Ernest Bloch è nato a Ginevra nel 1880. Studiò in patria con Dalcroze e con Rey, a Bruxelles con Schorg, Isaye e Rasse, a Francoforte con Knorr, a Monaco con sé stesso e coi classici. Soggiornò un anno a Parigi, quindi tornò in Svizzera, ove a Losanna, a Neuchâtel, a Ginevra svolse attività di compositore e di direttore d'orchestra. Nel 1916 andò in America, fu per alcuni anni insegnante a New-York, poi dal 1920 al 1925 diresse l'Istituto Musicale di Cleveland (Ohio); nel 1925 passò al Conservatorio di San Francisco, dove rimase fino a circa due anni fa [1931 n.d.r.]. Da allora egli vive a Roveredo, sopra Lugano.
Episodi (S. Francisco, maggio 1926) - Umoresca
macabra. — Bizzarre grottesche parvenze, quasi in un incubo, avanzano
zoppicando in triste corteo. Poco a poco grandeggiano, con minacciosa arroganza,
ci accerchiano, ci sommergono.
Poi silenzio.
E poi, nella visione di sogno, velata e lontana, un lamento ostinato, da un mondo
irreale. Le forme grigie ritornano, s'insinuano furtivamente; danzano, con smorfie
atroci, ci tribolano e ci tormentano; s'appressano, si gonfiano, si moltiplicano,
innumerevole sciame; invadono tutto, e repente vaniscono, nel vuoto.
Ossessione. — Un solo motivo si ripete, ossessionante, in 24 variazioni e un fugato.
Calma. — Pastorale. Il suono di una zampogna, poi un flauto agreste. La pace della natura, e il suo mistero, ci pervade e ci penetra, a poco a poco. Remoto giunge un gemito, un brivido d'angoscia. Ma subito dilegua, si placa nella calma, nella serenità.
Cinese. — Impressioni del teatro cinese. «A San Francisco assistetti alle rappresentazioni del teatro cinese per una settimana intera, dalle sette a mezzanotte. Ero affascinato dalla musica, dai colori, dagli odori, dal mistero, dalle piccole principesse fragili e caste; dai guerrieri feroci con barbe terribili, dai draghi orrendi, da tutto quel mondo fantastico e immaginoso... Fremevo, talvolta, come un bimbo nei sogni, e una irresistibile nostalgia mi è rimasta nell'anima. Ho tentato di ricostruire una sintesi di quel teatro, ove tutti gli elementi si mischiano: corde gementi, trombe rauche e stridule, tam-tams diversi; strumenti a percussione, di legno, di metallo; voci straordinarie, uniche, degli attori. Ma tutto ciò senza valermi di alcuno strumento cinese e neppure di alcuno strumento a percussione. Ho utilizzato parecchi temi autentici, ritenuti a memoria; altri ne ho creati io stesso, saturo di quell'atmosfera».
Dapprima un preludio, quasi un accompagnamento a un'azione drammatica e scenica: ritmi fantastici, la batteria; poi i violini stridono, il tema dell'Umoresca macabra vi striscia sotto, come un drago cinese, e la batteria inquadra l'episodio. I violini riprendono e sullo sfondo variopinto, il cantore (Oboe, Clarinetto, Fagotto, Violoncello) fa udire una melodia cinese (mia, però, non autentica). Accenti fantastici e tragici scoppiano, imitando quella specie di tromba-oboe, stridula e minacciosa, che Paul Claudel ha così ben descritta nella sua «Conoscenza dell'Est»: sono interrotti da reminiscenze del Drago e anche dall'Ossessione, che sembra diventare a sua volta cinese e fantastica. Si giunge a un parossismo, che termina in una salve di batteria violenta e convulsa.
Un altro episodio, gaio e rapido, su motivi cinesi autentici e che va accelerandosi, in una stretta, ma sempre conservando il carattere di gioia e di chiarità. Il motivo tragico della tromba l'interrompe ancora, ma come una specie di conclusione, punteggiata dalla nota finale dei cantori e della batteria.