Il prodigio dell’innocenza

Dramma per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

La Dea Vesta tra fiamme d'oro, e di fuoco e l'Innocenza in Machina.
Vesta
O divina innocenza,
Pura luce adorata,
Gloria immortal dell'Alme, Alma beata.
Eccomi à te, che vuoi? Chiedimi il tuo piacer.
Tu sola, sola puoi
Dar legge al mio voler.

Eccomi, ecc.
Innocenza
Pur che la tua onestà dal Ciel mi senta
Sarai tù giusta, ed io sarò contenta.

Scendi amica
Dea pudica
A le voci del mio cor.
S'oggi un'alma, che t'adora
Mesta implora
La pietà d'un tuo favor.

Scendi ecc.
Vesta
Punta ai moti
De tuoi Voti
Trà le fiamme io scenderò.
Col valor di mia presenza
L'Innocenza
Trionfante renderò.

Pronta, ecc.

Spariscono le Nubi, e si scuopre la Scena.

Scena prima

Atrio del Tempio della Dea Vesta con l'apparecchio per rinovare il Fuoco sacro.

Pompilio, Claudia, Prisco. Coro di Vestali.
Pompilio
E questo il di solenne,
Primo, che Marte apre in Ariete al Sole.
In cui del Pio Troiano il Sacro Foco,
Base del nostro impero
Dè rinovar la ceremonia usata.
Vergini Saggie all'opra,
Claudia, le Frigie Lampadi prapara
Divota Intendi, el Ministero impara,

Bella fiamma i cori avviva
Nel chiaror del fausto pegno,
Se immorrtale à noi sei vinta
Dura eterno il nostro Regno.

(Una Vestale il raccoglie in un Vaso, e porta nel Tempio.)
Claudia
Pura Dea qui a noi risplendi
Come a noi tù arridi in Cielo,
Ed io me più bella rendi
La costanza del mio zelo.
Pompilio
Voti al Ciel, grazie a Vesta: or voi frà tante
Donzelle fortunate
All'adorato ardor caute vegliate.

Scena seconda

Claudia, Prisco.
Claudia
Prisco, ad apprender forse il Rito pio
Tù pur qui vieni?
Prisco
Eh che pietà dispero.
Claudia
Come bello ti sembra il nostro ufficio?
Prisco
Il più bel, ch'io mirai tù sola sei;
Ma per vederti, ò Dio!
Venni à contaminar gli sguardi miei.
Claudia
Se incominci così, tosto m'involo.
Prisco
Fuggi crudel? Dovevi esser pur mia.
Claudia
Vedi il mio stato? E ti dispiace ii cambio?
Prisco
Ah che il pensier non vedi.
Perche la tua Germana
Sia ricca erede, e misera Consorte
Di quel vano suo figlio, al fin t'indusse
Quì l'avaro Pompilio.
Claudia
Sia questo anche il disegno à me che noce,
A te che giova!
Prisco
O' Clandia!
Claudia
Tù sospiri? e che vuoi?
Prisco
Dammi licenza almen ch'io t'ami
Claudia
Guardi.
Prisco
Con questo mio pensiero
Il confin dell'Onesto io non eccedo.
Claudia
Tanta Virtù non credo;
Il confin dell'Onesto
A la disonestà troppo è vicino.
Prisco
Se manco, io mi condanno
Volontario al martir de' tuoi dispetti.
Claudia
Io ti stimo di molto; e mi prometti
Di non chieder giammai corrispondenza?
Prisco
Non cercherò di più.
Claudia
Ti dò licenza.

Se ti dà l'animo
D'amar senza sperar corrispondenza;
Amami pur si si; ti dò licenza.
Che se non brami più
Un prodigo sei tù di sofferenza.

Se ti, ecc.

Scena terza

Prisco, Flavio, che sopraviene.
Prisco
Amor vedesti mai
Un più misero Amante?
Flavio
Prisco amato
Son io ben sventurato.
Prisco
Caro Germano,e che t'affligge?
Flavio
Amore
Che ne pur mi concede
Un momento à veder Livia il mio core.
Prisco
Fù pur fin or Pompilio
A la sacra facenda intento.
Flavio
E tosto
E ritornato il crudo
Al solito rigor di custodirla.
Prisco
Ne l'hai veduta ancor?
Flavio
La vidi appena.
Prisco
Ella ti vide?
Flavio
Si; ma non sò poi
Se debba la mia pena
Argomentar pietà da i guardi suoi.
Prisco
Orsù fa d'uopo usar ogn'arte, ond'ella
Sia sposa à te, se a la mia fè rapite
Fur le Nozze di Claudia.
Flavio
O il Ciel volesse!
Prisco
Il perdere un momento è un perder molto,
Tù sai ch'ei la destina
Fra pochi di nel Talamo del figlio.
Flavio
O tiranna ingordiggia!
Prisco
E l'ardua Impresa
Sta nel vincer l'accorto,
Che vantasi ad ogn'uno
Il più attento, il più cauto.
Flavio
Anzi in se stesso
A Roma ostenta ogn'ora
L'idea dell'infallibile nell'opre.
Prisco
V'è il modo d'ingannar gli accorti ancora.
Vivi pur lieto intanto: ad altri mai
Non fidare il tuo cor, mà diligente
Sij nell'oprare, e tacito, e prudente.

Servi cauto, ama fido, mà taci,
E in amore non dubitar.
Non seguir certi amanti loquaci
Che si vantano di goder
Quando sogliono disperar.

Servi, ecc.

Scena quarta

Flavio.
Flavio
Contro di noi che machinate ò Stelle?
Dannati ambo à soffrir Germani amanti
L'innocente rigor di due sorelle

Contro, ecc.

Segue forse il Destino
Con una eguale aversità distinta
Di vicenda si prava
L'egualità del sangue?
Prisco amante di Claudia, e questa è avinta,
Flavio amante di Livia, e questa è schiava?
Mà che! Del nostro Fato
Crudo fabro è quel cor d'oro affamato.
Livia mio Ben, se adoro
Sol tua beltà, la tua ricchezza io sprezzo,
Mi sia pur quella affabile, e benigna
Se questa è poi nemica
Che importa a me? T'adorerei mendica.

Pensa poco a la Ricchezza
Chi ben ama la Beltà.
Rende quella affanni, e noie
Stilla questa amori, e gioie
Sul dolor di povertà.

Pensa ecc.

Scena quinta

Sala nel Palazzo di Pompilio.

Livia
Livia
O Flavio Anima mia
Anche pria di vederti io già t'amai;
Ora veduto appena
T'adoro, e tu nol sai.
Ah mio sesso infelice
Ah Pompilio! Mà che! Se col rigore
Pensi vincermi il core affé t'inganni.
Nò, nò che non sarà
Quel tuo figlio noioso a me Consorte
O sarò della morte.
Già sò quel che si deve
Al mio stato, al mio grado, al sangue mio;
Ma se tu dall'umano e sei crudele
Sia virtù dal contegno uscire anch'io.
E sarà mia vaghezza
Il tramar qualche frode all'accortezza.

Con l'inganno, e con la frode
Pur si gode
Il caro ben,
Ne si teme alcun rigore
Se l'Amore
E' forte in sen.

Con, ecc.

Or giunge il mio tormento.
O' questo il cor può stringere
L'odio pur tanto, e son forzata à fingere.

Scena sesta

Lucrezio, Metilio, Livia.

Metilio con la spada, e col cimiero in mano, solecitando il Padrone à vestirsi.
Metilio
Su presto ardisci, avanzati, discorri.
(Egli è di me più freddo).
Lucrezio
Aspetta.
Livia
In fatti
Non saria spiritoso
E gentile il mio Sposo?
(Lucrezio si ritira da una parte con Metilio.)
Lucrezio
Dimmi; mà ben averti
Di favellar sincero.
La linea de la chioma è in mezzo al fronte?
Metilio
Fermati.
(Li aggiusta sul capo la chioma.)
Signor sì.
Livia
(E sopportar deggio sempre cosi?)
Lucrezio
(Si pone il cimiero.)
Il volto hà del virile, e del Latino?
Metilio
(L'osserva in viso attentamente.)
Hà del genere uman, mà femminino.
Lucrezio
Sei pazzo affè.
Metilio
Non vuoi
Ch'io favelli sincero?
Livia
(Mio Sposo? Ah non sia vero)
Lucrezio
Mira: và bene acconcio
(Si mette al fianco la spada.)
Il brando al fianco, e l'abito a la vita?
(Metilio il mira bene d'intorno.)
Metilio
La spada si, mà se il vestito io guardo
Parmi non molto accomodato al seno.
Lucrezio
Non più.
Metilio
Sù, via.
(Lucrezio s'avvicina à Livia e freddamente s'inchina.)
Lucrezio
Livia deh mi perdona
Se mal composto, e tardo
A te rivolgo il piede.
Metilio
Eccolo, che incomincia
A far del Ganimede.
Livia
Penso che in qualche nobile esercizio
Ti voglia un bel desio sempre occupato.
(Lucrezio si turba.)
Metilio
Dille ch'applichi tù sempre ad amarla.
Livia
(Gran merito il soffrirlo)
Metilio
E pur non parli
Livia
Studio con mio diletto
Sonente la Poetica
Metilio
(O' questo è un altro umore)
La Rettorica sol move l'affetto.
(Lucrezio rivolto a Metilio.)
Lucrezio
Ora per me spasimerà d'amore.
T'amo non sospirar.
Bella.
Livia
Che importa à me?
Lucrezio
Come come, che dici?
Livia
Dicea che importa à me
Il tuo si grande amor, se molto io t'amo
Lucrezio
Tu molto m'ami?
Livia
Molto.
Lucrezio
Per genio, per destino, ò per volere?
Livia
Per simpatia di sangue.
Lucrezio
A dunque ò cara
Stendi la bella mano.
Livia
La mano (Or vò schernirlo) Eccola pronta.
Lucrezio
Mirami attenta in volto.
Livia
Ecco ti miro.
Lucrezio
Ne tramandi un sospiro.
Livia
Oimè (Non posso).
Metilio
(Quanto di se presume.)
Lucrezio
Però senti piacere.
Livia
Ancor nol sento.
Lucrezio
Ne al cor ti stringe amabile catena?
Livia
Amo per simpatia, mà senza pena.
Lucrezio
(A me sembra impossibile.)
Torna à mirarmi un poco.
Livia
(Egli è insoffribile.)
Lucrezio
A tù sospiri, e per modestia taci.
Livia
(O sciocca vanità.)
Metilio
L'odo, e stupisco.
Lucrezio
Orsù non sospirar; ti compatisco.
Già sò che assai tù m'ami.
Livia
Il Ciel lo sà.
Lucilio
Godi, che del tuo amore io n'ho pietà.

Del tuo amor son io contento
Se tù m'ami ogn'or così.
Avrà fine il tuo tormento,
E sarai felice un dì.

Del tuo amor ecc.
Livia
Se à parlar tu sforzi Amore
Ti dirà chi m'invaghì.
El ben sà dov'è il mio core,
Se mel tolse, e lo ferì

Se a parlar ecc.

Scena settima

Pompilio,e detti.
Pompilio
O' con quanto di gioia
Quivi ritrovo uniti
Due cari figli. Un del mio sangue, e l'altra
Del mio zelante amore.
Livia
Il contento maggiore
Sia nel vedervi intorno
Parto si dotto, e mulator di voi.
Metilio
Di tante doti adorno!
Lucilio
Tutti i talenti miei son doni tuoi.
Pompilio
Felicità de miei sudori. In somma,
Non mi soglio ingannar nell'opre mie.
Franco nel mio pensier, quando à me stesso
Senza il parere altrui chiedo consiglio.
Livia
Degno d'un tanto Padre è un tanto figlio.
Pompilio
E questo (o te felice) e'l tuo Consorte
Livia
Gran destino ch'el mio, grande la sorte.
Pompilio
Parti Lucrezio.
Lucrezio
Ai cenni tuoi mi rendo.
Pompilio
Così così ten vai
Senza inchinar chi t'ama!
Metilio
Io l'inchinai.
Lucrezio
M'alontano per brevi momenti
Da voi care pupille adorate
Non piangete che i raggi lucenti
Con quell'umide perle ammorzate.

M'alontano ecc.
Pompilio
Ritirati Mettilio.
Metilio
Io qui t'attendo.

Scena ottava

Pompilio, Livia
Pompilio
Livia, m'è ben sortito
Di reccar certo aviso
In gran vantaggio à Claudia.
Livia
Ella è forse mancante?
Pompilio
Il Ciel la guardi
Ma l'essere tal volta anche innocenti
Non basta à noi, se non si toglie ancora
Certe apparenze agli occhi altrui malsani.
Livia
Se lice il dirlo à me
Parmi uno specchio d'onestà.
Pompilio
S'è tale
Anche un fiato l'appanna. A te che sei
L'Esemplar de le oneste
Ben terminar s'aspetta
Con affetti concordi
Questi paterni miei saggi ricordi.
Livia
T'ubbidirò ben tosto (or questo è il tempo
Di derider l'astuto)
In fatti ogni Donzella
Compor si deve in ogni moto, in guisa
Di non offender mai le altrui pupille.
Pompiolio
(Sensi d'Anima bella)
Livia
Anch'io, che da te appresi
Questeste massime degne
Così mi porto, e con prudenza io vinco
Tal volta il troppo ardir di qualche amante.
Pompilio
Sei ben saggia; mà, di qual Arrogante
A' tua Virtute insulta?
Livia
Or metto in prova ò Amor la tua consulta
E' Flavio il mio tormento.
Pompiolio
Flavio? O' ardito, e che sento!
Livia
E pur sà ch'esser deggio
D'altrui Consorte, e che il mio arbitrio è in regno,
E che il mio core un solo amor desia.
Pompilio
(O saggia, o gloria mia)
Livia
Mà se oltre passa ancora la stessa, io stessa
Rimproverarlo intendo.
Pompilio
Ah tù non devi.
Livia
Come! Chi osseva hà da pensare? o voglia
Poiche un tesoro ho meco esser degg'io
Degli sguardi non men, che dei pensieri
Sempre gelosa, e rigida custode.
Pompilio
(Riflessi di virtù degni di lode.)
Livia non dubitar; farò che intenda
Flavio questi tuoi sensi.
Livia
Eh che non v'hà chi possa,
Ben esprimcre il duol, se non chi'l prova,
Io voglio, io voglio...
Pompiolio
Ah nò.
Che forse in me l'abilità non pensi?
Il mio poter non giova?
Livia
Giacche tu vuoi cosi. (Mio cor la vinci)
Dilli pur ch'io tel dissi,
Ne prenda le discolpe
Dall'onesto pensier d'essermi sposo,
Polche non son più mia.
Pompilio
(E' costante al mio figlio) Il tutto intesi.
Livia
Si dissi in queste accuse
L'intenso ardor d'un risoluto core;
E provi ancor per questa volta sola
In un dolce rimprovero il mio amore.

Con un solo il mio cor vò che giubili,
E sien gli altri per me detestabili,
Non son io come certe volubili
Che più vaghi si godono stabili.

Con un solo ecc.

Scena nona

Pompilio, Metilio.
Pompilio
Metilio vieni.
Metilio
Vengo.
Pompilio
Io lasciarmi ingannar? Chi potrà mai
Vantarsi ancor d'aver deluso il mio
Grave giudizio accorto?
Dimmi vedesti mai...
Metilio
Vedo pur troppo
Pompilio
Che vedi?
Metilio
Io vedo, e ammiro
Di Pompilio l'ingegno,
Le virtù di Lucrezio
E l'onestà di Livia.
Pompilio
E la temerità di Flavio.
Metilio
Ancora.
Pompilio
Di sovente oltre passa, e Livia inchina?
Metilio
Tal istoria si vede ogni mattina
Pompiolio
Ed ella corrisponde?
Metilio
E che dirai?
Parla stessa prudenza.
Pompilio
(Son meglio assicurato.)
Metilio
(Il Servo à dir cosi non erra mai)
Pompilio
Mà dimmi, dimmi un poco
Se ne avvide Lucrezio?
Metilio
Eh Signor nò
Pompilio
Orsù tacer tu devi.
Metilio
Io tacerò.
Pompilio
Già mi conosci
Metilio
E da gran tempo affè
De' fare assai chi la vuol fare à te.
Pompilio
A qual si sia non cedo
Fino l'ombre col senno anche prevedo.

Chi si lascia ingannar
E soffre con viltà
L'inganno è pena.

Se mal cauto non sà
La prudenza adoprar,
Il suo folle operar
Merta catena.

Chi si lascia ecc.
(Parte.)
Metilio
Fatalità ridicola, e funesta
Nutriscono due mali ambo in un segno.
Il Figlio hà vanità bell'ingegno,
Il Padre hà la pazzia di buona testa.
Pur se ingegnosa, e accorta
Livia costante aspira
D'altro Consorte agli Imenei graditi,
Penso, che resteranno ambi scherniti.

Per il mal de le Donzelle
Non è Medico il Rigor.
Se questo lor tiene
Le mani in catene,
Lascieran di farsi belle,
Mà non già di far l'amor.

Per il mal ecc.

Scena decima

Giardino vaghissimo di Roma vicino al Palazzo di Pompilio.

Claudia, Livia.
Claudia
Ad altro Amor non penso,
Quando non sia pietà;
Che già dà legge al senso
L'amor dell'onestà.

Ad altro ecc.
Livia
Questo non basta, ei disse,
Mà togliere sia d'uopo
Agli occhi altrui certe apparenze ancora.
Claudia
Perche non dica il Mondo,
Saria d'uopo il non essere di questa
Si fragil tempra.
Livia
O' ribellarsi affatto
Fin dall'umanità.
Claudia
E forse ancor direbbe. A lui sol basta
Un inchino, un accento, un moto, un guardo
Non che un Amore onesto à pensar male.
Livia
Ciò che disse Pompilio à te riporto.
Claudia
Sò come io viva, el cor lo vede il Cielo.
Livia
Io badare ad alcuno?
Voglio pago il mio genio, e parli ogn'uno.
Claudia
Deh Germana sii saggia, io t'amo, io t'amo
Più dell'anima mia.
Se Pompilio è si accorto,
Il tuo spirto riserba...
Livia
Il mio spirto, è virtù, s'io mal sopporto
D'un sciocco amor la vanità superba.

Io star nel Talamo sempre legata,
Ed altri eleggerlo dunque vorrà?
Il mio cor nol soffrirà.
Voglio sposo à mio talento,
E goder si bel contento
Col piacer di libertà.

Io ecc.

Scena undicesima

Claudia, poi Prisco.
Claudia
(La prudenza la guidi)
Prisco
Amor t'accenda.
Claudia
Oimè Prisco, mi lascia.
Prisco
O Dio Claudia, m'ascolta.
Claudia
(Bella Ragion m'assisti)
Prisco
Ti sovviene ch'io t'ami?
Claudia
Ami senza sperar corrispondenza,
Prisco
Pur mi desti licenza.
Claudia
Ciò che impedir non posso, ò ogn'un permesso.
Mà tù non sei contento?
Prisco
Sol per timor, che tù non peni amando
Mi contentai d'amar senza mercede.
Claudia
Mostri ben senza esempio
Generosi dal pari e Amore, e Fede.
Prisco
(La prendo affè con l'armi sue)
Claudia
Se in fatti
Fosse innocente la tua brama: penso
Che anch'io potrei... Mà che!
Prisco
Un onesto dovere e'l mio desire:
Amo per ben amar, non per gioire

Quell'Amor, che sà bramar
L'onestà del suo dover,
Ama sol per ben amar
E non brama alcun piacer.
Claudia
Son rari quegli Amanti,
Cui la ragion sempre difenda il core.
Prisco
Io sarò solo in così strano amore.
Claudia
Troppo bello sarebbe il tuo desio.
Prisco
Così e'l mio core (E pur si poco è mio)
Claudia
Eh Prisco un tale amor mal si raffrena.
Prisco
In chi nol sà frenar, l'amore è pena.
Claudia
E per questa ragion pena ogni amante.
Prisco
Solo pena colui, ch'ama il piacere.
Claudia
E tù nol puoi soffrire?
Prisco
Amo per ben amar, non per gioire.
Claudia
Al fin risolvi.
Prisco
Io dico
Che d'un amor sì onesto
Goder d'essere amata, e non amare
E'un ben di vanità.
Claudia
Che puoi sperare?
Prisco
Non altro, sol che un puro amor sincero.
Claudia
E tale il Mondo il crederà?
Prisco
Ne temi?
La modestia, il silenzio...
Claudia
Ah non è vero.
E poi tù avrai così discreto ardore
Che non renda i desiri, al godimento accesi?
Prisco
Se ancor gli fomentasse; un tal difetto
Non saria dell'Amor.
Claudia
Non più. T'intesi.

Quell'Amor, che sà patir
Senza oltraggio del suo cor,
Non, ricerca nel gioir
Le dolcezze dell'amor.
(Parte.)

Scena dodicesima

Prisco, Pompilio.
Prisco
(O' tiranna speranza!)
Pompilio
Prisco.
Prisco
(Un altro martire)
Pompilio
Fino ad or ti cercai, poiché desio
Per breve affar la tua prudenza meco.
Prisco
Tu vuoi scherzar; che non hà già la tempra
Del tuo mirabil senno il parer mio.
Pompilio
T'è noto ch'ambedue
Sieno l'alte Germane
Lasciate all'amorosa gelosia
De la mia fè de la custodia mia?
Prisco
(Della tua crudeltà)
Lo sò pur troppo.
Pompilio
Or voglio.
Che tù soavemente al tuo Germano
Recchi il mio duolo; ond'ei più non s'inoltri
A turbar co'i passeggi
La modestia di Livia altrui promessa.
Prisco
E ciò sia vero?
Pompilio
Dilli.
Dilli che Livia il disse
Anzi s'egli ritorna, ella, ella stessa
Rimproverarlo intende.
Prisco
Tanto rigor?
Pompilio
Ne porti
Le discolpe il pensier d'esserle sposo,
Ch'ella è già d'altri. Io dunque.
Lo consiglio, che attenda
O ad altro amore, ò à fe.
Prisco
Qui à momenti l'aspetto,
E tù potrai...
Pompilio
Qui verrà tosto?
Prisco
Si.
Pompilio
Prisco addio. Dilli pur ch'ella l'hà detto.

Scena tredicesima

Prisco, poi Flavio che sopragiunge.
Prisco
Fuggi fuggi da questi miei lumi
Rigido, perfido, indegno, crudel.
Ti ribelli all'Impero dei Numi
Se contrasti al decreto del Ciel.

Fuggi ecc.

Avidissimo cor d'altri ruina,
E precipizio del mio amor.
Flavio
Germano;
Più che passeggio in vista à la mia Bella,
Parmi dai guardi suoi d'esserle noto;
Che non in vano io l'ami
E ch'ella ogn'or mi brami.
Prisco
Come? se pria giungevi avresti uditi
I rimproveri tuoi.
Flavio
Da chi?
Prisco
Pompilio
Di te meco si dolse
Poiche oltre passi à veder Livia; e sai
Che di sposarla al figlio ei si prefisse.
Flavio
Questo è noto à Pompilio? E come mai?
Prisco
Anzi se più ritorni
Ella ti sgriderà. Livia lo disse.
Flavio
Livia lo disse?
Prisco
Si, lo disse à lui
Perche il dicessTe à te. Di più non vuole
Che ti scusi il pensier d'esserle sposo.
Flavio
Livia lo disse à lui?
Prisco
Son sue parole.
Flavio
O mio Fato amoroso!
Se unisco in un gli sguardi suoi cortesi
Con si belle doglianze;
Quanto ho fin ora udito
Hà faccia d'un divieto, ed'è un invito.
Prisco in ciò, che mi narri io vedo un raggio,
Che più mi scopre amor.
Prisco
Che forse t'ama?
Flavio
Non sò, veggasi il fine.
Prisco
Opra da saggio.
Flavio
Chi sà, chi sà che un giorno ...
Prisco
Io sò che sempre
Al misero in amor non altro avanza,
Che l'incerto piacer de la speranza.

Infelici! Amiam due Belle,
Che in niegar corrispondenza
Han distinta crudeltà.
Ambe sono à noi rubelle,
L'una à te con innocenza,
L'altra à me per onestà.

Infelici ecc.

Scena quattordicesima

Flavio.
Flavio
Miei pensieri à consiglio. Io son sicuro
Che ne passeggi miei ben cauti, e rari
Poche volte mi vide. E sempre in quelle
Fur benigne le Stelle.
Ma come poi s'avvide
Indovina fedel dei miei pensieri
Che tanto io l'ami, e le sue Nozze io speri?
Livia Livia lo disse.
Ah si mio core intendi
Si bel disegno, e segui
La tua cara fortuna. Il tutto lice
Sperare ad uom, che viva
Sia ben anche infelice. E sempre vero
Che nell'abbandonar l'anime amanti
L'ultima è la speranza: Amor tiranno
Prende talor faccia benigna; e spesso
Quando ogni bene al core amante invola,
Nel tormento più forte all'or consola.

Cangia d'aspetto Amor,
Sempre non dà martir.
Crudo, e soave insieme
Anima in noi la speme
Quando ne fà languir.

Cangia ecc.

Il fine dell'Atto Primo.

ATTO SECONDO.

Scena prima

Cortile nel Palazzo di Pompilio

Livia, Pompilio
Pompilio
Gran virtù del rispetto
Bella felicità dell'uom, ch'è saggio
Farsi temer con le minaccie sole.
Livia
Signor, quella fortuna,
Che tu ostenti all'oprar, per me non giova.
Pompilio
E che? L'ardir di Flavio
Sarà depresso. Al suo Germano esposi
Le tue parole, e in uno
Le mie giuste doglianze.
Livia
(Forse à quest'ora ei sà le mie speranze)
Pompiolio
Egli approvò la mia prudenza, e tosto
Giurò ben risentito
A lui ridirne il tutto.
Livia
(Deh segui adesso à favorirmi ò Amore)
Giurò ...
Pompilio
Si di ridirne à Flavio il tutto.
Livia
Và tempo assai, che ti die fede?
Pompilio
Assai.
Livia
Io n'hò un gran pegno in fatti, Or vedi il frutto.
Questo bel cor dorato
Sì chiuso come il vedi
Mel gettò non v'hà molto entro la stanza.
Pompilio
(Temerità insoffribile!) Vediamo.
(vuol aprirlo.)
Livia
(M'assisti amor) Signore
Meglio sia non aprirlo, ond'ei non goda
Ne men questo contento.
Pompilio
Aprir lo voglio
E più aperto rimanga il suo delitto.
(L'apre, e trova una lettera senza soprascritto.)
Livia
Che farà core afflitto!
Pompilio
O indegno! Un foglio?
Livia non sospirar, che forse in breve
Ne vedrai le vendette.
Livia
E tanto ardire?
(Pompilio vuol leggerlo, ed ella accortamente il trattiene.)
Lascia, lascialo chiuso, ò ch'io men vado
Per non udir l'oscenità de i sensi.
Pompilio
O senza pari alta onestà? (Tacendo
Il leggerò à me solo.)
Livia
(Ah mi tradisci ò speme)
Fà pur ciò che t'aggrada, al tuo gran senno
Non vò dar legge nò; sol ti ricordo
Che se lo rendi aperto
Fai pregiudizio all'esser mio, che troppo
M'offese il sol vederlo anche al di fuori.
Pompilio
Vanta di purità tutti i candori.
Livia
E poi, se ardito fù, sarà superbo
Per questo sol ch'io l'abbia aperto, e letto,
Rendilo come il diede, e resti intatta
La beltà del mio cor, de la mia fede.
Pompilio
Cara, e ben degna Figlia
De i miei costumi, i tuoi consigli approvo:
Così de' oprare ogni Donzella onesta.
Or farò pronto il tuo voler. Tù in tanto
Placa lo sdegno, e rendi pio l'aspetto,
Ch'io son per te.
Livia
(Mi torna l'alma in petto.)
Pompilio
Chi pensa di farla à me
S'inganna affè, s'inganna.
Non t'adirar più nò,
Io mi vendicherò,
Che non è solo in te
L'altrui molesto ardir, che il cor t'affanna.

Chi pensa ecc.

Scena seconda

Livia.
Livia
Grazie ti rendo Amor, che ben proteggi
Col tuo profondo ingegno i miei disegni,
Ne pur l'Ostentator di tante doti,
Primo trà i cauti ingegni
Con tutta l'accortezza ancor gl'intende:
Degno tormento acuto
Dell'Avaro al rigor, con cui restringe
Fino là libertà dei miei sospiri.
Deh caro Amor con questa tua bell'arte
Tanto ingegnosa, almeno
Fà che m'intenda solo
Flavio, di cui sol penso, e per cui peno.

Che vago ingegno è Amor
Pronto nell'applicar.
Trova così bell'arte
Per far contento un cor,
Ch'altri à stancar le carte
Certo non può trovar.

Che vago ecc.

Scena terza

Lucrezio, Metilio, Livia.
Lucrezio
Livia Livia.
Metilio
Signora.
Lucrezio
Ad inchinarti io torno.
Metilio
(Non comincia si mal) segui in buon ora.
Livia
Sempre grato a'l mio amore e'l tuo ritorno
(Importuno!)
Lucrezio
(E si tosto ella sospira!)
Bella, sia con tua pace
Mal sapesti di fiori ornarti il crine.
Livia
Soglio così piacere a chi mi piace.
Lucrezio
Questa si bella Rosa
Su i gigli del tuo seno
Pompeggia più vezzosa, e più gentile.
Metilio
(Che genio femminile!
Sol vi mnaca la gonna.)
Livia
Grazie Signor ti rendo. (O sofferenza!)
Metilio
O prego Amor che ti trasformi in Donna.
Lucrezio
Cara Livia.
Livia
E non puoi
Senza adoprar la mano
Correggermi lontano?
Metilio
Eh tu puoi star sicura
Ch'egli è d'una onestissima .
Livia
Pur temo.
Lucrezio
(A intendo, intendo
Se troppo io m'avvicino, arde al mio aspetto.)
Livia
Ben troverei, se ben mirassi anch'io
Ne gli ornamenti tuoi qualche difetto.
Lucrezio
Questa sarebbe in me colpa innocente,
Che obbliando me stesso
Dono agli studi miei tutta la mente.
Livia
Le negligenze tue son gloriose.
Metilio
Gli studi affè non curano le spose.
Lucrezio
L'estro mio, che sovente hà del Lunatico,
Si ricrea nell'Armonico, e Dramatico.
Livia
Ne vuoi ch'io senta ancora
La tua virtù Poetica, e Canora?
Lucrezio
Or non è tempo.
Metilio
A la tua Sposa un nò?
Livia
Adunque io partirò.
Lucrezio
Nò non partir. Quì appunto
Giacche tu vuoi così, vò consolarti.
Livia
Resto per ammirarti.
Lucrezio
Attendi. . . A ch'io mi scordo.
Metilio
A la memoria ancora
Si dice in caso tal, che non si parta.
Lucrezio
Or mi sovviene, ascolta . . . Ecco la carta.
Siedi.
Livia
Ubbidisco.
Metilio
Anch'io.
Lucrezio
Son Amante, ma ho troppo rossore
A dir che Amore
Mi saettò.
Senza dirlo dirò ch'io moro
E tu intendimi ò mio Ristoro,
Se con gli occhi ti parlerò.

Son, ecc.
Metilio
O queste son parole
Che piaceranno assai.
Livia
Molto, molto m'appaga.
Lucrezio
(Certo con nuove doti
Giungo nuove ferite a la sua piaga.)
Livia
(M'è forza il trattenermi)
Lucrezio avrei gran brama
D'ammirar il tuo ingegno in qualche Drama.
Lucrezio
A dirti vero io l'ho composto, ma . . .
Metilio
Io non l'hò mai creduto, ed è un grand'Uomo.
Livia
Di che paventi, e non vuoi darlo in luce?
Lucrezio
Se avessi sol dei Nobili? e dei Saggi
A inchinare il giudicio, io lo darei.
Livia
E agli altri pensi! Or dimmi
E il Soggetto del Drama Eroico?
Lucrezio
Nò.
Livia
Tragico?
Lucrezio
Non è inteso.
Livia
Comico?
Lucrezio
Non è grave.
Livia
Politico?
Lucrezio
Non lice.
Livia
Patetico?
Lucrezio
Non piace.
Livia
Sarà dunque frà noi nuovo, e mirabile.
Lucrezio
E intitolato Il Genio Incontetabile.
Livia
(Si stravagante umore io prendo à gioco.)
Lucrezio
(Ella tace?)
Metilio
(T'ammira.)
Lucrezio
Ah si l'ho detto
Che averebbe il mio ingegno
Dell'amor suo reso maggiore il foco.
Livia
Alto saper!
Lucrezio
(Che vale a dir t'adoro.)
Intendo il tuo silenzio;
Parti, ne più penar, che già vicini
Sono i nostri sponsali.
Livia
Il tacito mio duol male indovini.
Lucrezio
Sò che il rispetto solo
Ti sforza a sepelir nel sen l'affanno.
Livia
L'idovinasti. E quello il mio Tiranno

Che farò? Fanno guerra à quest'alma
Due Tiranni Rispetto, ed Amor.
Ma se Amore, ne ottiene la palma
Sarà schiavo il Rispetto del cor.

Scena quarta

Lucrezio, Metilio.
Lucrezio
Come Livia all'udirmi
Spasimante languia
Per la Virtù, per la bellezza mia!
Metilio
Io l'hò veduta.
Lucrezio
O come
Godea nel favellarmi!
Metilio
(O questo nò)
Lucrezio
Quanto m'intenetisce!
Metilio
Apprezzo molto
Se fà i cori languenti, il tuo bel volto.
Lucrezio
Anch'io lo sò.
Metilio
Mà dimmi
Oltre la tua beltà, ch'è di natura
Oual'arte adopri à farti amar?
Lucrezio
Qual'arte?
Per chi brama far del Bello,
Del buon gusto ecco il modello.

Ornarsi di bell'aria,
Lini bianchi ogni giorno
Ricci ò gruppi a la Chioma,
Nastri d'oro à la spada,
Portar la vita immobile,
Danzar come sul vetro,
Complir à punti, e coma,
Scriver à sensi, e cifre,
Nel tratto disinvolto,
Nel conversar galante,
Cavaliero, ed amante,
Negligente, e leggiadro.
Metilio
(da se.)
E per compire il Quadro
Con una pennellata ancor più soda
Mangia da Cacciator, dorme a la moda.
Lucrezio
Che parli?
Metilio
A tante doti,
Com'esser può di Livia il cor di ghiaccio?
Lucrezio
Anch'io Metilio ardo per lei, ma taccio.
Metilio
Perche tacer? Che giova?
Lucrezio
La Donna all'or che sa d'esser amata
Divien superba; ed io lo sò per prova.
Metilio
Dunque così vorrai
Desiando penar?
Lucrezio
(Oimè)
Lucrezio
(Sospira?)
Nol capirò gjammai.
Lucrezio
Non più pene ò miei desiri
Nò mio core non sospirar.
Mentre puoi co' i tuoi sospiri
Si bel loco un di ammorzar.

Non più, ecc.

Scena quinta

Metilio.
Metilio
Provo l'Original, veggo il Ritratto,
Ne ben conosco ancora
Costui ch'è innamorato, e s'innamora.
Or fà del saggio in tutto
Ora di tutte è il Bello
E' di lieve cervello
Di tal temperamento
Ne troverei però ben più di cento.

Dei pazzi d'oggidì
Io son più saggio affè.
Se penso à quel che veggio,
Ritrovo in altri peggio,
El minor male è in me.

Dei pazzi, ecc.

Scena sesta

Luogo ameno con acque cadenti, che formano un Lago di delizie, vicino ala Casa di Pompilio.

Flavio.
Flavio
Acque labili, aurette volanti
Vengo à piangere, à sospirar.
Mà se piango, e sospiro con voi
Ite poi
Al mio Beae i sospiri cò i pianti,
Ite rapide à riportar.

Acque, ecc.

Ah che deliro; e spargo ai flutti ai venti
Sventurati lamentì.
Livia come verrà; se ogn'or la tiene
Ostinato rigor come in catene?
Ma non disse il German che s'io ritorno
Ella mi sgriderà?
Che temer? Qui si tenti
Per udirla sdegnata, il tempo, il loco
I rimproveri ancora, e crudi, e amari
S'escono da suoi labri, à me sien cari.

Scena settima

Pompioli, e detto.
Pompilio
Fino ad or ti cercai
Per confonderti ò Flavio.
Flavio
(Ecco il Tiranno.
Sii propizia ò sorte!)
Signor voi m'offendete.
Pompilio
Avrai sentito
Da Prisco il tuo Germano
De i sentimenti miei l'ardor sdegnoso.
Flavio
Ancor lo sento, e più di sasso io resto.
Pompilio
E tanto senso ancora
Hai per tornare a le molestie usate?
Flavio
Certo voi v'ingannate.
Pompilio
(Ho il suo delitto in mano, e ancor lo niega.)
Come, si poco apprezzi
Le minaccie di Livia, e i miei consigli?
Flavio
Non comisi altra colpa, e ancor son reo?
Mio cor che mai sarà?
Pompilio
(Mentitor troppo ardito!)
Orsù mi senti
Flavio se più ritorni
A tentar la virtù di Livia onesta,
Saprò scordarmi offeso
Dell'esser tuo, dell'esser mio; Cosi
Ben cesserà per sempre
L'alto rispetto, e l'Amistà fra noi.
Flavio
Sono innocente.
Pompilio
Si?
Prendi, e niega se puoi.
(Parte gittandoli il cuore dorato.)

Scena ottava

Flavio, poi Prisco.
Flavio
La forma è bella, il lavorio mi piace
Nel Cor veggio l'amor, nell'Or la fede.
Prisco
(Flavio? contempla un core?)
Flavio qual nuova?
Flavio
O caro il mio Germano
L'una à te l'altra à me.
Prisco
Non ben t'intendo.
Flavio
Questo bel Cor, che miri
Doppo le sue minaccie
Mel diè Pompilio, e ne sfuggi sdegnato.
Prisco
Livia forse l'invia?
E Pompilio tel diede? Io mi confondo.
Vedi, che aprir si può; sù meglio osserva.
Flavio
Che speri anima mia?
(l'apre.)
Come una Carta?
Prisco
Leggi.
Flavio
Amor sii fausto Annuncio.
(Legge.)
Mio desiato Sposo.
Se ti rassembra oscuro
Degli occhi amanti il lucido linguaggio,
Che pur ti parla assai,
Ora sii cauto, e saggio
A ben capir quanto fin or t'amai.
Da questi sensi un fine onesto apprendi;
E se scrive il mio COR, deh Flavio intendi.

Intendo sì, dolce mia vita, intendo.
Prisco
Amore è un gran maestro. Or molto io rido
Di quel grand'uomo accorto.
Flavio giacche se' certo
Si bell'amor seconda.
Flavio
Come vuoi ch'io risponda?
Prisco
E mancan modi?
Lo stesso Amor t'insegni.
Flavio
Ella è osservata
In guisa tal, che sempre un Argo ha intorno.
Prisco
Pur trovò non veduta
Un arte così bella, e tanto acuta.
Sentimi ancor tù puoi...
Flavio
Taci che un bel pensiero
Anche meco ingegnoso Amor m'addita;
Ben eseguirlo io spero
Il Sito è acconcio e'l lieto dì m'invita.

Sento Amore, che vuole al fine
Coronar la mia costanza.
E darmi al sen
Quel ben,
Per cui mi si fè languir lunga speranza.

Sento ecc.
Prisco
Tu vai lieto in amore, ed io ti seguo
Troppo infelice amante.
(incontra Claudia.)

Scena nona

Claudia, Prisco.
Prisco
(O' mio Destino.)
Claudia
(O' mia sventura.)
Prisco
Claudia.
Claudia
Prisco, ti giunse agli occhi
La mia fida Germana?
Prisco
Tutti gli sguardi miei
Trovan meta, e confin solo in te sola.
Claudia
Ah tù giammai non vuoi cessar, fin tanto
Che non vedi il mio male.
Prisco
Almen consola
Le mie doglie, il mio pianto.
Claudia
O mal tù pensi.
Prisco
Deh se un giorno tù ancora
Cangiar puoi stato, or cangia anche i pensieri;
E per non far ch'io mora,
Fà per pietà che le tue nozze io speri.
Claudia
Prisco favelli ai sassi. Altra cagione
Qui mi condusse. Altra pietà ricerca.
Prisco
O Dio!
Claudia
Questi Sponsali
Furo sempre fatali;
Le tue certe sventure à me tù chiedi
Del tuo Fato sei Fabro, e pur nol vedi.
Prisco
Mia sia cara la morte
Pur che sii tù amorosa.
Claudia
Ahi troppo avesti
Tù del martir ben più di quel che n'hai
S'io ti fossi pietosa.
Prisco
Ne hò da sperar più mai?
Claudia
Volgi ad altre più amanti i sensi tuoi;
E se ottenner non puoi quel ben, che brami,
Folle sei se più l'ami.
Prisco
Eh ch'io non posso.
Claudia
Conforta il Core, e raffrena il ciglio,
Prendi, prendi sincero il mio consiglio.

Cangia voglie ama chi t'ama.
Ch'io per altri amor non hò
Chi non hà quel ben, che brama
Brami sol quel ben che può.
Prisco
Perche non posso amarti?
Claudia
Saper non puoi più di cosi.
Prisco
Ne pure
Speme alcuna mi dai?
Claudia
Con miglior modo
Consolarti non sò

Cangia voglie ecc.
Prisco
Dunque mi vuoi si sventurato al Mondo,
Che senza amore io viva, e senza speme?
Claudia
Così vivrai tranquillo, e saggio insieme.
Prisco
Dimmi ò Bella, e come mai
Vuoi che cessi in me il piacere
E d'amare, e di sperar?
Se finir non può giammai
Con la speme del godere
La cagione del penar.

Dimmi ecc.
(parte.)

Scena decima

Claudia.
Claudia
Par che il Destin mi porti
Ad incontrar ciò che fuggir procuro,
O frale ad ogni passo
Misera umanità:
Poiche non son di sasso
Anch'io già sento in me
Un certo non sò che di tenerezza,
E sò che non è Amore,
Mà qualche cosa egli è più de pietà.
Misera umanità!
Fuggi fuggi mio core; ogni momento
Ben può costarti assai
Pensa dove tù viva, e come io sia,
Sai che non son più mia? Tù sol lo sai.
Or che sorge la Notte
Vien meco ai casti Alberghi, e tosto sgombra
Ogni vano piacer, ch'è un fumo, un Ombra.

Il piacer dell'Amore mendace
In sostanza è piacer d'Accidente.
Chiaro lampo, che rapido vola,
Vaga stella, che subito fugge
Gentil aura, che tosto s'invola
Bella neve, che ogn'or si distrugge
Lampo, Stella, Aura, Neve; Il Tutto è niente.

Il piacer ecc.

Il contento del Mondo fallace
Con la tomba ha congiunta la Culla.
Fragil fiore, che spunta, e languisce,
Fiero stral, che dall'Arco sen passa,
Fosca nebbia, che sorge, e sparisce
Lieve spuma, che s'erge, e s'abbassa
Fiore, Stral, Nebbia, Spuma. Il tutto è nulla

Il contento ecc.

Scena undicesima

Pompilio, Livia.
Pompilio
Livia, già resi à Flavio
Il suo Core, il suo foglio
Con sensi d'alta offesa, e di cordoglio.
Livia
Egli che disse?
Pompilio
Ei confessò l'errore
Col chiamarsi innocente; onde rimase
Confuso, e in un pentito.
Livia
(Io son felice.)

(Qui s'odono i stromenti musicali, e avanzandosi una Machina per acqua.)
Pompilio
Ne vò temer che ardito, un'altra volta
Livia
(Ma che sento?)
Pompilio
Vorrà...
Livia
Signor ascolta.
Pompilio
(Che dolce novità!)
Livia
Sediam se vuoi.
(Siedono.)

(Segue il concerto in forma di Serenata.)
Voce
Piangendo, e sperando
Fileno prefisse
A Clori, che scrisse
Rispondere un dì

Ma poi paventando
Sventure al suo foglio,
Con dolce cordoglio
Rispose così.
Pompilio
Molto mi piace.
Livia
(Ah mio piacer stà cheto)
Voce
Non mi rassembra oscuro
De tuoi begli occhi il lucido linguaggio
Bella se intesi assai;
E ben comprendo saggio,
Che tu m'amasti ogn'or, com'io t'amai,
Se appresi i tuoi, deh tù i miei sensi apprendi,
E se risponde il Cor, deh Cara intendi.
Pompilio
Io sento, e intendo poco.
Livia
(Io molto affè.)
Misero! A chi favello?
A voi lumi amorosi.
Deh se i vostri riposi
Non turba il suon d'armonici lamenti,
Con un sol guardo solo, Ahi rispondete
Al mio pianto, al mìo duolo, ai miei tormeni.
Bei lumi e ancor tacete?
Perche d'un guardo sol meco si avari?
Nò nò. Tacete. Io ben n'intendo ò cari.
Pompilio
Ai lumi egli favella?
Livia
Con gii occhi parlerà de la sua bella.
Voce
Si begli occhi muti siete
Nei secreti dell'Amor;
Si v'intendo, voi tacete
Quando scrisse il vostro COR.
Livia
(O come al vivo eprime
Tutta l'Anima mia!)
Voce
De la fè con si bel pegno
Anch'io saggio tacerò.
E col fine onesto, e degno
Ad amare apprenderò.

(Finisce la Serenata, e parte la Machina.)
Pompilio
Or mi sveglia il sospetto
L'aver qui intorno udito . . .
Basta, basta.
Livia
Signore
Fù questo forse un altro amante ardito?
Novo timor m'assale.
Pompilio
Orsù non più temer, stà lieta omai;
Diman del figlio mio Sposa sarai.
(Parte, e resta Livia attonita.)

Scena dodicesima

Livia.
LIvia
O Flavio, ò stelle, ò sorte:
O Livia, e che intendesti?
Diman, diman sarai
Di Lucrezio Consorte?
Che stravaganze del destino! O Dio
Voi duraste ben poco
Miei contenti infelici.
Mà Pompilio, e che dici?
Io Sposa del tuo figlio? ò Flavio intendi?
Nò caro non temere. E questo il tempo
Da risolvere ò cor! Mà il tempo vola.
Livia, Livia tù pensi? O fuggi, ò mori.
Spiriti miei, che fate?
A crudeli rispetti andate, andate.
Per isfuggire il vivere infelice
D'un continuo morire, il tutto lice.

Se tù cosi vorrai
Più tosto mi vedrai
Sposar la morte.

Questa non manca nò
D'un Cor, che disperò
Farsi Consorte

Se ecc.

Scena tredicesima

Tempio del la Dea Vesta con in mezzo il Fuoco Sacro.

Claudia.
Claudia
Claudia ben fortunata
Frà questi amati orrori
Tu dei vegliar nel venerato ufficio;
In questi a te si dona
Della sorte in virtù, ne i Voti alterna
L'onor di custodir la Fiamma eterna.

Sacro ardor tu mi conduci
Al sentier d'immensa via.
Se consumi in questo core
Quell'amor ch'è senza luci;
Renda chiara il tuo splendore
L'Onestà dell'Alma mia.

Sacro, ecc.

Vegliate o mie pupille
Perche arda sempre, e non s'estingua ma ...
Sento certo romor di calpestio!
Olà chi temerario. (Un Uomo! ò Dio)
Servi, gente, compagne alcun non m'ode?

Scena quattordicesima

Claudia, Livia in abito d'uomo.
Livia
Questa è voce di Claudia; ella è custode?
Mà che temer! L'impresa omai si tenti
Già sono estremi i mali
S'estingua il Sacro Foco, e così cessi
Ogni Augurio felice, e sia sospesa
La faccenda crudel de i miei Sponsali.
Claudia
O sacrilego, ed empio.
Tu violar le riverite soglie
Furtivamente al Tempio?
Tu spegner vuoi....
Livia
Deh mia Germana taci.
Claudia
Livia in manto virile? Oimè son morta.
Livia che fai? Come ti veggio: e quivi
L'ingresso avesti! Ah che il periglio è certo.
Livia
Sempre ogni varco ai disperati è aperto.
Claudia
Fuggi se mi vuoi viva; e m'ami onesta.
Livia
Taci, s'ami il mìo onore, e mi consiglia.
Claudia
Fuggi, e all'uscir del Sol consigiio attendi.
Livia
Non m'ingannar.
Claudia
Vien meco, ora ti schiudo
Quest'Addito comune.
Livia
T'attendo.
(parte.)
Claudia
Cessasti al fine ò mio spavento orrendo.

(Nell'atto di farla fuggire viene osservata da Pompilio.)

Scena quindicesima

Pompilio con servi, Metilio, Claudia.
Pompilio
Claudia tu sei scoperta, e poco giova
L'ingegnoso romor del finto zelo
Quelle ch'io già credei
Co i dolci avvisi miei lievi apparenze,
Son divenute ormai gravi sostanze.
Claudia
(Deh tù m'assisti ò Cielo.)
Pompilio
Or si vide il tuo Amante
Per opra di tua man fuggir sicuro.
In questo sacro orror chiara è a colpa,
La morte attendi, el tuo consenso incolpa.
Metilio
(O fatale Accidente.)
Claudia
Che Amante, che morir? sono innocente.
Pompilio
Potrai niegarlo un Uomo?
Claudia
(Ah Onore. Ah Vita.)
Pompilio
Sospiri e taci? A farti Rea ciò basta.
Claudia
Male al fato contrasta
Chi è sventurata.
Pompilio
Ora i Congionti invita
Ai funerali tuoi;
Che in breve; in breve poi
Sarà palese anche l'Indegno, e teco
L'enorme fallo ei pagherà sonente.
Claudia
O Pompilio, pietà. Sono Innocente.
Metilio
Quasi per lo stupor sasso rimango,
Mà si tenero poi, ch'io la compiango.
Pompilio
Preparati à morir. Fatta è la Legge.

Noto error non ha scusa ne' Rei;
Viva in Tomba languire tu dei.
Così l'Alme impudiche il Ciel corregge

Preparati, ecc.

Scena sedicesima

Claudia.
Claudia
Claudia udisti? Or che fai?
O sventurata, e tel credesti mai?
Qui dal parlar, qui dal tacer dipende
Il vivere il morir di due Germane,
Se parlo, io vivo, e uccido
De la cara Sorella, e vita, e onore;
Mà parli ancor, mi crederà il Rigore?
Se taccio, io moro, e perdo
Fede, Fama, Sorella, Onore, e Vita.
Pure non sopravivo a tanti mali.
Ah si morir sia meglio,
Che far noto l'ardir, Dunque sol io,
Se non mi scopre alcun, son contumace!
Mà che più paventare; il Ciel ch'è pio
Per le difese mie sarà loquace:
Se l'innocenza, e l'onestà protegge,
Ei ben saprà modificar la Legge.

L'Innocenza mi dà coraggio,
Paventar non voglio più.
Già ne spero il Cielo amico;
Egli sol del Cor pudico
Protettor mai sempre fù.

L'Innocenza, ecc.

Fine dell'Atto Secondo.

ATTO TERZO

Scena prima.

Passeggio d'ingresso à la Casa di Pompilio.

Flavio.
Flavio
Si del cor tormentato
Fù maggiore il tormento
Forzar le gioie in viso,
Al canto il labro, e le pupille al riso;
Stanco di tormentarmi
Con le sue pene Amore
Trovò il diletto a lacerarmi il core.
Così mal palesai
Con accenti canori
Frà l'ombre al Sol che adoro i miei dolori,
E vivo ancor più misero che mai.
Ah non avran piacer, nò le mie pene
Fin che l'Alma non goda
Il dolce favellar del caro Bene.

Non sentir la tua dolce favella
Bocca bella. E un gran martir
Amare, e non parlar
Bramare, e sospirar
O questa è un agonia, che fà morir.

Non ecc.

Scena seconda.

Metilio frettoloso, Flavio.
Metilio
Morir dovrà si giovanetta? Affè
S'ella il comise, or fà peccato a me.
Flavio
Che parli di morir?
Metilio
Nol sai?
Flavio
Sù parla.
Metilio
Un Amante notturno
Con la Vestale amata.
Flavio
O ardito, ò Indegno?
Metilio
Ella è scoperta, e morirà. Dell'uomo
Si dice un non sò che, mà non si sà.
Flavio
(O' Amor!) Narrami il tutto
Metilio
Se a te narrar quello che intesi io deggio;
Mormora alcun, che si volesser bene,
Ma però senza male.
Flavio
E chi lo disse a te?
Metilio
Segretamente
Anch'io v'era presente.
Flavio
(Parmi assai rozzo, e da sognar menzogne)
Ne il nome sai de la Vestale?
Metilio
Certo

A Livia Sorella
Di Livia più bella
Flavio
E' Claudia?
Metilio
Si quella

Mà Livia nol sà,
Ne da me lo saprà.
Flavio
Forse Prisco è l'Amante? Il mio Germano?
(Mà se fin or fù meco, egli è innocente.
Eh delira costui.)
(S'ode voce di dento.)
Voce
Metilio.
Metilio
Signor ti sento, io vengo.
(Entra.)
Flavio
Anima troppo amante
Ardisci, Amor ti guida.

Scena terza

Lucrezio, Flavio. poi Metilio.
Lucrezio
Livia il mio Cor, la Sposa, oimè, dov'è?
Flavio
Signor, che ti conturba?
Lucrezio
Il mio ben la mia vita.
Flavio
E puoi temer ch'ella non sia smarrita?
Non già. (Stà sempre meco)
Lucrezio
Ahi caro amico.
Flavio
(Amico egli mi chiama?)
Lucrezio
Trovami la mia Bella
Flavio
(Io?) Di buon cuore
Le smanie placherei del vostro amore.
Lucrezio
Non hò piacere
Senza il mio Ben.
Nè sò vedere
Un dì seren.
Vano e 'l contento,
Se non mi sento
Anche a godere
L'alma nel sen.

Non ecc.
Metilio
Eccomi al fin che vuoi?
Lucrezio
Livia non trovo.
Metilio
Dalle sue stanze ora ne uscì.
Lucrezio e Flavio
Qui viene?
Metilio

Lucrezio e Flavio
(Vedrò la beltà de le mie pene)
Metilio
(Mà come mai quel bel Zerbin qni v'entra?)
Flavio
Adunque, adunque lieto...
Lucrezio
Si dei vedermi orora
Flavio
Io goderò de le tue gioie ancora.

Scena quarta

Livia dentro della Scena, detti.
Livia
Può rallegrarmi
Solo il mio Sol.
Lucrezio
Senti.
Flavio
O voce che alletta.
Livia
Lo vò cercando.
Metilio
(Questa è Amicizia stretta.)
Livia
Lo vò cercando
Mà non so quando
Vorrà placarmi
Dell'Alma il duol.

Può ecc.
Flavio
A consolar chi pena
Pur giungerà.
Livia
(Qui Flavio!)
Posso pure una volta. (Ahi qui Lucrezio!)
Flavio
Sì per mia mano in seno
Vi guido al caro Sposo
Livia
(Che stravaganza, e qual incendio? O Dio!)
Metilio
(Bizzarro complimento!)
Lucrezio
Idolo mio!
Flavio
O come or più serena
Vi rimiro la fronte,
O quanto lieto anch'io godo con voi.
Metilio
(Lo credo affè.)
Lucrezio
Mia cara!
Flavio
Eccola, godi.
(glie la conduce.)
Livia
{Secondo il genio, e non intendo il caso.)
Lucrezio
Questo, che qui rimiri;
E con mia sorte Amico, io qui trovai;
Per la tua lontananza
Fu compagno fedel de i miei sospiri.
Flavio
(O come ei dice il vero.)
Livia
O mia speranza!
Dunque a un cor si gentile io devo pure
Tutti gli affetti miei.
Metilio
Pompilio, e dove sei?
Lucrezio
Sì sì Livia mio ben sempre abbi a core
Un si cortese effetto.
Livia
Credi Signor ch'io l'ho scolpito in petto.
(Che bontà generosa!)
Flavio
Non saprei se maggiore
Fosse la mia fortuna o'l vostro amore.
Livia
E l'una, e l'altro apprezzo
Se al mio bene son grata.
Flavio
(O cari accenti!)
Lucrezio
Deh se giova il pregarti, in avvenire
Ti vorrei sempre meco.
Flavio
Io già vi sono
Con l'Anima sì sì. (Livia l'hai teco)
Lucrezio
Livia se il vedi, almeno
A conoscerlo impari il tuo dovere.
Metilio
(Semplice! Nol conosce.)
Livia
Troppo m'è noto (un che m'accese il seno.)
Lucrezio
Io parto incatenato.
Metilio
(Il merto è degno.)
Lucrezio
Ricordati Signor ch'hai gran ragione
Sopra questi due cori.
Livia
(Il mio l'ha in pegno)
Flavio
Nell'onorar tù eccedi.
Livia
Caro (Sò con chi parlo)
Lucrezio
Or via t'intendo.
Metilio
(Anch'io)
Lucrezio
Torniamo ai Padre!
Livia
E' tempo.
Lucrezio
Amico addio.
Livia
Ahi Flavio addio.
Flavio
Sposa cara e fortunata
Resto lieto anch'io per te.
Livia
Al tuo amor non sono ingrata,
Se dal COR tu n'hai mercè.
Lucrezio
(prendendola per mano.)
Da me sol tu vivi amata
Sola in pegno hai la mia fè.
Livia
Quindi un'altra più beata
Come io sono al Suol non v'è.

Sposa ecc.

Scena quinta.

Flavio, poi Prisco.
Flavio
Sei contento mio cor! Rispoadi! E puoi
Sperar di più sospiri ancor, che vuoi e
Risvegiiati al Corraggio,
Sù sù spera; mà che?

Di mio core e che sarà,
Sperar daggio si ò nò?
Si dà tregua al mio martire;
Mà se ancor pena il desire
Sul incerto errando io vò.

Dì mio core ecc.
Prisco
Pur ti rltrovo al fine.
Flavio
Cosi anelante, e mesto?
Che Insolito pensier t'aggita i sensi?
Prisco
L'accidente funesto
Di Claudia
Flavio
(Ah, dunque è vero)
Prisco
E l'ingiusto sospetto
Sul innocenza degli amori miei.
Flavio
Già poc'anzi l'intesi, e nol credei.
Prisco
Misero, e che farò!
Flavio
Temi, e innocente sei? Tema chi è in colpa.
Prisco
E' misero chi hà d'uopo
Dell'innocenza sua, che lo sostenti.
Mà che temer! Chiarissime difese
Sul volto mio la verità presenti.
Volontario mi porto
Al fier Pompilio, e Giudice severo.
Flavio
Anch'io così t'esorto, e quando fosse
Il suo decreto ingiusto, Io teco spero
Dal Ciel clemente un Tribunal più giusto.
Prisco
Lo difende la sola presenza
L'uomo degno, ch'errore non hà.
La ragion della bella innocenza
Da se stessa svelare si sà.

Lo difende ecc.
Flavio
Saggio ardito si fà chi non erra,
Ne paventa mortifero gel.
Se non trova giustizia qui in terra
Non in vano la spera dal Ciel.

Saggio ecc.

Scena sesta

Portici All'Albergo de le Vestali

Claudia.
Claudia
Penso, mà che farò: Di questa vita
Già volano i momenti,
Parlerò? Tacerò? Son già risolta.
Pur frà si duri estremi
Rispondi Anima mia? Non parli, e temi?
Ah ben degno timore,
Nò, non offendi a la Costanza il vanto
S'hai si grande ragion di temer tanto.
O troppo rea sventura!
Che dirà Roma, il mondo?
Claudia sepolta viva è morta impura.
Questo, questo, mio core
E' l'unico terror, che fà spavento,
Non già il morir, mà la cagion pavento.

Si degno rispetto
Non sia del mio petto
Un vile timor.
Ne causa si sorte
Sia tema dì morte
Mà zelo d'onor.

Si degno ecc.

Ma voi tacete o Numi?

Scena settima

Pompilio, e detta.
Pompilio
Empia e tanto presumi?
Claudia
E' fede, e non ardire.
Pompilio
Claudia, se più non giova ancor più ascendi
Così ostinata il Reo? Mal ti prepari
Per la tua certa morte.
Claudia
(O Ciel rispondi)
Pompilio
E fors'anche sarai
La rea cagion che l'innocenza pera.
Claudia
Pompilio io non errai.
Pompilio
Parla contro di Prisco il tuo silenzio,
E'l sospetto comun vi è più conferma.
Claudia
Egli meco è innocente. (Ahi sveniturato
Or che ti son pietosa
Non ti posso giovar.)
Pompilio
Tanto il sospiri
E si poco il difendi?
Or viene appunto à consolarti.
Claudia
O Dio!
Pompilio
Vanne in ritiro, ed'i miei cenni attendi.
(Claudia si ritira.)

Scena ottava

Prisco, Pompilio.
Prisco
Pompilio à te dinanze
Volontario innocente omai ne vengo.
Pompilio
Non sarà delinquente
Chi violò sacrilego...
Prisco
Non più
Che m'oltraggiò abbastanza empio sospetto.
Pompilio
E ancor tu nieghi?
A ravvederti impara
S'hai vicino il morir!
Prisco
Non hà rimorsi
Di pentimento l'Innocenza, ed ora
Se morir deggio, io voglio
Che sien chiare le prove.
Pompilio
La certa, e maggior prova
E' Claudia, che t'accusa.
Prisco
S'ella Reo mi confessa, io Reo mi dico
Sol per non condannar Claudia d'ingiusta;
E s'ella, ancor sul volto à me lo dica,
Son Reo contento, e morirò felice.
Pompilio
Questa felicità non ti si nieghi.
Vado, e tosto ritorno.
Prisco
Il morir col mio Ben mi sembra caro

Cosi fine avran gli affanni;
E s'avien ch'ei mi condanni.
A finger colpe anche innocente imparo

Il morir ecc.

Scena nona

Claudia, Pompilio, Prisco.
Pompilio
Ecco adempito il tuo voler.
Prisco
Son pago.
Claudia
Se t'accusa innocente il mio silenzio,
Prisco perdona all'Innocenza mia,
Altro dir non poss'io.
Pompilio
Questa è l'accusa
Che senza voce ti condanna.
Prisco
E questo
Basta per farmi Reo?
Claudia, si ti perdono
Se dopo tanto amor sì onesto, e forte,
Senza delitto or mi condanni à morte.
Claudia
Non è d'Amor, ne del mio cor la colpa.
Pompilio
Forza d'una gran fè, se non t'incolpa.
Prisco
Claudia palesa il Reo, ch'io mi contento
Di soffrire un Rivale.
Claudia
(O' silenzio fatale!)
Prisco
(O' mio tormento!)
Claudia
Ambo siamo innocenti, e pur non posso
Parlar più di così.
Prisco
O' Cielo io non t'intendo
Pompilio
Taci sì sì, che morirai tacendo.
(parte.)
Claudia
Tacerò, mà il Ciel ben presto
Forse, forse parlerà!
Ei cortese
Del mio cor, che visse onesto
Le difese prenderà.

Tacerò ecc.

Scena decima

Livia con Pompilio, e detti.
Livia
Sospenda il Fato altrui l'ingiusta spada
E se cader pur deve
Sovra di me che son la Rea sol cada.
Claudia
(O' Ciel, che mai dirà?)
Pompilio
(O' con qual forza il sangue
Parla à favor d'una Germana) Livia
Può darti pena un favellar incauto.
Livia
L'Innocenza difendo, io son la Rea.
Pompilio
Come, come? Favella.
Prisco
(Odo confuso)
Livia
Io frà spoglie virili al Tempio ardita
Volai, mà col pensiero
Di spegnere quel Fuoco, onde non segua
Lo sforzato Imeneo, cui mi destini.
Claudia
(Ahi che sento?)
Prisco
(E sia vero?)
Pompilio
Temeraria che dici? E creder deggio
In una figlia onesta
Sì enorme error contro de i Numi? Ah nò.
Non è impresa sì agevole l'uscire
Fuor dall'Albergo mio notturna e sola.
Claudia
(Tu mori ò mia speranza!)
Pompilio
E per difender poi quell'Impudica
Un sacrilegio adopri?
Livia
Io lo confesso
Più al Ciel, che à te, lo giuro. Il fine mio
Fu sol perche di Flavio io vivo amante
E lo bramo in isposo, or ciò ti basti.
Pompilio
Da quando in qua l'odiò in amor cangiasti?
Prisco
(Col manto del Germano ella si copre?)
Pompilio
Se avessi à darti fede
Più che rea d'impietà, se' rea d'amore,
Come Flavio infedele è Reo d'onore.
Prisco
Che parli? Il mio Germano
Vanta l'Anima in sen nobile, e degna;
E de le audaci empie Donzelle, el saggio
Detesta l'opre, e i Talami ne sdegna
E se per le sue Nozze
Tanto Livia l'oltraggia, e lo tormenta
Io prima di morir, se morir deggio
Farò il ch'ei non voglia,
Che giammai v'acconsenta.
Pompilio
(Buon per me se la vince.)
Livia
I sensi alteri, e le pungenti offese
Di Prisco, nel mio cor non opran molto,
Flavio sarà mio Sposo; e quando ingrato
Mi niegherà il suo letto, all'or per pena
Mi vegga Sposa di Lucrezio.
Pompilio
(Infida!)
Prisco
Tanto sarà.
Pompiolio
Si sì vedrem le prove
Mà fra tanto di Livia
Le inventate Chimere
Ad'ambo voi non tolgano la morte.
Livia
Come, come, Signor?
Pompilio
Taci una volta.
Claudia e Prisco
Pompilio ascolta, ascolta.
Pompilio
Vi diedi assai di tempo. Ora la Legge
Grìda oltraggiata, il Popolo ne esclama,
Or l'Impero vacilla, e i Numi tutti
Già vi bramano estinti.
Claudia e Prisco
Così noi siam convinti?
Pompilio
Claudia non più tacer, pentiti almeno
Ora che inevitabile è'l tuo Fato.
Prisco intendesti; seco
Piangi si grave error. Livia vien meco.
(parte.)
Livia
Cara consolati
Deh per pietà.
Se quì non trovi fede
Il Ciel che il cor ti vede,
Il Ciel ti crederà.

Cara ecc.

Scena undicesima

Prisco, Claudia
Prisco
Claudia.
Claudia
Prisco.
a due
Per me tu corri à morte?
Claudia
Non tel dissi una volta ò Prisco mio
Che tu saresti un di
L'innocente cagion del mio morire?
Prisco
Dillo tu che lo sai,
Confessa in che peccai?
Claudia
Da Livia udisti il misero successo
Giustissimo, sincero
Prisco
Mà perche morir noi, se disse il vero?
Claudia
Questo el nostro decreto.
Prisco
Ahi fato.
Claudia
Ahi sorte.
Prisco
Claudia.
Claudia
Prisco.
a due
Per me tu corri a morte?

Se lo scrive chi vive la sù
Claudia
Ch'io mora cosi.
Prisco
Ch'io manchi per te
a due
Si morirò.
Claudia
L'alma, il sangne, l'onore, la fè.
Prisco
L'opre, il nome, la vita, l'amor
Claudia
Mancano pur con mè
Prisco
Muoiono col mio cor
a due
E perdere di più stelle si può?
a due
Se ecc.

Scena dodicesima

Campo fuori di Roma bagnato dal Tevere. Popolo ecc.

Lucrezio, Metilio.
Metilio
Ridere pur vorrei
Rido sì sì
Ma non sò rider più.
Lucrezio
Perche rider non sai, parla, e perche
Quivi ò stolto mi guidi a far dimora?
Metilio
Rider non sò perche hò ragion di piangere,
E qui ti guido onde tù pianga ancora.
Lucrezio
Io piangere?
Metilioi
S'hai Cor; vedrai due miseri
Un maschio, ed una femina
A morir per amor.
Lucrezio
Parla più chiaro.
Chi sono? e la cagione?
Lucrezio
L'una è Clauda, sorella
Della tua fedelissima Consorte
Lucrezio
Di Livia?
Metilio
Certo, ed il suo Amante è Prisco
German di quel tuo Amico
Tanto gentil, che la perduta Sposa
Ti condusse per man già già; m'intendi?
Lucrezio
T'intendo sì, molto a lui devo; pure
Di qual colpa son rei?
Metilio
Sempre in ogni fatto
Sol tu all'oscuro sei.
Ambo Amanti notturni in mezzo al Tempio
Furo scoperti.
Lucrezio
O miseri! e la Vita
Paga i falli d'Amore;
Metilio
Hai la legge in oblio? Deve l'Amante
Esser tanto battuto in fin ch'ei spiri;
E l'Amata sepolta
Viva esalar gli ultimi suoi respiri.
Lucrezio
Non sò, non sò compiangere
Si misero morir,
Con due cori innamorati
Astri voi tanto spietati?
Mà poco giova il piangere
E nulla, il compatir.

Non, ecc.
Metilio
Or vedi Io Spettacolo
Lucrezio
(Non posso.)
(parte.)

Scena tredicesima

Claudia, Livia, Prisco, Flavio, Metilio.
LIvia
Dunque, dunque innocente
Viva corri à la tomba?
Claudia
Il Ciel comanda.
Flavio
Dunque senza delitto
Morir dovrai?
Prisco
Già il mio Destino è scritto.
Metilio
O miseri! O infelici!
Livia
Cielo se tu comandi.
Flavio
Deh non tentare i Numi.
Claudia
Destin, se tu scrivesti
Prisco
Deh non offender.
Livia
Come
Non han dolor le piante?
Non piangono le pietre?
Flavio
I Numi offendi.
Livia
Cosi poco tù speri, e vil ti rendi?
Flavio
Prisco sei men costante
Se non confidi assai.
Prisco
Confido, e temo.
Metilio
(Io n'ho dolore estremo!)
Livia
La Verità non parla?
Flavio
E l'innoeenza tace?
Claudia
O Prisco?
Prisco
O Claudia.
a due
O Dio.
Claudia
Morir tu dei?
Prisco
Tu dei morir?
a due
Per te morir degg'io
Flavio
(Ne vi sarà pietà?)
Livia
(Mesta langue?)
Flavio
Il mio sangue perirà!
Livia
Cara Germana. A queste angustie il Cielo
Talor guida i viventi
Solo perche ha piacer d'oprar portenti.
Claudia
(Dolce Germana senti?)
Fai torto ai Numi.
Prisco
Ah taci.
Livia
Tu non favelli? Oimé, vi è più m'attristi.
Claudia
(Bella onestà di Vesta all'alma assisti.)
Prisco
Innocenza fà cuor!
Claudia
Pompilio io bramo.
Metilio
Precipitosamente io volo, e il chiamo.
Claudia
Dilli che fra gli usati
Istrumenti del Tempio, e scielga, e seco
Porti con l'Idria d'or l'argenteo Cribro.
Metilio
Intesi.
Livia
E quali Arcani Astri chiedete?
Prisco
Che pensa mai?
Flavio
Che seguirà?
Claudia
Tacete.
(s'odono tuoni.)

Pura Dea, per gran clemenza
Prova in me tù l'Onestà.
E ad onor dell'Innocenza
Fà un Prodigio di pietà.

Pura, ecc.

Scena ultima

Due Vestali, l'una con acqua in Vaso d'oro l'altra col Cribro d'argento forato.

Pompilio, Lucrzio, Metilio, e detti.
Pompilio
Claudia, se' poi risolta
Pria di venir sepolta
Di pubblicar l'Impuro?
Claudia
Or lo vedrai.
Pompilio
E chiedi questi ancor Vasi sacrati
Per iscoprirli a Noi già profanati?
Claudia
Immobili attendete.
E tù Deità pudica,
Che sempre arridi amica,
E all'Innocenza, e ai miei pensier divoti
Tu scopri il vero, ed esaudisci i Voti.
(prende il Cribro di mano alla Vestale.)
O là dal Vaso d'or l'onda qui versa
E provi il mio candore mi tal portento,
Che qui s'arresti il liquido Elemento.
Pompilio
Come, qui l'onda?
Claudia
Sì.
Metilio
(Cosa inaudita.)
Pompilio
Tu vuoi fermar?
Claudia
Vuol l'Innocenza.
Pompilio
O ardita.
(si veggono lampi.)
Flavio, Lucrezio, Livia
Numi che sarà mai?
Metilio
Se veggio questa, io vò stimarla assai.
Claudia
M'assisti ò Cielo. A te.
(alla Vestale.)
Prisco, Pompilio, vedi.
O Fama, ò Roma, ò Mondo, ammira, e credi.

(la Vestale versa l'acqua nel Cribrio, che prodigiosamente si ferma, e nel medesimo istante si cangia la Scena in Reggia dell'Innocenza.)
Pompilio e Prisco
Che stupor!
Livia e Flavio
Che Prodigio!
Lucrezio e Metilio
O Dei che miro!
Pompilio
L'ardir condanno, e l'Innocenza ammiro.
Claudia
L'ardir perdona, e l'Innocenza adora.
Metilio
(Si rigoroso accora?)
Prisco, Flavio, Livia e Metilio
O beato, e lieto dì.
Lode al Ciel, che l'Innocenza
Co' i Prodigi favorì

O beato, ecc.
Claudia
Si portentoso giorno adunque onori
Il Talamo di Livia.
Livia, Flavio e Lucrezio
O me felice.
Pompilio
Anch'io si, mi contento. A queste nozze
Prisco giurò d'opporsi: onde giammai
Flavio non acconsenta
Avanzati Lucrezio.
Lucrezio
Eccomi pronto.
Claudia
Livia chi è quel che brami?
Livia
Io, Flavio.
Pompilio
(Ah ingrata.}
Claudia
Tù Flavio, a chi sospiri?
Flavio
Io, Livia.
Lucrezio
(Ah indegno.)
Claudia
E aspirando a le Nozze ambi v'amate?
Flavio e Livia
E questo il mio destino.
Claudia
Prisco t'opponi?
Prisco
Il tuo volere inchino.
Clauddia
Le destre a me porgete
Siete sposi contenti; Ambi godete.
Pompilio
O Prisco, ò Flavio, ò Livia
M'inganni? Mi schernisci? E mi deludi?
Claudia
Cedi. Non più contrasti.
A le tue voglie avare
Una Vittima basti. Io fui Pompilio
Al tuo fiero voler sagrificata.
Con un Portento solo
Oggi libera il Cielo
Due Innocenti da morte:
E in un d'avidità l'ardor tiranno
Pietosamente ammorza,
Togliendo il cor di Livia
Al gran martir d'un Imeneo per forza.
Pompilio
O mìo Lucrezio!
Claudia
Taci; or che si chiaro
E' il linguaggio de i Numi.
Livia
(E' chiaro il come
Sien gli Avari puniti
E gli Accorti scberniti.)
Claudia
Prisco, se amar pur vuoi,
Ama la mia onestà, cui si cortese
Fù di Vesta il favore.
Prisco
Tutto il mio affetto a tua Virtù si rese.
Pompilio
Io cedo, io cedo al Fato.
Lucrezio
Io sdegnarmi non vò, benche sprezzato.

M'offende poco
Il finto foco
Di voi pupille.
Ne al vostro inganno
Vò pensar molto:
Per questo volto
Ne avvamperanno
Ben più di mille.

M'offende, ecc.
Pompilio
Ceder tù dei, s'alto poter ti sforza.
Lucrezio
Sarei se non vedessi, al Ciel rubello.
Metilio
Questo e'l gastigo a chi vuol far del Bello.
Flavio
Cosi cosi contento
(a Livia.)

Son io con te mio Ben.
E bacio quel tormento
Che amor mi diede al sen.
Livia
Così così beata
(a Flavio.)

Son io con te mio Cor.
E l'alma consolata
Ringrazia il suo dolor.
Prisco
Sì bacia del tuo amore
(a Flavio.)

Mio fido il bel penar.
Ch'io l'Onestà del core
Risolvo d'adorar.
Claudia
Sì del tuo nume adora
(a Livia.)

Mia cara la beltà
Che l'INOCENZA ogn'ora
Quest'alma adorerà.

IL FlNE.


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Ultimo aggiornamento 23 giugno 2023