Suite per viola e pianoforte


Musica: Ernest Bloch (1880 - 1954)
  1. Lento. Allegro. Largamente
  2. Allegro ironico
  3. Grave. Allegro ironico
  4. Lento
  5. Molto vivo. Moderato assai. Molto vivo
Organico: viola, pianoforte
Composizione: febbraio - maggio 1919
Prima esecuzione: New York, Carnegie Hall, 26 gennaio 1920
Edizione: G. Schirmer, New York, 1920
Dedica: Elizabeth Sprague Coolidge
Guida all'ascolto (nota 1)

Personalità di rilievo nel panorama della musica novecentesca, Bloch ha svolto prevalentemente la sua attività di compositore, di direttore d'orchestra e di insegnante in parte in Svizzera, poi a Parigi e infine negli Stati Uniti, dove si trasferì nel 1916, dirigendo gli istituti musicali di Cleveland e di San Francisco e naturalizzandosi americano, prima di stabilirsi abbastanza tranquillamente ad Agate Beach, sulle rive del Pacifico. Spirito inquieto e aperto alle più diverse sollecitazioni culturali e musicali del nostro secolo, Bloch è considerato uno dei rappresentanti più autorevoli della musica ebreo-americana, per aver saputo rievocare nelle forme e nel carattere i temi della religione e del pensiero ebraico, anche se non gli manca un certo eclettismo dovuto al temperamento vivace e al di fuori di ogni scuola, caratteristico di questo musicista. Egli stesso, quasi ad indicare il suo credo artistico, disse esplicitamente: «La mia opera è la sintesi della mia vita agitata, tragica, tormentata, la sintesi di tutti i tentativi e le aspirazioni della mia Weltanschauung, cioè della mia visione del mondo e delle forze che in esso si scatenano. Tutto nelle mie opere più importanti si riallaccia alla vita, condizionato dalla mia sensibilità, ma sorretto dalla ragione e dalla logica dei mezzi impiegati. L'essenza primordiale è l'uomo, il lato umano e il desiderio infrenabile, soprattutto nella mia giovinezza, di un ordine sulla terra».

Non c'è dubbio che nelle migliori e più eseguite composizioni di Bloch la componente ebraica sia presente in modo chiaro e preciso, come testimoniano la rapsodia per violoncello e orchestra Schelomo, la sinfonia Israël con due soprani, due contralti e basso, la Suite Hébraïque per viola e orchestra, i brani sinfonici Trois poèmes juifs e la sua unica e poderosa opera Machbeth, il cui linguaggio volutamente spoglio e arcaico si richiama alle antiche melodie ebraiche, per evidenziare meglio il tono dolente e lugubre della tragedia, non necessariamente uniformata sul calco scespiriano. Per questa ragione Bloch, musicista sorretto da una forte coscienza artistica e da una rigorosa preparazione tecnica, fu definito il patriarca musicale dell'Antico Testamento, tanto più che nei suoi lavori si avverte sempre un senso drammatico, tra le brume di un'atmosfera angosciata e ansiosa.

Un esempio dello stile dalle immagini mutevoli e di impronta meditativa è contenuto nella Suite per viola e pianoforte, che risale al 1919 e affida la sua suggestione al tono severo e scuro dello strumento solista, particolarmente amato dall'autore, in quanto gli sembrava che esprimesse meglio il senso di isolamento e di malinconia dell'anima ebraica umiliata nella diaspora secolare.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 10 aprile 1979


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Ultimo aggiornamento 5 novembre 2020