltà delle sinfonie a distaccarsi dal teatro o da altri campi vocali-strumentali, per essere eseguite a sè. Ora Vivaldi era particolarmente votato a contribuire all'emancipazione dalla sua duplice attività di operista e di maestro di concerti. Ma non a questo apporto d'iniziativa pratica si limitò il suo pionerismo. La forte differenza d'anni che il Landshoff ha voluto riconoscere tra le due prime sinfonie di Dresda e la terza, attribuita agli ultimi anni dell'artista (circa il 1740), si basa infatti su considerazioni stilistiche. Le stesse che approfondendo il distacco dagli schemi scarlattiani, ricordano le parentele con l'altra produzione strumentale di Vivaldi e preludono agli sviluppi futuri.

L'orchestra - archi e cembalo - è la medesima dei «concerti a 4», con i quali altre composizioni analoghe mutuano sovente il nome. Dei modelli di Alessandro Scarlatti, anche la Sinfonia in sol maggiore ripete il dispositivo formale tripartito: due Allegri, intervallati da un Andante in minore, in un arco d'insieme complessivamente breve. Ma il primo Allegro riprende ed esalta il retaggio delle arcaiche «intonazioni» veneziane, sottolineando il carattere di preludio introdotto dal tema, con la sua lampante affermazione del tono di sol; tema che poi diviene costruttivo col concorso dell'orchestra. Invece di limitarsi alle funzioni di nesso modulante, com'era nella consuetudine, il movimento centrale sovrasta i due che lo fiancheggiano per l'estensione e la ricchezza del contenuto. Meno lento degli Adagi dei Concerti, quest'andante li emula tuttavia nel dar voce a una sensibilità nuova che qui suona perfino presaga del lirismo mozartiano. Ne consegue che il solo terzo brano, l'Allegro in ritmo ternario, si attiene alle norme formali dell'epoca, esigenti a quel punto un «Minuetto gaio». Il Quantz ne lamentò l'uso in ragione del dissidio che ne poteva insorgere in teatro con l'azione drammatica; mentre in sede di musica pura meglio lo difende il gusto schiettamente settecentesco dell'equilibrio architettonico. Quel che appunto suggerisce l'epilogo della Sinfonia in sol.

Emilia Zanetti

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Il catalogo vivaldiano annovera anche un buon numero di «Concerti ripieni», ossia di Concerti senza strumenti solisti, del tutto simili alle Sinfonie poste in apertura ai melodrammi. Il Concerto in sol maggiore F.XI n. 41, il cui manoscritto trovasi presso la Sächsische Landesbibliothek di Dresda, è indicativo di come Vivaldi applichi a questo organismo sinfonico "in nuce" lo stesso schema formale sperimentato su vasta scala nel Concerto solistico: qui, in mancanza del "concertino", ne fanno le veci episodi secondari che si alternano al ritornello con specifici tratti tematici in contrasto con quelli del motivo ricorrente.

Giovanni Carli Ballola


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 14 gennaio 1962
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 13 gennaio 1981

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Ultimo aggiornamento 20 giugno 2016
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