Vaga luna, che inargenti

Arietta per voce e pianoforte

Musica: Vincenzo Bellini (1801 - 1803)
Testo: autore ignoto
Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1827 circa
Dedica: Giulietta Pezzi
Guida all'ascolto (nota 1)

Le liriche di Vincenzo Bellini, una quarantina in tutto, punteggiano l'intera durata della sua breve carriera, ponendoci anch'esse gli immancabili problemi di datazione. Non poche, tra l'altro, sono perdute, mentre alcune rimangono tuttora inedite. "Vaga luna che inargenti" è tra i primi lavori che il catanese potè dare alle stampe. Ma inutilmente ci affanneremmo a sottolineare una presunta immaturità dell'autore, o una vena ispirativa sotto tono: anzi, quest'arietta contiene già in nuce il profilo fascinoso, malinconico e seducente, della melodia belliniana. Se infatti le parole sembrano prefigurare, anche se con minore intensità, "Casta diva", la musica suona anch'essa come un intreccio anticipato di echi dei Puritani e di Norma; e la parte pianistica si segnala per una varietà e distribuzione di episodi che dimostrano la sapiente e ben studiata economia di mezzi espressivi.

Francesco A. Saponaro

Testo

Vaga luna, che inargenti

Vaga luna, che inargenti
queste rive e questi fiori
ed inspiri agli elementi
il linguaggio dell'amor;
testimonio or sei tu sola
del mio fervido desir,
ed a lei che m'innamora
conta i palpiti e i sospir.

Dille pur che lontananza
il mio duol non può lenir,
che se nutro una speranza,
ella è sol nell'avvenir.
Dille pur che giorno e sera
conto l'ore del dolor,
che una speme lusinghiera
mi conforta nell'amor.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 17 ottobre 1995


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Ultimo aggiornamento 14 gennaio 2026