Rapsodia epica per coro e orchestra

America


Musica: Ernest Bloch (1880 - 1954)
  1. 1620: The Soil – The Mayflower – The Landing of the Pilgrims
  2. 1861 - 1865: Hours of Joy – Hours of Sorrow
  3. 1926: The Present – The Future.
Organico: coro all’unisono, ottavino, 3 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, controfagotto, 6 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, percussioni, celesta, 2 arpe, archi (organo ad libitum)
Composizione: 1926
Prima esecuzione: New York, Carnegie Hall, 20 dicembre 1928
Edizione: Broude Brothers Ltd, New York, 1928

Esiste ache la riduzione per coro e pianoforte
Guida all'ascolto (nota 1)

America, rapsodia epica in tre parti di Ernesto Bloch, è stata composta nel 1926. L'autore, che da parecchi anni dimora negli Stati Uniti del Nord, dichiara di averla scritta "con amore per questo paese, con riverenza per il suo passato, con fiducia nel suo avvenire". Essa è dedicata "alla memoria di Abramo Lincoln e di Gualtiero Whitman, la visione dei quali quali ha sostenuto l'ispirazione musicale„ e reca per motto le seguenti parole del Whitman stesso: "O America, poiché tu costruisci per l'umanità io costruisco per te".

L'Antifona - come l'autore la chiama - che conclude l'opera cantata dal coro e sostenuta dalla piena orchestra "simbolizza il destino, la missione dell'America". Tutta la rapsodia è costruita su di essa, che appare in embrione dalle prime battute (Temi 1 e 2), e prendendo forma lentamente, crescendo, smorzandosi, sviluppandosi, s'afferma infine vittoriosamente nella linea più compiuta (Tema 29).

Ma accanto a questo elemento principale molti altri ne figurano, originali o tolti da canti e danze popolari indigeni o inglesi, come l'autore stesso annota di volta in volta in margine alla partitura.

Ciascuno dei tre episodi ha per soggetto - se così può dirsi trattandosi di un'opera che, nonostante qualche apparenza in contrario, ha un contenuto intrinsecamente musicale - un periodo storico ben determinato della vita americana, il cui svolgimento è poi a sua volta chiarito da vari sottotitoli.

I. EPISODIO
1620. IL SUOLO AMERICANO - GLI INDIANI - L'INGHILTBBRA IL MAYFLOWER - Lo SBARCO DEI PROFUGHI.

Impressione musicale del vergine Suolo americano: ampiezza sconfinata e solitaria. (Temi 1 è 2, il secondo derivato dal primo, ove già appare lo spunto dell'Antifona finale: lo chiameremo più spesso Tema dell'America) - Natura primitiva, Vita indiana. (Tema 3 del corno inglese, a cui seguono varie figure dello stesso carattere espressivo di altri legni e dei corni a cui s'alternano richiami dei due temi precedenti, mentre nel tamburo indiano si ripercuote un ritmo sordo e monotono.

A questo primo quadro segue in aspetti vari tutta una visione di guerra: Musica di Mandan e Hidatsa, Preparandosi alla guerra, Canti di guerra di Chippewa, Canto della partenza, Canto di morte a cui s'unisce poi lo spunto della canzone: Non piangere; non vado a morire. Tutti questi temi, succedendosi gli uni agli altri, intrecciandosi fra loro e col terzo tema costituiscono un quadro di fantasia e di poesia, che si compie col dolcissimo canto: Piangendo per il mìo amore iniziato dalla viola, ripreso dal clarinetto, intrecciato, coronato da sognanti ripercussioni dei temi precedenti.

Transizione all'"episodio inglese„: Temi della natura primitiva e dell'America da cui sbocciano quelli delle due Vecchie marce inglesi: la prima d'una lieta animazione polifonica l'altra più forte e definita, nell'arcaica fanfara di corni e trombe.

La chiamata dell'America: Tema nella tromba, alto e interrogante, accompagnato da armonie in tremolo di violini, a cui risponde una figura da quella derivata, più mossa e leggera, dei corni e oboi, continuato in un frammento della seconda marcia: (Il mare) - e seguito quasi subito da uu nuovo e caratteristico tema, accennante a Lotte e fatiche. Il tema sviluppato in una forma che prelude già a quella finale della melodia corale, s'innalza dall'intreccio degli archi, generando infine quello del Vecchio canto che si sviluppa ampiamente.

Alla fine il richiamo d'America seguito da temi precedenti poi: "Dal mare... terra in vista - America America!", ulteriore sviluppo ed ascesa dal secondo tema fino alla sua splendente affermazione nel grido degli ottoni che sembra scandire le sillabe della parola stessa, mentre negli archi e nei legni tripudia il movimento della prima marcia inglese.

La nuova terra si rivela ai naviganti nella poesia della sua vasta natura vergine e silenziosa (terzo tema). Poi per associazione d'idee: Memorie del passato (Inghilterra): (temi precedenti sul persistente e monotono ritmo del tamburo); Lotte, sofferenze, avanti !); in fine lo sforzo poderoso del profugo teso alla ereazione della sua nuova vita: Edificando la nazione.

E "L'amore della terra americana entrò nel cuore dei profughi". Ripresa e magnificazione del secondo tema intrecciato in ultimo con quello del canto religioso: In Dio noi speriamo, enunciato come un corale da corni, trombe e viole.

Ancora: Natura primitiva, Lavoro, richiami di vita indiana; poi come smarrito nell'immensità un frammento del canto religioso. Dice l'ultimo sottotitolo: "Deboli speranze nel futuro".

II. EPISODIO
1861-1865 - ORE DI GIOIA. - ORE DI DOLORE.

Sono apposte come motto a questo episodio le seguenti parole del Whitman: Io odo l'America cantare: odo le varie canzoni con cui ognuno celebra quello che a lui s'appartiene e alla sua patria e non ad altri; odo cantare a pieni polmoni canti impetuosi e melodiosi.

In principio è tutta una magnificazione, canora della multiforme anima del nuovo paese: Il Sud: vecchia ballata, un Canto negro, una Ninna-nanna, un altro canto popolare "Vecchia gente, a casa" una Danza della Virginia, a cui si intreccia poi un ritmo marziale: Salve, Colombia!

Circola in mezzo a tutti questi temi, sempre spiccando fra essi, quelli d'America. Sopravviene un leggiadro Canto popolare creolo.

Risuonano i canti fieri e tumultuosi della guerra civile: John Brown's, Battle cry of Freedom (Grido di battaglia della libertà), Dixie, Tramp, tramp, tramp, (calpestare, calpestare, calpestare).

L'animazione musicale si complica e rafforza; al centro di tutto è sempre il tema d'America. Poi ritorna la calma; triste però, e come paurosa. Il corno inglese accenna alla vecchia ballata; trombe e tromboni con solennità ripetono il tema d'America (E nel sangue de' suoi figli l'unità di una grande nazione era suggellata).

Risuonano lamentosamente i temi del Lavoro e del Contrasto; e la fine è tutto un epicedio suggellato dall'ultimo accordo, doloroso come una ferita aperta: Poiché il mio nemico, è morto.... un uomo divino come me stesso è morto.... oh capitano! mio capitano!.... ....oh, sanguinante America!.... (Whitman).

III. EPISODIO
1926 - IL PRESENTE - L'AVVENIRE

Reca per motto: Come egli vede più lontano egli ha la più grande fede. (Whitman).

Una prima visione è caratterizzata da un tumulto di festa frenetica. Su due temi di canti negri "I went to the hop point" e "Il gioco coon-can" si svolge una danza moderna. Un secóndo momento è destinato a rendere Il tumulto del tempo presente - Prosperità materiale - Fretta - Baccano L'uomo schiavo delle macchine: Sonorità e ritmi esasperanti (sono rappresentati fra gli strumenti d'orchestra... due incudini, una tromba di automobile, una lastra di lamiera percossa con un martello: simboli sonori, più o meno graditi, del lavoro meccanico, delle officine, del movimento affrettato. Esasperazione di lavoro e di piacere uniscono e confondono le loro voci spasmodiche. S'eleva ad un certo punto il richiamo d'America in mezzo alle calamità. Il fragore diviene frenetico precipitando nell'urlo informe dell'inevitabile rovina.

Sopravviene la tregua mentre la visione, già lontana, della vergine grandezza della natura torna a dominare nei significativi temi dello stato primordiale: Dammi la solitudine, dammi di nuovo, Natura, i tuoi primi doni di salute! (Whitman). Ancora la percussione monotona del tamburo indiano mentre America torna a chiamar col suo primo profondo fascino. Allora volgi, e non essere più in allarme, o Libertà, volgi la tua faccia verso l'avvenire, più gravide di tutto il tuo passato, che è sicuramente e rapidamente preparato per te! (Whitman). L'uomo si riconcentra in sè, si affranca dalla servitù delle macchine, da quella del mondo che gli è intorno, da quella di sè stesso. "Io ho cambiato me stesso, ascoltato o inascoltato, per comporre una musica per questi Stati (W).

La perorazione muove da un tema grave e sommesso (nuova derivazione di quello dell'America) che sale increcciandosi col tema del corno inglese: Dalla strage sorse profetica una voce: Non vi scoraggiate, l'affetto risolverà ancora i problemi della libertà; per'esso l'America vincerà di nuovo; e voi, figli della madre comune, voi sarete vittoriosi d'ogni male (W.) Poi il richiamo del Mare della Vecchia marcia inglese e del vecchio canto. "Guarda: immigrati che continuamente arrivano e sbarcano (W.) Tornano a farsi udire anche il corale religioso e due canti già di guerra civile; e il tema d'America sempre più insistente e incalzante segna l'adempimento: fino alla fine Amore. "Finché essi intonano marce trionfali, come scolte che vengono, o Madre, a te incontro a rallegrare il tuo sconfinato spirito che aspetta" (W). E qui Il popolo sorge a cantare l'antifona, ove il tema nucleo e sostegno di tutta là composizione si spiega finalmente con l'ampiezza dell'inno "America, America! Il nome tuo ho nel cuore e l'amore tuo ridesta in me i più nobili ideali. Gli avi crearono la Patria, per darci la libertà, guidandoci in fratellanza ad alti fini. A te, America, doniamo il nostro cuore, la nostra fede, la nostra forza, la nostra vita".


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Augusteo, 16 febbraio 1930


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Ultimo aggiornamento 21 luglio 2021