La produzione di Domenico Scarlatti si può dividere in due fondamentali categorie; da una parte troviamo le 555 sonate per strumento a tastiera che conosciamo attraverso una serie di manoscritti rilegati presenti in varie biblioteche, e dall'altra la restante musica (sinfonie, cantate, musica religiosa, opere liriche, ecc.) che è andata quasi completamente perduta in quanto restano solo fogli sparsi e spesso incompleti.

Tutto il materiale che conosciamo è opera di copisti dell'epoca, mentre tutti gli autografi originali di Scarlatti sono andati perduti quindi mancano elementi diretti per stabile una cronologia delle composizioni (data in calce all'autografo, tipo di carta e di inchiostro, grafia, ecc.).

Fra le fonti manoscritte le più importanti sono i quindici volumi rilegati di cui dispone la Biblioteca Marciana di Venezia e gli altrettanti volumi, di contenuto quasi identico, depositati nella Biblioteca Palatina di Parma.

Entrambe le raccolte sono di provenienza spagnola e sicuramente appartentute a Maria Barbara di Braganza, figlia del re del Portogallo e moglie del re di Spagna, presso la quale Domenico Scarlatti ha prestato servizio per più di trent'anni.

Alla sua morte Maria Barbara lasciò tutto il suo materiale musicale al famoso cantante castrato Farinelli che provvide a portarlo in Italia ed a iniziarne la dispersione.

Questo materiale è frutto del lavoro di copisti professionali e risale all'epoca in cui Scarlatti era in vita, come si evince dalle dalle informazioni contenute nelle rilegature. Siamo quindi sicuri che si tratta di copie effettuate sotto la diretta sorveglianza del compositore ma che non ci dicono nulla circa la data in cui i brani sono stati composti.

Un primo tentativo di sistemazione delle sonate è stato fatto da Carl Czerny che ha pubblicato 200 pezzi nel suo:

Un lavoro più completo è stato poi fatto dal musicologo Antonio Longo che ha pubblicato 545 sonate raggruppate sotto forma di suites:

e poi nel suo volume:

La sistemazione considerata attualmente defitiva delle sonate si deve a Ralph Kirkpatrik che ha cercato di stabilire un ordine cronologico, anche se approssimativo per quanto detto sopra, a tutto il materiale:

A questo lavoro sono seguiti altri due cataloghi a cura di Giorgio Pestelli e Emilia Fadini che però non hanno aggiunto nessuna sostanziale novità alla classificazione delle sonate di Domenico Scarlatti:

Tutta la restante musica del nostro compositore, che è quasi tutta andata perduta, non ha avuto alcun tentativo serio di catalogazione.


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