Glossario



Sei Bagatelle per quartetto d’archi, op. 9

Musica: Anton Webern
  1. Mäßig
  2. Leicht Bewegt
  3. Ziemlich Fließend
  4. Sehr Langsam
  5. Äußerst Langsam
  6. Fließend
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: 1911 - luglio 1913
Prima esecuzione: Donaueschingen, 19 luglio 1924
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1924
Dedica: Alban Berg

Guida all'ascolto (nota 1)

«Non multa sed multum: quanto vorrei che questa massima possa applicarsi a quel che qui ti offro»: con queste parole Anton Webern dedicava ad Alban Berg le sei Bagatelle per quartetto d'archi op. 9.

Questa massima si potrebbe estendere a tutta la musica di Webern, sempre caratterizzata dall'estrema concentrazione, ma proprio le Bagatelle op. 9, del 1913, sono il vertice di tale concezione aforistica: le più brevi (la terza e la sesta) durano appena quindici secondi, la più lunga (la quinta) poco più d'un minuto, tutte insieme superano appena i tre minuti. La novità di questa concezione del comporre risalterà meglio confrontandola con l'abnorme dilatazione delle durate (e degli organici) della musica tardoromantica degli anni immediatamente precedenti. Di conseguenza, deve essere completamente diverso l'approccio e la recezione da parte dell'ascoltatore. Pierre Boulez, dopo aver paragonato le composizioni di Webern di quegli anni agli Hai-Kai giapponesi, ne sottolinea la grande difficoltà d'ascolto: «Forse la nostra tradizione occidentale non ci predispone come sarebbe necessario: l'Occidente ha sempre avuto bisogno d'un gesto assolutamente esplicito per capire ciò che gli si vuole significare».

Le Bagatelle sono costruite con "motivi" di una (!), due, tre o quattro note. A questi motivi scarnificati si accompagnano la neutralizzazione d'ogni riferimento tonale, l'annullamento della scansione ritmica regolare mediante la sovrapposizione e la successione di figure ritmiche diverse, l'abolizione delle ripetizioni e delle simmetrie formali, l'attenuazione delle sonorità, che raramente toccano il forte. C'è un'attenzione estrema a ogni infinitesimo dettaglio: si vedano, per esempio, le minuziosissime indicazioni riguardanti l'intensità (la quinta bagatella è uno studio su tutte le sfumature del piano, mentre nella sesta quasi ogni nota va suonata con un piccolissimo "crescendo" o "diminuendo") e il modo di produrre il suono (armonici, con l'arco, pizzicato, staccato, spiccato, con la sordina, sul ponticello, sul manico, con la punta dell'archetto). La musica di Webern è fatta dalla giustapposizione di tutti questi minimi "frammenti", ridotti a gesti furtivi e senza sbocco, che trovano la loro risoluzione nel silenzio.

Nella sua breve prefazione alla prima edizione delle Bagatelle op. 9 (1924), Arnold Schönberg ha scritto: «Ogni sguardo si può sviluppare in un poema, ogni sospiro in un romanzo. Ma per racchiudere un romanzo in un solo gesto, una gioia in un solo respiro, ci vuole una concentrazione che elimini ogni sfogo sentimentale». Queste celebri parole di Schönberg hanno anche suscitato qualche critica, ma naturalmente la sua intenzione non era invitare a un'interpretazione letteraria delle astratte partiture weberniane. Come ha scritto Roman Vlad, il fine di Webern è «svincolare la musica dai campi gravitazionali per toglierle ogni senso di peso materiale e renderla atta a suggerire quel senso di spiritualizzata immaterialità che costituirà l'ideale da lui perseguito lungo tutto l'arco della sua attività».

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 3 novembre 2000

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Ultimo aggiornamento 8 ottobre 2014
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