Ernest Bloch è nato a Ginevra nel 1880. Studiò in patria con Dalcroze e con Rey, a Bruxelles con Schorg, Isaye e Rasse, a Francoforte con Knorr, a Monaco con sé stesso e coi classici. Soggiornò un anno a Parigi, quindi tornò in Svizzera, ove a Losanna, a Neuchâtel, a Ginevra svolse attività di compositore e di direttore d'orchestra. Nel 1916 andò in America, fu per alcuni anni insegnante a New-York, poi dal 1920 al 1925 diresse l'Istituto Musicale di Cleveland (Ohio); nel 1925 passò al Conservatorio di San Francisco, dove rimase fino a circa due anni fa [1931 n.d.r.]. Da allora egli vive a Roveredo, sopra Lugano.
I tre Notturni per trio furono composti nel 1925. Essi sono insieme tre stati d'animo e tre paesaggi, espressioni intime e visioni esteriori.
Nel primo la musica descrive un paesaggio d'alta montagna, immerso nell'oscurità. Fosche nubi vagano nel cielo, un motivo alpestre aleggia intorno a una capanna perduta nella solitudine. Gli ultimi raggi del morente sole dileguano all'orizzonte, gli estremi riflessi della luce si spengono sulle più eccelse cime. L'aria ha la calma profonda della notte.
Mentre questo Notturno si svolge in un'atmosfera naturale, lungi da ogni elemento umano, nel secondo udiamo due canti dolci, che si snodano e si intrecciano in un'aura melodiosa. Le voci si chiamano, si rispondono, si fondono in una sonorità più ampia, si aprono in un accordo di luce. Poi, a poco a poco, soavemente, si placano e si spengono, lontano, nell'ombra trasparente di una notte serena.
Il terzo Notturno descrive una notte di tempesta, in un'aura d'incubo e di mistero. Il temporale rumoreggia di lungi, soffi di vento impetuoso passano nell'aria. Repente l'uragano si avvicina, si scatena imperversando fragoroso sui campi, sui monti. Poi di colpo il vento si placa, la bufera s'acqueta, le nubi si diradano, il chiarore della luna appare scintillante. Torna la calma, la natura effonde la gioia della serenità riconquistata in un canto radioso. All'orizzonte si odono gli ultimi echi del temporale, che si allontana con sordo brontolio. E poi, più nulla.