Glossario



Der Beherrscher der Geister, op. 27, J. 122

Ouverture in re minore per orchestra

Musica:
Carl Maria von Weber
Organico: ottavino, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, timpani, archi
Composizione: Monaco, 8 novembre 1811
Prima esecuzione: Monaco, 14 novembre 1811
Edizione: Peters, Lipsia, 1812

Utilizzata come ouverture alle musiche di scena per “König Yngurd” J. 214

Guida all'ascolto (nota 1)

Rübezahl è la quarta (o la terza se si vuoi escludere dal conteggio la partitura data alle fiamme di Die Macht der Liebe una des Weins) opera di Carl Maria von Weber. La data di composizione è il periodo 1804-1805. Periodo durante il quale il compositore soggiornava a Breslavia in qualità di «Kapellmeister»: impiegato, quindi, in un'attività che per un giovane di soli diciott'anni era notevolmente gravosa. Le battaglie burocratico-musicali di Weber non durarono, per sua fortuna, a lungo; e infatti la carriera del giovane «Kapellmeister» fu interrotta, negli anni successivi, dall'aggressività degli eserciti napoleonici e dalla conseguente necessità, per il musicista, di rifugiarsi a Karlsruhe presso il duca Eugen von Württemberg.

Nata in un momento di irrequieta formazione del musicista, Rübezahl rimase allo stato di abbozzo. Della leggenda popolare del gigante Rübezahl, che Rhode aveva steso in due atti per un complesso di undici personaggi, nonché cori di spiriti, gnomi, ninfe e gemetti, Weber compose soltanto il triplo coro degli spiriti, un recitativo con relativa arietta, un quintetto per quattro soprani e basso. Se Rübezahl rimase per conseguenza un'opera incompiuta, non incompiuta restò tuttavia la spinta al fantastico, al magico, al pittoresco che Weber avrebbe successivamente ripreso nelle opere della maturità.

Per quel che riguarda in particolare l'«ouverture» di Rübezahl, c'è da dire che di essa non sopravvissero sulla carta - ammesso che il compositore abbia a suo tempo steso per intero il componimento - più di undici battute. Da queste undici battute nel 1811 Weber trasse lo spunto per un'ouverture autonoma (non condizionata cioè da un determinato testo operistico). La intitolò Ouvertüre zum Beherrscher der Geister («Ouverture per il Dominatore degli Spiriti»). Weber stesso ne diresse la prima esecuzione, l'11 novembre 1811, a Monaco. Il risultato gli sembrò talmente soddisfacente da spingerlo a dichiarare all'amico Gottfried Weber: «E' la cosa più forte e più chiara che io abbia fatto». Il che corrisponde, almeno per l'aggettivo «forte», alla dimensione nettamente drammatica dell'ouverture: divisa fra la netta contrapposizione dei due scatenati e tempestosi episodi iniziale e finale e la calma distensione dell'episodio centrale.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione, 7 gennaio 1968

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Ultimo aggiornamento 13 marzo 2014
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