Carl Philipp Emanuel Bach ha composto complessivamente 19 sinfonie, tutte in tre movimenti e, tranne il caso della Sinfonia in fa maggiore W 175, prive di minuetto. Le prime nove in ordine di tempo, compresa quella comunemente indicata come diciannovesima, "improvvisata una battuta dopo l'altra" assieme al principe Ferdinand Philipp Lobkowitz, risalgono al trentennio (1738-68) trascorso dal musicista a Berlino come clavicembalista di corte di Federico il Grande, che lo aveva chiamato a sé già due anni prima di salire al trono (1740). Le rimanenti furono invece scritte ad Amburgo, città nella quale Bach si era trasferito nel 1768 per ricoprirvi il posto di Generalmusikdirektor - mantenuto fino alla morte (1788) - rimasto vacante in seguito alla scomparsa di Georg Philipp Telemann, suo padrino, avvenuta nel giugno dell'anno precedente. Le dieci partiture si distribuiscono in due raccolte distinte: le sei Sinfonie per archi e basso continuo W 182 composte nel 1773 su commissione del barone Gottfried van Swieten, il futuro librettista degli ultimi oratori di Haydn (La Creazione e Le Stagioni) e le quattro Orchestersinfonien mit zwölf obligaten Stimmen W 183, comprendenti in organico un gruppo di strumenti a fiato. Queste ultime, scritte nel 1775-76 e dedicate a Federico Guglielmo di Prussia, sono le uniche sinfonie bachiane - oltre a quella in mi minore W 177 del periodo berlinese - ad essere state pubblicate vivente l'autore.
Nel complesso le composizioni amburghesi evidenziano una robustezza di scrittura ed una maturità stilistica superiori a quelle berlinesi, nelle quali tuttavia sono già perfettamente delineate le linee guida del linguaggio sinfonico bachiano, sia nei suoi aspetti tecnico-formali che nei suoi risvolti espressivi. Nonostante la presenza di alcuni elementi riferibili ad uno stile ancora tardo barocco, come l'uso del basso continuo o la frequente contrapposizione di diversi gruppi strumentali del tipo concertino/ripieno, le sinfonie di Carl Philipp apparvero al pubblico del tempo come composizioni del tutto nuove. La pluralità delle idee, le modulazioni audaci ed improvvise, la molteplicità dei piani dinamici, le brusche interruzioni del flusso melodico e i repentini sbalzi di umore che tanto colpirono l'immaginazione dei suoi contemporanei, avevano in Bach una duplice origine: da una parte nascevano dalla sua spiccata propensione al genere della fantasia, a sua volta dettata dalla stretta consuetudine con i preludi e le toccate tastieristiche paterne, ancora pressoché sconosciute alla maggior parte del pubblico di quegli anni; dall'altra, dalla sua adesione ai principi estetici del cosiddetto stile empfindsamer, o sensibile, diffusosi in Germania parallelamente al movimento letterario dello Sturm und Drang, nel cui ambito era stato elaborato un vocabolario musicale volto all'esaltazione del soggettivismo espressivo, visto in tutte le sue fluttuazioni e tensioni emozionali interne. Le composizioni più mature di Carl Philipp, quindi, si pongono lontano tanto dalla facile sentimentalità quanto dalla frivola semplicità di certo stile galante allora di moda. L'eredità di Bach padre, del quale egli trasferisce i moduli linguistici dal più serrato e monolitico assetto contrappuntistico al più fluido ed "espressivo" organismo sonatistico-sinfonico, si rivela nella profondità e nella forza del suo idioma, al quale non è del tutto estraneo anche il più puro spirito razionalistico settecentesco, maturatosi in Carl Philipp durante i sette anni di studi giuridici presso le università di Lipsia e Francoforte. Fu la particolare mescolanza di soggettività e vigore, di chiarezza e impulsività a donare alle sue composizioni un colore inconfondibile, tale da esercitare un fascino irresistibile su Haydn e il giovane Beethoven.
L'assenza del tempo di minuetto nelle sinfonie di Bach si può interpretare - almeno in parte - sulla base di questi presupposti estetici, che si vanno ad aggiungere ad una precisa scelta di gusto, ampiamente condivisa del resto dalla maggioranza dei compositori berlinesi del tempo. Il severo giudizio espresso da Johann Adam Hiller, più volte citato, manifestava evidentemente un'opinione comune: «i minuetti all'interno di una sinfonia appaiono sempre come dei nei posticci sul viso di una persona; essi danno al pezzo un aspetto da bellimbusto e impediscono quell'impronta virile che suscita ogni volta il susseguirsi di tre movimenti gravi che si richiamano l'un l'altro e nel quale risiede una delle più raffinate bellezze di ogni esecuzione musicale».
La Sinfonia in mi minore W 177, composta a Berlino nel 1756 e pubblicata a Norimberga tre anni dopo, esercitò forte impressione tra i contemporanei, tanto che Hasse la definì «un capolavoro senza eguali». Di essa rimangono tre differenti versioni: una per soli archi (W 177), una per archi e strumenti a fiato (due corni, due flauti e due oboi), distinta con una diversa numerazione (W 178) e una terza per clavicembalo solo.
Il primo tempo, Allegro assai, è scritto in una forma-sonata chiaramente tripartita dalla ripetizione su diversi ambiti tonali della frase d'apertura (rispettivamente tonica - relativo maggiore - dominante minore), la quale così non solo fornisce la maggior parte del materiale musicale all'intero movimento, ma ne definisce anche i principali punti di articolazione formale. In ognuna delle tre sezioni il tema, un unisono asciutto e vigoroso affidato all'intero gruppo strumentale, è seguito da decise contrapposizioni dinamiche tra alcuni suoi spunti motivici sostenuti da energici tremoli di violini e viole e un'idea melodica secondaria proposta in piano o pianissimo da un'orchestra priva di bassi e continuo. L'episodio non allenta la tensione del discorso musicale, anzi tende ad accentuarla con i suoi ritardi e i suoi effetti sincopati che sembrano nascondere un cambiamento di ritmo. Dopo uno Sviluppo nel quale la tecnica della variazione di singoli motivi o di gruppi di motivi prevale sull'organica elaborazione del materiale musicale in un più ampio arco tematico, il movimento prosegue con una Ripresa che, iniziando alla dominante minore (si), presenta un percorso modulante più elaborato e un numero di battute doppio rispetto a quelli dell'Esposizione. Un breve collegamento in pianissimo conduce al tempo successivo, secondo un procedimento non infrequente nelle sinfonie bachiane mirante a collegare due movimenti tra loro, che costituisce il segno più evidente di una concezione sinfonica unitariamente intesa.
Nell'Andante moderato (sol maggiore) il principio della valorizzazione del contrasto, che finora si era concretizzato in una fitta serie di giustapposizioni interne al movimento stesso, riappare sotto una nuova veste: è il brano in sé, complessivamente inteso, a presentarsi in vivace contrasto con i due tempi veloci esterni. Scritto in una semplicissima struttura tripartita con modulazione alla dominante (re), il pezzo ha un andamento decisamente cantabile. Il pacato lirismo della frase d'apertura è accentuato dal ritmo armonico più disteso e dalla disposizione più simmetrica e regolare delle singole linee melodiche.
La Sinfonia termina con un Allegro in 3/4 percorso da nervosi ritmi puntati. Il movimento, diviso in tre sezioni con coda finale, ripropone, specie nella parte centrale che ha carattere di sviluppo, il serrato gioco di contrapposizioni motiviche ed espressive del primo tempo. Gusto per il contrasto, per la sorpresa, per il gesto improvviso ed inaspettato sono i tratti più significativi dello stile di Carl Philipp Emanuel Bach. Tali elementi, tuttavia, non si esauriscono in un effettismo fine a se stesso, caotico e di superficie, ma acquisiscono una loro giustificazione poetica interna nell'approfondimento in termini espressivi del lavorio tematico, il quale, uscendo del tutto da una dimensione puramente artigianale, si "smaterializza" nella spiritualizzazione del linguaggio musicale. Questa è l'eredità maggiore lasciata da Carl Philipp alla generazione successiva; sarà compito del giovane Haydn operare la sintesi tra irregolarità drammatica e simmetria complessiva.
Marco Carnevali