Paesaggio desolato. Un cielo basso e opprimente: neppure un soffio d'aria. Tutta la natura sembra agghiacciata, gli alberi brulli, i cespugli rabbrividenti. Una tristezza indicibile serra l'anima.
Un sole giallo, tuttavia, sembra voler trapassare l'opaca cortina delle brume, come tentando un sorriso.
Di lungi si leva un vento, che rende il paesaggio ancora più triste, più aspro, più glaciale, cóme sferzandoci in volto la disperazione di questa morte apparente. Si spegne, languisce - fuggevole soffio.
Tutto rientra nella calma. La neve comincia a scendere e l'angoscia nuovamente ci serra, come se tutta la natura si disperasse ... I suoi singhiozzi s'estinguono a poco a poco ... E il paesaggio resta calmo e cupo. Ogni speranza di sole è svanita.
È inverno.
Il sorriso della natura che si desta. I primi fiori, i petali nell'aria, e la gioia nei cuori.
Tutta la campagna canta. La linfa gonfia tutti i rami, ovunque la vita si agita e cerca di espandersi. E' una follìa, un'ebbrezza di sole ...
L'amore anche si desta nella natura e nel cuore dell'uomo: dolcemente, teneramente, dapprima, come timoroso; poi s'impadronisce di ogni creatura viva e le infonde la sua fiamma, il suo ardore ...
Poi è la calma senza vento. Di lungi, tutto sussurra. Un richiamo lontano dell'inverno, quando si credeva il sole morto per sempre ... Ma è finita. Ora tutto è gioia e speranza.
Ernest Bloch