La seconda Sonata della coppia Op. 14 nasce nel 1798. Non essendo stato facile inquadrarla con precisione, ci si è avvalsi dell'annuncio di pubblicazione della Sonata (apparso sull'«Allgemeine Musikalische Zeitung» del 21 dicembre 1798) per avere conferma della sua collocazione all'interno di quell'anno.
Le due Sonate Op. 14 sono assolutamente ragguardevoli nonostante il tiepido consenso critico raccolto nei secoli. Piacevoli, intelligenti, accattivanti pur nella loro personalità «sui generis» (contrasto sottolineato soprattutto dalla vicinanza fisica con un «mostro» come la Patetica e dalla reciproca lontananza emotiva) costituiscono un vero momento di distensione dopo la traboccante passione delle opere pianistiche alle spalle.
Anche questa seconda Sonata privilegia un canto ininterrotto, senza cesure, senza asperità, uniformemente colorato, che trascende l'impegnata caratterizzazione dialettica dei due «principi». Eppure la vecchia critica - persino in un caso inoffensivo come questo - ha insistito sul dualismo dei «principi», giungendo a inventare la orripilante similitudine dei «due amanti», del tutto simile alla sceneggiatura di un film rosa (Primo tempo: contrasto degli amanti - Secondo tempo: dominio della ragione - Terzo tempo: fusione pacificatrice del capriccio con la ragione!).
In questo lavoro, come già nell'Op. 14 n. 1,la struttura formale presenta alcune alterazioni: assente un tempo lento, assente un Minuetto e presente uno Scherzo in posizione di chiusura. Di questa Sonata non si dimentica il carattere del primo Allegro, cosi misterioso ed esitante (grande il fascino, secondo Carli Ballola, degli incipit non rigidamente tematici); il curioso andamento di danza del borbottante movimento centrale; e l'alternanza di ritmi di differente lunghezza nel Finale, quella geniale trovata che conferisce alla pagina il suo irriproducibile profilo serpeggiante, ai limiti del grottesco.