Il trionfo di Armida

Dramma per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Città con Archi preparati per il Trionfo d'Armida.
Armida, e Sìdonia,
Sopra Carro trionfante tirato da due Leoni.
Armida
Al seren di vago ciglio
Ceda ogn'ombra, e sorga il Sole
Al trionfo Amor' è guida.
Coro
Viva Armida; viva Armida.
Armida
Donami 'l braccio Amica.
Sidonia
Pronta à tuoi cenni. O quale
Avvantaggio di gloria a tua bellezza
Arreca questo giorno!
O' quanta al Regno Assro!
Armida
Ah' Sidonia, Sidonia.
Non é questi l'intier' de miei trionfi.
Sidonia
E che ti manca?
Armida
Un sol Rinaldo ancora.
Sidonia
I più forti Guerrier dell'Oste Franca
Gemono frà tuoi Ferri, e un sol Rinaldo
Il Seren può turbar de tuoi contenti?
Armida
Il temuto suo brando
Per mille Spade vale, e ti confesso
Mio fossor, mia vergogna, un Campo intiero
Sensibil rendo a quedta
Quale si sia bellezza;
Ei solo mi trascura, ei sol la sprezza.
Sidonia
Spera, che quel superbo,
E del campo tcrror, che ti disprezza
Cederà a nuovi raì di tua bellezza.
Armida
Ecco idraot.

Scena seconda

Idraot, Armida, poi Melisso.
Idraot
Bella
Regina, in questo giorno
Trionfasti senz'Armi;
Mentre del tuo bel volto,
E de' le luci tue sagaci arciere
Un raggio solo, un lampo
Val più che mille schiere armate in Campo.
Armida
Campion, d'un tanto bene
A' mè nulla s'ascriva;
Opra é solo de Numi.
Idraot
Un sol desio
Mi resta Armida.
Armida
E quale?
Idraot
Che a Sposo di tè degno
Col nodo d'Imeneo ornai ti stringa.
Armida
Odio tal nodo.
Idraot
E vorrai dunque sola
D'un cosi vasto Impero
Sostener il governo?
Armida
(a parte)
M'assisterà l'inferno.
Idraot
Regna ne' tuoi begl'Occhi
A' danni altrui fin ora il Dio d'Amore
Tempo è, che scenda a dominarti il Core.
Armida
Se fia giammai, ch'io leghi,
Il mio voler trà nodi dì Consorte,
Ciò con quello sol fia,
Ch'all'odiato Gucrrier'darà la morte.
Melisso
Signor. Signora. Ahimè!
Armida
Parla.
Idraot
Che avvenne?
Melisso
Adesso. Un Uomo....
Armida
E che?
Melisso
Squallido, polveroso, e tutto sangue
Afflitto, e lasso...
Armida
Tosto, deh ti spedisci.
Melisso
Un pò di flemma.
Con Spada in mano a noi rivoglie il passo.
Idraot
E lo ravvisi tu?
Melisso
Mi sembra Arsace.
Armida
Qual rio destin viene a turbar mia pace.

Scena terza

Arsace ferito con Spada alla mano, e detti,
Arsace
Apportator d'infauste nuove, Armida,
Ecco a tuoi piedi Arsace:
Oprai ciò, che Uom' puote,
Di ben servirti in queste membra leggi
L'onorato desio,
In cui formò sì chiari
Caratteri di piaghe il sangue mio.
Armida
Ma dimmi, e dove sono
I Guerrier miei cattivi?
Arsace
Forza più che terrena
In un sol Uom' raccolta
Liberi già li rese.
Idraot
Un sol Guerriero?
Armida
Un Uomo!
Sarà questi Rinaldo.
Arsace
Appunto è desso.
Armida
Dimmi, dove lasciasti, ed in qual luoco
Seguì ìa fiera pugna?
Arsace
Quivi non lungi, in quest'aperto piano,
Cui 'l sen l'Eufrate irriga.
Idraot
Sù, sù risveglia i spirti,
A la vendetta Armida.
Armida
Quel feroce, quel Superbo
Di mia mano io svenar voglio
Con il brando feritor?

O' nel Campo, o a pie del soglio
Vedrò il Sangue traditor!

Quel, ecc.

Scena quarta

Sidonia, e Arsace.
Arsace
Doppo gl'accerbi incontri
Del suo rigido Marte, o luci vaghe
De la Venere mia torno a le piaghe.
Sidonia
Anco trafitto, e di tua vita in forse
Frenetichi d'amore?
Arsace
Sono lievi punture
Queste, che voi mirate,
Mortali son quelle, che porto al Core.
Sidonia
Sono follie d'amanti.
Arsace
Ah se poteste in voi
Occhi crudi conversi
Rimirar quello Strale,
Che vibrate ai mio cor, forse a mia fede
Potrei sperar mercede,
Sidonia
Non vieto, che tù speri;
Suole il tempo cangiar voglie, e pensieri

Con la speranza
L'amante core
Nutrendo và.

Ci vuol costanza
Chi nell'amore
Brama pietà.

Con la, ecc.

Scena quinta

Arsace
Arsace
Parte la cruda, e scherza,
E'l mio dolor, così scherzando, sferza.

Bel piacer, ma lusinghiero,
Cara gioja, ma con noja
E' la speranza.

Quel diletto passaggiero
Par contento, ed è tormento
A là costanza.

Bel, ecc.

Scena sesta

Spaziosa pianura con fiume, che passa neò mezzo, Rinaldo
Rinaldo
La vostra compagnia rifiuto amici,
Itene pur al Campo.
Se ricercati siete
Chi vi diè libertà, dite, pur dite,
(Altro dà voi non chiedo)
Che Rinaldo vi sciolse. Ite a Goffredo.
O quanto mi ricrea
Di quest' aure il respiro.
Quanto, quanto m'alletta
Di questa solitudine l'aprico.
Questa, che in riva al fiume
Stende le braccia al Ciel antica pianta
M'intreccia l'ombra, e questo,
Di teneri virgulti
Vago Cespuglio, il seggio
Al fianco lato appresta.
Sento l'ardor della passata pugna,
(Si asside sotto la pianta]
Che arder mi fà trà questi Acciari. Meglio
Fia, che li spogli, e qui respiri:
(Si spoglia l'armi)
Ma il dolce sussurrar di queste frondi,
E di quest'Acque il rauco mormorio
Istilla a le mie luci un lento obblio.

Vezzeggiate verdi fronde,
Onde chiare il sonno mio.

Sù la fronda l'aura posi,
Prenda l'onda i suoi riposi.
Taccia il boscco, e taccia il rio.

Vezzeggiate, ecc.

Scena settima

Armida, poi Melisso con Soldati.
Armida
Questo è il luoco additato;
A me da Arsace E pur alcun non veggio?
Dove, dove si cela?
Per poco a le mie furie
Si sottrarrà l'indegno;
Che la tardanza m'è cote a lo sdegno.
Mà del fiume su'l margo
Ecco un Uomo che dorme?
Mi rassembra Rinaldo. Ah, ch'egli è desso.
Circondatelo Amici,
E dal sonno a la morte
Faccia brieve passaggio.
Mà qual Onore a Damasceni brandi
Svenar un'Uomo solo
Disarmato, che dorme!
Vuò, che un vile l'uccida.
Melisso.
Melisso
Mia Signora.
Armida
Tosto Rinaldo uccidi,
Lo svena , aprigli '1 petto.
Melisso
(a parte)
Quest' altra ci voleva.
Armida
Vuò veder di qual tempra
Sia quel barbaro Core
A' dardi impenetrabili d'amore.
Sù che tardi?
Nelisso
Signora....
Armida
E che vuoi dir?
Melisso
Nulla. M'accingo all'opra.
(Sfodera la spada, e va sopra Rinaldo)
Armida
Vibrale un colpo ardito.
Melisso
Ah, che s'egli sì desta, io son spedito
Armida
Via scaglia il colpo!
Melisso
Io penso,
Che l'amazzar'un Uomo addormentato,
Non è da buon Soldato.
Armida
Più non posso soffrir tanta tardanza.
Melisso
Attendi un poco. Sembra,
Che in me giri lo sguardo.
Non l'ucciderò mai.
Armida
Parti codardo.
Sù Armida, da té steffa
là di lui morte affretta.
Fia più dolce, e sicura
Di mia man la vendetta.
Mà! Qual rigor m'assale,
E qual occulta forza
I colpi miei sospende!
Che mi vuoi dir pietade?
(Tenta di ferirlo, e poi si ferma)
Feriamlo. Ahi chi m'arresta!
S'uccida. In rigsdìsco.
(come sopra)
Mi vendico. Sospiro.
Melisso
A sè lo dissì.
Armida
E questa dunque, questa
La vendetta; ch'io prendo?
Pietate, Amor v'intendo.
Mà, se non può lo sdegno
Mi vendichi l'Amore.
E se a infiammargli il Core
I rai de gl'occhi miei non fur bastanti,
Arda a forza d'incanti.
Sotto forma di Nìnfe, e di Pastori
Ubbidienti spirti a me venite.
Melisso
S'altro dà mé non chiedi
Parto.
Armida
Nò, nò. T'arresta
Melisso
A sé non posso
Grave mal mi molesta.
(Coparìscono demonj in forma di Ninfe e Pastori)
Come pronti costoro. Ah ch'allo scampo
Non v'è più tempo.
Armida
Udite.
Di tenaci, mà morbide ritorte
Il Guerrier addormito
Tosto annodate bene.
Treccie sembrin di fiori, e sian catene
(Con fUni intrecciate dì fiori legano Rinaldo.)
Melisso
Come lesta è a ubbidir questa Canaglia.
(Cala dall'aria un Carro condotto da due draghi, su cui viene posto Rinaldo.)
Armida
Fiere, che de Tesori
Siete custodi il mio Tesor guidate.
L'aure di Cielo ignoto
Beva il mio bene, e ascosi
In parte più sicura
Siate ad ogni pupilla occhi vezzosi.
Melisso
Quanto fa l'arte unita a la natura.
Armida
Del mio Bene priggionìero
Vinta sono, e pace spero,
E d'amore è la vittoria

Non più sdegni, né dispetti,
Ma sol vezzi, baci, effetti:
Tutta sia d'amor la gloria.

Del, ecc.

Scena ottava

Melisso.
Melisso
E Gli è meglior mestiere
Sopra del Terren sodo
Piantar sicuro il passo.
Nell'Aria è troppo lubrico il sentiero.

Scena nona

Idraot, e Melisso
Idraot
Qui alcun non veggio.
Melisso
Mio Signore.
Idraot
Dimmi.
Uccideste Rinaldo? O pur tra ceppi
(Melisso fa cenno col capo di nò)
Priggionier Io rendeste?
(Li fà cenno per aria.)
E dov'è Armida? Parla.
Melisso
Mio Signore. Rinaldo.
Ha sì vago sembiante,
Che, veduto da Armida,
Di sua nemica è divenuta amante.
Idraot
Cieli, che intendo. Ah scelerata, dove,
Dove n'andò.
Melisso
Chi sa.
Sovra Carro volante
Col sopito suo Vago
Scorse ha le vie del Polo.
Idraot
Infauste per l'onor Tcssale frodi,
Che a sensi rei de la lasciva Armida
Libero il fren porgete.
O del nostro decoro arte omicida!

Rei costumi, il zelo mio
Vi prescrisse pur le leggi;
Belle leggi dell'Onor.

Mà trà l'ombre il Cieco Dìo
V'ha oscurato ogni splendor.

Rei, ecc.

Scena decima

Melisso.
Melisso
Signor m'attendi. Voglio
E questo brando, e questo ricco Usbergo
Raccor. M'attendi un poco.
Che bella Spada! o che superbo Arnese.
Colui à dirla é troppo discortese.
(Si veste dell'Armi)

Io sono Guerriero:
Hò corrazza, hò Spada, e Cimiero
Contro il Sole in Campo anderò,
Nè la luna paura mi fa.
Di Tamburo, di Tromba ne sò
Tù, tù, tù, tù tù, tù, tà,tà, tarà pà tà.
Io voglio battaglia.
Contro quale si voglia Canaglia
La Vittoria col Sun canterò,
Là, là la là là, la, là, là, là

Io sono, ecc.

Il fine dell'Atto Primo.

ATTO SECONDO

Scena prima

Rinaldo, poi Armids.
Rinaldo
Dove son, dove m'aggiro,
In qual parte movo il pié?
Sogno, veglio, o pur deliro:
Dite Numi, e che cos'é?

Dove ecc.

Senz'Armi, e senza brando
In luoco, ove non veggio
Orma d'umano piede. Ahi chi mi trasse?
Chi ad uscirne m'e guida?
Armida
(di dentro.)
Non partirai; sei prigioaier d'Armida.
Rimaldo
Sagrilega, malvagia.
Ahi troppo incauto
Ne' suoi lacci trascorsi;
Ma tu, che parli non veduto, dimmi,
D'Armida Prigtonier dunque son'io?
Armida
Nò cor mio, che pigioniera
Son'io sol di tua beltà;
E quest'Alma da te spera
Pace, Amor, e libertà,

Nò ecc.
Rinaldo
Se mi vuoi men severo,
Rendi a me libertà,
E libero il volere,
Che non patìsce violenza Amore.
Armida
Io pur ti fui nemica; e tu tiranno;
A divenirti amante
Costringesti il mio Cor.
Rinaldo
Non fu mia colpa.
Tu del tuo mal solo te stessa incolpa.
Armida
Rinaldo è in mio potere:
Pensaci ben.
Rinaldo
Ma libero é il volere.
Armida
Implacabil nemica
Ti sarò dunque ogn'or, furia baccante.
Rinaldp
Nemica pria ti soffrirò, che amante.
Armida
Barbaro, discortese.

Scena seconda

Arsace, e detti.
Arsace
Mia Regina.
Armida
Mio fido; a tempo giugni;
Di all'altero Rinaldo,
(a parte)
Che aggradir il mio affetto alfin risolva,
E vita trar tra le delizie, e gl'agi;
O all'incontro s'accinga
Sotto gravi catene
Tra l'angoscie, e gl'affanni
In oscura prigion logorar gl'Anni.
Arsace
Cosi farò.
Armida
Mi parto.
Ed al Giardin t'aspetto;
Ta sciegli o l'amor mio, o il mio dispetto.

Se amorosi volgi i rai,
Amorosi sguardi avrai,
Fida amante ti sarò.

Se sdegnosi li vorrai,
Cruda, e fiera mi vedrai:
Foco, e fiamme spargeró.

Se ecc.

Scena terza

Rinaldo, e Arsace
Arsace
Minaccia Armida irata,
Prode Guerrier, se l'Amor suo rifiuti,
Orrida prigionia, ceppi, e catene.
Rinaldo
Non paventa minaccie
L'intrepido mìo Cor. Abborro Armida.
Arsace
Placa le furie: ogni valor è vano.
Quest'isola, che vedi
Circondata dal Mare,
E si può dir dal Mondo
E' divisa, e disgiunta, in guardia è data
Alle più atroci, e fiere
Custodie dell'Abbisso.
Se il volo non impenni alla partita,
Non sperar mai l'uscita.
Rinaldo
Empia, barbaro, s'aspetta
Al mio braccio la vendetta;
Quest'acciar vi punirà.

Qual'Acciar! O sommi Dei.
Il mio Brando già perdei,
Lo rapi la crudeltà.

Empia ecc.

Scena quarta

Arsace, poi Sidonia.
Arsace
Parte il feroce, il fiero
Pieno d'ira, e dispetto,
E sembra aver tutte le furie io petto.
Ma qui Sidonia! Mi sìa fausto Amore.
Quella pietade, o cruda,
Che tu non hai delle mie pene, Armida
L'ebbe si, che mi trasse
Teco in questo confin per mio ristoro.
Sidonia
O cangia Arsace i detti, o ch'io m'involo.
Arsace
Son persuaso, a cruda ...
Sidonia
Non più, troppo dicesti;
Ed io troppo soffersi, e m'intendesti.
M'intendesti! or meglio intendi:
Già lo sai,
Mai più, mai
Non mi parlar d'amor.

Lo sapesti? e lo comprendi:
Piangerai,
Penerai;
Ma per me vuò questo Cor.

M'intendesti ecc.

Scena quinta

Arsace
Arsace
Chi vide mai più barbaro rigore?
Anco niega d'udir il mio dolore.

Alma Dea, sù vostri Altari,
O all'ingrato piè fsperbo
Questo Core io svenerò.

La crudele
Col fedele
Vivo sangue placherò.

Alma ecc.

Scena sesta

Carlo, ed Ubaldo con Verga in mano, e con uno Scudo lucidissimo.
Carlo
Quivi d'Armida in libertà funesta
Geme il forte Rinaldo; e il saggio Vecchio
Prcvede ancor, e così a noi predisse
I prigionieri suoi lascìvì errori.
Da le reti vezzose
À ritrarne l'incauto
A la grand'opra il fausto Cielo arrida.
Ne giugne ancor la non'intesa guida.
Questa verga fatale
Al suo ruotar maggior d'ogn'altra forza,
E quello Scudo al suo fulgor acceso
Struggerann'ogn'inciampo, e i ciechi orrori,

(Appare la Nave.)

Ma dal seno di Teti
Ecco spuntar il sacro Pin, che ignoto
Cndurr'in altra parte
Deve a la dura impresa i nostri voti.
Ubaldo, il Ciel non mente;
Omai t'appresta
All'impresa fatal, la scorta è questa.

Fausti rai
Di Stella feconda
Siano scorta
Fedele a la sponda,
Dove alberga il rio piacer.

Non fia mai,
Che torbida l'onda
Vegga absorta
la Coppia feconda
Di ccleste alto pensier.

Fausti ecc.

Scena settima

Bosco con Fonte nel mezzo.

Rinaldo inseguendo una Fiera.
Rinaldo
Benché ferita il fianco
Più non ti sieguo o Fera
Debitrice di Vita
A la vaghezza sei di questo sito,
Che a goder qualche posa i sensi invita.

Dalla fronda all'altra fronda
Aure placide del fonte
Ventilate al mio riposo.

E sommerga in se quell'onda
Il destino mio penoso.

Dalia ecc.

Scena ottava

Armida, e Rinaldo.
Armida
Qual siegue l'ombra il corpo,
Tale di questo ingrato
Mi ha fatto Amor seguace.
Rinaldo
Interrotta mia pace.
Armida
Dell'Alma tua ferina
Ben tu siegui l'istinto.
Lasci le morbidezze,
Gl'Atrj, i Giardin, le Ioggie, e tra te le selve
Vieni a trattar le Belve.
Dimmi, perche mi fuggi?
Son forse un Mostro, un'Angue?
Una Furia, una Fera? Non rispondi?

Un guardo d'amore
Mi dona, crudele,
O almen di pietà.
Rinaldo
Un Guardo! Del Core
la gloria fedele
Non ama viltà.

Un guardo? L'ardore
Lascivo infedele
Spavento mi fà.
Armida
Un Guardo ...
Rinaldo
Un Guardo? Del Core
La gloria fedele
Non ama viltà.

Un ecc.

Scena nona

Armida, poi Sidonia.
Armida
Dunque senza rimedio è il mio martoro,
Incenso un sasso, ed una Statua adoro!
Ah Sidonia, il Superbo
Sprezza il mio amor, m'oltraggia.
Sidonia
E tu fà core.
Armida
Nò, no. D'empio rigore
Armerò le mie furie. Ira, vendetta.
All'offeso amor mio, sì, sì s'aspetta.

Scena decima

Sidonia, poi Melisso, ed Arsace
Sidonia
Parte sdegnata Armida.
Stolto chi siegue amore
Crudo, barbaro, e fiero.
So ben, che dal mio core
Non averà l'impero.
Melisso
Soccorso, Aita, aita,
(Melisso insegnito dalla fiera, che fugge)
Sidonia
Ahimè! son morta.
(La fiera s'avventa a Sidonia)
Arsace
Prima
In me Fera crudel il Dente arruota

(Arsace con Spiedo incontro la Fiera, dalla quale resta ferito.)
Sidonia
Respiro.
Arsace
Usa la forza;
Ma al fin cadrai esanimata al Suolo

(Cade morta la Fiera)
Sidonia
O' forte Arsace!
Cade fulminata la Belva
Arsace
Sento mancarmi, o bella,
Pur se morir degg'io, contanto io moro.
Se prima di morir a la mia Vita
Ho serbata la Vita.

{S'appoggia sopra un sasso ad un muro e sviene)
Sidonia
Misera qual Uom' perdo!
(se gli avvicina)
Ah sento, che trà questa
Pietade, e gratitudine del core
Stassi nascosto Amore.
(piange)
Ma l'Alma, o Dei,
(Arsace apre gl'òcchi)
Dal deliquio letal, se ne ritorna
A gli uffici di pria
Io celerò la debolezza mia,
(Si ascinga gi'occhi, ed Arsace s'accorge)
Arsace
Di sì bella pietade,
Non vi pentite no luci adorate
Se un estinto da Voi, voi ravvivate.
Sidonia
Arsace più non posso il cor celarti.
Ho pietà de suoi casi
Arsace
A la pietà vada congiunto, Amore
Sidonia
Si, vada Amor avrai;
Ma della tua salvezza, omai ti caglia
Vieni a versar tue piaghe.

Bella bocca, bocca bella
A si amabile favella,
Già respiro, e torno in vita.

Risanar queste mie piaghe.
Potean, sol tue luci vaghe,
Ma più il cer da la ferita

Bella, ecc.

Scena undicesima

Speco Sotterraneo

Armida, e Melisso con face.
Melisso
Signora, e quando mai
Scendere giù abbasso
Finiremo il mestiero?
Credo che a mano a mano
Al confine d'inferno
Giunti saremmo?
Armida
Taci,
Che del nostro cammin questa è la meta.
Melisso
Ma qui, che far si dee?
Armida
Ora vedrai.
Melisso
Già me lo raffiguro.
Volesse il Ciet non lo vedessi mai
Armida
Questo sferico giro
(dissegma con la verga in terra)
Pria nel suolo dissegno,
E temuti caratteri v'imprimo,
indi pongo nel cerchio ardita il piede
Con la magica Verga
Tre volte il suol percuoto,
E l'orrenda triforme Ecate invoco.
Melisso non temer.
Melisso
(tremante)
Signora nò,
Armida
Dal cupo, e cieco Absso
Odio mortale, inesorabil Nume.
Sorgi, e vieni ubbidiente
Al cenno mio possente.
(Si sente fragore come di Terremoto)
Melisso stà costante.
Melisso
In altra parte volgerò il sembiantc.

Scena dodicesima

L'Odio, che sorge di sotterra, e li sudetti.
Odio
Sino nel basso fondo
Giunsero a me tue voci
Melisso
Ahimè! qual freddo
Per le vene mi scorre!
Armida
Contro d'un troppo amabile nemico
Mi riaccendi lo sdegno,
Mi ritorna il furore,
Tù stesso entrami in sen, cacciane Amore.
Odio
S'adempiano i tuoi voti. Amor si fughi.
Esci per sempre amor dal sen d'Armida,
E per sempre del core
Prenda l'Odio l'impero,
E questa face ....
Armida
Ferma.
T'arresta. Ahimè! Sospendi.
Ahi ch'io non posso
Rinaldo odiar. Al tuo poter rinunzio.
Basta così! Parti.
Melisso
Si, sì, va via.
Odio
Dunque tù non invochi,
Che per disprezzo l'assistenza mia?
In questo giorno ancora
Mi richiamerai forse, e eempre invano.
(si profonda)
Armida
Non sarò intutil sempre.
Ora de l'arti mie
Adoprerò la forza,
E farò che il crudel m'ami per forza.
Melisso? Non rispondi. O là Melisso?
Partiamo, e tu precedimi col lume.
Melisso
E partito colui?
Armida
Di già parti?
Su, spedisciti via.
Melisso
Signora compatite. Le mie Gambe
Han preso un poco di paralisia.
Armida
Care gioie, dolci affetti,
Che l'amore condirà,
Su le labbra toglierò.

Perché il caro mio s'allctti
Il diletto de'diletti,
Che dà quelli n'uscirà
Al suo labro porgerò.

Care, ecc.

Il fine dell'Atto Secondo.

ATTO TERZO

Scena prima

Cortile con Colonnati, nel mezzo delizioso Giardino.

Carlo, ed Ubaldo.
Carlo
Questi è il Giorno fetale
In cui Rinaldo il forte,
A laccio vil ritolto,
Darà all'Asia catene.
Quella, che dì lontano
Torreggia eccelsa Mole,
Sarà d'Armida Albergo.
Quivi d'intorno il cauto pie s'aggiri
Sino che alla grand' Opra
Aura feconda spiri.

La chiara fiamma
Dal Ciel discenda,
Che l'Alme infiamma
All'opre belle.

Il giorno renda
Sì memorando,
Che al Sol contenda,
Ed alle stelle.

La chiara, ecc.

Scena seconda

Melisso, poi Sidonia
Melisso
Maledetta Magia.
Possa rompersi il collo
Chi prima l'inventò?
Sidonia
Melisso.
Melisso
Mia Signora.
Sidonia
Dimmi, vedesti Àrsace?
mELISSO
Signora sì, anch'egli hà il suo da sbattere.
Sidonia
Che fà, dove s'attrova?
Melisso
Stà a rivedendo tutti
Di queit'isola i posti.
Sidonia
E perchè questo?
Melisso
Armida,
Temendo ogn'or di qualche sovrapresa,
Cosi appunto gl'impose.
Sidonia
Seguono sempre amor cure gelose.
Và Melisso ad Arsace
Digli, che tosto a mè ne venga, fai;
Melisso
Gle lo dirò, ma egli è impedito assai.

Servir a femmine,
Trattar cono Diavoli,
Questo mestiero non voglio più far

Mi faran quelle distruggere,
E quei certo ispiritar,

Servir, ecc.

Scena terza

Armida, e Sidonia
Sidonia
Mia Signora.
Armida
Sidonia,
Paga non son; La face
Amor non l'avvivò, l'accese Aletto.
Altra cura molesta
M'agita ancor? Pavento,
Che mi venga rapito ogni momento.
Sidonia
Vano timor! A'questi ignoti Lidi,
Chi sia giammai che approdi?
Armida
Lo minacciò Cocito, e l'Alma il sente.
Sidonia
Cessa di tormentarti; Ecco da lunge
Il tuo Ben, che sen viene,

Spunta il Sol, ai rai lucenti
Ride il Prato, brilla il Fonte,
Pioggia d'oro innonda il Monte;
Lieto il Mondo è a quel Splendor?

Così al paro in tè ridenti,
E le labbra, c gl'Occhi e'1 riso;
Or'che appar l'amato Viso,
Brilla, e gode in tè l'amor?

Spunta, ecc.

Scena quarta

Rinaldo, ed Armida
Rinaldo
Pur ti ritrovo, O' cara,
Mio vezzo, Idolo mio
Un cieco orror' mi sembra
Questo beato Eliso,
Se non lo rasserena il tuao bel Viso.
Armida
(Quanto sarei felice,
Se fosse Amor sincero)
Rinaldo
A gl'amorosi mìei teneri affetti,
Tacita, non rispondi?
Armida
Con linguaggio dì core
Parlano le mie luci. In esse mira ....
Rinaldo
Le miro; e tutta in esse
Bevo la fiamma mia;
Ma perchè più vicino
Farfalletta amorosa
Possa scherzar intorno
Al raggio, allo splendor che m'innamora
Sediam qui in grembo a Flora.
Armida
Sediamo si; anco il mio foco gode
Vicino a la sua sfera.
De' Fiori il Crin intanto,
Che m'adorna la man, tu dello speglio
M'appresta lo splendor, onde vagheggi
In esso i tuoi bei rai.
Rinaldo
E chi di Me più fortunato mai?
Armida
(mentre s'infiora il crine.)

Quanti Fiori,ch'io vado intrecciando
Tanti sono lì strali d'amor?

Con le Rose vó il Crine infiorando,
Mà le spine mi sento nel cor?

Scena quinta

Carlo, e Ubaldo in disparte, e li sopradetti.
Carlo
Ecco Rinaldo. E' desso.
Il terribile, il fiero,
Che inanellato, e inghirlandato il Crine
In ozio torpe vergognoso, e molle;
Per l'alta impresa è meglio
Attender, che la Maga
Si ritiri in disparte,
E' noi frattanto dietro
Quella Siepe odorosa
Nascondiamoci.
Rinaldo
O quanto sei vezzosa.

Care luci, che andate vibrando
Dolci fiamme intorno al mio Cor.

Pupillette trà i Fiori Scherzando
Siete faci del Nume d'amor.

Care, ecc.
Carlo
(a parte)
O' d'un tanto Guerriero indegni vezzi
Armida
O Dio, mia vita.
Rinaldo
Dimmi,
Cara, perche sospiri?
Armida
Necessìtà fatale
Per poco a te mi toglie.
Rinaldo
E toglie a mé la vita
Armida
Sara brieve il ritorno.
Rinaldo
Se vuoi trovar, ch'io spiri:
Ma qual cagìon possente
Vostro splendor mi rubba
luci adorate, e belle?
Armida
Fierezza di destin, rabbia di Stelle.
(a parte.)

Presto verrò, cor mio,
Ti lascfio in questo amplesso
L'Alma, se parte il piè.

Mia Speme, mìo desio.
Vita non ho, se appresso
Dì tè l'Alma non è

Presto, ecc.
Rinaldo
Riedi mio Sol, che questi bei soggiorni
Mi son ciechi deserti, infin, che torni.

Scena sesta

Carlo, Ubaldo, e Rinaldo.
Carlo
Usciamo Ubaldo, ecco opportuno il tempo.
T'avanza pure, e al di lui guardo opponi
L'Adamantino Scudo.
Ubaldo appresenta a Rinaldo lo Scudo in cui si specchia.)
Rinaldo
O Ciel! o Dio! che scorgo?
Qual fulgore m'abbaglia!
Mà in quale stato vergognoso, indegno c
Mì ritrovo. Qual Antro
Mi cela, e mi nasconde.
Ahi vergogna, e rossor, che mi confonde
Carlo
Và l'Asia tutta, e và l'Europa in guerra,
E Rinaldo é campion d'una Donzella?
Fuggi Rinaldo i vezzi
Dell'insidiosa Armida:
A scuoterti dal giogo abietto, e vile
Oggi 'l Cielo t'è guida.
Vieni t'aspetta il Campo,
Ti richiama il Buglione,
Dal braccio tuo vcndicator attende
La libertà Sione.
Rinaldo
Il balenar di quest'illustri Acciari
Già mi striscìa su l'Alma.
D'ira, e vergogna avvampo.
Resta lasciva Armida, io riedo ai Campo.
(Rinaldo si strappa dal Crine la Ghirlanda di fiori e la getta a terra.)

Ite al Suolo infauste rose,
Che di spine il Crin cingete.

Menzognere, e in un vezzose
M'allcttaste, or mi pungete.

Ite, ecc.

Scena settima

Melisso, poi Arsace.
Melisso
Gran pezzo egli è, che, a'cenni
D'Armida, ricercando
Men vò d'Arsace. Eccolo appunto, ei vieae.
Signore, Armida chiede
Con premura di tè.
Arsace
Ahi, che pur troppo
Presaga del suo mal, da mé n'aspetta
La notizia fatal
Melisso
Che avvenne mai?
Arsace
Da due Guerrieri ignoti
L'Isola penetrata,
Atterrati i custodi, e in fuga posti
Di Rinaldo lo scampo si minaccia.
Melisso
O che gran cosa mai!
Arsace
Men vo ad Armida, in tanto
A Sidonia tu vani, ed il mio amore
le ricorda fedel, quanto infedele,
Ed è fugace quello dì Rinaldo
Melisso
Ubbidirò Signore.

Quel Torrente passaggiero,
Che precipita dai Monte,
Passa presto, e corre al Mar.

Così amore lusinghiero,
Che non ha la vìva Fonte
Del Torrente sen va al par.

Quel, ecc.
.
Scena nona

Campagna con lido di Mare. Palazzo d'Armida in Lontano. Nave della Fortuna al Lido, che attende Rinaldo.

Rinaldo, Carlo, ed Ubaldo, poi Armida, e Sidonia.
Carlo
Su, l'imbarco s'affretti:
La Maga ecco ci siegue.
Fuggi d'Armida il lagrimoso ciglio.
Il gran cimento è questi, il gran periglio.
Armida
Crudel, ferma Crudele: o Dìo tu partì?
Così mi lasci? Almen come nemica,
Se non vuoi come amante
Tua prigioniera Armida
Teco spictato guida.
Sidonia
Lo contende il Destino
Carlo
Cosi comanda il Cielo, e vuole il Fato.
(s'incamina all'imbarco)
Rinaldo
Rimanti in pace; io vado; a tè non lice
Meco venir, chi mi conduce il vieta.
Rimanti, o và per altra via felice,
E come saggia i tuoi consigli acqueta.
Armida
Vanne, perfido, ingrato,
Godi, spietato, godi
D'abbandonarmi in queste incolte arene
Vittima del dolor, preda alle pene.
Mi si ecclissano i lumi,
Un agonia Mortale
Mi sospende il respiro.
Barbaro va contento, io manco, io spiro.
(sviene)
Rinaldo
Ah l'infelice Armida
Mi risveglia a pietà,
Carlo
Non la mirar Signor, ti vincerà.
(Entrano in Nave)
Sidonia
E un Cor così crudele
Hai, di lasciar languir
Chi tanto t'ama?

Dà un guardo empio infedele
A chi pria di morir
Ti chiede, e brama.

£' un, ecc.

Scena decima

Armida rinvenuta, e Sidonia.
Armida
Chi di nuovo mi guida, e mi conduce
A riveder del di l'infausta luce?
Sidonia
Fa coraggio ó Regina
Armida
Partì, partì Rinaldo?
Ahi, mel' dice a bastanza
Quella romita Spiaggia
Fatta senza il mio Sol fosea, e Selvaggia.
Sidonia
Deh più non ti lagnar, oblia l'infido
Armida
Mà, potuto hà l'ingrato
Quivi lasciarmi, e di mia vita in forse?
Furie del cieco Abisso
De miei torti, e vergogne
Siate vindici voi spietate, c crude.
Mà voi non obbedite?
Tutto sordo a mie voci
L'Èrebo non risponde?
De l'Ocean porgerò preci a l'onde.
Contro il Pino superbo
Atre tempeste, Fulmini, e Procelle
Nel vasto Mar ... Ah' nò. Vivi Crudele;
Che sc forza maggior de l'arti mie
A me t'invola, e toglie
Ti seguirò fedele.
Sidonia
Ostinata costanza!
Armida
E voi de l'opre mie
Impotenti ministri
Dissìpate, struggete
Quel infelice Albergo,
E riducete a l'esser suo primiero
Qucll'incolto Deserto.

(Seosso dà Terremoto cade il Palazzo)
Sidonia
O meravìglia!
Armida
Sopra l'usato Carro
Del Giordano a le sponde
Tragittatemi à volo.
Sidonia
Signora, e che risolvi?
Armida
Vo Rinaldo seguire.
Sidonia
Cauta prima vi pensa.
Armida
Vo quel fiero placar, o ver morire.
Andiamo.
Sidonia
Eccomi pronta
Armida
Accelerate il corso,
E superatc le saette, e i venti.

Scena undicesima

Melisso
Melisso
A buon viaggio, a rivederci, Addio.
Non si rapido fende
Di Giunone il sentier Partico Strale,
Come le vaste vie
Varca quel carro a volo.
Ma di me che sarà?
Mi vo guardando attorno, e stò attendendo
Qualche destrier di Pluto,
Che tra le gambe mi si cacci ancora,
E per aria mi porti, a la malora.
Eccolo! Aita. Ahi me! Ah nò, traveggo.
Ogni sterpo, ogni tronco, ogni figura
Un mostro mi ranembra. Oh che paura

Me l'han fatta la baffetta
La Magia sia maledetta
Per volersi far amar.

Han pur troppo certe belle
Cerchi attorno, e nulle incanti
Per rapir gl'incauti amanti
AI bel lume delle stelle,
Senza i Diavoli trovar

Me, ecc.

Scena dodicesima

La Città dì Gerusalemme in lontano, Padiglioni, e Tende dell'Esercito Franco accampato.

Rinaldo, Carlo, ed Ubaldo.
Rinaldo
Pur vi riveggo ancora
Sacre adorate Mura.
O' quale in in voi mirando,
Desio mi sorge in petto
Di bagnarvi in emenda
Di mie follie col proprio sangue i Sassì.
Indi il Ciel mi conceda
D'agevolar nella Cittade il varco
Tra le vostre rovine al Popol fido.
Si, lo farò, lo sento.
Raggio Divin queste speranze avviva
Coro
Viva Rinaldo» viva.
Rinaldo
Cieli, che veggio! Armida?

Scena tredicesima

Armida, Sidonia, Rinaldo, Carlo, Ubaldo, poi Arsace, e Melisso.
Armida
Armida, sì, crudele:
O' miei Fati avverrati!
Ecco al tuo pie, superbo,
L'unica erede dell'Assirio Scettro,
Quella, ch'a le sue piante
Più d'un Rege idolatra
Sospirar vide i suoi spoofali, quella,
Son io, che li sprezzò,
Ed or'dà tè, supplìce a terra, chiede,
Al suo affetto, al suo amor poca mercede.
Sidonia
Troppo abbandono è questo,
Mi perdona Signora.
Armida
Poco al mio amor, e di Rinaldo al Mcrto.
Rinaldo
(Misera mi commove)
Sorgi bella Regina.
Armida
Non m'alzerò, se pria non mi consoli.
Rinaldo
Tutto per tè farò, quanto richiede
La Guerra d'Asia, e con l'onor la fede.
Armida
Se la tua Fe s*oppone,
Ecco da questo punto
Io rinunzio alla mia,
A l'arti: io detesto.
Al tuo Capo, al tuo Crine
Offro d'Assiria il Serto,
E tutto del mio Regno impero, e l'Armi,
Consacro a le tue voglie.
Supera le Città, pugna, ed abbatti,
Struggi la fede mia: Il tutto vada
A' ferro, sangue, e foco,
Che s'acquisto, Rinaldo, il resto è poco.
Su, che pensi, riisolvi, il dono accetta.
Rinaldo
Godo che ravveduta
Di tua falsa credenza
Lasci gl'Orror? Disciolto.
Il sacro Voto, e fatto
De là Cittade acquisto
Sarai mia, ti prometto:
Il resto non ricuso, e non accetto.
Armida
Scherzi meco o fortuna? o pur è un sogno.
La presente allegrezza?
Ah' distinguer non puote
Bocca amara nel duol tanta dolcezza.
Arsace
Alfine, o mia Regina
Trionfò tua costanza, e lieta sei.
Il tuo fedel Arsace
Deh, premia ancor, e l'amor mio consola:
De la bella Sidonia
Mi concedi il possesso.
Armida
Richieggo il suo voler.
Sidonia
Son già disposta.
De la sua fé costante
Amoroso Destin mi fece amante.
Melisso
E finisca Melisso
Così d'andar più in aria, o nell'Abisso
Coro
Dì Timpani» c Trombe
Il suono Guerriero
Infiammi a là Gloria,

E amor sia foriero
A' l'alta Vittoria.

IL FINE


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Ultimo aggiornamento 27 giugno 2021