Helvetia

Affresco sinfonico per orchestra

Musica: Ernest Bloch (1880 - 1954)
  1. La montagne
  2. L'aube, l'éveil de la montagne et des hommes
  3. Landsgemeinde
  4. Le peuple debout, prêt au combat
  5. Épilogue, la montagne après l'orage
  6. Hymne final
Organico: ottavino, 3 flauti, 3 oboi, corno inglese, 3 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 6 corni, 4 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, percussioni, 2 arpe, archi
Composizione: San Francisco, 1929
Prima esecuzione: Chicago, Orchestra Hall, 18 febbraio 1932
Edizione: Clarence Birchard, Boston, 1931
Dedica: in ricordo di Ferdinand Hodler

Il coro finale è stato aggiunto nel 1956
Guida all'ascolto (nota 1)

Ernest Bloch è stato allievo di Jacques Dalcroze, in Ginevra; successivamente ha studiato nel Conservatorio di Bruxelles, a Francoforte sul Meno e a Monaco di Baviera. Diresse concerti a Losanna, a Neuchatel e a Ginevra; e fu professore nel Conservatorio di quest'ultima città. Nel 1916 si trasferì nel1'America del Nord e visse qualche anno a New York. E stato poi direttore, dal 1920 al 1925, dell'Istituto Musicale di Cleveland e dal 1925 all'inverno 1930 del Conservatorio di S. Francisco in California. Lasciato ogni ufficio e ritornatoin Europa, ritiratosi a Roveredo presso Lugano, egli intende ora unicamente alla composizione musicale.

L'opera artistica del Bloch è varia e vasta, e comprende: una Sinfcmìa in do diesis minore (1901-1902); il dramma musicale Macbeth (1903-1909); il poema sinfonico Hiver-Printemps (1905); i Poemi d'autunno per voce e orchestra (1906): i Tre poemi ebraici (Danza, Rito, Corteggio funebre) per orchestra (1913), di cui la Danza eseguita due volte all'Àugusteo: 28 novembre 1920 (Toscanini) e 12 gennaio 1930 (Rossi); i Salmi 137 e 114, per soprano e orchestra; il Salmo 22 per baritono e orchestra (1912-14); la rapsodia Schelomo (Salomone) per violoncello e orchestra (1916), diretta all'Àugusteo il 27 maggio 1928 da Bernardino Molinari, col violoncellista Arturo Bonucci; un Quartetto d'archi; la sinfonia Israel (1912-1916) diretta all'Augusteo il 7 dicembre 1930 da Bernardino Molinari; una Suite per viola e orchestra (1918-19); una Sonata per violino (1920); pezzi per pianoforte, fra cui: In the Night; Three poems of the Sea (1922) trascritti anche per orchestra; un Quintetto per archi e pianoforte (1922-23); la suite Baal Schem (tre quadri di vita cassidica) per violino e pianoforte (1923); Quattro pezzi per orchestra da camera (Umoresca macabra, Ossessione, Calma, Cinese) (1926); Tre notturni per pianoforte, violino e violoncello (1924); un Concerto grosso per orchestra d'archi e pianoforte obbligato (1924-25) diretto all'Àugusteo il 17 febbraio 1926 da Vittorio Gui; la rapsodia epica America (1925-26) per orchestra, diretta all'Àugusteo il 16 febbraio 1930 da Gino Marinuzzi; l'affresco sinfonico Helvetia, di cui l'odierna è la prima esecuzione.

Israel, i Poemi ebraici, il Quartetto, i Salmi, Schelomo, la Suite per viola e orchestra sono i principali lavori di quel particolare ciclo che, nella complessa e varia produzione del Bloch (ancora del resto in pieno fervore creativo) si suole distinguere con la denominazione di ebraico; in cui l'autore avrebbe principalmente trasfuso «la complessa, ardente, agitata anima che sentiva vibrare attraverso la Bibbia: la freschezza e la ingenuità dei Patriarchi, la violenza che si esprime dai libri dei Profeti, il selvaggio amore per la giustizia, la disperazione del Predicatore di Gerusalemme, il dolore e l'immensità del Libro di Giobbe, la sensualità del Cantico dei Cantici; la sacra emozione della razza assopita nella sua anima». In tali parole, intese in più vasto senso, possono però ravvisarsi le caratteristiche di tutta la personalità artistica del Bloch, quali in ogni sua composizione si rivelano, in maggiore o minor misura.

« Dopo aver dedicato » scrive M. Tibaldi Chiesa « una grande opera alla sua razza: ISRAEL, e un'altra grande opera al suo paese d'adozione: AMERICA, Bloch ha dedicato il suo ultimo lavoro: l'affresco sinfonico HELVETIA, al paese natale. Helvetia reca due date: Monaco 1900 - San Francisco 1929. Per trent'anni il maestro ebbe nel cuore i temi di questa sinfonia, che sono echi, voci, visioni della sua patria. Adoratore .della natura, egli li elaborò a lungo nella sua mente, finché si sentì abbastanza forte per creare un'opera semplice, nell'atmosfera pura delle nevi eterne e delle eccelse cime. L'opera evoca paesaggi alpestri, motivi rustici, antichi ritmi dei tempi eroici della Svizzera guerriera. In un certo senso poi in «Helvetia» Bloch tenta di rivivere e di ricreare il proprio io lontano, scomparso nel corso della vita, richiamando la freschezza delle sensazioni e delle reazioni, distrutte e trasformate dall'esistenza tormentosa e spietata».

La composizione si inizia con una visione pastorale. Il richiamo dei corni soli è ripreso dal corno inglese e dall'oboe, sullo sfondo d'un misterioso murmure orchestrale. Un secondo tema, d'una particolare dolcezza strumentale, è annunciato da violini, oboi e flauti. Un ritorno del tema (l) nella tromba, s'intreccia con un nuovo tema più conciso, annunciato, dai bassi, trombone e fagotti e con un tema affine, quasi ranz des vaches (v. al riguardo i ranz des vaches impiegati anche da Rossini nel Guglielmo Tell).

Seguono altri e vari incisi più brevi, dello stesso carattere espressivo, alternandosi ai temi dominanti. Un tema popolaresco, ritmico e animato, s'affaccia in ff nei violini, viole, flauti e oboi seguito da un breve ritorno del secondo tema nei flauti e da una mesta cantilena dell'oboe, già annunciata in precedenza. Nell'ulteriore svolgimento spicca un nuovo tema pp dal corno inglese e corno, dolce e melodioso, seguito nuovamente dal secondo tema e da altri elementi tematici, vecchi e nuovi, in espressivi intrecci.

Il movimento si fa Animato col ritorno del tema popolaresco negli oboi e clarinetti. I richiami si ripetono, intramezzandosi ad una figura agitata ove sopra al disegno tempestoso dei bassi e timpani sprizza nei legni lo spunto del richiamo del primo tema. Nell'episodio, breve ma caratteristico nei suo colorito cupo, si afferma un altro tema fondamentale d'una certa ampiezza e solennità eroica. Tornata l'espressione tranquilla, s'annuncia nel violino solo e flauto un tema dolce. Pianissimo, nella tromba, un ritorno del primo tema su uno sfondo dì suggestiva morbidezza strumentale.

La partitura porta poi l'indicazione: Crepuscolo: s'afferma un altro tema pastorale di corni alternato ad un tenue disegno del flauto. Seguono a brevissima distanza le indicazioni: Notte (espressione cupa di silenzio) e poi: Alba: il risveglio della montagna. Questo s'annuncia con suggestivi richiami dell'oboe e delle trombe che sembrano rispondersi da valle a valle mentre nei bassi risuona un ritmo pesante come di passi lontani.

Un ritorno del tema popolaresco è seguito da un animato sviluppo, in cui si intrecciano il tema stesso, il tema dell'Alba e il primo accenno all' inno nazionale che dovrà poi avere verso la fine della composizione il maggiore risalto.

Temi ritmici marcati entrano a far parte dell'animazione generale, insieme con gli altri precedenti variamente intrecciati.

In un episodio Moderato le tinte si fanno gravi, solenni, come una elegia funebre. Ma tutto si schiarisce di nuovo; ritorna il movimento animato e allegro precedente, in aspetti più brillanti e marziali che, incalzando, conducono al maestoso col trionfo dell'inno nazionale svizzero già preannunciato.

Un ulteriore ritorno alla contemplazione poetica riconduce, in atmosfera di pace, i temi dell'inizio; poi di nuovo l'espressione s'anima, e al tema eroico, presentato ora nella smaglianza del modo maggiore, s'intreccia una nuova ampia e calda melodia che conduce alla conclusione, ove il tema eroico si espande alia fine con magnifica solennità negli accordi degli ottoni.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Augusteo, 6 marzo 1932


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Ultimo aggiornamento 3 luglio 2021