Glossario



Langsamer Satz per quartetto d’archi, WoO 6

Musica: Anton Webern
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: Vienna, giugno 1905
Prima esecuzione: Seattle, 27 maggio 1962
Edizione: Carl Fischer, New York, 1965

Guida all'ascolto (nota 1)

È un vero peccato che la musica di Anton Webern sia così rara nei programmi dei concerti; con le sole eccezioni della Passacaglia op. 1 e dei Sei pezzi per orchestra op. 6, il resto della sua produzione è ormai dimenticata, destinata solo a studiosi oltranzisti o fanatici musicofili. Certo si tratta di musica complessa e rigorosa ma ciò non giustifica questo oblio e forse i tempi (quasi un secolo!) sono ormai maturi per una sua riscoperta. E, proprio per approfondire la conoscenza di uno dei padri fondatori della Seconda Scuola di Vienna, un'ottima base di partenza è il Langsamer Satz (Movimento lento) composto dal poco più che ventenne Anton Webern. Il musicista scrisse solo due brevi movimenti tonali per quartetto d'archi entrambi datati 1905. Nel giugno di quell'anno il compositore era in vacanza con quella che sarebbe diventata sua moglie e ci ha lasciato parole significative sul suo stato d'animo in quel momento: "Camminare per sempre come adesso, tra i fiori con accanto la persona più cara, sentirsi una sola cosa con l'universo [...]".

L'amore, dunque, come fonte d'ispirazione, ma non solo; si tratta di un lavoro molto intenso che affonda le radici nel Romanticismo post-brahmsiano e nella tonalità, un movimento di quartetto che in una manciata di minuti (circa dieci) esprime una pletora di emozioni, dallo struggimento, al tormento drammatico fino al tranquillo epilogo. Siamo ben lontani dal puntillismo seriale delle composizioni mature (si ascoltino le Sei Bagatelle op. 9 o il Quartetto op. 28) ma in questa pagina si osserva proprio il momento di trapasso dalle forme tradizionali dell'Ottocento alle nuove strutture che saranno alla base della musica del Novecento. Perfettamente consapevole dell'eredità del passato, il compositore utilizza la forma-sonata con temi melodici contrapposti e armonie ben identificabili (do minore e mi bemolle maggiore su tutte) ma l'uso che ne fa è decisamente moderno. La musica, anziché convergere sempre verso un punto di riferimento saldo e certo (proponendo dunque una struttura centripeta) sembra voler guardare a orizzonti nuovi e spinge continuamente verso direzioni inaspettate (divenendo centrifuga).

Nel Langsamer Satz troviamo dunque non solo due temi melodici ma tre, non solo una sezione modulante (che nella forma-sonata tradizionale si chiamava Sviluppo) ma almeno sei, e poi ancora innumerevoli sfumature dinamiche (dal pianissimo al fortissimo) e di tempo (accelerando, ritardando, a tempo ecc.) senza dimenticare l'attenta ricerca sul timbro degli strumenti spesso utilizzati in tessiture inconsuete o "modificati" con l'utilizzo della sordina. È veramente impressionante che in così poche battute ci sia tutto un mondo in continuo fermento, la fine di un'epoca e la sua rinascita su quelle ceneri; qualcuno la giudicherà "immaturità stilistica", "entusiasmo giovanile", quel che è certo è che se veramente si vuole capire Webern è proprio da questo Movimento lento che bisogna partire.

Fabrizio Scipioni


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorium Parco della Musica, 26 marzo 2010

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Ultimo aggiornamento 1 settembre 2014
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