Nato a Lipsia il 21 giugno 1732, Johann Christoph Friedrich Bach fu il nono figlio dei tredici che Johann Sebastian Bach ebbe dalla seconda moglie, Anna Magdalena Wilke. Dopo essersi iscritto all'Università di Lipsia, dove studiò giurisprudenza, rinunciò agli studi giuridici per dedicarsi alla musica e, nel 1750, anno della morte del padre, raccolse l'occasione di un impiego alla corte del Conte Wilhelm zu Schaumburg-Lippe a Bückeburg, dove rimase fino alla morte, avvenuta il 26 gennaio 1795. Di qui l'appellativo de "il Bach di Bükeburg" con cui viene sovente designato.
Il padre aveva dato a Johann Christoph una solida formazione nella pratica cembalo-organistica e nella composizione, ma quando il giovane musicista si trasferì alla corte di Bükeburg, si trovò in un ambiente del tutto diverso, aperto alle tendenze del gusto italiano e dello stile galante, diffuso in Europa tra il 1740 e il 1760. Non piacevano più le complicazioni del contrappunto, i vincoli nel notare gli abbellimenti, l'eccesso di polifonia, che imbrigliava la melodia in un denso tessuto di voci sovrapposte, confondendone l'individualità. Si puntava, quindi, a un discorso più snello, fondato sulla distinzione netta tra melodia e accompagnamento, con temi brevi e incisivi, regolarità metriche e strofiche, vicine a quelle delle danze. Parallelamente, Johann Christian andò incontro all'interesse per la tradizione musicale e culturale tedesca che animava la corte della cittadina della Bassa Sassonia. Ne fa fede il trasferimento a Bückeburg di Johann Gottfried Herder come pastore a corte e consigliere nel Concistoro dal 1771 al 1776.
La collaborazione di Johann Christoph con il teologo, filosofo, scrittore e teorico della lingua, determinò la nascita di varie opere vocali nel genere dell'Oratorio e della Cantata, dove il compositore esibì una grande sapienza contrappuntistica, oltre ad una propensione per la rappresentazione drammatica visibile specialmente nei recitativi accompagnati. Abbastanza fitta, ma non tutta pervenutaci, è la sua produzione nel campo della musica strumentale, per orchestra e da camera.
L'attività creatrice di Johann Christoph Friedrich Bach fu sempre fortemente condizionata da alcuni modelli: in particolare egli guardò alla solidità costruttiva del fratello Carl Philipp Emanuel e allo stile galante praticato dell'altro fratello, Johann Christian, che Johann Christoph visitò a Londra, nel 1778.
La Sinfonia in si bemolle I/20 per flauto, due clarinetti, fagotto, due corni e archi è molto tarda: fu composta nel 1794, quando Mozart era morto da tre anni e Haydn era ormai alla fine della sua fluviale e rivoluzionaria produzione sinfonica. È netto, dunque, in questa partitura, l'influsso della classicità viennese.
La forma è ormai quella in quattro movimenti, con il Minuetto inserito tra l'Adagio e il finale, ma ne ascoltiamo solo il movimento iniziale, quasi un'ouverture del concerto odierno.
Nel Largo iniziale è ravvisabile lo stile rapsodico, che Haydn utilizza sovente nelle introduzioni ai movimenti veloci: uno scatto puntato perdura, dando al discorso, volutamente, una direzione incerta. L'Allegro su figurazioni veloci e nervose fa dialogare archi e fiati in disegni corti, guizzanti e incisivi, poco rilevati sul piano tematico, cui non è certo estranea l'influenza del gusto italiano. Il ritmo è alacre, le botte e risposte vivaci, l'espressione sempre brillante e un po' superficiale. Nello sviluppo, i trilli diventano energiche impuntature, i ritmi bussano con energia, le note legate a due appaiono più affannose. È un effetto di incupimento, anche per le tonalità minori che vengono ad ombreggiare il discorso.
Johann Christoph afferma il principio, caro alla musica tedesca, della deduzione, che Johann Sebastian da una parte, Haydn e Mozart e Beethoven dall'altra, in ambiti stilistici diversi, portano al più alto grado di espressività, di energia e di bellezza, riuscendo a costruire, talvolta, interi movimenti sulla base di un solo motivo e delle sue avvincenti trasformazioni.
In questa Sinfonia la varietà data essenzialmente dall'alternarsi degli strumenti e dal gioco dei colori che conferisce qualche opportuna screziatura al discorso. Punto di riferimento l'imitazione dello stile classico e della sua legge costruttiva fondamentale: la varietà nell'unità. L'effetto decorativo comunque brillante, e la vivacità ritmica capace di conferire all'ascolto un'impressione di vitalità e di brillantezza non del tutto esteriore.
Paolo Gallarati