Carl Philipp Emanuel Bach, conosciuto anche come Bach di Berlino o Bach di Amburgo, è il secondo dei figli nati dalla prima moglie di Johann Sebastian e il suo nome occupa una posizione di un certo rilievo nella storia della musica, sia per l'attività svolta come accompagnatore al cembalo del principe ereditario Federico, appassionato di flauto prima ancora d'essere acclamato re di Prussia, e sia per la quantità e il valore della sua produzione musicale, in cui predominano le opere per clavicembalo. Secondo il Catalogue thématique, uscito a Lipsia nel 1906 e riguardante l'attività creatrice dei figli di Bach, si apprende che Carl Philipp Emanuel ha scritto 52 concerti per clavicembalo e orchestra, 89 sonate per clavicembalo solo, 24 sonate per clavicembalo con accompagnamento e altre 12 sonate per clavicembalo obbligato con accompagnamento di strumenti diversi, 47 trii per clavicembalo, violino e basso, tre quartetti per clavicembalo, flauto, viola e basso, nove raccolte di concerti con orchestra, senza contare i lavori di carattere religioso, fra cui due Passioni e due Oratori.
Nelle sue musiche predomina il cosiddetto stile galante, risultato della unione dello stile severo tedesco e di quello ornato dei francesi, e non mancarono musicologi e musicisti, come Romain Rolland e Vincent D'Indy, che videro in questo autore un precursore di Haydn, Mozart e Beethoven nel campo della sonata pianistica. Senza voler entrare nel merito di una valutazione e classificazione storicistica, si può dire che le composizioni clavicembalistiche di Carl Philipp Emanuel si distinguono per la loro varietà espressiva e per l'estrema mobilità del ritmo, determinata dal rapido passaggio dal fortissimo al pianissimo e viceversa.
Quale sia stata la sigla compositiva del figlio di Bach è possibile ricavarla dalla Sonata in sol maggiore per arpa, scritta intorno al 1762 e strutturata in tre tempi, con un Adagio iniziale e due Allegri, contrassegnati da brillante ed estroversa poesia timbrica. In particolare l'Adagio contiene abbellimenti e figurazioni arpeggiate, nel contesto di una chiara linea espressiva, che, pur ancorata saldamente alle tonalità di tonica e dominante, non esclude cromatismi e raffinatezze armoniche.