Erminia
Favola pastorale in cinque atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Bosco rotto, e spesso d'alberi.
Erminia legge in un Tronco.
Erminia
Del Regno d'Antiochia Erminia erede,
Perduto Impero, e Padre,
Del nimico Tancredi
La prese Amor, molto sofferse, alfine,
Vestito usbergo, e scudo,
In cheta notte à lui n'andò. Fortuna
Presso alia cara Tenda
D'armata gente concitò lo sdegno.
L'assaliro, fuggi. Fra queste selve
addusse il caso, e il suo timore: in queste
Forse mori, dove piangendo visse,
E di sua man, la sua sventura scrisse.
«Or che tutta è scolpita: in voi serbate
Questa dolente istoria amiche piante;
Perche se sia, che alle vostr'ombre grate
Giammai soggiorni alcun fedele amante,
Senta svegliarai al cor dolce pietate
Delle sventure mie, sì varie, e tante;
E dica; ah troppo ingiusta empia mercede
Diè Fortuna, ed Amore à tanta fede.»
Scena seconda
Flora, Ennone.
Flora e Ennone
(insieme)
Cosi piangendo, e mesta,
Misera Pastorella,
Io vò per la Foresta
Lagnandomi d'Amor.
Che troppo il cor fedele
Tormenta quel crudele,
Quel'empio feritor.
Così ecc.
Scena terza
Erminia, e Flora.
Erminia
Biancheggia ancora il prato
Della ruggiada, che stillò l'Aurora;
E fuor del bosco usato
Dolente in volto, io qui ti veggio, ò Flora?
Flora
Se una stessa cagione
Abbandonando il rozzo albergo, in questa
Solitudine mesta,
Alceste amico à lacrimar ti mena,
Ripensando alla tua, sai la mia pena.
Erminia
Vieti il Ciel, che infelice
Ti faccia à par di mè Fortuna, ò Amore.
Vieti, che il mio dolore
Il tenero tuo sen punga giammai;
Ciò, che sia dura sorte, ancor non sai.
Scena quarta
Flora
Flora
Forse, come io pur l'amo,
Amami Alceste, e quel timore istesso;
Per cui mi taccio, a lui la lingua annoda.
Il ciglio, che dimesso,
Sì lenti sguardi al volto mio volgea,
Favellarmi d'Amor forse volea.
Quel dolce sospiro,
Che manda dal seno,
Dicessemi almeno,
Che fosse per mè.
Se mesto lo miro
Se piange, se geme,
Mi dice la speme
S'affligge per tè.
Quel ecc.
Scena quinta
Ebbone, Niso.
Ennone
Dal dì, che venne Alceste,
Flora ti sprezza, e di lui resa è Amante;
Quante volte tel dissi?
Niso
Io nol credea.
Sai ben, che a ciò, che spiace
Mal da noi si dà fede.
Ennone
Or datti pace.
Niso
Ennone: in tanto duolo
Cosi mi lasci abbandonato, e solo?
Mi consiglia, m'aita;
Che deggio fare?
Ennone
Ascolta; al Genitore
Và, chiedi le sue Nozze.
Niso
E s'ella niega?
Ennone
Il tentar, che mai nuoce?
Niso
M'odierà più sdegnosa.
Ennone
Amante noll'avrai, se noll'ai Sposa.
Scena sesta
Silvio, e Niso.
Silvio
O Dolce de Pastori
Viver beato, avventurosi boschi.
Dolce è col dardo affaticar le belve;
Dolce agl'incauti augelli
Insidiar colle nascoste reti.
E tù giorni si lieti
Turberai per Amor? Non sai, ch'Amore
Và carco di dolore?
Niso
Lo sò ben'io, che l'ho seguito, e sieguo.
Silvio
Credilo à me, che l'ho fuggito, e fuggo
D'allor, che Elide biondo
Piagner ne vidi sì, che ne fù cieco.
Niso
Ma chi di vaga Ninfa,
E gentil s'nnamora,
Chi amato n'è?
Silvio
Quegli è infelice ancora.
Dimmi. Che meglio credi
Servizio, o libertà?
Niso
Meglio è godere.
Silvio
E si gode in amare?
Niso
Caro almeno è il penare.
Silvio
Caro è il penar per anelante Cerv;
Che ti stanchi in seguirlo, e poi l'uccida;
Caro di Lepre, ò Damma
Per dubio calle, rintracciar l'errore;
Mà se lo siegui, e qual da gioia Amore?
Cara è la libertà:
Dormire all'ombra, al rio,
Seguire il suo desio
Dove ti scorge il piè.
Piaccion due vaghi rai:
Ma quanta pena è mai,
Quel chiedere pietà,
Quel aspettar mercè.
Cara ecc.
Scena settima
Niso, e Flora.
Niso
Ninfa dal tuo ricetto
Cosi lunge n'andasti, e qual cagione?
Flora
Desio di coglier fiori
Quivi mi trasse in su i novelli albori.
Niso
E così neghittosa
E' di Nisso la man, che in un momento
Compor non ti potesse
D'accanti un serto, e di Viole, ò Rose?
Flora
Sollo ben: ma mi piace.
Scieglierli di mia mano.
Niso
Almen consenti,
Che in ghirlanda li tessa.
Flora
Questo ancor meglio far sò da me stessa.
Niso
Flora cosi sdegnosa
Con chi un tempo già amasti?
Flora
Altri tempi, altre cure, e ciò ti basti.
Niso
Sai ben, che mille volte
Fra questi istessì fior, fra queste piante
Fè mi giurasti?
Flora
Ora non son più Amante.
Niso
Àdunque mi schernisti?
Flora
Importuno tu sei. Come a te piace:
Udir non vuò d'Amore.
Niso
E Niso tace.
Ma se Alceste in mia vece
Ti parlasse d'Amor, l'ascosteresti.
Ingrata Ninfa: Alceste
Ha ben vago il sembiante,
Ma non è a par di me fido, ed Amante.
Il labbro vermiglio,
Le guancie di rose,
Un tenero ciglio
Amor non mi diè.
Bel guardo, bel riso
Mi tolse dal viso;
Ma il cor mi compose
Di candida fè.
Il labro ecc.
Scena ottava
Tancredi, Ennone.
Tancredi
Pastorella; se il Cielo
Tè con il gregge tuo sempre difenda,
Evvi albergo, qui presso,
Che brev'ora m'accolga?
Ennone
Evvi il mio stesso.
Tancredi
Lunge molto?
Ennone
Dal Colle scorger lo puoi.
Tancredi
Ti sarà forse impaccio,
Che da lunga fatica
Di sofferto viaggio
Là mi rinfranchi, Amica?
Ennone
Onorato saranne il vil tugurio;
Mà benchè vile, in esso
Cavaliero gentile,
E vago come Tè, da qualche giorno
Tragge col Padre mio grato soggiorno.
Tancredi
Dunque andronne.
Ennone
Ti piaccia,
Ch'all'usato ricetto
Stringa lo sparso armento,
Poi tua scorta sarò.
Tancredi
Quivi t'aspetto.
Pace almen fra quelle Selve
Date, o Numi, a un mesto Amante.
An quì pace ancor le Selve,
Pace i fior, l'erbe, le piante.
Pace ecc.
Scena nona
Luogo delizioso con vedute di Campagne, e collinette per una caccia.
Silvio, Niso, Tancredi, Ennone, Choro di Cacciatori.
Silvio
Lascia, Niso, d'amar, siegui le fere:
Vedi con qual diletto
Si scorron le foreste
Col veloce levriere,
Col forte Ircano, e coi fedel Molosso:
Lascia, Niso, d'amare.
Niso
Ah, che non posso.
Tancredi
Carchi di molta preda
Ne venite, o Pastori.
Silvio
I nostri dardi
Regge Diana.
Tancredi
E di seguir bramate
La Caccia ancor?
Silvio e Niso
(Insieme)
Stanchi siam noi.
Ennone
Restate.
Di seguace d'Amore,
Nifo, or sei Cacciator?
Niso
Son Cacciatore.
Tancredi
Nè pure a voi perdona,
Pastorelli innocenti,
Sì crudo Dio?
Silvio
Deh non parliam di questo,
Cantiam.
Ennone
Cantiamo.
Silvio
E i Dei curin del resto.
Coro
Felici Cacciator:
Che non proviamo Amor;
Nè sospirar ci fà,
Pieni d'affanno, e duol
Per tenera beltà.
Fuggiamo all'ombra il Sol,
Felici Cacciator;
E alla verd'erba in sen
Godiamo il dì seren
Ridendoci d'Amor,
Fine dell'Atto Primo.
ATTO SECONDO
Scena prima
Erminia.
Erminia
Erminia sventurata:
Che fai tra quelle Selve,
Donna, imbelle, regale;
Sola, fra il gregge, e d'armi cinta? Amore
Ti diè ardir, ti diè core
Di gir nel campo de' nemici irati,
Sì vicina ti scorse
Al tuo Tancredi; e poi
Così tutti deluse i pensier tuoi.
O cieco Amor crudele;
O fato: i miei tormenti
Avran fine giammai?
Chi m'ascolta, e chi risponde, oh Dio
L'infelice sei, che parli meco,
Per amor nuda voce all'aere cieco.
Eco ascosa; e tu mesto Usignuolo,
Che accompagni col canto il mio duolo,
Non più l'Aure gemendo rompete,
Destan sol le tue voci, il tuo cauto
Sù i miei lumi un più tenero pianto:
Eco mesta: Usignolo tacete.
Eco ecc.
Scena seconda
Flora, Erminia.
Flora
Di sì lungo dolore
Fin a quando, celar vuoi la cagione?
Alceste: è forse Amore?
Ennone
Tu lo dicesti.
Flora
Il pianto tuo racqueta;
Io per Àmor non son di tè più lieta.
Ma della bella Ninfa
Per cui sospiri udir potrassi il nome?
Ennone
Il nome? nè se pria
Non palesi il Paftor, ch'ami qual fia.
Flora
Da me nol sentirai.
Ennone
Nulla rilieva,
La Ninfa tacerò.
Flora
Odimi Alceste,
In quel tronco col dardo
Il nome scolpirò; ma mi assicura,
Che pria, ch'io di qui parta
Nol leggerai?
Erminia
Nol leggerò.
Flora
Mel giura.
ERminia
Per Giove, e per la Dea;
Che adorano i Pastori.
Flora
Ecco lo scrivo,
Non t'appressar; Ma letto,
Che l'avrai, ti ricorda,
Che saper vuò la Ninfa.
Erminia
Io tel premetto.
Flora
Nome del mio Pastor
Chiedi per me pietà,
Se mai ti leggerà
Colui, che m'invaghì.
Digli: chi mi segnò,
Scritte per man d'Amor,
Le care note al Cor
Vive ritien così,
Nome ecc.
Scena terza
Ennone, Erminia.
Ennone
Di te appunto cercando
Givo d'intorno.
Erminia
A che mi vuoi?
Ennone
Darete
Sollecito ti chiede;
Ma quai note son queste;
Chi l'impresse nel tronco?
Erminia
La tua Germana.
Ennone
E scrisse: ADORO ALCESTE?
Erminia
Scherzò forse così.
Ennone
Sò ben, che t'ama:
Ma se alle mute piante
Ella l'espose, io con più ardir paleso,
Che son d'Alcefte Amante.
Erminia
Ennone, a chi più merta
Serba il tuo Amor.
Ennone
T'intendo,
Tu per Flora mi sprezzi.
Erminia
Ninfa non sia mai ver.
Ennone
Dici per gioco.
Erminia
Quanto Flora amo tè.
Ennone
Ma questo è poco.
S'è ver, che amar mi vuoi
I dolci affetti tuoi
SoÌo desio per me.
Sprezzami, e m'abbandona,
L'amor* ch'a due si dona
Fedele amor non è.
S'è ecc.
Scena quarta
Erminia.
Erminia
Qual de' nostri pensieri
Fai governo crudele, ìngiusto Amore;
Di me, che Donna sono
Questa semplice Ninfa accendi invano
E da Tancredi mio voli lontano.
Perche non poss'io
Averne mercè
Quel povero core
Amore
Invaghì;
Ma il bel Idol mio
Amante di me,
Amore perche
Non rendi così?
Perche ecc.
Scena quinta
Silvio, Flora.
Silvio
A parlarti d'amore
Mi spinge la pietà del mesto Niso:
L'infelice Pastore
Per tua cagion tanto si duole, e tanto;
Che sempre nel suo viso
Bagna l'orme del vecchio il nuovo pianto;
Flora
E per me piange? io ciò non chieggio.
Silvio
Eh Flora:
Assai pena è l'amare,
Senza unirvi altra doglia; e poi sì vile
Non è di pregi, e di saper, che merti
Il tuo disdegno.
Flora
A Pane.
Giuro, che in queste Selve
Non v'è Pastor, che tanto stimi.
Silvio
Io bramo
Udir da Tè: d'ogni Paslor più l'amo.
Flora
E tu d'Amor nimico
Mi consigli ad amar?
Silvio
Lunge d'Amore
Se gir ti vedess'io, nulla direi:
Ma se pure ai d'amar, Niso amar dei.
Flora
Tu le Ninfe non fuggi
Per Diana seguir, che più ti piace?
Così Niso fugg'io,
Perche ad altri mi chiama il desir mio.
Silvio
Se Niso a mio talento
Regesse il suo volere,
Saresti men superba, ei più contento.
Se infida lo sprezzi
Ti fugga sdegnato,
Indegno è d'Amore
Quel Core, ch'ingrato,
Costanza non hà.
Le lagrime, i vezzi,
Non scherno, ò rigore,
Puon far, che s'apprezzi
La vostra beltà.
Se ecc.
Scena sesta
Niso, Flora.
Niso
Flora il tuo Genitore.
Ove lasciasti?
Flora
E che ne brami?
NIso
In Sposa,
Se pur me lo consenti,
La tua minor Sorella
Chieder gli voglio.
Flora
Al fonte della Rosa
Ritrovar lo potrai (grata novella.)
Niso
V'è il tuo piacer.
Flora
Non si richiede.
Niso
Il mio
Voler pende dal tuo.
Flora
Paga son'io.
Niso
Ingrata; e soffrir puoi,
Che sia d'altri il tuo Amante?
Flora
Godo del suo contento.
Niso
Teco finsi così.
Flora
O finto, o vero
Niuno affanno ne sento.
Niso: brami di più?
Niso
Cangia pensiero.
Ritorna al primo Amor,
In che t'offesi, in che?
Cara: l'istessa fè
Ti serbo ancora.
Ma Tu l'istessa fede
Non serbi al tuo Pastor:
Ritorna al primo Amor
Mia bella Flora.
Scena settima
Flora, Ennone, e Tancredi.
Flora
Alceste avrà su'l Tronco
Letto il suo nome, ed il mio amore. Or deve
Scuoprirsì a mè. Ma viene
Ennone, ed il novello Ospite è seoo.
Finche qui si trattiene
Ad Alceste ir vogl'io,
Addio Germana.
Emnnone
Ove sì tosto?
Flora
Addio.
Ennone
Quei, che dianzi t'accolse
E' il vecchio Genitor: noi siam sue figlie;
Tancredi
E nate in queste Selve?
Ennone
Anzi tra la cittade, e in regia Corte.
Tancredi
Qual dunque vostra sorte
Quivi v'addusse?
Ennone
Il soì voler del Padre.
Tancredi
Ne le vicine squadre
Turban la vostra pace
Or, che tutto di guerra arde il paese?
Ennone
Difende il Ciel cortese
Di semplici Pastori
L'umiltade innocente;
Tancredi
O cara al Cielo avventurosa gente
Qual viver più beato
Del vostro lieto stato.
Ennone
Signor: sai che il mio gregge
Pasce senza Custode: ove a te piaccia
All'uimil Tetto ritornar, Darete
Sempre t'accoglierà.
Tancredi
Gentil Donzella,
M'invitano quest'ombre, e quest'orrori
A prender qui riposo
Prima del partir mio
Vedrotti ancor. Ninfa.
Ennone
Guerriero,
Addio.
Tancredi
Cosi contento
Come tu sei,
I giorni miei
Goder non spero.
Ma il Cielo almeno
Quello, che sento
Crudo tormento,
Renda men fiero.
Così ecc.
Scena ottava
Ennone, Flora.
Ennone
Bel ripiego per certo
Scriver sù i tronchi il caro nome; e pure
Vergogna non ti affrena?
Alceste, che dirà?
Flora
Con chi favelli?
Ennone
Con Flora.
Flora
Tu vaneggi.
Ennone
Vaneggio? ecco la pianta, or da te leggi;
Flora
Ennone: e che ti caie
Se l'amo ò nò? chi del tuo Amor va in traccia.
Chi di Niso ti parla, ò tel rinfaccia.
Ennone
Che Niso, che t'infingi?
Flora
Niso, si, che poch'anzi
Detto m'a ve, che in Sposa
Chier ti vuole al Genitor.
Ennone
Novella
Pronta, leggiadra, e bella.
Flora
Ai che dirmi di più?
Ennone
NulIa: ma senti,
D'Alceste non pensar;
Flora
Troppo ti pesa:
Amerà forse tè. Vè bel sembiante
Da fare innamorar l'erbe, e le piante.
Ennone
Ti mirasti nel Fonte?
Altro vi vuol, che inanellarsi il crine,
Che di fresca ruggiada
Bagnar le guancie; e della tronca vite
Raccorre il pianto. Una beltà negletta
E più vaga, più alletta.
Ai begl'occhi, ai bel sembiante,
Ma non piace
A1 caro Amante,
Datti pace:
E' cieco Amor.
Flora
Quell'incolta tua bellezza
L'alme invola,
E non s'apprezza
Ti consola:
E' folle Amor.
Ai ecc.
Fìne dell'Atto Secondo.
ATTO TERZO
Scena prima
Tancredi.
Tancredi
Almen la sorte amica
Dopo brieve riposo
In parte mi scorgesse ov'elIa sia,
Clorinda: ecco Tancredi
Tuo nimico, ed Amante.
Se nimico lo vuoi, vieni, e l'uccidi:
Se Amante: e chi ti mena
A scorger quanto t'ama, e quanto pena?
Dolce sonno, conforto de'mali,
Io ti sento, che lento m'assali ...
Cheto scendi, e t'aggiri nel sen.
Ma se pur di piacermi sei vago
Del mio ben teco porta l'imago,
E dormendo lusingami almen.
Dolce ecc.
Scena seconda
Erminia, e detto.
Erminia
Ohimè, come il desio
Sempre innanzi mi finge il bel Guerriero;
Ed ora nel pensiero
Suonò la voce sua si chiara, e fciolta,
Che direi coll'orecchie averla accolta.
Possenti Dei: che veggio?
Non sogno, non vaneggio?
Di Tancredi le forme
Queste non son? Tancredi mio? che dorme:
Benchè nascose
Pupille belle
Voi siete quelle
Del mio Guerrier.
Aure pietose
Nollo scuotete,
Non mi togliete
Sì bel piacer.
Benchè ecc.
Tancredi
Clorinda ove mi fuggi,
Clorinda oh Dìo ... ma ... Cavalier, chi sei?
(Si desta.)
All'Elmo, alla divisa
Di Goffredo nel Campo
Tu venisti a turbare i sonni miei.
Erminia
Venni, Tancredi, è vero ...
Tancredi
Alla tua lite
Poch'ozio ancor mi resta:
Terminar qui possiam la nostra inchiesta.
Nuda il ferro.
Scena terza
Flora, e detti.
Flora
Fermate.
Erminia
Son ferita.
Flora
Ahi mè lassa.
Erminia
Ov'è Tancredi, ov'è?
Flora
Tosto è partito.
Erminia
Oh Dio Flora, che fai.
Flora
Con questa fascia
Ti stringo il fianco.
Erminia
E quel crudel non m'ode;
Dammi in tutto la morte, e poi mi lascia;
Flora
Appoggiati al mio braccio,
Presso è l'albergo, Alceste: il Dardo tieni.
Erminia
O dolce morte, ò sospirata vieni.
Scena quarta
Tancredi, Niso.
Tancredi
Fuori di quella Selva
Conduce il calle qui segnato?
Niso
Amico:
Questa via più s'imbosca.
Volgiti a destra, e dove un nobil Tempio
Sagro a Pane vedrai, vanne vicino,
Lunge non è dalla Città il cammino.
Tancredi
Sei di queste Foreste?
Niso
Sono.
Tancredi
Di quel Guerriero,
Che dimora fra voi, sapresti il nome?
Niso
Qùel, che ner'armi veste?
Lo so pur troppo: si fa chiamarsi Alceste.
Cosi l'ignudo Arcier,
Se per amor sospira,
Armi di scherno, e d'ira
Alla sua Ninfa il Cor.
E provi quel crudel
Sprezzato, abbandonato
L'istesso mio dolor.
Cosi ecc.
Scena quinta
Silvio, Niso
Silvio
Niso, Niso: ove vai?
Niso
Men vado Silvio;
Né pur lo sò. Dove la mia sventura,
E l'altrui crudeltade
Mi scorge errando.
Silvio
Ah misero Pastore;
Vè Tu sei cieco, ed ai per guida Amore.
Niso
Così dicessi il ver, che non vedrei
Ciò, che tanto m'affanna; ò cieco almeno
Stato mi fossi allor, che pria s'offerse
L'ingratissima Ninfa agl'occhi miei.
Silvio
Sempre Niso t'ho amato;
E sallo il Ciel, se il tuo dolor m'è grave.
Questa tua Ninfa ingrata
Tentai pregando d'ammollire.
Niso
Ed ella,
Che ti rispose allor?
Silvio
Nollo cercare.
Niso
Deh parla Silvio mio.
Silvio
Voci fur quelle
Più che d'assenzio, alla tua speme amare.
Niso
Ma pur, che disse?
Silvio
A ciò, che io dico attendi.
Amore non spepar: chiedi agli Dei
Miglior senno, e consiglio.
Chiedi pur che costei
Fugga dal tuo pensier come ti fugge.
Niso
La Morte chiederò. Morte può solo
Spegnere in me l'amor.
Silvio
Niso: E'un gran duolo.
Niso
Ma che afflìgge una volta.
Silvio
A' tal compenso
Non volgere il pensiero. Evvi una Ninfa
Sagra a Diana: ella tradita ancora
Dal suo Pastor, tanto pregò la Dea,
Che mostrolle qual'arte
Usar si debba a discacciar dal seno
L'amoroso veleno.
Niso
Quest'arte a me, che giova?
Silvio
Mostrolla ad essa; ella n'è grata altrui,
Per odio contro Amore, e per pietade
Di quel mal, che sofferse.
Niso
O' Ninfa, ò Diva,
E Giove istesso, e Pale
Mal crederò, che la mia piaga sani,
Che a ferita d'amore arte non vale.
Silvio
Non sai, che ancor nell'Èrebo
Nel Ciel, nonche fra gl'uomini
Temuto è il nome d'Ecate.
Taci, l'adora, e spera
Nell'alta Deità.
L'accesa fiamma spegnere,
E render più leggiera
La piaga tua saprà.
Non ecc.
Scena sesta
Campagna vestita d'alberi con un Tempio in distanza.
Ennone
Ennone
Pale sulla mia gregge
Manda lo sdegoo tuo, che rea son'io.
Rea dell'empia ferita
Del caro Alceste, che il nimico accolsi.
Rea, che nulla gli dissi,
Che era nosco all'Ovil: Ma chi pensato
Avria si strano evento: e pure Alceste
S'affligge, di lui chiede,
E giura di morir, se nollo vede.
Qui dove alla Città la via conduce
Volgerà forse il passo;
Ma Fortuna m'arride: Ecco vi giunge.
Scena settima
Tancredi, e detto.
Ennone
Guerrier t'arresta, e non andar più lunge.
Tancredi
Chi sei, che dal cammino
Mi richiami?
Ennone
Sì tosto
Scordata ai chi t'accolse?
Tancredi
O Tù perdona,
Giva altrove il pensier, da mè, che brami?
Ennone
Che alla Capanna nostra
Non ti sia grave il ritornar per poco.
Tancredi
Rincrescimi il negar; ma grave cura
Tosto altrove mi chiama.
Ennone
Alla tua via
Ti tolgo per brev'ora.
Tancredi
Molesta è ogni dimora.
Ennone
Cotanta villania
Dove da Tè s'apprese?
Ospite ingrato, e Cavalier scortese
Adunque al mio ricetto
Ti addussi per tradire il caro amico.
Sì l'uccisor tù sei
Del più vago Guerrier, del più gentile;
Che viva in Terra, indegno mostro, e vile.
Tancredi
Ennone il pianto affrena;
L'ira raccheta. Il tuo Guerrier coll'arme
Ferii pugnando; ei lunga pezza in traccia
Giva di mè; nel Campo ancor nimico,
Fino alle Tende mie venne à destarmi.
Ennone
Deh, Signor, per pietà vieni, che quello
Ti brama, ti richiede,
Nulla d'ostil contro di Tè conserba.
Domanda, che l'uccidi, e il suo lamento
E' si pietoso intanto,
Che un'Aspide verria mite à quel pianto.
Tancredi
Orsù vengo, se brami,
E pronto vengo; un non inteso affetto
Con voce di pietà mi parla in petto.
Un nuovo contento,
Fra tante mie pene,
Mi sento
Nel cor.
Con dolce lusinga
M'alletta la spene,
E par, che mi finga
Più placido Amor.
Un ecc.
Scena ottava
Niso, Flora.
Niso
Già, che per altra via
D'ottenere il tuo amor, non m'è concesso,
Lascìa, che ti richieda al Padre istesso.
Niso
Niso: Se pur ti cale
Di piacermi una volta,
Da me parti, ed ascolta.
Al Padre, e à Pane ancora
Negherei d'esser tua, e se mai forza
Far si tentasse al mio voler, la morte
Sposerò pria: Con queste
Mani m'ucciderò. Povero Alceste.
Tu muori, ò caro Amante, e me qui lassi;
Sola mi lassi à sospirar d'Amore.
Deh Morte al seno mio, perche non passi
Che morir con chi s'ama è un sol dolore.
Scena nona
Flora, Ennone.
Flora
Ben giunga la cortese
Accoglitrice di Sicarj: adesso
D'Amor con si bel pegno
Ad Alceste si mostra
Và: dì, che l'ami: la ferita mira,
Che gl'apristi nel fianco, e poi sospira.
Ennone
Sallo il Ciel, se col sangue
Ricomprerei la sua salveaza. Al fato
Chi oppor si puote; di si rea sventura
Innocente son'io.
Colpa non è, dove la mente è pura.
Flora
O' pura, ò nò, che vale
Se d'empio tradimento
Fu la cagion?
Ennone
Chi coltivò la Rosa;
L'istessa colpa avria,
Perchè l'angue tal'ora evvi nascosa.
Flora
Con sì begl'argomenti
Alceste muore: se al tuo gregge imtenta
Lasciavi nella vi
L'iniquo passeggier, salvo saria.
Ennone
E credi più dolente
Esser di mè per sua cagion?
Flora
Si certo
Troverassi à fatica
Ninfa per queste Selve
Più fedele di mè.
Ennone
Niso lo dica.
Promettere Amore;
Poi volgere il Core
Ad altra beltà,
Si chiama costanza, e fede sarà?
Si fido il mio amante
Non bramo con mè;
Lo chiedo incostante, lo vuò senza fè.
Promettere ecc.
Scena decima
Antro riposto in una foresta per le Ninfe di
Diana, ove sia l'Ara, ed il Simulacro
di essa Dea, con dirupi, ed acque, che cadono.
Silvio, Nifo, Sacerdotessa, e Choro di Ninfe dì Diana.
Silvio
Ecco il Bosco: ecco l'ara: e l'antro è questo
Tosto verrà delle custodì Ninfe
La pura sehicra.
Niso
Ove ne vai?
Silvio
Concesso
Non è da Religion, che altri qui resti.
Sacerdotessa
Lunge dal sacro orror, lunge profani.
(a Niso.)
Tù con ambo le mani
Della corrente Linfa il volto aspergi.
Taci: adora la Dea; guatami, e t'ergi.
Coro
O Figlia di Latona,
Che l'impudico sguardo
Punisti d'Atteone
Spegni d'Amor la face, e spezza il dardo.
Sacerdotessa
O' dell'ombrosa Terra
Dell'immenso Ocean, di Selve, e Monti
Abitatori Dii. Dee delle Fonti,
De' vasti Fiumi, e de' correnti Rivi;
E voi di luce privi
Tristi Numi di Dite:
Erebo, Notte, e pallid'ombre udite.
Cedete al voto,
Che alla mia Dea
Porge il suo fido
Pastor divoto;
Tu Citerea
Cedi, e Cupido.
Come la chioma bionda
Di queste caste foglie
La mia man ti circonda;
Cosi di pure voglie
T'empia Diana il core,
Libertà vi ritorni, e parta amore.
Coro
O' Figlia di Latona,
Che l'impudico sguardo
Punisti d'Atteone
Spegni d'Amor la face, e spezza il dardo.
Sacerdotessa
Con questa bianca polve,
Che spargo intorno al vento
Svanisca il tuo tormento; e queste chiare
Acque, che rendo al Rio,
Ogni antico desio
Portino seco ogni tua doglia al Mare;
Ora sù quelle Pelli
Di ner'Agna, e di Lupo
Ti distendi, e nel sonno,
Che chiamo a i lumi tuoi, scorda il tuo amore.
Nè pria ti rieda al Core,
Che soli alla Campagna
Giaccian frà lor concordi il Lupo, e l'Agna.
Coro
Casta Dea del sopito Pastor
La pena, e il dolor
Tu cangia in piacer.
Quell'infida beltà,
Che servo lo fù,
Perda sua forza,
E tutta orror
Gli torni nel pensier.
Fine dell'Atto Terzo.
ATTO QUARTO
Scena prima
Capanna Pastorale nel bosco.
Erminia, e Tancredi.
Erminia
Cavalier: forse meglio
Fora morir, che con rossor svelarti,
Ciò, chc tacer dovrei: mà vieti il Cielo,
Che muora à Tè nimico
Nel tuo pensier, chi per tuo amor si muore;
Per poco in questo volto
Fissa il guardo, Tancredi, e vi ravvisa
Della mifera Erminia
Le note forme, le ravvisa in queste
Treccie, che all'aura spando, in questo seno.
Sappi, che non d'infesta
Nimica son, ma di fedele Amante,
Di Donna, che costante
Si muor per troppo amarti, e muore lieta;
Che muore per tua man, che almen ti mira;
Sappil Tancredi mio,
E degna mi fa poi d'un sol sospiro.
Tancredi
Che veggio mai, che ascolto?
Tù Erminia, tù Donzella,
Ed io d'Erminia l'uccisore ? Oh Dio.
Qual pena può trovarsi al fallo mio.
Erminia
Nè fallo è in ciò, nè pena
Merta Tancredi; il suo dolor, soave
Rende la mia ferita;
E se grave la vita
M'è di lasciar, per lui, lasciar m'è grave.
Tancredi
Ah vile acciaro indegno,
Che nel sen d'una Donna,
E di tal Donna t'immergesti; al fianco
Ancor, lasso, mi pendi: io ti detesto,
Ti getto, e ti calpesto.
Erminia
S'è ver, che non si spoglia
Colla vita l'amor, là negl'Elisi
T'amerò dopo morte,
Già che viva non lice. Oh qual contento
Sarà il mio fra quell'Alme
Se scorgerò, che tu Tancredi ancora
Ti ricordi di mé, che talor dichi:
Erminia sventurata
Tanto mi amò, che ne morio; ed in questo
Sieno i begl'occhi tuoi
Di poco pianto al nome mìo cortesi.
Chiederti ciò non oso;
Ma lo desio, ma me lo fingo. Amico
Ecco, che s'avvicina
Il momento fatal; mancar mi sento.
T'appressa; almen la destra
Dammi in pegno di pace, e in pace res...ta.
Tancredi
Chi v'è, che la soccorra.
Scena seconda
Flora, e detti.
Flora
Alceste muore.
Tancredi
Vanne, e di fresco umore
L'aspergi nel sembiante,
Povera Erminia mia, misera amante.
Bendato Dio,
Deh non lasciare senza mercede
Si bella fede,
Non far, che muora l'Idolo mio.
Flora
Parmi, che lentamente
Schiuda gl'occhi, e gli volga, Alceste, Alceste.
Erminia
Ov'è Tancredi mio?
Barca altrove gira
Non vuò passar senz'esso.
Flora
Oh, che delira!
Tancredi
Mira; Tancredi è teco.
Erminia
Caronte, s'è pietà nel aere cieco,
Per poco ancor l'aspetta:
Vieni Tancredi mio, vieni, e t'affretta.
Flora
Or mi sovvien che Niso
Dir mi solea, che di radici, e d'erbe
Sà l'occulta virtù, che può co i carmi
Ogni mortal ferita
Tosto sanar. Da lui s'impetri aita.
Scena terza
Silvio, Niso, Ennone.
Silvio
Salve forse à bastanza
Non son le cose tue?
Ennone
Della più cara
Mi spoglia il Cielo.
Niso
Il vecchio Padre vive?
Ennone
Sì vive.
Silvio
Il gregge forse tutto perì?
Ennone
Lo serbo intero.
Niso
E quale
Mai sventura t'assale,
Si, ché le luci ai per dolor sì meste?
Ennone
Qual sventura tù chiedi? Io perdo Alceste.
Silvio
Che mai gl'accadde?
Ennone
Di mortal ferita
Trafitto pere.
Niso
E chi l'apri?
Ennone
Tancredi.
Silvio
Or sù vìa ti consola: a queste selve
Mancan forse Pastori,
Che mertino i tuoi Amori?
Ennone
Lascia, che pianga, e meco piangi, oh Dio,
Se avesser senso di pietade i sassi
Piangerebbero i sassi al dolor mio.
Scena quarta
Niso, Flora
Flora
Niìso: se pur è vero,
Che studi di piacermi, or t'affatica:
Perche Alceste non pera:
Meco tosto ti parti.
Risanalo se m'ami.
Niso
E con qual'arti?
Flora
Con quelle, che si spesso
Rammentar mi solevi
Di magich'erbe, e di segreti note.
Niso
Dissi per farmi amar: mi sono ignote.
FFlora
Ma del morso, ch'al piede
L'aspe ti diè, non risanasti tosto,
E mè presente?
Niso
Ascolta:
Di Pane il Sacerdote
Vietato m'ha, che ciò, ch'al Dio s'aspetta
Più non m'arroghi.
Flora
Numi
Godon dell'altrui ben.
Niso
Troppo presumi.
Scena quinta
Tancredi, e detti.
Flora
Ecco Guerrier, chi puote
Alceste conserbar; tu ve'l conforta;
A me lo niega.
Scena sesta
Ennone, Tancredi, Niso.
Tancredi
Amico,
So che cortese sei: se alcun compenso
Ai per sanar, chi pere,
E pere soi per mè, tosto l'adopra.
Tancredi a te lo chiede:
Non andrà l'opra tua, senza mercede.
Niso
Piacesse pure ai Dei,
Che fosse in mio poter.
Ennone
Senti Tancredi;
Niso di Flora Amante,
Che per Alceste abbandonollo, invano
Pregherai, che l'aiti.
Tancredi
Oh, se sol questo
T'intrattien: Sappi Niso,
Che Donna, e regal Donna è questo Alceste.
Nulla agl'affetti tuoi
Oppor si puote, e sospettar ne dei;
Di tanto t'assicuro.
Ennone
Deh Tu, che narri!
Niso
Il crederò?
Tancredi
Tel giuro.
Niso
Se curare in Alceste
Io deggio una Donzella, or và contento.
Il giorno non sia spento.
Che salva la vedrai.
Tancredi
Fallo amico Pastor.
Ennone
Che intesi mai.
Tancredi
Destar mi sento in seno
Un moto lento,
Che cangia in bel contento
Il mio dolor.
E tutto affetto il Core
Dalla tua cara
Mi dice impara
Un fido Amor.
Destar ecc.
Scena settima
Selva piacevole.
Ennone, Flora
Ennone
Grate nuovo ti reco,
Alceste salvo sia; Niso l'afferma,
E salvo sarà tuo: Ennone Amante
A Tè più nol contende;
Germana paga sei?
Flora
Niso t'accende?
Ennone
Cara m'è la sua fede.
Flora
E perchè grata è Flora, a te lo cede.
Ennone
Ma pensi poi, che Alceste
Gradirà le tue nozze?
Flora
Egli le brama.
Ennone
Disse forse, che t'ama?
Flora
Nol disse nò; ma il volea dir; sepolto
In dubbioso pensicro,
Tacea col labro, e mel dicea col volto.
Ennone
Con quanta Invidia, o Flora,
Vedran le nostre Ninfe
La tua ventura. Elle (e son vaghe ancora)
Spose d'incolta gente
Semplice, irsuta, al gregge nata, al bosco;
Tu di prode Guerriero,
Nobile, vago, e di gentil sembiante.
Felice coppia, avventurosa amante.
Flora
Sì, che m'ama l'idol mio;
E ne' cari occhi t'avviva
Il desio, ch'in seno asconde.
Come fiore in sù la riva
Di corrente, e puro rio
Vaga tremola nell'onde.
Si ecc.
Scena ottava
Erminia, Tancrdi.
Erminia
Signor; quest'era meglio
Tua serva rimaner la prima volta;
Come la iibertade,
Che allor, mi desti ancora fummi, e quanti
Versati hò da quel giorno
Per tua cagion mesti sospiri, e pianti.
Grata la rimembranza
Pur ne sarìa, se ti destasse in seno
Amor non già, che sarà troppo, almeno
Pietà della mia sorte,
Pietà d'un infelice;
Che nulla afflisse aver perduto il padre,
Nulla da regal Trono
Esser discesa ad abitar le Selve;
E affligge Amor sì duramente. O Amore
Come raro i desiri
Secondi degl'Amanti, e i lor sospiri.
Tancredi
Quando ancor nel tuo viso
Fosser tutti d'amore i semi spenti,
Mi trarrebbe, ad amarti,
Quanto per mè soffristi, e ciò che senti.
Ma della piaga acerba
Come t'ange il dolor?
Erminia
NulIa: d'allora,
Che con mirabil'erba
Niso l'asterse, é non so quali accenti
V'infusurrò e tosto partissì; e poi
Qual'è si grave duolo,
Che Erminia non scordasse a' detti tuoi?
Tancredi
Deh, perche non scuoprirti
Allor, che mi destai? quanto mal presso
Mi conduacesti Erminia a darti morte?
Erminia
La passata mia sorte,
Il difperar che tu mi amassi, il volto
Con cui sì fier mi riguardasti allora,
E il pensar, che tal volta,
Ciò che Amor non poteo, saria pietade,
Se languir mi scorgessi
Vinta dalla tua mano,
Ardir mi diede, e nol mel diede invano;
Tancredi
Nulla ti tacerò: più antica fiamma
Si chiudea nel mio core.
Quivi mi trasse Amore
In traccia di Clorinda,
E cercava di lei quando ti offesi.
Nimico ti credei, ti seorsi amante;
E allora il primo affetto,
E la nuova pietà mi fero guerra:
Ma Clorinda superba,
Ma Clorinda lontana
Ad Erminia fedele,
Ad Erminia languente
Cesse ben tosto; e questa destra istessa,
Questa destra crudel, che ti trafisse
Rammentando il fier atto
Per te parlava al mio pensiero. Al fine
Vincesti Erminia nel mio cor, vincesti,
Ed il mio caldo affetto
Qual sia, vedrai fra poco: io tel prometto
Erminia
Bella man, che mi feristi:
Quanto è dolce quella piaga,
Che al mio ben cara mi fa.
Quando in seno a me l'apristi
L'ldoL mio sentilla al core;
Ed il tuo non fù rigore,
Fù conforto, e fù pietà.
Bella ecc.
Fine dell'Atto Quarto.
ATTO QUINTO
Scena prima
Silvio, Niso.
Silvio
Dea delle Selve:
Al tuo potere
D'uccise Belve
Le spoglie fiere
Vengo ad offrir.
Cosi vendetta
Faccia d'Amore,
La tua saetta
Se tra' Pastori
Torna a ferir.
Dea ecc.
Niso: per tè men vado
A sciorre il voto, ad onorar Diana.
Tu di qui t'allontana,
Fuggi la, Ninfa ingrata.
Niso
Apena mi sovvien d'averla amata.
Scena seconda
Ennone, Niso.
Ennone
Pastor: par che ti veggia
Più lieto in volto: ed a ragion, che puoi
Sperare all'Amor tuo miglior ventura,
Or, ch'Alceste fra noi
Donzella si mostrò.
Niso
Niso nol cura.
Ennone
Tornerà la Germana
Presto ad amarti.
Niso
Ma non sia, che torni
Ad amarla il mio core.
Erminia
E come si spogliò tosto d'Amore?
Niso
Spogliossen, come piacque
D'Appollo alla Sorella.
Ennone
Ma Flora. ......
Niso
A gl'occhi miei più non par quella.
Ennone
Ben le stà, che un'Amante
Sì fedele deluse. Oh s'altra Ninfa
Meritasse il tuo affetto,
Quanto fora di lei mai più costante.
Niso
Costanza in Donna?
Ennone
E inviolabil fede.
Niso
Fede, e costanza? ah folle è ben, ch'il crede.
Ennone
Se piegarti per poco
Tu volessi ad amarmi
Vedrestil pur. Caro Pastor, che taci?
Se fedel non son teco,
Pale li voti miei, mai non secondi.
Risolvi su, Caro Pastor, rispondi,
Niso
Non ti prometto Amor,
Pensar ci voglio.
Vò chiederne al mio cor,
Poi ti risponderò.
Nè men tel sò negar,
Pensar ci voglio?
Ma se ti debbo amar
Poi lo risolverò.
Non ecc.
Scena terza
Flora, Ennone.
Flora
Nuovo ben mi parea,
Che fossi meco sì cortese, allora
Che Alceste mi credevi,
Se Fanciulla non era.
Ennone
E' Donna Alceste?
Che narri!
Flora
O' maraviglia!
Ennone
Dunque no l'avrai Sposo?
Cara Germana io me ne dolgo.
Flora
Al fine
Se Sposo nol avrò, nè tù l'avrai.
Ennone
Come averlo poss'io, se a tè il donai.
Flora
Ma pur questo conforto
M'avvanza almen, che Niso
Evvi ancor, se d'Alceste
Delusa mi rimango:
Ma tù sola ti resti,
Cara Germana, io me ne dolgo, e piango.
Ennone
Se piangere tù vuoi,
Io godo a i piacer tuoi:
Vedi se grata son,
Se quanto t'amo.
Pensando al tuo gioir
Mi scordo il mio martir,
E a chi fosti Infedel
Men rigida, e crudel
Ora ti bramo.
Se ecc.
Scena quarta
Niso, e Flora.
Flo9ra
Tu ancor meco sdegaato
Sei forse Niso?
Niso
Io? nulla men.
Flora
D'Alceste
La gelosia t'affligge.
Niso
Unqua si lieto
Non fui come or.
Flora
Debbi saper, che vano
Fè il tuo sospetto, e teco finsi?
Niso
Appunto.
Flora
Cosi di tua costanza
Volli far prova.
Niso
E la scorgesti.
Flora
Adesso
Simular più non deggio: io tua pur sono;
Niso
Mia? grande è si, ma non accetto il dono.
Flora
Non temer: da verace
Animo scende.
Niso
Io ben tel credo.
Flora
E giuro,
Che tè sol amo.
Niso
Ora d'Amor non curo.
Flora
D'onde Niso in tè venne
Un si subito orgoglio:
Sprezzi il mio amor?
Niso
Nò: ma pensar ci voglio.
Flora
Pensaci si; ma caro
Ricorda al tuo pensier;
Che t'amo, e che t'amai;
Che devi esser fedel.
Pensaci; ma se mai
Dicesse non amar,
Caro, nol'ascoltar;
Ch'è un rio pensier crudel.
Pensaci ecc.
Scena quinta
Erminia, Tancredi.
Tancredi
Meco Erminia ne vieni, e lasciam queste,
Ricetti de Pastori,
Tenebrose foreste.
Erminia
Amate Selve,
Quanto col mio Tancredi
Lieta fra voi dimorarei.
Tancredi
Nel Campo,
Ove Goffredo impera
Ambo n'andremo.
Erminia
E poi?
Tancredi
Mia Sposa ti farò.
Erminia
Ma senza Regno
Esser tua moglie?
Tancredi
Io non ti chieggio Impero;
Chieggio il tuo Core; e quando
Bramassi esser Regina, a tè si serba
La paterna Corona.
Erminia
Ove sia teco,
Senza del regal trono,
Sempre Regina, e sempre paga io sono.
Tancredi
Già sorge il nuovo dì.
Erminia
Mira Tancredi
Come cedendo all'Alba,
Chiara fiammeggia in Ciel d'Amor la stella.
Tancredi
Tù Cara in Ciel la vedi,
Io ne' tuoi sguardi, e parmi assai più bella,
Erminia
Puri gigli,
E fior vermigli
Sparge in Ciel la bianca Aurora,
E colora
Il nuovo dì
Sc poi fiso
Miro il viso
Di Colui, che m'innamora;
Dico all'ora
E' il mio ben vago cosi.
Puri ecc.
Scena sesta
Flora, Ennone, Niso.
Ennone
Niso ancor risolvesti?
Flora
Pensasti ancor?
Niso
Sì, risolvei, pensai.
Flora
E che pensasti?
Ennone
E che risolvi mai?
Niso
Da me Flora, che brami?
Flora
Bramo il tuo Amore.
Niso
Ennone, e tù?
Ennone
Che m'ami.
Niso
In mezzo à tanta lite,
Degna d'egual mercede
Parmi d'ambo la fede: ora vi scioglio;
Il mio pensiero, Ennone, Flora, udite:
(ad Ennone)
Caro hò il tuo affettò
(a Flora)
E l'amor tuo non voglio.
Flora
Crudele è perchè?
Niso
Sei degna d'amore.
Ennone
T'adoro, ti bramo.
Niso
Ingrato è il tuo core.
Flora
Sai pur quanto t'amo.
Niso
Non vò la tua fè.
Scena settima
Erminia, Tancredi. Ennone, Niso.
Erminia
Poi, che amica Fortuna
Mi riede il mio Tancredi, e a lui mi dona,
Forza è alfin, che vi lasci
Pastori amati, e care Ninfe.
Niso
Il Cielo
Secondi i voler tuoi: ma tanto almeno
Fra noi riman, che tua presenza onori
D'Ennone, e Niso gl'Imenei.
Erminia
Mi piace.
Ennone
E tu Tancredi ancora.
Tancredi
Godrò ne' vostri amor, del mio la pace.
Niso
Quest'è il giorno, che a Pane
Consagrano i Pastor tutti nel Tempio
Raccolti sien: Colà n'andiamo.
Ennone
Attendi,
E l'assenzo del Padre?
Niso
Io già l'ottenni,
Ivi con gl'altri sia.
Tancredi
Più dell'usato
Il Ciel ride sereno.
Tutti
O lieto giorno, e fortunato a pieno.
Scena ottava
Tempio magnifico del Dio Pane.
Sinfonìa Pastorale.
Flora, Silvio, Choro de Pastori
Silvio
Sollecita così ne vieni al Tempio?
Forse a pregar gli Dei?
Eh, che sordi son troppo a i voti miei.
Bramaresti, che Erminia
Si cangiasse in Alceste?
Ciò, che ottener non puossi
Vano è bramar. Deh Silvio
Come mal de' Pastori
Confidano le Ninfe or negl'amori.
Flora
Onde ciò?
Sivio
Tu pol sai?
Flora
Niso lasciommi.
Silvio
O tu lasciato l'ai?
Flora
Io fingea seco.
Silvio
Sì?
Flora
Ei m'abbandona
Per la Germana. Ingrato core.
Silvio
Ingrato.
Choro
Sù torniamo Pastori al canto usaato.
Scena ultima
Tutti.
Flora
Che mai soffro? qui ancora,
Ancor sù gl'occhi miei?
(vuol partire)
Erminia
Fermati Flora.
Tancredi
Insieme Ennone, e Niso
Il Ciel stringe con puro
Nodo di fè.
Erminia
Ma tu ti cangi in viso?
Flora
Erri.
Tancredi
Ti spiace il loro amor?
Flora
Nol curo.
Niso
Ennone.
Ennone
Niso.
(a due.)
Giunga ogni nostro detto.
Niso
Tu sei mia.
Ennone
Mio tu sei.
(a due.)
Così prometto,
Silvio
Festeggìate, Pastori,
Sì felici Imenei. Costanza Flora.
Ennone
Flora: Germana m'odi:
Niso è mio; ma tuo dono.
Flora
E tu lo godi.
Niso
Flora: Flora: il pensiero
Lascia di mè, più fido Amante, e Sposo
Il Cielo ti riserba.
Flora
Ed io lo spero.
Silvio
Tutto sia festa, e giuoco.
Tancredi
Muovete a i balli il piè.
Erminia
Con nuovi canti
Secondate il piacer di questi Amanti.
Choro
Lodiamo tutti Ninfe, e Pastori
Sì cari Amanti, sì dolci amori,
Nè a queste Selve l'età novella
L'istoria taccia d'Erminia bella,
Ma sien Soggetto di tutti i canti
Sì dolci amori, sì cari amanti.
FINE
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Ultimo aggiornamento 13 settembre 2021