Dormiveglia
Chi mi destò, chi mi destò nell'angolo
remoto, chi chiamò senza parole
ma con si lenta e lunga melodia
il cuor dormente?
Ecco, sei tu, sei tu, che scendi il colle,
mentre su l'orlo della valle passano
portati in grembo al caldo vento i nuvoli,
e il giorno trascolora, e il cielo è pallido,
e i lauri son più verdi nel pallore,
e la luce del sol sembra palpabile,
come la chioma sciolta in cui la mano
trema, e s'oblia.
Perchè il tuo fiato è si dolce, è si dolce?
Parmi sentir l'odor del rosmarino
fresco sotto la goccia di rugiada,
quando la luna è tramontata, e il cielo
sembra morire.
Non sentii mai più chiara melodia
come quella che canta la tua bocca.
Tu dividi col canto il tempo immemore,
ed ogni cosa s'anima del tuo
canto, ed è un canto tutta la tua vita:
anche l'amore.
Ma di che farai quando il verno sarà torbido
che farai quando i frutti son caduti,
che farai quando morti sono i fiori
sotto la brina?
Non canterai, non canterai mai più.
E la vita sarà come una tomba
cui vanamente intorno i giorni scendono,
E il mio cuor dormirà sotto le fronde,
dimentico oramai degli usignoli,
e delle calde notti senza luna,
e del tuo fiato.
Non canterai, non canterai mai più.