Della Fantasie II in do maggiore Wotq 59 di Carl Philipp Emanuel Bach ho indirettamente parlato. Confrontandola con la Fantasia attribuita al padre ho contato gli spostamenti tonali: è utile, talvolta, utilizzare la quantità per analizzare aspetti qualitativi. Oltre al numero sorprendente, colpisce il modo in cui sono condotte le modulazioni, mentre le abissali distanze fra le tonalità raggiunte in breve tempo ci suggeriscono smarrimento e vaghezza. L'inciso tematico ritorna, slanciato, sigillando ambiti tonali raggiunti. Le rapide progressioni irrompono sconvolgendo la labile struttura e preparando a passaggi di maggior espressività. Nell'Allegretto l'elemento patetico si incarna nelle sospiranti appoggiature, nei silenzi, nelle cadenze drammatiche. L'arpeggio ascendente tematico è ripetuto, persa ogni irruenza, in lunghi passaggi modulanti che vagano apparentemente senza meta, tra frammenti musicali già sentiti, e il Prestissimo. L'epilogo si fa sempre meno coerente, fino alla risolutiva conclusione accordale.
Ruggero Laganà