Duetto in mi minore, H 598, W 140

per flauto e violino

Musica: Carl Philipp Emanuel Bach (1714 - 1788)
  1. Andante (mi minore)
  2. Allegro (sol maggiore)
  3. Allegretto (mi minore)
Organico: flauto, violino
Composizione: 1748
Edizione: C.P.E. Bach and Michael Christian Bock, Amburgo, 1770
Guida all'ascolto (nota 1)

Per i suoi contemporanei Emanuel Bach - e non suo padre Johann Sebastian - era "il grande Bach". Alla sua morte un giornale amburghese scrisse: «La musica perde con lui una delle sue gemme più preziose e nell'animo dei musicisti il nome di Carl Philipp Emanuel Bach sarà sempre un nome sacro». Per quasi trentanni, dal 1740 al 1768, fu il clavicembalista di Federico II il Grande di Prussia ma questo prestigioso incarico non gli diede in realtà molte gratificazioni perché le preferenze del Re andavano allo stile galante, scorrevole, brillante e un po' superficiale, mentre Bach figlio aderiva allo stile empfindsamer o sensibile, che precorreva i turbamenti del Romanticismo. Quindi le sue numerose Sonate per clavicembalo o fortepiano, pur esercitando un'enorme influenza su tre generazioni di compositori, fino a Beethoven, non impressionarono affatto il Re, che si serviva di Bach soltanto per farsi accompagnare al cembalo quando suonava (in modo eccellente, a giudizio dei contemporanei) il flauto.

Proprio agli anni berlinesi (circa il 1750) risale il Duetto eseguito oggi. Poiché la sua destinazione primaria è per flauto e violino - ma, in linea con la prassi dell'epoca, nulla vieta di eseguirlo con due violini - è probabile che sia stato scritto proprio per l'uso personale di Federico II: se quest'ipotesi suggestiva fosse vera, si trattò d'un tentativo non riuscito d'ingraziarsi il Re, che continuò a preferirgli il flautista di corte Johann Quantz, che di Duetti di questo tipo gliene scrisse ben dodici, oltre a svariate centinaia di Sonate e Concerti per flauto. Questo Duetto inizia con un Andante, in cui i due strumenti intessono un limpido e delicato contrappunto su un tema che emana una luce velata e malinconica; più brillanti l'Allegro e l'Allegretto, che hanno movenze di danza e instaurano un dialogo elegante e sempre variato tra i due strumenti.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia
Roma, Auditorium Parco della Musica, 6 febbraio 2009

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Ultimo aggiornamento 21 ottobre 2021