Sinfonia in si bemolle maggiore, H 658, W 182 n. 2

per due violini, viola e basso continuo

Musica: Carl Philipp Emanuel Bach (1714 - 1788)
  1. Allegro di molto (si bemolle maggiore)
  2. Poco Adagio (re maggiore)
  3. Presto (mi bemolle maggiore/si bemolle maggiore)
Organico: 2 violini, viola, basso continuo
Composizione: 1773
Dedica: barone Gottfried van Swieten
Guida all'ascolto (nota 1)

Le Sei Sinfonie per archi Wq 182 / H 657 - 662 (1773) furono commissionate a Carl Philipp Emanuel dal barone Gottfried van Swieten; entusiasta promotore della musica del passato, Swieten, una volta a Vienna (dove vive dal 1777), coinvolgerà nella sua cerchia di appassionati conoscitori Haydn, Mozart e Beethoven. Se si presta fede alla testimonianza di Johann Friedrich Reichardt, in queste sinfonie Carl Philipp Emanuel «secondo il desiderio di Swieten, si lasciò andare del tutto, senza avere riguardo per le difficoltà che inevitabilmente sarebbero sorte per la loro esecuzione». E riferendosi a una prova da lui diretta in presenza del preoccupato compositore, Reichardt ricorda ancora: «si ascoltava estasiati l'originale, ardita condotta delle idee, e la grande varietà e novità di forme modulazioni. Difficilmente è sgorgata dall'anima di un genio una composizione musicale di carattere più elevato, più audace e più ricca di umori» (Allgemeine Musikalische Zeitung, 16, 1814). In effetti le sinfonie sono caratterizzate da un linguaggio particolarmente inquieto e sperimentale, che è stato non a torto associato con lo spirito dello Sturm und Drang letterario: struttura imprevedibile, movimenti concatenati l'uno all'altro, modulazioni ingegnose, brusche sospensioni, forti contrasti dinamici, repentini e inaspettati cambi di umore.

Il movimento d'apertura della Sinfonia in si bemolle maggiore Wq 182/2 - H 658, Allegro di molto, offre una struttura che può essere ricondotta a una forma binaria soltanto con una certa approssimazione. La sicura baldanza del periodo principale della prima parte è interrotta da un'articolata sezione diversiva, che presenta unisono vigorosi, contrapposizioni di dinamiche, cromatiche tortuosità melodiche e una morbida, sognante frase cantabile discendente: proprio questa sezione assumerà nel prosieguo del movimento un rilievo decisivo. Di colpo, la conclusione della prima parte ristabilisce l'andamento baldanzoso del periodo principale. E sono sempre gli elementi di quest'ultimo, e poi anche quelli delle conclusione, a ricomparire all'inizio della seconda parte per lasciare quindi il posto al ritorno della sezione diversiva. Una ritransizione con accenni imitativi conduce, in modo quasi inaspettato, alla ripresa della prima parte, dove si succedono il periodo principale, la sezione diversiva e la conclusione. Sono ancora i motivi del periodo principale a fornire il materiale alla coda di chiusura.

Destinato a un'esecuzione «senza Cembalo» - cioè per i soli archi - e con l'impiego dei bassi limitato a modesti interventi di sostegno, il Poco adagio pone al centro dell'interesse lo svolgimento di una melodia increspata da inflessioni cromatiche e il chiaroscuro armonico che la sottende. Si riconoscono tre sezioni la terza delle quali è una ripresa abbreviata della prima. Ma il movimento s'interrompe, perché la terza sezione rimane sospesa senza arrivare a una conclusione, e l'attacco del finale sopraggiunge come uno choc. Lungi dal disattivare la tensione armonica, la prima parte del Presto in forma binaria si apre con motivi modulanti che inizialmente la protraggono, con la conseguente destabilizzazione dell'intera struttura formale in un movimento comunque mercuriale e cosparso di trovate argute. Ai motivi secondari segue la replica della prima parte, quindi la seconda parte è costituita da una sezione divagante, dalla ripresa dei motivi principali e di quelli secondari; la replica sbocca nella breve coda all'unisono.

Cesare Fertonani


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 230 della rivista Amadeus

I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente agli aventi diritto.


Ultimo aggiornamento 15 ottobre 2021