Con piglio deciso e un'eleganza tutta settecentesca il tema d'apertura - Allegro - del Concerto in la maggiore per flauto, orchestra d'archi e basso continuo H 438 (Wq 168) viene esposto dall'orchestra; entra quindi il solista, che si rifà al soggetto iniziale solo con una generica assonanza di tipo ritmico, per poi sviluppare un proprio percorso autonomo. Nella parte centrale del movimento due trasposizioni del tema in diverse tonalità si alternano con altrettanti interventi del solista: il primo, caratterizzato da un fitto disegno di semicrome, che si articola in una ampia sequenza di progressioni; il secondo che si abbandona invece a un cullante fraseggio a terzine. Il ritorno del tema nella tonalità iniziale pone quindi il sigillo conclusivo al movimento.
In netto contrasto con la briosità del primo movimento, il Largo con sordini, mesto presenta un cupo scenario nel quale una cellula tematica di tre note viene tracciata dai violini nelle tessiture più basse del loro registro. Nel suo primo intervento il solista ripropone quasi letteralmente la parte iniziale del tema, per poi sviluppare un proprio tragitto melodico che si discosta dall'idea tematica iniziale. Il tema viene quindi trasportato dall'orchestra in un'altra tonalità, come si può notare dalla differenza di tessitura del registro, qui più alta, rispetto a quella molto bassa dell'esposizione iniziale, per poi lasciare spazio a un canto di struggente intensità emotiva del solista, che va a stemperarsi in un frammentato dialogo con l'orchestra. Dopo un'ulteriore trasposizione del tema il flauto muove il suo ultimo intervento che riporta il tema principale inizialmente nella tonalità d'impianto, per poi dirigersi verso un pedale armonico (dominante) e alla cadenza solistica. La riproposizione della seconda parte del tema completa infine il movimento.
Il brillante movimento conclusivo - Allegro Assai - è caratterizzato dalla gustosa alternanza tra il ritmo terzinato del tema orchestrale e la scansione semplice, di suddivisione binaria, del solista, il cui motivo ha solo alcune assonanze con il tema principale. Il ritmo ternario ha tuttavia un'irresistibile attrazione nei confronti del solista, tanto da indurlo a cedervi già al termine della prima esposizione e quindi nella seconda parte dei due successivi interventi, inframmezzati dai ritornelli dell'orchestra. La riproposizione del tema nella tonalità iniziale chiude infine il concerto.
Carlo Franceschi De Marchi