A Hand of Bridge, op. 35

Opera in un atto

Musica: Samuel Barber (1910 - 1981)
Libretto: Libretto Gian Carlo Menotti

Ruoli: Organico: flauto, oboe, clarinetto, fagotto, tromba, percussioni, percussioni, 2 violini, viola, violoncello
Composizione: 19 febbraio 1959
Prima rappresentazione: Spoleto, Teatro Caio Melisso, 17 giugno 1959
Edizione: G. Schirmer, New York, 1960
Sinossi

Due coppie (David e Geraldine, Bill e Sally) si incontrano una sera per una partita di bridge. David è un uomo d’affari di successo, Bill è un avvocato; le rispettive mogli sono descritte in modo anonimo, semplicemente come his wife e his middle-aged wife. Le due coppie si scambiano poche parole, mentre l’uno dopo l’altro i personaggi iniziano a fantasticare sui propri sogni, le proprie paure e la propria relazione, con una serie di monologhi interiori. Le mosse di bridge si inseriscono quasi casualmente fra le brevi arie.

Comincia Sally, che desidera ardentemente un cappello con piume di pavone. Poi ci ripensa e le sue vacue riflessioni si rivolgono a un copricapo rosso, o magari beige. Alla fine torna però all’idea originaria delle piume di pavone.

Bill, il marito di Sally, ha tutt’altri pensieri per la testa: dalle reazioni di sua moglie ai cenni che si scambiano nel corso della partita, gli sembra di capire che lei sa che lui la tradisce. Allora inizia a pensare alla sua amante e giunge a chiedersi con chi starà trascorrendo questa serata.

L’arietta di Geraldine è invece malinconica: nel suo monologo interiore torna con la mente a tutte le persone da cui non si sente amata, e pensa con rimpianto al tormentato rapporto con la propria madre.

Infine David, il marito di Geraldine, è scontento della sua esistenza, sia sul piano professionale che su quello affettivo. Comincia a fantasticare su una vita all’insegna della ricchezza e sogna una relazione sessualmente più aperta e avventurosa con la propria moglie. Nel finale i suoi pensieri lasciano luogo alla rassegnazione.

Guida all'ascolto (nota 1)

Con i suoi circa nove minuti di musica, A Hand of Bridge del compositore americano Samuel Barber (1910-1981) è probabilmente l’opera più breve regolarmente eseguita in un palcoscenico lirico. La ‘brevità’ di questa composizione è legata alla sua specifica committenza: Gian Carlo Menotti (1911-2007), nell’ambito del Festival dei Due Mondi da lui fondato solo l’anno prima (1958), inventò una serie di concerti/performance intitolati Fogli d’album, chiedendo a diversi musicisti di creare partiture dalla durata complessiva che oscillasse tra i tre e i quindici minuti. La prima rappresentazione assoluta di questa ‘micro-opera’ debuttò quindi nell’ambito della seconda edizione della manifestazione umbra, e in particolare al Teatro Caio Melisso di Spoleto, il 17 giugno 1959, con la direzione musicale Robert Feist e nell’interpretazione del baritono René Miville (David), del soprano Patricia Neway (Geraldine), del tenore William Lewis (Bill) e del contralto Ellen Miville (Sally). Come da tradizione menottiana, l’atto unico andò poi in scena l’anno successivo, il 6 aprile 1960, negli Stati Uniti nell’ambito della ‘sezione americana’ della kermesse chiamata Spoleto Festival USA: la rappresentazione si svolse all’Auditorium del Fashion Institute of Technology del Mannes College of Music, sotto la direzione musicale di Carl Bamberger e con un cast rinnovato composto da John Fiorito (David), Donna Murray Porteous (Geraldine), Stanley Storch (Bill) e Jean Stawski (Sally).

Il libretto di A Hand of Bridge porta la firma dello stesso Menotti: Barber lo aveva conosciuto nel 1928 al Curtis Institute of Music di Filadelfia e da allora i due strinsero un sodalizio affettivo e artistico che durò per moltissimi anni. Solo per citare alcune delle opere del catalogo di Barber legate a Menotti, Vanessa (1958, vincitrice del Premio Pulitzer) è basata su un libretto firmato dall’italiano, mentre il Capricorn Concert per flauto, oboe, tromba e archi è intitolato al nome dato alla casa di Mount Kisco, nei pressi di New York, che i due musicisti condivisero per quasi trent’anni.

Come suggerisce chiaramente il titolo, A Hand of Bridge inscena una mano di bridge giocata da due coppie di amici, entrambe infelicemente sposate: l’avvocato Bill con sua moglie Sally, l’uomo d’affari David con la consorte ‘di mezza età’ Geraldine. Dopo la licita, una volta definito il ‘contratto’ – con Sally che ‘fa il morto’ –, la conversazione intorno al tavolo da gioco, in forma di recitativo, si intervalla all’espressione lirica di pensieri privati: a ciascun personaggio è affidata un’‘arietta’ deputata a riferire musicalmente desideri insoddisfatti, solitudini, intime frustrazioni. Tra un’arietta e l’altra, viene intonato un tema, detto ‘delle carte’, che funge da elemento connettivo sonoro e strutturale tra i diversi monologhi: è caratterizzato da stilemi tipici della musica jazz, con ritmi sincopati, controtempi e quello che si potrebbe definire un ‘quasi-walking bass’ ovvero un accompagnamento nel registro grave che funge da base contrappuntista alla linea melodica. Il climax dell’opera è raggiunto nel finale con la sovrapposizione dei temi: anche in questo caso, un contrappunto che rappresenta l’insieme dei giocatori.

Menotti dichiarò di essersi ispirato, per i nomi dei quattro personaggi, a quelli di alcuni amici, inserendo nel libretto anche elementi autobiografici riconducibili a se stesso e al suo compagno: Bill è modellato su un vicino di casa di Menotti, un uomo d’affari che si vantava ipocritamente di essere molto religioso. Nell’opera egli fantastica sulla sua amante Cymbaline, elencando una serie di nomi di uomini con i quali egli immagina che la donna trascorra il suo tempo: tra questi, Christopher (nipote di Barber) e Tommy (il direttore Thomas Schippers). Geraldine, dal canto suo, va fantasticando sulla madre malata e il suo personaggio è modellato su Sara, sorella di Barber, la quale ebbe un rapporto controverso con la genitrice.

Sempre rimanendo nel circolo degli amici di Barber, val la pena ricordare, infine, che la celebre illustrazione della prima pubblicazione della partitura di A Hand of Bridge fu realizzata da Andy Warhol (1928-1987).

Maria Rosaria Corchia


(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro La Fenice,
Venezia, Teatro La Fenice, 17 gennaio 2020


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Ultimo aggiornamento 18 agosto 2026