Il principe Zilah
Dramma lirico in quattro atti
Testo del libretto
PROLOGO
Celte nuit était restée pour Andras comme un souvenir
presque fantastique . . . Mais de toutes les heures de cette
guerre romanesque, au cadre pittoresque et mâle, c'était cette
heure navrante, scène farouche de l'ensevelissement de son père
qui lui était demeurée la plus présente: — Le tableau du guerrier
couché dans la terre, la dragonne au poignet, restant là devant
ses yeux, inoubliable en sa majesté funebre.
Le prince Zilah.
NELLA BAKONY-WALD.
Nella parte più montuosa, aspra e selvaggia della Bakony-wald. - Cielo
rosso cupo; tramonto nuvoloso. - Accampamento di honvéd; tende di tzigani;
sull'alto a vedetta un soldato ferito, il capo fasciato, con altre
sentinelle. - Silenzio dell'«Attenti». - Ladilislas Zahary Menko passeggia
nervoso; a volte si arresta per guardare all vedette in attesa di notizie;
poi riprende il suo andare e venire irrequieto. - Tzigane donne, vecchie e
fanciulle attorno a una pentola sopra un fuoco improvvisato. - Lampi improvvisi.
ALCUNI MAGIARI
Lampeggia!
ZAHARY
(Con gioia)
Un uragano? Dio è con noi!
UN SOLDATO
(esce fuori dal gruppo dei magiari, a Zahary)
Vuoi tu ch'io scenda al bivio? Se Varhély
tornasse....
(Zahary scrolla sfiduciato il capo)
HONVÉD VOLONTARI
(avvicinandosi)
Prigioniero?...
ZAHAKY
O peggio...
TUTTI
(clpiti da quel dubbio)
Morto?!...
(Il rapido discorso è udito da una tzigana, bel tipo di donna; costei si toglie
dall'accampamento tzigano e si avvicina al gruppo. Parla con impeto, convinta, I larghi
occhioni neri brillantissimi)
LA TZIGANA
Laszo è con lui! Varhély tornerà!
ZAHARY
(sempre sfiduciato scrolla un'altra volta la testa)
IL FERITO
(a vedetta)
Attenti! Agli avamposti un ferragliare
d'armi. . .
ZAHARY
Sandor vi è giunto.
(una profonda ansia in tutti; un'attesa impaziente. Il cielo si è fatto livido, plumbeo;
il vento impetuoso passa sugli alti pini; schianto violento di rami, di fronde; è il lamento
della selva. Improvvise, confuse, incomprensibili grida lontane, poi, squilli di trombe)
ALCUNE VEDETTE
Sentinelle
croate dan l'allarme! . . .
TZIGANE
Tuona! . . .
(scoppia violento l'uragano)
I MAGIARI
Grandina! . . .
(e secche picchiano violente sui pini e sul suolo le percosse della grandine, e su da
tutta la selva sono crcpitii sinistri, stroncamenti aspri; e il vento entro ai rami vi strappa
sinistri effetti di voci lunghe, stridule, acute che implorano o maledicono)
IL FERITO
(tentando di vedere attraverso il furore del temporale)
Tenebre fitte!
ALTRE VEDETTE
Passan ignei guizzi
di fucilate!
IL FERITO
L'urlo dei tamburi . . .
VEDETTE
Cavalli . . .
Il FERITO
(con terrore)
I Rossi manti!
ZAHARY
(coll'accento di una iprecazione)
Windischgrätz?!
(e al mome del sanguinario feld-maresciallo di Praga, di Vienna e di Presburgo un doloroso
stupore colpisce tatti)
(Il cielo si rischiara debolmente; l'uragano si dilegua lontano; ora il tramonto d'un rosso
livido dà una tinta strana e selvaggia agli uomini e alle cose)
IL FERITO
(ad un tratto dà segni di profonda attenzione e di visibile gioia. Lassù, ritto, le braccia
tese, gli occhi larghi, febbrili, lasciandosi sfuggire grida di entusiasmo, addita)
Sandor Zilah!
ZAHARY e MAGIARI
Zilah?!
IL FERITO
Alteri e belli
i neri cavalieri
appaiono! . . .
ZAHARY
È Zilah!
(altri della vedetta guadagnano l'alto per meglio vedere; e parlano, narrano a scatti)
VEDETTE
Nera coorte,
gloriosa insorta,
fa sventolar la tricolor bandiera.
ZAHARY
(con entusiasmo e orgoglio)
È la bandiera di Bercsény e porta
su scritto . . .
(e con lui ì vecchi che gli sono intorno)
Per Iddio e la patria libera!
IL FERITO
Impavida la schiera
audace avanza
contro i mantelli rossi . . .
Vedette
Già scema la distanza . . .
ZAHARY
(entusiasmandosi)
O gloriosi ribelli,
avanti, avanti!
IL FERITO e VEDETTE
Gli ungheri destrieri
volan traverso a' fossi . . .
ZAHARY
Ben sanno il patrio suolo! . . .
IL FERITO
. . . e vanno a volo
vanno . . .
(un silenzio)
ALCUNI
(a vedetta)
Là, udite?
(e su dal basso, di laggiù, lontano, si eleva distinto e palpitante
un canto, un inno)
ZAHARY e I VECCHI
(scoprendosi)
È l'inno della Morte!
(è l'inno di Rakoczy: «Snuda l'acciar, prode magiar!»)
(allora è un entusiasmo indescrivibile; i vecchi, in piedi, silenziosi
ascoltano - gii occhi pieni di lagrime - le donne si inginocchiano e pregano;
«Aiuta, aiuta, Iddio!», mentre l'inno lontano sì fa più forte, più grandioso,
più trionfante, in mezzo al rullar furioso dei tamburi e allo schioppettio
fastidioso e insistente delle fucilate. E Zahary Menko, il glorioso honvéd,
preso da una commozione di grandiosa tenerezza, si lascia cadere in ginocchio
prorompendo in lagrime)
ZAHARY
Evviva Dio! La patria magiara
aiuta!
I VECCHI
È l'inno santo!
TUTTI
Evviva Dio!
(ma improvvisamente l'inno cessa, stroncato brutalmente. Uno squillo di tromba,
come voce disperata, squarcia l'aria già densa e incerta della sera)
I VECCHI
Che avviene?
ZAHARY
(al ferito)
Guarda!
IL FERITO
(con disperazione)
Tenebre!
(ad un tratto un sordo e lungo rumore si fa sentire)
ZAHARY
(atterrito, e alle vedette)
Luggiu che accade?
TUTTI
Guarda! . . .
ZAHARY
Già finito? . . .
IL FERITO
Silenzio!
TUTTI
Già la fine? . . .
ZAHARY
Già la fine? . . .
IL FERITO
(dà segni ad un tratto di inquietudine, poi ascolta più attentamente e,
con una esclamazione soffocata, grida.)
Siam circondati! S'agita la selva
misteriosamente.
(e scende vivamente dall'alto, e con lui tutti quelli che sono a vedetta. - Ed oramai è
notte già; la oscurità rende più angosciosa e più terribile la penosa incertezza del
momento e la imminenza del periglio. Le donne strillano, i bambini piangono)
ZAHARY
(solo riacquista la sua calma; imparte ordini a voce bassa ma rapidi, decisi)
Tutti qui!
(sfodera la sciabola e colla sinistra impugna una pistola)
Non un grido o un bisbiglio! . . .
TUTTI
(gli obbediscono e, aggruppati, le spade nude, alte, aspettano risoluti, mormorando:)
Moriremo! . . .
(infatti dal profondo della selva sale a intervalli il metallico suono d'armi, di rami
infranti sotto ai piedi, che a poco a poro si fa più distinto, più deciso, più vicino)
ZAHARY
Alt! Chi va là?
LA VOCE DI ANDRAS ZILAH
La morte! . . .
(nterrotta bruscamente da un singhiozzo)
ZAHARY
(riconoscendo la voce)
Andras Zilah!
(È il manipolo dei volontari di Sandor Zilah che torna. L'eroico drappello torna
diminuito, scorato, silenzioso intorno ad una barella fatta da fucili incrociati, le
spade nude ancora penzoloni ai polsi annodate alla dragona. - Sulla barella un ferito)
ZAHARY
Luce!
ALTRI
Una torcia!
(accesa, la torcia illumina tetramente)
ZAHARY
(riconoscendo il ferito)
Sandor Zilah! . . .
(si avvicina e con voce tremante chiama:)
Sandor . . .
(il ferito non risponde)
(Subito è improntato una specie di letto e il ferito vi è adagiato con gran cura.
I vecchi parlano rapidamente fra di loro, poi uno di essi si avvicina al gruppo delle
donne tzigane; la bella tzigana accenna di si; si avvicina al ferito, e, al fioco lume
di una lampada, lo esamina. A' piedi ritto, immobile, pallido è il figlio di Sandor,
il principe Andras Zilah).
LA TZIGANA
L'orribile ferita!
(gli occhi chiusi, mormora, come se rispondesse)
Sangue e lacrime!
ANDRAS
(gli occhi fissi nel morente)
Alla nostra sortita
sorte arrideva già;
con ala aperta verde-bianco-rosso
la magiara bandiera
bell'aquila guerriera
alto in ciel la Vittoria
ghermìa e la Liberta;
volgevano via il dosso
le croate cavalle;
dall'ima valle
salia già l'inno della nostra gloria!
(fissando con occhi dolorosi l'agonizzante)
La salutavi con un bacio al figlio
tu! . . . E in solco fondo e forte
te marchiava sul ciglio
la stimmate sanguigna della morte!
(cade ginocchioni e i singhiozzi gli stroncano le parole)
ZAHARY
(In gran silenzio, senza far rumore, a segni e a bassa voce imparte ordini)
Honvéd, attenti! . . . È buio! . . . Sulla vetta,
sentinelle, a vedetta!
(tutti obbediscono in gran silenzio)
ZAHARY
(si avvicina alla tzigana, interrogandola collo sguardo; la tzigana si scosta
dal ferito e guardando fiso eloquemente Zahary scrolla la testa)
ANDRAS
(ha visto, si avvicina con voce tremante)
Muore? . . . Finita? . . .
Cosi? . . . Cosi? . . .
LA TZIGANA
(commossa)
La vita
già l'abbandona!
In tutta la persona
il sangue si rallenta . . .
ANDRAS
Morir cosi? Morire
senza sentire
la voce ancora . . .
LA TZIGANA
Vuoi?
ANDRAS
Fa ch'io la senta
ancora!
(la tzigana entra rapida sotto la sua tenda e ne esce con una piccola bottiglietta.
Ne fa bere qualche sorso a Sandor. Il ferito si scuote)
ANDRAS
(con gioia, stringendo nelle sue una mano di Sandor)
Vive! Palpita!
LA TZIGANA
(sotto voce, in disparte, a Zahary)
E l'agonia!
SANDOR
(tenta sollevare il capo, non può: ma i suoi occhi si incontrano in quelli lacrimosi di
Andras; gli sorride mestamente e con voce appena intelligibile gli sussurra:)
Non piangere . . .
(poi una subitanea irrequietudine lo prende; con voce angosciosa che rivela la grande
ansia sua domanda al figlio:)
Varhély? . . . Ritornato? . . .
(Andras accenna di no col capo)
Niuna novella? . . . E muoio! . . . Come belva
nel covo . . .
ANDRAS
(La interrogazione di suo padre lo richiama bruscamente alla lunga assenza di Varhély.
Gli balena rapido il sospetto di un tradimento da parte di uno tzigano che si è offerto di
guidare Varhély fuori della selva: si scosta e in disparte a Zahary:)
Per la selva
Yansky Varhéiy solo non partia . . .
ZAHARY
Partiva accompagnato
da una guida, uno zingaro . . .
ANDRAS
(forte, convinto)
Una spia!
(la tzigana ha un rapido moto, un susssulto di dotare e di sdegno.
La fanciulla si dà a piangere)
LA TZIGANA
Lazlo una spia? No; guarda:
io, l'amor suo . . .
(presenta la fanciulla ad Andras)
e questa è nostra figlia;
ostaggi . . . per tornar, non per tradire!
(Improvvisa, lontana, nella notte, una voce si eleva nel fitto della
Bakony-wald e canta timidamente una canzone boema. Gli tzigani, riconoscendola, e esclamano
trionfalmente: Laszlo! Laszlo!)
LA FANCIULLA
E lui!
LA TZIGANA
(con orgoglio e con gioia superstiziosa)
Dio ti risponde col suo canto.
(e fa segno ad Andras di tacere onde poter udire distintamente le parole della
canzone cantata con voce timida da Laszlo)
LA VOCE DI LASZLO
Varca lo spazio, o grido!
(e un grido lunghissimo, come avvertimento, sale dalla valle appena intelligibile, come un lamento)
Per mar d'angoscia e morte,
fra tempesta e «Bufera»
vogan «Due Barche» al lido.
Portan «Bandiera Nera».
Ai remi stan due morte:
la speranza e la «Vergine»!
De' «Scogli» la minaccia
ci allontana dal lido:
prendiam «Diversa Rotta»,
mutiam cammino e traccia.
Varca lo spazio, o grido!
Vinci il buio e la lotta!
Vinci morte e periglio!
Io nulla meco porto,
l'altra reca «il Tesoro»;
se il lido Dio mi nega
e pria son còlto o morto
tu, per tuo padre, prega,
angiolo mio, e non piangere!
Che se tu preghi gli angioli
alla tua voce scendono
dal firmamento . . . e . . .
LA TZIGANA
È lui! Udiamo attente!
(ad Andras)
V'è ognor latente
il suo significato.
LE VECCHIE
(ascoltano attentissime e traducono)
La «Bufera»?
«Due Barche»? . . . Yansky e Laszlo! . . .
LA TZIGANA
La «Bandiera Nera» . . .
LE VECCHIE
Sconfitta!
LA TZIGANA
(con dolore)
E «Vergine» è la patria!
LE VECCHIE
Gli «Scogli»: le vedette
austriache! . . .
LA TZIGANA
«Diversa Rotta»: mutano
cammin!
TUTTE
(atterrite)
Laszlo è in periglio!
LA TZIGANA
Per le vette
ne viene e col cantare
le sentinelle inganna!
(ascoltano tutte tremanti)
LA FANCIULLA
(alla parola «angiolo»)
Io son! . . . Pregare? . . .
(si inginocchia e prega)
(Un colpo di fuoco e un grido; poi è un silenzio terribile.
La voce di Laszlo si è spenta in un gemito; la tzigana dà in un grido soffocato di dolore)
LA FANCIULLA
(si leva atterrita e corre abbracciandosi stretta alla tzigana caduta svenuta)
O mamma!
LA VEDETTA
(dall'alto, a voce sommessa, avverte)
Un'ombra . . .
ANDRAS
Yansky? . . .
VEDETTE
Veste il chicos corsetto . . .
LA VEDETTA
Alt! Chi va la? . . .
LA VOCE DI VARHELY
Moriamur pro liberiate nostra!
ANDRAS
(a Sandor con gioia)
Yansky Varhély!
(e quasi subito uno, in abito di chicos, appare, sbuca fuori dal folto della selva)
VARHELY
Laszlo me proteggeva;
passai non visto pel sentier coperto.
Laszo ascendeva
pel ciglion erto
della montagna; al suo cantar distolte
l'austriache scolte
falsa traccia han seguito . . .
(con dolore)
Ma Laszlo è nell'abisso! Fu colpito!
SANDOR
(che ha riconosciuto la voce di Varhély)
Yansk? . . .
VARHELY
(con un grido di sorpresa e di dolore profondo)
Sandor! . . .
SANDOR
Pria ch'io muoia . . . novelle . . .
VARHÉLY
(singhiozzando)
Perduti! . . . Morti o condannati! Forche
ed esigli! . . . Croati, russi e austrìaci . . .
SANDOR
Klapka?
VARHÉLY
Accerchiato . . .
SANDOR
E Georgey, di'? . . .
VARHÉLY
(a questo nome dimentica il dolore; ma rapido gesto gii sfugge: l'occhio suo fissa Sandor
con sguardo sinistro e tragico per dire al moribondo quello che la sua voce si ribella a profferire)
SANDOR
Tu taci?
VARHÉLY
(nasconde il volto coprendoselo colla mano e piange di rabbia, di dolore)
SANDOR
(ha nell'ultima vigorìa della vita ancora un grido di suprema angoscia, poi si lascia cadere
sul suo giaciglio, quasi per abbandonarsi desideroso alla morte)
(un silenzio)
SANDOR
(con voce morente)
Santa . . . pia . . . morte! Yansky, a te . . . mio figlio!
Morte! . . . Ungheria! . . . L'esilio! . . .
(Una luna, ampia, larga, la luna d'agosto appare. La notte si rasserena. Andras non vuole,
non sa, non può staccare la mano del morto dalla sua. Yansky e Zahary gli stanno vicini.
Gli mormorano poche parole; Andras comprende la dolorosa verità e accenna di si)
VARHÉLY
(Imparte ordini a bassa voce)
Spegnete i fochi! . . .
ZAHARY
Distruggiamo l'armi!
(ed è uno schianto dì incassature di fucili e i secchi scattii di sciabole infrante)
VARHÉLY
Nulla ai croati!
ZAHARY
Nulla, nè una spada,
né una vita . . .
VARHÉLY
(sollevando la bandiera riportata dal combattimento dove Sandor ha perduto la vita)
E tu, bandiera . . .
ANDRAS
(si leva e indica a Zahary Sandor)
A luì!
(e a Yansky e a Zahary Andras accenna la rupe alta che domina la Bakony-wald;
honvéd ed usseri è là che rapidamente scavano una fossa. Varhély e Zahary aiutano Andras
ad avvolgere Sandor nel drappo della bandiera. Nell'avvolgere il cadavere del padre
nella bandiera Andras vede il ricchissimo e prezioso fermaglio che gli annodava l'attila
alla spalla; ve lo discioglie e avvicinatosi al gruppo dalle tzigane scoperto il capo in
alto di rispetto, umiliato per il sospetto ingiurioso col quale ha offeso Laszlo, il martire,
presa per mano la fanciulla, le offre il fermaglio prezioso, dicendole con voce commossa:)
La nostra sorte,
bruna figlia
boèma, ci assomiglia!
Ci affratella la morte.
Se avvien che nella oscura
via dei destino,
per avventura,
dolor o speme,
sovra il cammino,
fra le tenèbre e i turbini,
dei tristi giorni miei
ci ricongiunga insieme . . .
sacra mi sei! . . .
(bacia il fermaglio e lo dona alla fanciulla)
(La fossa è pronta. Silenziosi gii honvéd e gli usseri hanno sollevato il cadavere
di Sandor avvolto nella bandiera; lo depongono nella fossa; altri magiari con canne di
fucili a modo di leve sollevano un blocco di tufo e lo fanno rotolare dall'alto della
rupe onde chiudente la fossa)
ANDRAS
(nel momento di cbiuderla saluta, la bandiera)
Gloriosa morta, come Cristo possa
un dì, Santa Bandiera,
risorger trionfal da questa fossa
lugubre e nera!
Hanno le patrie un fato!
Morti, attendete qui le nuove aurore,
tu, Eroe Insanguinato,
e tu, Bella Bandiera Tricolore!
(e il masso è calato giù e la fossa è chiusa. Yansky con un mozzicone di sciabola vi
incide su: Agosto 1819)
(Sotto la luna, lenti, silenziosi, cauti, a capo chino, gli insorti scendono giù per
la selva; Yansky primo a capo di tutti fa da guida)
ATTO PRIMO
On ne commande pas à son coeur d'aimer à heure fixe.
Tout jeune, Andras Zilah n'avait guère chéri que sa patrie . . . .
Il venait de laisser s'écouler les années après les années . . . .
Un peut tard, mais le coeur chaud encore, l'esprit jeune, ardent, le corps solidifié plutôt qu'usé,
par la vie, le prince Andras se donnait du moins tout entier . . . . Il épousaìt une femme adorée,
choisie par lui, et romanesquement aimée . . . .
Le prince Zilah.
Sala nel Palazzo Tchéréteff a Parigi.
Piccolo salone, gusto semi-hindou e semi-bizantino; un lungo divano d'angolo; tappeti di Kaschmyr;
quadri di Petenkofen: Fattorie ungheresi, Battaglie, Effetti di puszta, Sentinelle perdute nella neve,
ecc.; due tavole a mensola cariche di libri, riviste, giornali; una tavola rotonda a incrostazioni
egiziane coperta da un tappeto persiano e dovunque, su altri mobili bizzarri ed elegantissimi, bronzi,
statuette, ninnoli, armi; uno stipo d'ebano-argento-madreperla alla parete.
Questo piccolo salone comunica con altro salone e con un piccolo gabinetto a destra, con altre sale a
sinistra che mettono al grande scalone e dà sul fondo sopra un'ampia terrazza dalla quale per una doppia
gradinata si scende nel giardino del quale, per le vetriate aperte, si gode l'ombra verde dei pini e
delle querce intorno alle quali si contorce in spire serpentine l'edera.
Marsa e Jansky Varhély.
(Marsa, in piedi, avanti ad uno stipo aperto, raccoglie e consulta carte e documenti; Varhély seduto
sul sofà prende nota di quanto gli va dicendo Marsa, principessa Tchéréteff)
VARHÉLY
(sorpreso)
Czigany? . . . Non è un nome!
MARSA
È il nome mio, il nome di mio padre.
VARHÉLY
La «Tzigana»? . . .
MARSA
(riaffermando)
Marsa Czigany, «Marsa la Tzigana», mio vero nome.
Ed ecco appunti e date:
(detta esaminando e sfogliando carte; Varhely scrive e nota sempre)
Dicembre 1849: Tizza Czigany e la sua figlia Marsa
catturate dai Russi come spie. Il principe Alexis
Tchéréteff ne fa sua preda.
Luglio 1856: al suo letto di morte sposa Tizza e
adotta come sua la di lei figlia Marsa.
Novembre 1860: Tizza muore. Marsa Czigany, principessa Tchéréteff, ricca,
giovarne, viaggia e si annoia. - Nel 1868 raccoglie il volo e si posa qui
a Parigi. - Nel 1870 croce rossa; suo incontro col principe Andras Zilah
e il suo indivisibile . . .
VARHÉLY
Jansky Varhély, ungheresi in esilio . . .
MARSA
Simpatie reciproche . . .
VARHÉLY
Magnetismo!
MARSA
20 Marzo 1873!
VARHÉLY
Ieri . . .
MARSA
. . . sera, dalla baronessa Dinati, Marsa Czigany confessa il suo
amore per Andras Zilah . . .
VARHÉLY
. . . ne è ricambiata da uguale confessione . . .
MARSA
. . . ed è finalmente felice! . . .
VARHÉLY
Yansky Varhély diviene segretario intimo e l'ospite
nel palazzo Tchéréteff . . .
MARSA
. . . ed ora vi prende note per l'imminente matrimonio . . .
VARHJÉLY
Già! Dimenticavo . . .
(leva fuori di nuovo il taccuino già riposto in tasca e vi scrive)
Evviva la primavera!
(Marsa consegna carte, documenti, valori, cartelle a Varhély che se rie va nel salottino di fondo,
sempre bonario, contento, sorridente, facendo cenno a Marsa di volenrsi subito occupare . . . Anzi ne chiude la porta)
MARSA
(nel rimettete a posto nello stipo carte e oggetti ne toglie un astuccio; lo apre e, un momento in
silenzio, assorta, sta in contemplazione di un gioiello. È il fermaglio d'opale e di rubini dell'attila
di Sandor Zilah regalato nella Bakony-wald dal figlio di Sandor alla figlia di Laszo)
Andras ch'io sia non sa,
ma tu, fermaglio d'or,
avverata ài di già
la tua virtù d'amor . . .
(riflette sorridendo all'Idea, di presentarlo subito ad Andras Zllah; poi accenna di no col capo, bacia
il fermaglio, lo ripone nell'astuccio e lo rinchiude nello stipo)
No; il di delle mie nozze! . . .
OLAF
(annuncia)
Andras Zilah!
(Marsa chiude lo stipo)
ANDRAS
(entra vivacemene)
Io! . . . Da ieri la mia vita è un'altra vita!
Una forza avida, acuta d'ansie nuove,
me ritempra, me rinnova, me ravviva . . .
Vìvo! Vivo! Vivo e sento l'esistenza!
Nella coppa di mia vita tu hai versato
un licore che scintilla puro al sole
e i rifratti raggi svaria in fantasìe
dove tutti i fiori han vita! E vi ho bevuto
io la luce de' tuoi occhi, io l'armonia
melodiosa di tua voce, io, Marsa, un limpido
profumo misterioso, essenza d'anima! . . .
Or pauroso vengo! . . . Tremo!. . . Temo il sogno,
e qui torno a ricercare il vero . . .
MARSA
(semplice, calma)
V'amo!
Sogno? . . . Si; il mio sogno . . . Sogno fatto vita!
Fantasia fatta bisogno! Un'eco, un suono
fatti idioma! Ideale fatto amore,
e amor destino: il mio!
ANDRAS
Destino? . . .
MARSA
(ripete più forte)
Il mio! . . .
ANDRAS
Amore? . . .
MARSA
(ripete ancora)
. . . di fanciulla e amor di donna,
amor soave e amore violento;
tutti gli amori, Andras! . . .
ANDRAS
Ancor per due tragedie
dà la mia vita sangue,
dà la mia vita lacrime:
mio padre, la mia patria.
Tu, coraggiosa, vieni
e vinci ogni terror;
mi porti occhi sereni,
giovinezza ed amor! . . .
MARSA
Son rondine randagia;
cerca e trova il suo ramo;
poi vi si posa e adagia
nel bisbiglio d'un «T'amo!»
Rondine coraggiosa
perchè ignora il terror,
ma pigra che riposa
entro il nido d'un cuor! . . .
(e posa la testa sul cuore di Andras che se la attira stretta)
ANDRAS
Entrami in cuore e acquieta!
Dentro canta la quiete;
canta con voce lieta
le tue canzoni liete! . . .
L'aurora di tua bocca
schiudi!
(lungo bacio)
MARSA
L'Amore è il ciel!
Vita di luce e d'aria è amor!
AMDRAS
È il cielo!
MARSA
È il cielo!
(insieme)
Siam come nubi ed angioli,
viviamo di splendor.
ANDRAS
Sparve ogni duol,
or tutto è cielo ed un abisso è il suol!
(insieme)
Son divine
l'alme, l'ali
aperte al desio,
alte a Dio
ascendono trionfali! . . .
MARSA
(risovvenendosi di Varhély)
La sventata ch'io sono! . . . L'amoroso
nostro duetto certo il laborioso
solerte, diligente e solitario
ha distratto . . .
ANDRAS
Chi?
MARSA
Il nuovo segretario . . .
(Va ad aprire la porta del gabinetto dove Varhély sta allo scrittoio coordinando le note,
gli appunti, i documenti, i contratti, i titoli, ecc.)
ANDRAS
(con un grido di sorpresa e di gioia)
Tu, Yansky?
VARHÉLY
(entrando)
Yansky!
ANDRAS
Qui?
VARHÉLY
Si!
ANDRAS
Segretario? . . .
VARHÉLY
Si!
Da ieri ho mia dimora qui e un impiego:
faccio da drago a bella fidanzata;
sfoglio e compulso ogni più vecchio piego . . .
domimi! case! il reddito! l'annata! . . .
Perfetto matrimonio! Amor! Ricchezza!
La gloria tu, Zilah! Voi, Marsa, la Bellezza!
Quando le nozze?
(Marsa e Andras non ci hanno pensato; si staccano sorridendo e alla domanda di Varhély
si guardano come se sorpresi)
MARSA
(sorridendo)
Aprile viene? . . .
ANDRAS
(felice)
Sia!
VARHÉLY
Dove?
ANDRAS
(a Marsa)
Dove vuoi tu!
MARSA
Si?
ANDRAS
(ripete di si col capo)
MARSA
In Ungheria.
ANDRAS
(con entusiasmo, grida:)
Sia!
VARHÉY
Si? Preparo già gli inviti! . . .
(per ritornare verso il salottino)
ANDRAS
(ha preso il cappello per avviarsi, ma si arresta alle parole di Yansky e gli grida con entusiasmo di affetto)
Primo
di tutti Menko!
MARSA
(si volge di scatto a quel nome)
Menko?
(però si domina subito)
VARHÉLY
(spiega, accennando ad Andras)
Mikal Menko,
fìglio del cuor . . .
ANDRAS
Figlio d'un morto amico.
(saluta Marsa baciandole amorosamente la mano ed esce. Varhély rientra nel piccolo salottlno)
MARSA
(agitatissima, impressionata)
Ho creduto morir!
(superstiziosa)
Perchè quel nome
nel momento più bello di mia vita
sulla sua bocca amata?
(nel brivido d'un ricordo)
Menko! Oh nome
che mi accende il rossore
della vergogna in fronte!
Nome, in cui io rammento
l'orror del tradimento
suo, della mia viltà! . . .
(gettando da sè i timori, nella gioia della liberazione)
Che importa? Addio al passato!
Non ho peccato! Io voglio
l'amore di Zilah! . . .
Nel suo bacio divino
sfido Menko e il destino! . . .
VARHÉLY
(riappare, cappello in mano e la canna in atto di uarire)
Al Consolato vo', ma presto . . .
(ma le parole di Varhély sono bruscamente troncate dall'impetuoso entrare di un giovane signore
che, entrando dalla porta a vetri che dà sulla terrazza e mette al giardino, non poteva vederlo. È Mikali Menko)
MENKO
(con un grido straziante di preghiera e angoscia)
Marsa! . . .
MARSA
(terribile)
Qui?
VARHÉLY
(sorpreso)
Menko?
MENKO
(veduto Varhély sa dominarsi subito; assume contegno di gentiluomo, si inchina rispettosamente mormorando:)
Principessa Tchéréteff . . .
(anche Marsa passato il primo impeto diviene apparentemente calma, dignitosa, indifferente)
VARHÉLY
(guardandoli sorpreso)
Vi conoscete?
MARSA
Si!
(ma per quanto padrona di sè, così ritta, immobile, pallida, la interna sua lotta non sfugge a Varhély che,
compreso tutto l'imbarazzo della situazione, saluta sorridendo Marsa e con un cenno amichevole Menko, ed esce
chiudendo dietro a sè la porta)
MARSA
(violentissima, con voce piena d'odio e di sdegno)
Tu qui?
MENKO
Si, Marsa! Ancora e sempre!
MARSA
Sempre?
MENKO
Si, sempre, sempre! Non ti voglio perdere!
MARSA
Ti sprezzo! . . . T'odio! . . .
MENKO
Sia! Ma fosti mia!
MARSA
Per tua viltà! Me non volente!
MENKO
Sia!
MARSA
Ladro! Assassino! . . .
MENKO
Sia! Sìa! Sia! Ma mia! . . .
MARSA
Tu m'hai uccisa
la gioventù, la vita!
(grida)
Io voglio amare!
Ed amo! E sono amata!
MENKO
Marsa! . . .
MARSA
(terribile, correggendolo)
Marsa Zilah! . . .
MENKO
No! Mai! Mai! Mai! Zilah? L'onore!
E la patria per me! . . . E la religione! . . .
E tu sei «Vita!» tutta la mia vita!
Marsa Zilah? . . . Non voglio!
MARSA
Non lo vuoi?
Tu?
MENKO
Non lo voglio!
(le grida terribilmente con voce aspra, feroce quasi, ma poi si abbandona prorompendo in singhiozzi)
MARSA
(con un grido di ebbrezza feroce)
Ah, finalmente! Piangi!
E il pianto tuo rafforza l'odio mio!
A' tuoi singhiozzi per la mia persona
sulle ferite delle tue carezze
corron balsami! . . . T'odio! Ah, finalmente!
Dio giusto m'ha salvata!
Contro te
Andras Zilah! . . . Sovra lo stelo infranto
di giovinezza mia passò il miracolo
d'una virtù divina! . . . Io rifiorisco! . . .
Ancora fiore! . . .
(sublime d'odio e di bellezza atteggiandosi scultoriamente, grida sfidando Menko)
Guardami! . . . Trionfo! . . .
MENKO
(scatta con furore livido)
Ah tu trionfi? . . . Tutto svelerò!
MARSA
Ti smentirò!
MENKO
E tutte le tue lettere,
ancora e tutte mie? . . . Smentsci, dunque! . . .
MARSA
(ribellandosi)
Son gridi d'odio e paura! . . .
MENKO
(insistendo, cattivo)
ma prove! . . .
MARSA
Ma non d'amore! . . .
MENKO
(buttandosi ginocchioni innanzi a Marsa)
Ascolta . . .
Non di Zilah! Non sua! . . .
(le afferra le vesti, febbrile, la guarda con occhi appassionati, pazzi, nello spasimo
di un supremo desiderio. Marsa affascinata lo guarda essa pure; un silenzio, terribile)
Poi partirò . . . Morrò . . .
Mai più mi rivedrai! . . .
MARSA
(col piede respinge con sdegno da sè Menko)
Piuttosto le lettere a Zilah! . . .
MENKO
(balza in piedi, in un urlo di dolore e di furore: si gurdano muti un momento poi Menko,
tornato calmo, dice a Marsa:)
Stanotte qui . . .
(leva di tasca e le mostra una piccola chiave)
La chiave del giardino
che t'ho involata . . . ancora
mi condurrà . . . qui!
avrò meco le tue
lettere . . . Sceglierai . . .
MARSA
(è orribilmente perplessa; poi riflette, esce sulla terrazza e chiama verso il giardino:)
Olaf!
(Rapidamente, dalla porta per la quale è uscito Yansky appare sporgendo la testa, ma si
ritira subito vivamente rinchiudendo la porta vedendo Marsa rientrare nella sala)
(Quasi subito Olaf appare, veste la bassa livrea da giardiniere)
Tu scioglierai Ortog e Duna
per questa notte . . .
(vedendo la sorpresa di Olaf, soggiunge indifferente e sorridendo:)
Rubano i miei fiori?
Io li difendo!
(Varhély entra col cappello in testa come se appena rincasato e se lo toglie subito)
VARHÉLY
(calmo, uguale sempre)
Al Consolato . . . Chiuso!
(I servi accendono. - La cameriera viene per ordini)
MARSA
Non uscirò.
(la cameriera si ritira)
VARHÉLY
(approvando)
Brava!
(va ed apre la finestra che dà sulla terrazza ed accennando fuori)
Tramonto fosco!
Un vento freddo . . .
MARSA
(s'avvicina, essa pure e guarda fuori)
Oscura e tetra sera
questa!
VARHÉLY
(chiudendo)
Si!
MARSA
(suona)
(La cameriera riappare. - Ad un gesto di Marsa la cameriera esce e torna quasi
subito portando una lampada elegantissima da notte)
VARHÉLY
(sempre calmo, sorridente)
A letto già?
MARSA
(simulando nella persona, nei gesti, nella voce una stanchezza inusata)
Mi sento stanca!
Ho sonno!
(stende la mano a Varhély)
Buona notte!
VARHÉLY
(risponde tranquillissimo)
Buona notte!
(e fa per baciare la mano che Marsa gli porge; ma Marsa con un movimento selvaggio
ed anche femminile, movimento che risponde ad un suo pensiero intimo, superstizioso
forse, posa la sua fronte sulle labbra del vecchio Yansky quasi a chiedere il bacio
sicuro di un amico)
(Appena via Marsa il contegno calmo e indifferente di Yansky si trasforma; passeggia,
le mani dietro il dorso e le dita irrequiete e febbrili; siede: riflette; si rialza con
gesti concitati, poi, preso da un pensiero che lo persuade, va verso il fondo, esce sulla
terrazza che dà sul giardino e chiama con voce che egli cerca di attenuare più che può:)
Olaf!
(Olaf ritorna)
Contrordini! . . . Terrai i cani
alla catena e chiusi! . . . E torna qui!
(Olaf di nuovo si inchina obbediente e si allontana}
(Yansky entra in un gabinetto che fa parte dell'appartamentino messo a sua disposizione
da Marsa e ne torna poco dopo con una cassetta di spade da duello: l'apre e ne fissa le
lame alle loro impugnature)
Orsù, mio vecchio honvéd, al posto tuo
che il caso t'ha assegnato! . . . Sei «il Drago!»
(e soggiunge, soddisfatto della risoluzione presa)
Si. Zilah ne morrebbe! E Menko è vile!
(ma poi, non contento del suo giudizio su Menko, lo corregge)
No! Innamorato e pazzo . . .
(ma poi subito ripete ancora)
Pazzo e vile!
La violenza pria! . . . Poi la viltà!
(Olaf riappare. Gli fa segno di chiudere tulle le porte che mettono alle stanze di Marsa in modo
che essa non possa sentire quanto sta per accadere. Poi un no gesto colloca Olaf presso la porta di
fronte a quella che dà sul giardino)
Qui! . . . Muto! . . . Sordo! . . . Cieco!
(prende la lampada)
Questa lampada
dà troppa luce! Oscurità e silenzio!
(e la porta nella stanza al cui ingresso ha collocato Olaf di guardia, e ne chiude l'uscio. La
sala rimane completamente buia. Yansky silenzioso, in attesa; Olaf ritto, immobile, impassibile.
Il silenzio è profondo. - Ad un tratto dal giardino si sente distinto lo stridere di una chiave nella
serratura e il piccolo cancello di ferro girare sulla ghiaia. Poi è silenzio ancora! Ma poco dopo una
mano tenta di fuori la maniglia della porta che dal giardino dà nella sala. Cauta la porta si apre
obbediente e silenziosa. Un'ombra si disegna vaga in quella oscurità: è Menko che entra. Si orienta
e tentoni fa per avvicinarsi alla porta che conduce alle stanze di Marsa. È qui che Varhély lo arresta
bruscamente afferrandolo, esclamando ironico:)
Un ladro? . . . Luce! . . .
(Olaf apre rapidamente la porta della stanza dove Yansky ha portato la lampada e un fiotto di luce
va proprio a colpire in pieno viso Menko)
MENKO
(colto improvvisamente pima di aver tempo di reagire, riconosce Yansky)
Yansky!
VARHÉLY
(lo lascia e gli dice calmo)
T'attendevo!
le lettele di Marsa!
MENKO
No; mai!
VARHÉLY
Bada!
(Menko incrocia le braccia in atto di sfida e scrolla risolutamente il capo a ripetere: No! No! No! -
Yansky fa segno ad Olaf, che va a prendere la lampada, e dice a Menko:)
Le avrò colla tua vita e colla spada! . . .
(prende una spada e getta l'altra a Menko)
MENKO
Giammai! Giammai! Giammai!
VARHÉLY
Ah, bada, Menko! . . .
Le lettere . . . suvvia . . .
MENKO
(raccogliendo la spada)
Mai! Mai!
VARHÉLY
Morrai! . . .
(e attacca Menko; e parlano entrambi, battendosi, con voci ansanti e soffocate)
MENKO
Morire? . . . Sia!
Le lettere di Marsa mai! . . .
(e beffardo esclama)
Son mie!
VARHÉLY
Vile . . .
MENKO
Mie sempre! . . .
VARHÉLY
Vile! . . .
MENKO
Vile? Sia! . . . Rido,
ma le lettere mie! . . .
(e ride sempre)
VARHÉLY
Le avrò!
MENKO
Ti sfido!
VARHÉLY
Va'! . . . Sei persona morta!
(e colpisce Menko che, improvvisamente offrendosi, non ha voluto parare il colpo
ricevendolo così in pieno petto)
MENKO
(cadendo)
Ah! . . .
(I tappetti attutiscono la caduta)
(Marsa, in bianca vestaglia da notte, appare ritta nel vano della porta, livida)
VARHÉLY
(all'aprirsi dalla porta si volge, vede Marsa e indicandole Menko insanguinato e sensa sensi)
Ho colto il ladro
dei fiori . . ., principessa
Marsa Zilah! . . .
(poi si curva su Menko, mormorando tra sè:)
Le lettere . . .
(fruga nelle tasche del ferito; non le trova. Esclama, contrariato:)
Nulla! . . .
(Marsa si è avvicinata, convulsa; Yansky le fa animo; studia il ferito attentamente)
Soltanto ferito . . .
(chiamando; Olaf acorre)
Olaf! Presto!
(indicandogli il ferito)
Una carrozza . . . e a casa sua! . . .
(Tela)
ATTO SECONDO
. . . . Marsa Laszo, dont le teint mat, les grands yeux
arabes, la chevelure puissante incarnaient, pour Andras, dans
un type supérieur, admirable et fier, plus affiné et plus élégant
encore, la beauté ardente, souple et nerveuse des jolies filles de
sa patrie.
Le prince Zilah.
In Ungheria. - Nella Villa Marsa.
Ampio salone a pianterreno, fa da sfondo ad un graziosissimo salotto; attraverso ad un'alta
doppia porta se ne vede l'interno; nell'ultimo fondo, per altra doppia porta, giardino e parco
confinanti coll'antica dimora Signoria dei Zilah. - Lusso orientale di stile, di addobbi, di
mobili, ovunque: tutto sfolgora, brilla, splende. Attraverso alle vetriere delle porte, nelle sale,
pel giardino, si agita una folla di personaggi pittoreschi, decorati, colorati, sembianti; personaggi
dai trionfali costumi storici e leggendarii, le attile cadenti dalle spalle in pieghe negligenti;
l'oraferia soffoca il drappo; corsetti snelli ad alamari dai cordoni preziosi e dai fitti bottoni
nei quali sono incastonati tutti i colori di tutte le pietre preziose; sciabole ricurve dalla larga
lama, vere scimitarre, ma sulle impugnature non la luna falcata di Maometto ma la croce di Cristo
in diamanti; alti berrettoni di velluto cogli alti bianchì pennacchi di airone; speroni d'oro pesanti
di cesello che ad ogni passo marcano il movimento e lo cadenzano con quel loro tintinnio che dà a quel
ritrovo non l'idea di un festeggiamento di nozze, ma una sommessa minaccia di guerra. - Le donne superbe
e meravigliose.
Marsa veste una bizzarra «magiara» che può essere veste da fidanzata e che
pur tuttavia tale non è, sembra, cosi è trasparente, nube tessuta sotto alla quale brillano tutte le
stelle nei planetari delle vetrine dei gioiellieri.
Marsa sta alla specchiera, in quel piccolo salottino intimo vicino alla gran sala dove si firmerà il
contratto di nozze sue. Essa tenta di attaccare alla sua spalla, a foggia di fermaglio d'attila, una gran
fantasiosa caduta di nastri che intrecciano i tre colori ungarici e vuol tenerveli fermi col fermaglio
donatole da Zilah.
Sola; non ha voluto in questo aiuto di cameriera o di modista. - É la sua sorpresa; è il suo glorioso dono di nozze.
MARSA
(ripete le parole di Andras)
Se avvien che nella oscura
via del destino,
per avventura,
dolore e speme
ci ricongiunga insieme
sovra il cammino
de' tristi giorni miei
sacra mi sei . . .
(fa per baciare il fermaglio, ma nel portarlo alle labbra il nodo di nastri tricolori si scioglie fuori
della maglietta e il fermaglio sfugge di mano a Marsa e le cade al piedi sul tappeto. Marsa rimane immobile,
gli occhi dilatati, in terrore, fissi sul fermaglio caduto, còlta da una di quelle rapide, fulminee angoscie
dì superstizione così istintiva in quelli di sua razza)
Mi sfuggi? . . .
Qual nuovo mi vuoi dir
o periglio o dolor? . . .
Cosi il mio sogno struggi
e inombri l'avvenir
di minacce e terror? . . .
Del tuo segreto l'ora
dunque non è? . . .
(tremante, con occhi pieni di una luce fosca, luce di paura tragica, si abbassa e raccoglie il fermaglio)
Tu dunque mi abbandoni? . . .
Perchè sciolto
vuoi ora il nodo santo
che mia vita ha ravvolto
e a un'altra vita ha unita?
Ancora pianto?
Tremare ed arrossir
sempre?
Ah ! mi cògli in cor
tragicamente!
Tu in me, o presagio, tutto fai morir! . . .
(riapre lentamente il cofano e, presa da singhiozzi che invano essa tenta di reprimere, vi rinchiude il fermaglio)
(Yansky entra dalla gran sala tutto maestoso nel suo costume magiaro e più a posto davvero che non nell'abito di società del gran mondo parigino)
MARSA
(ansiosa vedendolo)
Nuove di . . . lui?
VARHÉLY
No, ma Olaf è là
a Parigi; ei veglia e spia! . . .
Non tema o pena, dunque! Amore solo
e non superstizioni da tzigana!
(e la sua intima contentezza si sfoga nella allegria del suo dire)
A voi! Guardate là!
(prende per mano Marsa, la conduce presso la gran porta della sala e attraverso alle vetriere delle porte interne le
indica con un gran gesto tragicomico la folla strana e diversa che vi si affolla)
È l'Autonomia
di ritmi e fior:
la Rapsodia
ed il tedesco waltzer,
l'erica della Puszta
e il mirto degli Absburg.
Canta la melodia!
Profuman tutti i fior! Trionfa amor!
Sana filosofia:
L'iride là dell'Internazionale!
(e con gesto ben diverso accennando verso il giardino ad un monomio di veramente e splendidamente
straordinari personaggi gravi e maestosi che si avvicinano:)
Qui l'Ungheria la Pura e i suoi magnati!
(È Andras Zìlah; appare esso pure nel fantastico costume magiaro e tutti quelli che sono con
lui sfoggiano le più ricche, decorate, colorite uniformi; sciabole dalla lama piatta e larga;
pennacchi bianchi di airone ai berrettoni di velluto; attile penzoloni dalle spalle; corsetti a
cordoni ed alamari d'oro; tutto l'insieme di una costellazione dove scintillano tutti i colori
e brillano tutte le pietre preziose)
ANDRAS
(prende per una mino Marsa e la presenta con un gesto pieno d'orgoglio, di amore e di rispetto anche)
Ecco la sposa di Zilah!
TUTTI
(acclamandola)
L'Eletta!
(e gli Ungheresi circondano Marsa e sono applausi, canti, acclamazioni intramezzate da grida
di: Eljen! Eljen Marsa Zilah! . . .)
UOMINI e DONNE
È tua la Patria nostra!
Entra!
L'aprile, la bellezza e l'amore te ne aprono la porta!
E la nostra Patria ti apre tutti gli scrigni suoi!
Coglivi tu, bellissima, a piene mani margherite, eriche,
gigli, viole, rose, biancospini!
Sotto son sepolti i nostri eroi!
E i fiori della nostra, terra son nati dal loro sangue;
son germogliati dal loro cuore,
sono i fiori delle nostre guerre!
Dentro a questi fiori tu vi sarai come in un aureola di gloria.
La nostra luna è meno bianca del tuo fronte!
L'aria ha gli aromi del tuo respiro!
Marsa Zilah, tu sarai invidiata ed amata da tutti.
Entra nella Patria nostra!
È la tua!
MARSA
(è vinta: commossa non resiste ed espande essa pure liberissimo l'entusiasmo che si è
impossessato a poco a poco della sua anima. Marsa fatta ora obliviosa di tutto e tutta e solo per l'amore)
Datemi per corona nuziale ramo sottil di vigna!
Intrecciatemi i capelli con nastri penduli d'edera!
Fatemi tutta verde come ora primavera fa verde la
prateria, la montagna, la selva; verde come la mia speranza!
Verde voglio essere come la puszta in aprile e magiara come lei!
Il vostro sole mi farà rifiorire tutta!
Allor vi chiamerò ancora a me intorno come oggi!
Allora vi mostrerò i miei fiori e vi dirò, io trionfale:
Son nati dalla mia speranza e sono fiori magiari,
come io sono ora la sposa d'un magiaro!
(Fuori la czarda scoppia vivacissima e impetuosa. La irresistibile melodia trascina persone e voci e anime)
UOMINI e DONNE
È la czarda!
È la czarda che irrompe spavalda!
È amore che danza!
È aprile che parla! . . .
(Tutti entrano nei saloni da ballo. Andras e Marsa non fanno che accompagnare i loro invitati e si arrestano
sulla soglia della alta porta seguendoli collo sguardo, poi si allontanano, soli, verso il giardino. Riappariscono
sulla terrazza, ascoltando: rimembrando)
ZILAH
(commosso e felice respirando forte l'aria e inebbriandosi)
La patria è sempre quella! . . .
È divina! È perfetta!
È come il sol, la luna, il mar, la stella . . .
È l'eterna Diletta! . . .
(a Marsa guardandola con occhi che si commuovono)
Mai ti vidi così! . . . Mia tutta bianca!
M'appari or tu come persona stanca
che ha fatto tanti sogni e vuol posare
nel sogno vero della realtà!
Varcato hai mari, vinte sommità
raggiunto l'asilo, or vuoi amare.
MARSA
Si, riposare! Oh la parola blanda
e misteriosa!. . . Avvolge d'invisibili
carezze la persona e l'inghirlanda
di cose arcane e d'arcani fulgor!
È il cielo, è il paradiso riposare
nell'asilo d'un cuor . . .
Si, voglio amare!
(e le loro braccia si vogliono e si afferrano e rimangono stretti in un abbraccio e le loro
voci si assopiscono in un sospiro lungo, dolcissimo)
(La piccola porta laterale si apre bruscamente. L'ombra di un uomo vi appare. È Menko pallido, disfatto.
Tardi lo ha seguito per impedirglielo Varhély agitatissimo; ed è anzi l'ultimo violento tentativo fatto da
Varhély per impedire a Menko di entrare là dentro che ha richiamata l'attenzione dei due amanti. Oramai
l'irreparabile domina tutto e tutti)
ANDRAS
(con un grido di gioia)
Menko!
(osservandolo, andandogli incontro)
Così pallido? . . .
MENKO
(perduto, con voce soffocata)
Ho voluto venire
a te, perchè tu sappia
tutto! . . . Son maledetto . . .
È infame quel ch'io faccio! . . .
ma pur . . . ti salverò! . . .
Non sposar Marsa . . .no!
Non puoi . . . È stata mia! . . .
ANDRAS
(in un grido d'angoscia e di ribellione)
Menti! . . .
MENKO
(porgendogli rapido un plico)
Ho le sue lettere! . . .
(Sotto il colpo inaspettato Zilah vacilla, ha un grido disperato, piomba seduto; a Menko, tremante,
cadono le lettere; Marsa, rapida, avanzando, le raccoglie)
ANDRAS
Ah! . . .
MARSA
A me! . . . Sono mie!
(Si erge, terribile, incontro a Menko, che tenta un'ultima preghiera muta di perdono e di amore e lo scaccia;
Menko dilegua, vinto, lasciando dietro di sè la rovina)
Vile! . . . Va! . . .
(Andras non ha più avuto un movimento; alla uscita di Menko succede un breve silenzio pauroso: Andras singhiozza.
Marsa si è nascosta le lettere in petto e gli si avvicina, con triste dolcezza, sdegnosa di difendersi)
Maledicimi! Ingiuriami! . . .
ma non piangere Andras! . . .
A me tutte le angosce! . . .
A me tutte le lagrime . . .
ANDRAS
(nello schianto supremo)
Non piango, no, non piango!
Che m'importa la vita? . . .
Fango! inganno! . . . È finita! . . .
Tu, così forte e pura . . .
anche tu! anche tu! . . .
MARSA
(gli è sopra, nell'estremo tentativo)
Zilah! Zilah! Non m'ascolti?
Ti faccio vergogna? . . . Lo so . . .
Lo so! . . . Me ne vado . . . Lontano . . .
che tu non mi veda mai più! . . .
(Andras è immobile, la testa fra le mani, come assente; Marsa si stacca, senza
voce, senza speranza)
Addio . . .
(Fa alcuni passi, come per andarsene; al fondo si volge a riguardare, nel dolore, statuaria)
Oh mio bel sogno infranto!
(Tela)
EPILOGO
. . . . Elle enlevait, cette mort, toute honte à ce corps qu'elle allait emporter. Le souvenir de Marsa
resterait pour Andras le souvenir sacré d'une adorée sans tache . . . .
. . . . Alors, en l'écoutant, sur le beau visage de la Tzigane, une expression de joie ardente passa, comme
si, dans ces larmes de Zilah, elle lisait avec le pardon, tout l'amour . . . .
Le prince Zilah.
NELLA BAKONY-WALD
Quella parte di selva montuosa, aspra e selvaggia dove, nell'Agosto 1849, La Legione Sandor Zilah e
Ladislas Zahary è stata accerchiata dai Mantelli Rossi di Windischgrätz e dove Sandor Zilah è morto.
Il punto di vista ora si presenta ben diverso: la parte rocciosa e alta dove furono sepolti Sandor e la
bandiera della legione Zilah è a sinistra e domina l'avanscena. Il tempo vi è passato su con un tumulto
rigoglioso di eriche, di licheni e di edere; il masso che ha servito per chiudere la tomba si è esso pure
ricoperto di verde e cosi denso e alto che il verde è salito a ricoprire la data Agosto 1849 che Vansky
Varhély vi ha incisa colla sua spada.
Ancora in questa radura di foresta vi ha fatto suo accampamento un monomio di tzigani; una tenda è stata
alla bell'e meglio eretta; vi fu improvvisato un facile e semplice focolare da campo. Tzigani e tzigane
sparsi vagano alla ricerca di erbe; le vecchie, invece accosciate intorno al focolare vi avvivano il fuoco
che pei sermenti umidi ancora per l'inverno appena passato a stento fa presa; i fanciulli con grande vivacità
vanno, vengono fuori e dentro a la foresta portando sempre fasci di nuovi sermenti.
Sù, sù da quel focolare si espande un fumo denso, viscido e nello stesso tempo carico degli aromi densi e
resinosi della foresta; il fuoco, che sotto lotta, crepita, sfavilla, scoppietta.
Una tzigana in disparte sola, gli occhi pensosi aperti ad immagini misteriose e lontane, sta accosciata su
di un folto verde: è Marsa.
È il Maggio; la primavera è penetrata anche là dentro e vi ha picchiettato e punteggiato tutto di rosso, di
violaceo, dì giallo erbe, arbusti ed alberi; tutto qui dà fiori.
GLI TZIGANI
Ecco qui in fascio tutta la perversa
flora di morte! . . .
O nonne, ecco il Giusquiamo!
L'Ellèboro!
Il Delfinio! . . .
E la diversa
letal coorte di Cicute e Euforbii! . . .
LE NONNE
(avvivano e attizzano il fuoco, e lo apostrofano)
O che ci vòle, fòco, o che ci vòle
ad animar tue vampe e tuoi ardori?
GLI TZIGANI
(con nuovi fasci d'erbe)
Eccovi, nonne! . . . Erbe ch'han messo i fiori
all'ombra e mai non hanno visto sole!
(ed altre vcchie prendono i fasci d'erba e vi scelgono dentro attente)
LE NONNE
(sempre in ira pel fuoco che non ancora prende)
Attizza! Sprizza! E dai sermenti fòri
strappa, fòco, profumi, fumi e umori!
(ai fanciulli)
Ancor sermenti! . . .
FANCIULLI
(corrono via obbedendo)
Ancor! . . .
LE VECCHIE
Che il fòco morda!
LE NONNE
(soffiando forte, ginocchioni innanzi al focolare)
Tu attardi lento e pigro i tuoi calori!
Sol con lingua di fiamma agile e ingorda
gli umor che sgoccia succhi ed assapori!
Brilla! Sfavilla! Vinci il triste inverno
che vi fe' covo e ancor vi dorme interno!
LE TZIGANE
(sbucano fuori da un altro sfogo di foresta con altri fasci d'erbe)
Nonne, fiori d'Aconito! . . . I giallastri
Ranuncoli che stan per rifiorire
e non che il sol non hanno visto gli astri! . . .
LE NONNE
Or mettiamo la pentola a bollire! . . .
(e attaccano una pentola all'uncino di ferro trasversale tenuto sospeso alto sulla fiamma
da appositi treppiedi di ferro; e subito ancora pai a brontolare contro il fuoco)
O che ci vòle, o che ci vòle, fòco? . . .
Più ti si soffia e più se' scialbo e fioco!
(Riaccorrono fanciulli carichi, sovraccarichi di sermenti e tutti, intorno a quel focolare
tardo e refrattario, tzigani, uomini, donne, vecchie e fanciulli si danno ad attizzarlo in tutti
i modi. Eccola finalmente la vampata energica che brilla! Il fuoco ha vinto l'inverno. Allora è
un grido di gioia)
Ve' finalmente! . . . Morde avido e infiamma!
O fòco, benvenuta la tua fiamma!
Benvenuta tua fiamma pura e bella,
fòco, anima del sole e d'ogni stella.
(Tzigani e tzigane e fanciulli fanno giro tondo intorno al focolare: le nonne stanno curve e
gli occhi attenti alla pentola; delle tzigane alcune lavorano a rammendi, altre ad altra binsogna,
gli uomini forbiscono metalli corrosi da ruggine)
LA VECCHIA TZIGANA
(si avvicina a Marsa inginocchiandolesi innanzi)
Se per mia scienza tu volessi dire . . .
Vorrei saper, padrona,
da te se la persona
che sai deve morire o sol . . .
MARSA
Morire!
GLI TZIGANI
(con parole sussurrate fanno scongiuri)
L'odio che la natura ha in voi nascoso,
fiori di Morte, tutto fuor spremete!
Date il succo del tosco velenoso,
o fiori della Morte, ed uccidete!
(e intenti guardano. La vecchia poi fa un segno e la pentola è staccata dall'uncino)
(Dal profondo della valle sale lungo un grido; è un segnale)
MARSA
(sobbalza di scatto)
È Olaf! Udite?
(Di nuovo il segnale si fa riudire)
GLI TZIGANI
È Olaf! . . .
(accorrono a vedere e dall'alto infatti scorgono Olaf salire)
Sale pei meeraugen! . . .
(Poco dopo è Olaf intatti che appare. Vede Marsa e ai avvicina a lei rlmanendole innanzi
in atteggiamento umile. Gli tzigani si ritirano in disparte presso il focolare dove le vecchie
nonne spremono il succo delle erbe fatte bollire)
MARSA
(piena d'ansia)
Ebbene?
OLAF
Da quel di che sei fuggita
nulla t'é ignoto, giuro;
non un pensiero oscuro,
non un dolore,
smanie e deliri,
lotta d'ire e sospiri
di fierezza e viltà.
Tutte hai vissute l'ore
della sua vita.
«Riviviamo il passato
poiché vile è il presente!»
a Yansky dise un dì;
«Viviamo come i morti sol di glorie!»
E nell'inqiueta mente
del pio pellegrinaggio
fissò le tappe, e si son messi in viaggio,
Come sai . . .
(accennando verso la valle)
Li precedo!
MARSA
(con suprema gioia)
Finalmente!
(agli tzigani)
Via la tenda! . . . Via tutti! . . . niun vestigio
d'uomo o di vita! Dia la selva solo
verdi fragranze e canti d'usignolo!
(In un batter d'occhio la tenda è disfatta; è tolto via il focolare; ogni indizio di vita vi viene cancellato.
E tzigani e tzigane obbediscono scomparendo, con Olaf entro la selva. La vecchia zingara unica si è attardata; con
passo lento si avvicina a Marsa e le da, accompagnandola con strani gestì misteriosi, una fiala contenente il succo
estratto dalle erbe, poi essa pure si ritira e come tutti scompare entro il folto)
MARSA
(guardando attraverso alla luce il liquore che in sé condensa per opera di morte tante vite di fiori e d'erbe)
Di mia vita agitata ora fatale,
sei tu? . . . Marsa ti sente!
Ti saluto, o bell'ora trionfale!
(ed essa pure lenta penetra e scompare dentro nel profondo denso verde della Bakony-wald)
(Appaiono affaticati per l'aspro salire Andras e Varhély. Vestono entrambi il pittoresco costume del lago di Taira. -
Giunti guardano dall'alto del ciglione con sorpresa il largo; non lo ravvisano più. Dovunque nuove piante, nuovi cespugli.
La selva l'ha invaso. Ma il nuovo verde tumultuoso non riesce a nascondere e a trasformare la parte rocciosa dove fu
scavata la fossa di Sandor. - Scendono e li innanzi si arrestano i due patrioti e i loro cuori tornano a palpitare nella
riviviscenaa delle memorie; Andras muto, gli occhi fissi in quella tomba e dalla quale non li può più staccare; Varhély
invece, quasi ringiovanendosi, guardando intorno a sè, ricercando attento, ora arrestandosi in un posto, ora da questo
movendo ad altro, gli occhi lucenti di gioia e di commozione, lasciandosi sfuggire piccoli gridi di riconoscimento. Risale
poi lentamente in alto verso il fondo guardando pensoso ì luoghi tragici rimasti incancellabili più nel cuore che nella
mente, luoghi che la natura rinnovatrice di tutto ha ora ccosì trasformati)
ANDRAS
Morto, pace in tua coltre santa gloriosa
tu ch'hai visto la Morte rossa venire!
Ben è mite la - Vergine - la Silenziosa -
e più dei viver dolce il suo morire!
O vita! O vita!
Affanni, pianti, angoscie, aspri desii
che il disinganno cova colla bugia!
O morte! O morte!
Paci, silenzii, quieti, blandi oblii
d'occhi, di mente e cuore; tu bella e pia!
O vita! O vita!
Bel prato, camposanto d'ogni ora poscia
delle sepolte tutte speranze e fedi.
O morte! O morte!
Sol mi resta la fossa! . . . La breve angoscia
allieta, o cantatrice tu d'epicedii,
e non bandiera o fiori sul corpo mio;
non inni, preci, pianti sull'ossa morte;
non nome o epigrafe! . . . L'oblio, o Oblio!
Il silenzio, o Silenzio! . . .O Morte, morte!
(Valhéry ad un tratto scende vivamente. Ha visto uscire dal folto della selva una bizzarra creatura per vestire e per tipo.
È la vecchia tzigana. Rimane essa come perplessa innanzi a quei due personaggi, incerta se di rivolgersi all'uno piuttosto che
all'altro. E finisce per rivolgerai ad entrambi)
LA VECCHIA
Andras Zilah?
ANDRAS
Son io.
LA VECCHIA
Vorrei non fare abbaglio . . .
(si fruga indosso, cerca e leva fuori un involtino dì dove trae il fermaglio di Sandor Zilah che essa presenta
innanzi agli occhi sorpresi di Andras)
È tuo questo fermaglio?
ANDRAS
Fu mio!
LA VECCHIA
La tua promessa
rammenti?
ANDRAS
(prende il fermaglio e lo osserva in preda a vivissima emozione)
Nulla oblio;
e cosa al mondo,
ch'io possa, è già concessa!
LA VECCHIA
(non riprende il fermaglio dalle mani di Andras, ma fa un inchino umile dicendo:)
Fò un inchino profondo.
(e si allontana, rientra nel bosco e scompare)
(Andras e Valhéry si guardano sorpresi e commossi. Ma dove è più densa e opaca l'ombra della selva ecco quasi
subito apparire un'altra figura di donna che strappa ad entrambi un grido di meraviglia a tutta prima, ma d'ira e di
odio ad Andras appena ha riconosciuta Marsa)
(Immobile rimane Marsa, ma non Andras!)
ANDRAS
(Intravvede o crede di intravvedere a che cosa debba servire il fermaglio di suo padre! Un gioco iniquo dunque e
un inganno crudele, una feroce ironia! E si dà a dire veemente:)
L'orribile contratto!
L'orribile commedia!
Ah questa anco più vile e scellerata
e mal cela il misfatto!
Or ogni pia memoria è profanata.
MARSA
(con voce dolcissima, rassegnata, ma voce ferma, salda, sicura:)
Non può l'ingiuria il vero far bugia,
nè può il mio pianto strugger quel che fu;
non io mutar potrei la sorte mia,
nè quel che offendi sbugiardar puoi tu!
Quel fermaglio ci annoda! . . . Ed è il destino,
che già una volta ci ha voluti qui,
che per aspre vicende, aspro cammino,
or presso a un morto amor ci riunì.
(La voce calma di Marsa, il luogo e il momento impressionano Andras. Egli guarda! . . . guarda! . . . avidamente! . . .
intensamente! . . . e nella donna da lui amata, vagamente si, ma gli appare in nn lampo di visione la piccola boèma di quella
lontana ora tragica. Ora anche Marsa si è tolta dalla sua Immobilità quasi ieratica: essa pure indaga e cerca in quella radura
i ricordi; poi sicura della sua memoria, essa, con gesti che descrivono, fa rivivere la lontana ora tragica:)
Qui! . . . Tutti qui! . . . Perduti! . . . Accerchìati
dai Manti Rossi e dagli Ulani! . . . Stremi
e ignari! . . . E Yansky è scelto allora a sorte!
E uno tzigan gli è guida . . . È il padre mio . . .
ANDRAS
Laszlo? . . . L'eroe oscuro?
MARSA
Spia creduto.
Contro l'accusa della sua viltà,
insorgo . . .
ANDRAS
E la sua voce . . .
MARSA
A sua difesa . . .
ANDRAS
E la sua vita poscia!
(e vinto dalla commozione non potendo più dubitare sussurra in un profondo smarrimento di dolore e anche di rimorso gìà:)
Sangue e lacrime!
VALHÉRY
E la Bakony-wald arrossa tutta! . . .
MARSA
(accenna verso il luogo dove le venne l'ultimo grido di suo padre)
Dorme laggiù nei meeraugen.
VALHÉRY
Torno!
Porto con me la morte della patria.
MARSA
(ad Andras indicandogli il luogo dove Sandor Zilah morì)
Qui tu piangi e ginocchi . . .
ANDRAS
È vero! È vero!
VALHÉRY
Qui! . . . Sandor qui spirò! . . .
ANDRAS
Lacrime e sangue!
MARSA
Poi . . .
(si avvicina sicura dove è la tomba di Sandor)
Qui! . . . Nel masso Yansky apri una fossa!
E la spada una data vi segnò! . . .
(Scosta il folto dei rami d'edera e le tumultuose licheni e sotto mostra agli occhi di Andras ancora evidente la data: Agosto 1849)
VALHÉRY
(non gli regge più l'animo! Corre verso la tomba di Sandor, vi stende la mano e guardando Andras gli giura:)
Per la preziosa vita spenta qui
giuro! Qui giuro sull'onor mio:
«Menko fu vile! Marsa fu sua vittima!»
(Nell'animo fiero di Andras la lotta è finita: i suoi occhi non hanno che lacrime; vuol parlare, non può; vuole avvicinarsi a Marsa, non osa)
ANDRAS
(con voce straziata)
Hai pianto ed hai sofferto? - Per cammino
di lacrime e dolor
fin da que' dì chiamata t'ha il destino
a un destino d'amor.
Io pur! . . . Di sangue e lacrime ho macchiata
l'aspra e lunga mia via.
Or? . . . Siamo eroi; tu, la Purificata
della pia poesia
del pianto, ed io, per te, glorioso ancor
per trionfo d'amor.
L'oblio? . . .
(e in questa parola che tremando Aadras sussurra come una preghiera vi é una suprema dolcezza; è invocazione, è preghiera ed è anche
un supremo grido di passione)
Torna la fede e la coscienza!
Tu con la tua carezza
ancor la giovinezza
ridammi ed il desio dell'esistenza!
Tu già il dicembre un di tornasti aprile
e ancor tu in me rinnova
con pio voler, obliviosa e gentile,
La mia esistenza nova!
Risorgo? . . . Di' . . .
(e si avvicina a Marsa il di cui viso è irradiato da felicità e amore)
MARSA
(con infinita dolcezza e con infinita tristezza)
Pace dunque, miei occhi!
Non lacrime! . . . Mai più! . . . Pure pupille,
or rispecchiate il cielo!
Sol rispecchiate il cielo!
Pace dunque, mie labbra,
non più singulti, gemiti e sospiri;
date perle di riso . . .
ANDRAS
(avvinghiandola appasssionatamente, le sussurra interrompendola:)
Date baci!
(Marsa si sente mancare, si arresta, impallidisce, si porta le mani al cuore; dà un gemito e sviene)
ANDRAS
(atterrito e sorpreso, chiama angosciosamente Varhély)
VALHÉRY
(accorre)
Le mani diaccie! . . . E livida! . . .
ANDRAS
(atterrito si dà a gridare:)
Mi muore!
Vai! . . . Di lassù . . . Un aiuto! . . . Errante chicos
che passi . . . Chiama! Invoca! Implora! Oh, Marsa!
VALHÉRY
(corre, si inerpica dove alto può dominare la valle e chiama . . . chiama forte . . .)
Aiuta, aiuta, o errante chicos! . . . Aiuta,
o pastor della selva! . . . Aiuti, o chiunque
qui sia! . . . Ohè là, la vecchia! Aiuta! Aiuta! . . .
(Allora la Bakony-wald, deserta e abbandonata, palpita tutta. Schianti di rami, smossi cespugli, scosse fronde la animano.
Confusamente appaiono gli tzignani che accorrono alle grida di Varhély)
VOCI
— Tzigani, Marsa muore!
— Aiuta! Aiuta!
— Tzigani, Marsa Laszlo muore!
— Aiuta!
— Muore la Vita!
— Muor la Tutta-Bella!
— E noi l'abbiamo uccisa! . . . Fratricidio! . . .
(Marsa riapre gli occhi, guarda intorno a sè; sente quei pianti, si stringe freddolosa ad Andras, vuol parlare; ma quel
pianto intorno a lei le soffoca la voce fatta debole)
LA VECCHIA
Avvelenata? . . . Morta? . . . Ci ha ingannati! . . .
Volle un velen . . . Per lei . . .
(e non può dire altro pel grande raccapriccio)
(Andras ora comprende tutto l'eroismo dì quella morte volontaria, e il suo grido di dolore echeggia sinistramente ripercosso
dai profondi echi della selva severa in quel verde intenso e delle vallate dove l'ombra e il silenzio solo riposano; poi il silenzio
è interrotto; sono i singhiozzi degli tzigani che lo turbano. E Marsa vuole il silenzio profondo per le ultime parole che essa deve
dire ad Andras. E, anche morente, comanda:)
MARSA
Non lacrime!
(Ed ora sì che tutto profondamente tace intorno. Ora sì che nulla può più turbare o soffocare le ultime parole di Marsa ad Andras)
Si! Ben dicesti con soave dire
«Chiamata dall'amor!»
Per un aspro cammino
raggiungo il mio destino . . .
Per sempre! . . . Nel tuo cor! . . .
Per mai uscirne v'entro . . .
(sorridendo felice)
. . . Per morire.
(e si serra in uno spasimo a lui strettissima: ultimo spasimo di vita. E Marsa muore avvinghiata ad Andras, nelle sue braccia che
essa nell'ultimo delirio ha trasfigurato in un infinito nodo misterioso reso indissolubile da un invisibile fermaglio di raggi, di luce)
GLI TZIGANI
(con uno scoppio disperato di dolore:)
Fiore ucciso dai fiori! . . .
Cosi Marsa tu muori! . . .
Fratricidio! . . . Fratricidio! . . .
(Cala la tela)
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Ultimo aggiornamento 8 febbraio 2023