La presente composizione - seconda nella coppia di «Sonate facili per il pianoforte» - fu in realtà composta prima dell'Op. 49 n. 1, vale a dire nel 1796; si colloca dunque, a dispetto della numerazione ufficiale, tra la Sonata Op. 2 e la Sonata Op. 7. L'opera fu edita, appaiata alla compagna, soltanto nel gennaio 1805 presso il Bureau des Arts et d'Industrie dopo che il fratello di Beethoven, Carl (per un certo periodo, intrigante e volgare «agente» delle pubblicazioni del compositore) all'epoca della stesura aveva tentato di offrirla, senza successo, ad alcuni editori tedeschi.
A differenza delle «sonate facili» di Mozart, considerate piccole e preziose rarità (ricordiamo tra le altre la K 545), le pagine beethoveniane denunciano immediatamente la loro docilità, non soltanto sul piano tecnico (non vanno dimenticati gli intenti didattici di tali opere) ma anche sotto il profilo dell'ossatura e del disegno compositivo.
I movimenti sono due (come già nell'Op. 49 n. 1), esplicito omaggio a Ph. E. Bach, il cosiddetto «Bach milanese», e ai famosi maestri dello stile galante. L'orditura dell'Allegro, impostato in un'ortodossa forma-sonata, è giudicata primitiva: dopo il primo tema, elegante nella sua grande semplicità, il secondo, pur regalando un'illusione di soavità mozartiana (l'analogia con il corrispondente tema della Sonata K 448 di Mozart è evidente), si mostra povero di idee vincenti. Anche lo sviluppo appare esiguo, quasi denutrito, e conduce frettolosamente alla ripresa e alla conclusione. Più seducente invece il Tempo di Minuetto, un brano vivacemente sereno, «destinato - insieme con il Minuetto di Boccherini, la Marcia alla turca di Mozart, il Largo di Haendel - a rappresentare Beethoven nelle antologie pianistiche per dilettanti» (Carli Ballola). Lo spirito che lo anima, più vicino a un Ländler che non a un vero e proprio Minuetto, gli conferisce quel tono «gemütlich» e ricco di fascino, proprio delle canzoni popolari. Gradevolissima sorpresa, per l'ascoltatore, è ritrovare il tema - uno dei motivi più amati e bistrattati della musica classica - che già si è conosciuto, leggermente modificato, nell'Adagio del Trio Op. 11 ma soprattutto nel Minuetto del popolarissimo «Settimino» Op. 20. Indimenticabile anche la seconda parte, il Trio, con le sue lucenti sonorità di tromba e il suggestivo effetto finale di carillon.
Per facilitare l'inquadramento dell'opera nella produzione di Beethoven, elenchiamo le principali composizioni nate nell'anno 1796 (anche perché il quadro generale è quanto mai dissestato sotto il profilo della catalogazione numerica): il Sestetto Op. 71, la Sonata per violoncello Op. 5, una parte del Quintetto Op. 16, le Variazioni Op. 66 e quelle WoO 71 e infine, nel campo vocale, il Lied «Adelaide» Op. 46.