Già verificato a livello di rapporto con la tradizione alta e colta dello stylus moteticus, il codice culturale del classicismo agisce anche dall'interno, in rapporto con la propria opera. Non solo riscrittura dell'esistente, non solo recupero della convenzione, ma anche ridefinizione continua di sé. Una ridefinizione che agisce trasversalmente, esperita, oltre che nel rispetto di contesti omogenei interpretati da generi diversi, come nel caso della traslatio cantata | messa sopra discussa, anche nella contaminatio tra linguaggi appartenenti a pratiche sociali nettamente differenziate, se non antitetiche: il Concerto in re minore BWV 1059 appare, in tal senso, un caso paradigmatico del procedere 'a spirale' secondo una direzionalità biunivoca che stenta ad individuare espliciti nessi causali. Giunto a noi sotto forma di frammento estremo, scintilla di una possibile composizione interrotta dopo solo nove battute del primo movimento, si è potuto congetturalmente ricostruirlo dopo aver individuato che quello sprazzo di musica poteva essere ricondotto alla sinfonia d'apertura della cantata Geist und Seele wird verwirret BWV 35. Ma, a sua volta, quella stessa sinfonia proveniva da un perduto concerto per violino ed oboe. L'atto trascrittivo, che in questo caso può essere completato adottando per movimento centrale la prima aria di quella cantata e per movimento finale la sinfonia che apre la seconda parte della stessa, è, contemporaneamente, allontanamento e ritorno: deviazione estrema dal modello sacro pervenutoci nella sua integrità, ed anche ricongiunzione ad un archetipo perduto, un archetipo che possiamo intravedere soltanto attraverso la sussistenza dei frutti del 'tradimento'.
La trascrizione come forma di composizione non obbedisce soltanto a criteri utilitaristici, non è stimolata unicamente dalle necessità, spesso angoscianti, di una produzione incessante, inesauribile proprio perché eteronomamente connessa alle necessità dell'ufficio, a sua volta specchio del legame di musica e vita; essa è, piuttosto, una 'forma della mente' alimentata da una concezione retorica dell'inventio che suggerisce, continuamente, la compresenza in una stessa opera di diversi livelli di esistenza. Esistenze astratte: luoghi della memoria, serbatoi dell'immaginario pronti al riuso e alla riscrittura, che appartengono al patrimonio genetico di qualsiasi elaborazione culturale.
Stefano Lorenzetti