La Suite Sinfonica ha avuto come altre opere di Bloch una lunga incubazione. Già a Roveredo Ticino nel 1932-34 germogliarono in lui alcune idee, che solo più tardi a Berkeley, in California, si evolvettero.
Un giorno nel 1940 Bloch si trovava nell'Oregon e guidava la sua piccola automobile: a un tratto gli balenò nella mente un tema musicale. Egli fermò la macchina e annotò il tema che con una lieve modificazione fu quello della Passacaglia. Nel finale il secondo tema della fuga nacque un giorno che Bloch si trovava sul pianerottolo della scala esterna della sua villetta di Roveredo, insieme con sua figlia Susanna con la quale lavorava alle Fughe di Bach.
«Come tali elementi si sono fusi non ne so nulla io slesso» dice Bloch «La Passacaglia» spiega il Maestro «è regolare, costruita su un motivo assai più sottile di quanto non sembri: iniziato in modo dorico adduce alla VI Suite Napoletana e termina in minore, ciò che presentava difficoltà considerevoli».
Il finale è una specie di moto perpetuo e vi si insinua a un certo punto il motivo del Dies lrae. La Suite è in 3 parti: all'Ouverture si allaccia la Passacaglia, alla quale segue il finale. Non v'è alcun programma: si tratta di musica pura.
Il primo motivo si ispira a Orlando di Lasso. La prima esecuzione avvenne a Filadelfia, sotto la direzione di Pierre Monteux, e seguirono esecuzioni a New York e a S. Francisco, poi una, mutilata, a Venezia nel settembre 1948 e quindi l'esecuzione al Teatro della Scala nel giugno 1949, diretta da Bloch.