L'oboe, introdotto in Italia dalla Francia verso la fine del XVII secolo, fu dapprima usato come rinforzo degli archi. Àlbinoni fu tra i primi compositori italiani, assieme all'oboista virtuoso Giuseppe Sammartini, ad Alessandro Marcello e a Vivaldi, a scrivere dei concerti solistici per questo strumento, che a quell'epoca era dotato solo di due o tre chiavi. Del «dilettante veneto, musico di violino», come Albinoni stesso amava definirsi, ci rimangono 16 composizioni originali per oboe, equamente distribuite nell'op. 7 e nell'op. 9. Le due raccolte, pubblicate ad Amsterdam rispettivamente da Roger nel 1715 e da Le Cene nel 1722, sono simmetricamente divise in quattro concerti per violino (per archi nell'op. 7), quattro per oboe e quattro per due oboi. In questi lavori l'autore dimostra di conoscere a fondo le possibilità tecniche ed espressive dello strumento, che fu introdotto a San Marco nel 1698 e alla Pietà intorno al 1706, e di non essersi limitato a sostituire semplicemente il violino con l'oboe.
Albinoni decise di dedicare lìop. 9 a Maximilian Emmanuel II di Baviera perché probabilmente aveva sentito parlare della bravura degli oboisti attivi in quella corte. I concerti furono verosimilmente ben accolti dal momento che il «dilettante veneto» fu successivamente invitato a Monaco per organizzare le feste musicali in occasione delle nozze del principe elettore Carlo Alberto di Baviera con Maria Amalia, figlia più giovane di Giuseppe I.
Il Concerto in do maggiore per due oboi, archi e continuo op. 9 n. 9 è il penultimo dei concerti "doppi" presenti nella raccolta, che generalmente comprende composizioni più elaborate rispetto ai modelli offerti dall'op. 7. La tonalità di do maggiore è presente in quattro degli otto concerti per due oboi di Albinoni (dei rimanenti quattro, due sono in re maggiore e due in fa e sol maggiore). Ciò deriva dal fatto che spesso nel Settecento l'oboe veniva assimilato per funzioni e sonorità alla tromba, le cui tonalità naturali erano appunto quelle di do e re maggiore.
Nel primo movimento (Allegro, 4/4), gli interventi dell'orchestra sono articolati in tre-quattro motivi, variamente ricomposti ed elaborati nelle riproposizioni del tutti. I soli non hanno valore tematico ma si limitano ad un formulario melodico, prevalentemente per terze parallele, fatto di scalette, arpeggi, rapidi passaggi in semicrome, oppure di brevi incisi ripetuti o separati da una pausa di croma. Nel movimento centrale (Adagio, la minore) l'ampio respiro lirico del canto degli oboi viene impreziosito dalle imitazioni tra i solisti e gli archi. È importante notare che qui, come negli altri tempi lenti dell'op. 9, Albinoni preferisce servirsi di una tessitura musicale più elaborata, diversamente dalla moda dell'epoca di semplificare questo movimento per permettere la libera improvvisazione dell'esecutore. La struttura a ritornelli si ripresenta nell'ultimo tempo (Allegro, 3/8) che con quello iniziale condivide non solo la stessa struttura formale ma anche un identico percorso armonico: do maggiore - sol maggiore - la minore - mi minore - do maggiore. La diversità più evidente tra i due movimenti è costituita, oltre che dal ritmo, dal comportamento dei soli che, a differenza del primo movimento, hanno carattere tematico e sviluppano frequenti imitazioni.
Marco Carnevali