Violinista e studioso dei problemi del canto, Albinoni si distinse come fecondo operista a Venezia, Mantova, Firenze e Monaco di Baviera, scrivendo una cinquantina di melodrammi in gran parte, andati perduti: musicò anche La Didone abbandonata di Metastasio (1725). Insieme a Vivaldi, di cui fu amico, egli appartiene alla gloriosa scuola musicale veneziana, che nel Settecento ebbe grande rilevanza e influenza per la definizione e lo sviluppo del concerto solistico in campo strumentale. Certamente il contributo di Vivaldi a questa forma di espressione musicale è più universalmente conosciuto e apprezzato, ma non si può negare che anche Giuseppe Torelli, veronese della scuola strumentale di Bologna, e Tomaso Albinoni siano stati anelli importanti nel processo di trasformazione del rapporto tra «solo» e «tutti», ai fini di una più varia e organica articolazione orchestrale, anche per mettere in maggiore evidenza il contributo dell'esecutóre in funzione virtuosistica. In particolare, nella produzione di musica strumentale di Albinoni, la successione dei tre tempi Allegro - Adagio - Allegro, che sostituivano i soliti quattro tempi delle sinfonie, contiene tre periodi solistici invece di due, offrendo esempi di più ampia elaborazione tematica.
Va rilevato inoltre come nelle diverse raccolte albinoniane scritte per più archi e lo strumento solista, sia violino o violoncello o oboe, i temi affidati al «solo» assumano un respiro più ampio e articolato, quasi a sottolineare la preferenza del compositore verso quel tipo di discorso solistico che avrebbe avuto larga risonanza in seguito, a cominciare da Giuseppe Tartini e fino a tutto l'Ottocento. Anche nel campo delle sonate e dei concerti per archi l'importanza di Albinoni è significativa per l'essenzialità del motivo melodico e il gusto per i movimenti lenti, carichi di uno spiccato lirismo, in una tessitura armonica puntata continuamente sul rapporto fra tonica e dominante.
Un esempio delle caratteristiche musicali di Albinoni si può ricavare dall'ascolto della Sonata a cinque in sol minore, classificata come la sesta dell'op. 2 edita dapprima nel 1695 ad Amsterdam e poi a Venezia nel 1700 e compresa nella raccolta conosciuta con il titolo di «Sinfonie e Concerti a cinque per due violini, alto, tenore, violoncello e basso». In questo caso il termine di sinfonia va inteso nel senso classico della parola, come componimento destinato ad un complesso strumentale piuttosto compatto e articolato in quattro movimenti in cui si alternano due tempi adagi a due tempi allegri. Ciò non toglie che queste sinfonie siano stilisticamente delle sonate da camera, con tutte le figurazioni e fioriture violinistiche di tipica ascendenza veneziana.