Caio Gracco

Dramma per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Gabinetto.

Da una parte Caio Gracco, e Fulvio, che sìedono accanto ad un Tavolino in atto pensoso. Dall'altra Licinia assisa col piccolo Figliuolo appresso.
Licinia
Figlio, chi sà qual sorte
Sovrasti al Padre tuo, sovrasti noi?
L'alba degli anni tuoi
E' cosl tinta di color di morte,
Che spaventosa. e nera
Temo, che in sù l'aurora abbian la sera.
Fulvio
Caio, più non si pensi:
A nuova gloria i sensi
Vivo richiami il tuo valore antico:
E' Console di Roma un tuo Nemico.
Licinia
Figlio, misero figlio,
Dal dolente mio ciglio il pianto cade,
E d'amare ruggiade,
Mentre spuntano fuori
Del tuo volto innocente asperge i fiori.
Fulvio
Oggi nel Campidoglio
Lacere le tue leggi a terra andranno:
I tuoi spirti che fanno?
Corri d'Opimio a rintuzzar l'orgoglio,
I tuoi popoli aduna:
Io Compagno sarò di tua fortuna.
LIcinia
Chi sà, che dar non debba
Ai tuoi labbri vivaci
Nella tua prima età gì'ultimi baci?
Fulvio
Al fin di sdegno accesa
Destisi l'Alma tua.
Caio
Fulvio all'impresa.
(si leva, e parte con Fulvio.)
Licinia
Secondate amiche stelle
Tutte belle
Tutte armate
Secondate
Il suo nobile ardimento . . . .

Ahi che gelar mi sento.
Freddi dal labbro al cor tornano i voti,
Con non intesi moti
Tosto cangiò sembianza,
E divenne timor la mia speranza,

Scena seconda

Ersilia, e Licinia, poi Regilla, e dopo Aquilio.
Ersilia
Licinia.
Licinia
Ersilia.
Ersilia
E qual dolor t'affanna?
Licinia
Del Consorte il periglio.
Ersilia
Con più sano coniglio
Il tuo duolo raffrena.
Licinia
Caio morrà di ferro, ed io di pena.
Ersilia
Togli dalla tua mente
Così funesti augurj, e il cor tranquilla.
Licinia
Far nol posso, Regilla.
Non vien Regilla ancora?
Ersilia
Consolati
Regilla
Signora
Licinia
Questa del seno mio
Parte più cara a te consegno.
(al figlio)
Addio.
Ersilia
M'intenerisce.
Licinia
Ascondilo al furore
Delle nemiche squadre
Un dì l'ingiurie a vendicar del Padre.
Regilla
Vieni
Licinia
Le piante affretta.
Regilla
Disgrazia maledetta.
(Parte Regilla col Figliuolo di Licinia.)
Licinia
Che tormento saria
Scorgere il suol vermiglio
Là del sangue del Padre, e qui del Figlio.
Aquilio
Licinia io vengo a te.
Licinia
Vieni a recarmi
Le catene, o la morte?
Aquilio
A pro del tuo Consorte
Del Console trà l'armi
Giuro far ciò, cha all'onor mio conviene,
Non ti vengo a portar morte, o catene.
Ersilia
Dunque saggia t'accheta
Licinia
Deh perdonami Aquilio.
Ersilia
E se non lieta,
Men nubilosa almeno
Mostrino gli occhi tuoi, c'hai l'alma in seno.
Licinia
Danno
Affanno
Al pensier mio
Fiere immagini di doglie:
E scordarmi non poss'io
D'esser Madre, e d'esser Moglie.

Danno, ecc.

Scena terza

Aquilio, Ersilia.
Aquilio
Fulvio di Caio amico
Mal lo consiglia, e a grave rischio il pone.
Ersilia
Generoso Campione,
L'uno, e l'altro rispetta,
Non sieno infausta meta
Degl'Arcieri di Creta,
Ma rivolgano altrove ogni saetta.
Aquilio
Voti per Fulvio?
Ersilia
Sì.
Aquilio
Sò, ch'egli t'ama.
Ersilia
E sai che nel suo core
Vanta un nobile amore:
Nulla vuol, nulla chiede.
Aquilio
E un Dì per lui mi mancherai di fede.
Ersilia
T'inganni, de' tuoi lumi
Ersilia innamorata
Non l'amerà, ma non saragli ingrata.
Aquilio
Non è gel, non è veleno
Quel che in seno,
Và provando l'alma mia:
Parmi un'ombra di timore,
Un principio di sospetto,
Che nel petto
Farà strage del mio core,
Se diventa gelosia.

Non è, ecc.

Scena quarta

Ersilia.
Ersilia
Aquilio, tu non sai
Il mio bel foco, e la mia fè qual sia:
Appena io ti mirai,
Che m'intesi rapir, nè fui più mia.

Al balenar d'un guardo,
Che dardo
Fu d'Amore,
Restò ferito il core,
Perdei la libertà.
Sì vaga
E' la mia piaga,
Sì dolce è la mia pena,
Che la prima catena
L'ultima ancor sarà.

Al balenar, ecc.

Scena quinta

Caio Gracco, Filocrate, e Pomponia.
Caio
Fllocrate.
Filocrate
Signore.
Caio
Devi armar le mie Squadre.
Filocrate
Lo sò.
Caio
Chi sei?
Pomponia
Sua Madre,
Femmina di spavento,
E da resister sola incontro a cento.
Filocrate
Venne per ajutarmi
Caio
Itene a prender l'armi.
Filocrate
Vado
Pomponia
Con sua licenza
Caio
Filocrate
Filocrate
Eccellenza
Caio
Di venirti ricorda
Dove Fulvio m'attende.
Filocrate
Si si, non occorr' altro.
Pomponia
Sembra sciocco, ma è scaltro.
Filocrate
Bene in tutto riesco,
Son di sangue Troiano, e Romanesco.
(Partono Filocrate, e Pomponia,)
Caio
Per un momento solo
Tornisi a riveder Figlio, e Consorte:
Sarà, pur troppo il temo,
Questo che gli darò lo sguardo estremo.
Vadasi dunque. Nò, che onor m'arresta
Se l'amore mi sprona:
Quello così ragiona:
Non è tempo d'affetti,
Di Padre, e di Marito,
Con bel coraggio ardito
Di nuovi allori la tua fronte adorna,
Parti prima alle palme, e poi ritorna.

Ch'io parta? ma come?
Ch'io torni? ma quando?
Quest'alma nol fa,
Mi chiamano a nome
La sposa, ed il Figlio:
Ma seguo il consiglio,
Che il brando
Mi dà.

Ch'io parta, ecc.

Scena sesta

Filocrate, e Pomponia carichi d'armi, e poi Regilla.
Filocrate
Questa è roba, che pesa
Pomponia
Ma non pesa gran cosa
Filocrate
Posa Pomponia, posa.
(Mettono in terra l'armi, che portano.)
Pomponia
Io sò, che vaglio
A portar' armi, ed a portar bagaglio.
Filocrate
Olà dentro venite.
(Entrano i popoli della fazione di Caio.)
Pria schieratevi intorno, e poi sentìte,
Compagni il tempo è giunto
D'un glorioso attacco,
E questa è l'ora, e il punto,
Che vi dovete armar per Caio Gracco
Ei, per l'amor che porta
Alla Plebe Romana,
Qui venne ad abitare a terra piana:
Per voi Popoli bassi
Egli fè tanti passì,
E tante leggi belle:
Or voi per lui metteteci la pelle.
Spero nel vostro braccio,
Che può far ciò che vuole,
E qui finisco, e taccio,
Che ci vogliono fatti, e non parole.
Pomponia
Contro il nemico acciaro
Eccovi un gran riparo,
Io sarò vostra senza tema alcuna
E scarpa, e contrascarpa, e mezza luna.
Regilla
Che gente è questa?
Filocrate
E' gente colletizia,
Che or' or sarà milizia,
E a prò di Caio s'armerà la mano:
Ella è Generalessa, io Capitano.
Regilla
Voglio un ferro ancor'io.
Filograte
Questo ti basta?
(Le dà una spada.)
Regilla
Nò, dammi un'arme in asta.
Filocrate
Prendila
(Le dà una Perteggiana.)
Regilla
Non mi serve.
(La getta via.)
Porgimi una Bandiera
Filocrate
Schiavo Signora Alfiera.
(Le dà una Bandiera.)
Regilla
Non provocarmi all'ire
Pompoxia
E' proprio spiritosa.
Regilla
Questa mi può servire a qualche cosa.
(Spiega la Bandiera, e l'osserva.)
Parmi, che buona sia . . . .
Sì sì, giusto è bastante; uh vita mia.
Filocrate
Olà miei fidi armatevi,
Così ragion consiglia,
La roba è del Padron, chi piglia piglia.
(Tutte le Comparse prendono l'armi portate da Filocrate, e da Pomponia.)
Pomponia
Benché sia grassa, e grossa
Pigliar non mi vergogno,
Che piglia ancora chi non hà bisogno.
(S'arma ancora Pomponia.)
Regilla
Anch'io vorrei pigliare
Per potermi ingrassare.
Filocrate
Regilla in nutrimento
Sempre il pigliar non passa,
V'è chi piglia, e ripiglia, e non s'ingrassa.
Pomponia
Purtroppo è ver grossi bocconi ingozzano,
E non s'ingrassan mai, nè mai si strozzano.
Filocrate
Care mie Camerate
Più non si tardi, io seguirovvi, andate.
(Partono le Comparse.)
Regilla
Son povera Figliuola,
Ma voglio andar del Mastro d'armi a scuola.

Se imparo a giocare
Di spada, e bandiera,
Il giorno
La sera
Per casa, per strada
L'insegna, la spada
Vò sempre girare
Di fianco, d'intorno,
Di sopra, e di giù.
Filocrate
Ragazza
M'ammazza
Quel volto, quel brio,
Già morto son'io
Regilla non più.
Pomponia
Che snella
Donzella,
Che garbo, che vita!
Un'altra più ardita
Non v'è, nè vi fù.
Filocrate
Convien ch'io ti dica
Mia gioia, mio ben.
Regilla
Petanch mich cor schen
Pomponia
Contentati Amica
Che io faccia così
(Le dà un'abbraccio.)
Regilla
Je vous remerci
Filocrate
Pensosa pensosa
Io vedo che stà.
Regilla
Qui miras allià
Pomponia
Che cosa, che cosa
Ti và pel cervello?
Regilla
Di fare un duello
Con qualche Monsù.

Se imparo, ecc.

Scena settima

Campidoglio.

Altare d'Astrea preparato per solenni Sacrifici. Da un lato del Foro la Statua del Padre di Caio Gracco. Sacerdoti, Vittime, Senatori, Cavalieri, Soldati, Littori, Arcieri Cretensi, e Popolo dell'una, e l'altra fazione.

Opimio, e Aquilio, Fulvio, che sopragiunge, Caio Gracco in disparte, che osserva, e tace, poi Filocrate, e Pomponia.
Opimio
Quste sono di Caio
(Mostra un foglio aperto.)
Le condennate leggi,
Questo è il dì, questo è il loco,
Che lacere arderanno, e quello è il foco.
Mirate tutta sdegno
Par che le guardi Astrea:
Le calpesti il tuo piede inclita Dea.
(Mette il foglio a piedi della Statua d Astrea.)
Ad onta di quell'empio,
Che osò dettarle il sagrificio adempio.

(Seguono i Sagrificj, e accompagnato dal canto del Coro, e dal suono di varj Strumenti segue il Ballo d'Arcieri Cretensi.)
Coro
Deh seconda i voti nostri
O temuta Deità.
Se benigna a noi ti mostri
Bella sempre in Campidoglio
Vedrà Roma assìsa in soglio
La giustizia, e la pietà.

Deh seconda, ecc.
Opimio
Dammi Aquilio quel Foglio,
(Aquilio va a prendere il Foglio delle Leggi di Caio Gracco lasciato da Opimio a' piedi della Statua di Astrea,)
E tu l'altrui baldanza
Anima mia tutta valor correggi.
Aquilio
Opimio eccoti il foglio.
(Da il foglio delle Leggi a Opimio.)
Opimio
Ingiuste Leggi
(Opimio le guarda, e poi le rende ad Aquilio.)
Pomponia
(Dispettoso)
Filocrate
(Arrogante)
Opimio
Prendile, e sieno infrante,
Là delle sacre fiamme e scherzo, e gioco.
Fulvio
Ferma. Sieno di Caio, e non del foco.
(Fulvio leva il Foglio ad Aquilio.)
Opimio
Profanar sagrificj?
O di cor scelerato ardire orrendo!
Ardansi quelle leggi.
Fulvio
Io le difendo.

(Segue una breve, ma calda pugna, che vien spartita da una tempestosa pioggia, che sopraviene con tuoni, lampi, e fulmini.)

Scena ottava

Filocrate, Pomponia, Caio Gracco, che dolente passa, e tace.)
Pomponia
Gran pioggia, gran tempesta!
Filocrate
Venne per darmi aita,
Spartì la pugna, e mi salvò la vita.

(Vien Caio tutto dolente, e pensoso, e suonasi breve, e grave ritornello, come s'egli avesse a cantare un Aria.)
Pomponia
Misero Caio Gracco
Abbandonato, e solo.
Filocrate
Sparso d'acerbo duolo
Cammina a lenti passi,
E movrebbe a pietà le piante, e i sassì.
Pomponia
Dell'inclito suo Padre
L'alta Statua rimira,
Pensa, piange, e sospira.

(Ritornello come sopra, nel fine del quale Caio Gracco dopo avere attentamente guardata la Statua del Padre, mandando fuora un gran sospiro si parte.)
Filocrate
Mi fà crepare il core
Pomponia
Barbaro Opimio
Filocrate
Povero Signore.

Scena nona

Licinia, e poi Opimio.
Licinia
Caro sposo, idolo mio
Luce, o Dio,
Degl'occhi miei,
Dove sei?
Ritrovarti ancor non sò.
Chi m'insegna, chi mi dice
S'egli vive, o sé infelice
La bell'anima spirò?

Caro, ecc.
Opimio
Vendicherò l'offese:
Opimio disse, ed il Senato intese.
Licinia
Ed or Licinia intenda
Se Caio vive, o se morì.
Opimio
Che forse
Della vita di Caio è mia la cura?
Sò che a morte il trarrà la sua sciagura.
Licinia
A morte? Alma superba:
Con la moglie di Caio
Così Opimio favella?
Opimio
Benché sposa di lui, sei la mia bella.
Lcinia
Io la tua bella? E lo soffrite o Dei?
Or cangiar mi vorrei
In formidabil mostro
In angue di mortifero veleno,
D'orrore a gli occhi tuoi, di strazio al seno.
Opimio
Non tanto sdegno.
Licinia
A morte
Il caro mio Consorte?
Opimio
Lieta passar potrai
Al secondo Imeneo,
Degno conforto al tuo presente affanno.
Licinia
Opimio, non si danno
Con scelerati esempi
L'alte Donne del Tebro in braccio a gl'empi.
Opimio
Porger potrai la mano
A un Console Romano.
Licinia
Porger pria mi contento
Il collo al ferro, alle saette il petto.
Opimio
Allor cangiando affetto
Cangeresti fortuna.
Licinia
E l'aria non s'imbruna
Con tenebrosa eclissì,
Nè la terra al tuo piè s'apre in abissì?
Opimio
E pur negli occhi tuoi
Misti d'ira, e di pena
V'è un non sò che, che piace, ed incatena.
Licinia
T'incateni l'inferno,
E con tormento eterno
S'avvolgano al tuo petto
Gl'aspidi di Megera, e quei d'Aletto.
Opimio
Licinia men rigore.
Licinia
Opimio meno ardire.
Povero Sposo mio dovrai morire.
Opimio
Deh non t'affliger tanto:
Contaminar di pianto i tuoi bei lumi,
E' un'offendere i Numi,
Che risposero in quelli
Lampi sì accesi, e fulmini sì belli.
Licinia
Barbaro sì vorrei,
Che fulmini di morte
Fossero i guardi miei
Per lacerarti il cor.
Il dolce mio Consorte
E che ti fece mai?
Se perfido, se fiero
Per me pietà non hai,
Tiranno menzognero,
Non hai nemmeno amor.

Barbaro, ecc.

Scena decima

Opimio.
Opimio
Meco benché sia cruda
Colei, che m'innamora,
Opimio non disperi, e Caio mora.

Se non mi vendico, sperar non so,
Ma se mi vendico sperar si può.
Che mia Licinia un dì sarà.
Stanca di piangere, sparso d'obblio
A poco a poco
L'antico foco,
Potrebbe accenderai al foco mio,
Potrebbe moversi di me a pietà.

Se non, ecc.

Scena undicesima

Ersilia da una parte, Fulvio dall'altra con Genti armate.
Ersilia
Dove sì frettoloso?
Fulvio
Radunando guerrieri a mia difesa.
Ersilia
A troppo ardita impresa
In Campidoglio il tuo valor s'accinse.
Fulvio
Io le leggi ritolsi,
E tempestoso il Cielo il foco estinse.
Ersilia
Grande è il tuo rischio, e grande
E' di Caio il periglio.
Ascolta il mio consiglio,
Pace si chieda.
Fulvio
Pace?
Ersilia
Si del tuo core audace
E' mal cauto il coraggio:
Non devi oprar da forte, opra da saggio.
Fulvio
Dunque nulla ti preme
La mia gloria, il mio nome?
Ersilia
Anzi perchè mi pesa Ersilia teme.
E come Fulvio, e come,
Andrai con pochi a trionfar di tanti?
La tua vita, i tuoi vanti
Deh non condurre a manifesto oltraggio;
Non devi oprar da forte, opra da saggio.
Fulvio
Non paventa quest'Alma
Di riportar la palma: Ersilia io voglio,
Che impari il Campidoglio
A non far' onta a i suoi
Forti Campioni, e rinomati Eroi.
Ersilia
E quando ancor vincessi,
Che Vittoria saria sparger le strade
Di sangue Cittadino?
Ah le Romane spade
(Piange.)
Non ricopran di stragi il suol Latino.
Pace si, pace, pace,
E ridenti, e festivi
Si veggano d'ulivi
Coronata la chioma
E Caio, e Fulvio, ed il Senato, e Roma.
Fulvio
Ersilia, in me può tanto
La forza del tuo pianto,
Che alle parole tue convien ch'io ceda.
Pace dunque si chieda:
Ma se Opimio crudel sia che la nieghi?
Ersilia
Egli d'Ersìlia ai prieghi
Alma non mostrerà scortese, e altera,
E sarò, se a te piace,
Di richiesta di Pace io Messaggiera.
Fulvio
Arbitra del mio core
Disponi a voglia tua: ma non degg'io
Neghittoso restarmi:
Bramo la pace, e mi preparo all'armi.
Ersilia
Degnamente favelli.
Fulvio
E tu serba ad Aquilio
La fè promessa; io t'amo
Con illustre desio:
Guarda al suo amore, e non pensare al mio.

L'Alma tua, che il cor m'accende
Tanto splende,
Che sì chiaro il Sol non è.
I bei rai di tue pupille
Son scintille
De suoi lumi
Cari ai Numi,
E cari a me

L'Alma, ecc.

Scena dodicesima

Aquilio, Ersilia.
Aquilio
Ersilia.
Ersilia
A tempo arrivi:
Pace vuol Fulvio, io la chiedrò per lui,
Che la cangion ne fui:
Tu seconda i miei voti
Fà, che Opimio acconsenta.
Aquikio
Ersilia il cor paventa,
Troppo Fulvio ti pesa:
Ah tu me 'l celi, e sei di Fulvio accesa.
Ersilia
Aquilio, si distrugge
Solo per te il cor mio,
Non sono ingrata a lui, ma tua son'io.
Aquilio
Stimolo troppo forte
Per la salvezza sua ti punge il core.
Ersilia
E' stimolo di gloria, e non d'Amore.
Giuro, e lo giuro a i Numi
Del Cielo, della Terra, e dell'Inferno,
Che tu sol mi consumi,
Che ad altro ardor mai non darò ricetto.
Tu d'assìstermi giura.
Aquilio
Io tel prometto.
Ersilia
Credi che al Sole manchino i lumi,
Credi che a i fonti tornino i fiumi
Prima di credere,
Ch'io cangi amore
Potrai mirare
Con piante amene
Tutte del mare
Fiorir l'arene,
Ma non potrai
Vedermi mai
Infida cedere
Ad altri il cor.

Credi, ecc.

Scena tredicesima

Aquilio.
Aquilio
Tanta pena per Fulvio?
Come dunque non l'ama?
Ad Ersilia si creda
Facciasì ciò che brama.
Oh Dio, come non l'ama?
Nò, giurollo a gli Dei:
Non si creda al mio cor, credasi a lei.

Mi fido all'onde
Del mar d'Amore
Ma un dì le sponde
Sospirerò.
Nella procella,
Che teme il core
Qual navicella
Mi perderò.

Mi fido, ecc.

Scena quattordicesima

Notte.

Portici, che da una parte corrispondono alla Casa di Caio Gracco, dall'altra ad una Piazza.

Regilla, poi Fiiocrate, e Pomponia con le Genti della Fazione di Caio Gracco che vengono a guardar la sua Casa. Dopo Fulvio coi suoi Soldati dall'altra banda, che lietamente scherzano, giocano, e bevono.
Regilla
Sconsolata la Padrona
Dà passìone, e fà pietà:
Ella geme
Forte forte,
Perchè teme,
Che finita
Sia la vita
Del Consorte,
E' pur buona, buona, buona,
Buona, buona in verità.

Sconsolata, ecc.
Filocrate
Fate da sentìnelle
A questa Casa intorno,
Vegliate tutta notte insìno a giorno.
Pomponia
Misero Signor Gracco,
Fuor che da questi pochi,
Da tutti gli altri abbandonato affatto.
Regilla
Povero galantuom, Popolo matto.
Fulvio
Al nascer dell'Aurora
Cangerem sorte, e loco:
Tutto sia scherzo, e gioco,
Ciascun si rechi a vile
Temer d'Opimio, e d'ogn'insulto ostile.

(Li Soldati di Fulvio giocano assisi in terra, e gioca Fulvio a Tavolino con altri Cavalieri, e intanto Filocrate, e Pomponia furtivamente osservano quel che fanno.)
Regilla
Caio tante gran cose
Hà fatte per la Plebe,
Ed ora, poverello,
Si trova tra il martello, e tra l'ancudine:
O scelerata, iniqua, ingratitudine.
Filocrate
Parto, ma la dimora,
Ch'io farò, sarà poca:
(Qui si stà con accidia, e là si gioca.)
(Va Filocrate tra i Soldati di Fulvio.)
Fulvio
Colmatemi un cristallo
Di liquido rubino.
Pomponia
Questo vuol dir di vino.
Filocrate
Allegri Amici, allegri.
(Vien portato da bere a Fulvio.)
Pomponia
Torno a momenti anch'io.
La guardia a questa Casa
Fate Voi qual si deve.
(Qui si stà a labbra asciutte, e là si beve.)
Regilla
Degna di compassìone
E la sorte di Gracco:
Ahi che si fà ben spesso,
Nel far bene ad altrui, male a se stesso.
Fulvio
Pomponia.
Pomponia
Ardo di sete.
Filocrate
Arsa è ancor la mia lingua
Fulvio
Il buon Lieo la vostra sete estingua.
(Bevon.)

Si scherzi, si giochi,
E il petto c'infochi
L'ambrosia di Bacco.
Pomponia e Filocrate
Mi sento d'ardire
Lo stomaco empire
Per Fulvio, e per Gracco.

Si scherzi, ecc.
(Regilla vedendo che Fulvio da in leggerezze stupisce, e va a trovarlo.)
Regilla
Signor, dov'è il tuo senno,
La tua mente, il consiglio?
Fulvio
Regilla io per te piglio
Questo d'ambra gentil nappo ripieno
Passì dal labbro a imbalsamarti il seno.
Regilla
Sai che in riva del Tevere
Si mangia sol per vivere,
Non già si vive per mangiare, e bevere.
Fulvio
Vezzosetta Regilla
Almen solo una stilla.
Regilla
Scusami.
Fulvio
(Gustando il vino.)
E' pur soave.
Regilla
Così fuor di se stesso un uom sì grave?
Pomponia
Bevi sù bevi.
Regilla
Io non mi sento arsura
Filocrate
Di Caio alla salute
Regilla
E' una freddura.
Se appago i voler tui,
A me fò male, e nulla giovo a lui.
Per giovare al Padrone,
E per giovargli appieno,
Bisogna mangiar poco, e bever meno.
Fulvio
Lieto vegli chi vuole, e in bella forma
Danzi chi danzar brama, e Fulvio dorma.
(Fulvio si mette a dormire con molti de' suoi Seguaci.)
Regilla, Pomponia e Filocrate
Al ballo al ballo,
Che il ballo è bello
D'un pie, che snello
Un passo in fallo
Giammai non fa.
(Balla Regilla.)
Filocrate
Meravigliosa più di Regilla
Una Sibilla
Danzar non può.
(Si ferma Regilla, e balla Filocrate.)
Pomponia
O con qual grazia le gambe affretta!
Sia benedetta
Chi t'allatto.
(Si ferma Filocrate, e balla Promponia.)
Regilla
Così spedita, così leggiera
Una galera
Pel mar non và.

Al ballo, ecc.

(Segue il Ballo di Popoli, e di alcune persone peblee ubriache, e Filocrate e Pomponia si mettono a dormire, e Regilla entra in casa dì Caio.)

Fine dell'Atto Primo.

ATTO SECONDO

Scena prima

Resta la Scena de Portici con l'istesse Comparse, e con Fulvio, Pomponia, e Filocrate, che ancora tutti dormono.

Regilla esce dalla Casa di Caio.
Regilla
Filocrate, Pomponia
Il di già spunta.
Pomponia
Lascialo spuntare.
Regilla
Non convien più dormire
Già viene il giorno.
Filocrate
Lascialo venire
Regilla
Sù su, che il tempo passa
Pomponia
E' l'alba
Filocrate
E' l'alba: battasi la Cassa.

(Suonano i Tamburi, e tutti si svegliano, e prendono l'armi toltone Fulvio.)
Pomponia
Gl'arnesi miei, gl'arnesi tuoi son questi
Regilla
Amici, e che si fà? Fulvio si desti.
(Vanno a svegliar Fulvio,)
Filocrate
Signor levati sù
Pomponia
Fulvio non dormir più.
Regilla
Il bere assai
E' cagion che si dorma, e quell'affare,
Che si dovrebbe fare
O si fà tardi, o non si sbriga mai.
Filocrate
Svegliati,
Fulvio
Chi mi scuote?
Pomponia
Fulvio.
Fulvio
Chi Fulvio chiama?
Pomponia
E' già il mattino.
(Fulvio si leva con impeto.)
Fulvio
Corrasi all'Aventino,
E occupato quel Monte
Venga Opimio se vuol, vengaci a fronte.
(A Regilla.)
A Caio di ch'io prendo
Per lui la spada, e che là sù l'attendo.
(Snuda la Spada, e la snudano tutti.)
Regilla
Il Ciel sia quel, che ve la mandi buona.
(Entra Regilla nella Casa di Caio.)
Fulvio
Seguitemi
Filocrate
lo son Marte
Pomponia
Ed io Bellona.
Fulvio
Piaghe, sangue, stragi, e morte
Minacciando
Col mio brando
Voglio vincere, o morir.
Splenderà per noi la sorte
Troppo bello è il nostro ardir.

(Entra Fulvio seguitato dalle sue genti, e da quile, che guardavano la Casa di Caio, ed intanto replicano.)
Pomponia e Filocrate
Piaghe, sangue, stragi, e morte
Minacciando
Col mio brando
Voglio vincere, o morir.

Scena seconda

Appartamenti.

Caio Gracco, che si leva la Spada, e il Manto, e si pone al lato un piccolo pugnale, Regilla, che gli porge la toga.

Licinia col Figliuolino per mano, che osserva ciò che fa Caio Gracco.
Licinia
Caio così s'appresta
A un' incontro crudel?
Regilla
La toga è questa.
(Regilla mette la toga a Caìo.)
Caio
Già verso l'Aventino
Prese Fulvio il cammino?
Regilla
E là t'aspetta.
Licinia
(A temer son costretta.)
(Caio si leva la Spada, e prende un piccolo pugnale.)
(Lascia la spada, e prende
Quel sì piccolo acciaro?)
Caio
Ben mio Fulvio m'attende.
Licinia
Idolo caro,
Già fuor di me son'io,
Mi trema in petto il cor.
Caio
Licinia, Addio.
Licinia
Ferma, ferma che fai?
Senz' elmo in su la chioma
Disarmato tu partì? Ah già non vai
Tribuno della Plebe,
Qual'eri un tempo, a dettar leggi a Roma,
Nè ad ascoltarla in tribunale assìso:
Vai tra quelli, da cui
Barbaramente ucciso
Cadde l'alto Tiberio, il tuo germano:
L'empio popol Romano,
Pria gli aprì cento piaghe,
Poi nel Tebro gettollo, e visto il Tebro
Pien di ferite il tuo fratello oppresso,
Gl'andò piangendo, e ancor gli piange appesso,
Or'io sola, e raminga,
Perchè il tuo corpo esangue
Insegnino a i miei lumi,
Dovrò di lido in lido
Con lamentevol grido
Chiederlo al Mare, e domandarlo a i Fiumi?
Abbi delle mie pene,
Abbi di te pietà.
Caio
Partir conviene.
Licinia
Per la Patria non giova,
Non è pubblico ben la tua ruina;
Se alla Città Latina
Rccasse il tuo morir novelli onori,
Io stessa ti direi, vattene, e mori.
Ma tu parti al periglio
D'abbandonar con non lodata morte
Vedova la Consorte, Orfano il figlio.
Regilla
E' cosa da morire.
Licinia
Fermati sposo mio.
Caio
Convien partire.
Licinia
Arresta ancor per un momento i passi:
(Gli mostra il Figlio.)
Guarda prima chi lascì,
E se non son bastanti
A moverti i miei pianti,
Se invano i miei sospiri escon dal seno,
Il figlio tuo t'intenerisca almeno.
Dona un tenero amplesso
Non dico a me, che solo
Per tua bella pietà degna ne fui,
Ricordati del figlio, e dallo a lui.
(Caio abbraccia il Figlio.)
Egli è dolce tuo sangue, è sangue mio,
Pensaci Caio, e poi risolvi.
Caio
Addio.
(Parte.)
Licinia
Ah nò: crudel partita!
Misera, chi m'aita?
Regilla
(Regendo Licinia the và mancando.)
Son qui.
Licinia
Chi mi conforta?
Sposo, Figlio, Regilla, o Dio son morta.
(Cade Licinia tramortita.)
Regilla
Licinia: uh che destino!
Io mi trovo imbrogliata:
(Tenta ravvivarla col Balsamo,)
Consorte sventurata,
Infelice bambino!
Licinia: si risente,
Gran balsamo potente,
Non è più tramortita.
Licinia
Chi mi richiama in vita
Mi richiama a i tormenti,
Riedi Caio, deh riedi:
Ahi, che mesta ti chiamo, e non mi senti,
Ahi, che afflitta mi moro, e non mi vedi.
Regilla
Animo, fatti cor, mostrati forte,
Per superar la sorte
Non è questa la strada.
Licinia
Ad Opimio si vada.
(Si leva.)
Regilla
Dìsperato consiglio.
Licinia
Sfoghi in me l'ira tua.
Regilla
Licinia, e il figlio?
(Le addita il figlio.)
Licinia
Mi crucia, ma non vale
A rattenermi il passo.
Viscere del mio sen, cor mio ti lasso.
(Abbraccia il figlio.)
Regilla
Deh per mercè Signora . . . . .
Licinia
Taci, è meglio ch'io mora.
Regilla di tua fede
Questi la cura sia.
Ti raccomando in lui l'anima mia.
(Bacia il figlio.)
Regilla
Sento strapparmi il cor.
Licinia
Vanne, e se mai
Ascolterai, ch'io sia caduta estinta,
Figlio portati a volo
Là dove stesa al suolo
Sarò tutta di ghiaccio,
Stendimi al collo il braccio,
Bacia i freddi miei labri,
Stempra il tuo core in lagrimosi fiumi,
E con le mani tue chiudimi i lumi.
(Regilla piangendo porta via il figlio di Licinia e poi torna.)

Che bel morire
Sarebbe il mio,
Se dovess'io
Morir per te.
Potresti dire
Mio dolce Amore:
Licinia more,
E muor per me.

Che, ecc.

Scena terza

Regilla, poi Filocrate.
Regilla
Questo è un caso in amore
Degno d'alto stupore,
Caso non troppo udito,
Che una Donna ami tanto il suo Marito,
E' però ver, che Caio
Con sviscerato affetto
Fà gran stima di lei: sia benedetto.
Sariano delle Mogli
Terminati l'imbrogli,
I dolori finiti,
Se fosser come Caio
Tutti gli altri Mariti.
Filocrate
Vengo a recarti avviso,
Che l'Aventino è preso
Con l'assìstenza del mio gran valore:
Così fosse da me preso il tuo core.
Regilla
Mi rallegra la nuova,
Ma in quanto all'altra presa
Non ti mettere in spesa.
Filocrate
Chi sa, dopo la guerra
Di conquistarlo hò speme,
Or conversando, ed or giocando insieme.
Regilla
Son d'ogn'intrigo intesa,
Ma saprò star ben'io su la difesa.

S'accende a poco a poco
Nel conversare un petto,
S'accende ancor nel gioco,
Che schietto, schietto, schietto
Il gioco mai non è.
Chi sospirando và,
Chi viene accanto a te,
Chi un pizzico ti dà,
E chi t'acciacca il pie:
Le cose
Più amorose
Si dicono all'orecchie,
Infin con certe vecchie
Alcuni adulatori
Discorrono d'amori,
E le prometton fè.

S'accende, ecc.
Filocrate
Deh non prendere a sdegno
Un Capitan, che t'ama,
Scordati chi tu sei, tratta da Dama:
Se il tuo ciglio mi strazia
Sappi far da gentile.
Regilla
Io non ci hò grazia.
Filocrate
Per mercè non far ch'io mora,
Nò Signora, nò Signora
Regilla
Non m'importa il tuo dolore
Nò Signore, nò Signore
Filocrate
Le mie faci?
Regilla
Taci taci
Filocrate
Le mie pene
Regilla
Bene bene
Filocrate
Son afflitto
Regilla
Zitto zitto
Importuno
Filocrate
Carità.
Fiera fiera
Che maniera!
Cruda cruda
Troppo ignuda
Di pietà.
Regilla
Tanto tanto
Starmi accanto?
Filocrate
Già m'arretro, già m'arretro
Regill
Dietro dietro
Fatti in là.

Per mercè, ecc.

Scena quarta

Piazza accanto al Monte Aventino occupato da i Soldati di Fulvio, e di Caio Gracco, Tempio di Diana in un lato.

Opimio, Aquilio, poi Ersìlia, e Pomponia.
Opimio
Mira sù l'Aventino
Del Senato i Nemici,
Le nostre spade ultrici,
Le Cretensi saette
Faran le mie, faran l'altrui vendette.
Aquilio
Signor, tra quelle schiere
Due candide bandiere
Passan dal colle al piano.
Opimio
(Chiedran pietà, ma la chiedranno invano)

(Scende dall'Aventino Ersilia con un caduceo in mano accompagnata da Pomponia, e da due Soldati con bandiere bianche.)
Aquilio
Prende ver noi la via
Col caduceo di pace Ersilia mia.
Opimio
Troppo vuol, troppo tenta,
Ersilia non si ascolti.
Aquilio
Ah nò, si senta.
Ersilia
Opimio, Opimio a te non porto i voti
Di popoli remoti,
Porto quei della Patria, e i voti mìei,
Se di marmo non sei . . . . .
Opimio
Tutto concedo
Toltane sol la pace.
Ersilia
E pace io chiedo.
Opimio
Movasi Fulvio, e Caio,
E questi, e quel ciò che desia domandi:
Ciascuno di lor due venga, e non mandi.
Ersilia
Messaggiera mi sdegni?
Opimio
Anzi t'onoro.
Ersilia
Dunque vane per loro
Non sien le mie preghiere:
Perchè braman vedere
Tranquillo il Campldoglio
Ti domandano pace.
Opimio
E guerra io voglio.
Aquilio
Signor, d'Anima grande
Bella gloria è il perdono,
Pregio de Numi, e di chi regna in trono,
Opimio
Aquilio, a pugna audace
Guida gli Arcieri, e non parlar di pace.
Ersilia
Da un atroce vendetta
E qual fama trarrai?
Opimio
Non più, scusami Ersïlia, hai detto assai.
Ersilia
Gl'alti brandi Latini
Dal Destino, e da Giove
Sono chiamati altrove
A dilatar confini,
A mieter palme, a superar perigli,
E non di Roma a trucidare i figli.
Se di cor non sei privo
Alfin ceder dovresti.
Opimio
Non più, scusami Ersilia, assai dicesti.
Rapporta a Caio, e a Fulvio,
Che or' or cadranno combattuti, e vinti,
Che guerra voglio, e che li voglio estintî.
(Parte.)
Ersilia
Non hô fortuna, rimango offesa,
E vilipesa
Soffrir nol sò.
Mi senta il Cielo, si cangi il fato
E solo a danno
Di quel tiranno
Impenni l'ali
Di mille strali,
Che fulminato
Veder lo vo.

Non hô, ecc.
Aquilio
Si turbata, si mesta?
Pomponia
Un Console Romano
Negar pace ad Ersilia? Il caso è strano
Ersilia
Mai non credea, che tanto
Fossero senza sorte i prieghi miei.
(Piange.)
Aquilio
Forse ti struggi in pianto
Perchè amante di Fulvio, o Dio, tu sei.
Ersilia
Non aggiungermi affanno
Col timor che t'afflige:
Dimmi vedesti ancora
Tornare indietro i fiumi,
Fiorir del mar l'arene,
Mancare al Sole i lumi?
Aquilio
Nol vidi ancor.
Ersilia
Se nol vedesti ancora,
Perchè temi, hen mio, di chi t'adora?
Aquilio
Tu laqrimi, e disciolte
In preziose stille
Mi rapiscono il cor le tue pupille.

Men lnminosa l'Alba, che piange
Sorge dal Gange
Prima del Di.
Le bianche figlie
Delle conchiglie
Presso al tuo pianto
Perdono il vanto,
Che non son quelle
Belle
Cosi.

Men, ecc.

Scena quinta

Ersilia, e Pomponia.
Pomponia
Asciuga gli occhi Ersilia, asciuga, ascïuga.
Caio, e Fulvio s'avvisi,
L'uno, e l'altro stia pronto,
Vedan se torna il conto
Di cimentarsi, o di pigliar la fuga:
Asciuga gli occhi Ersilia, asciuga, asciuga.
Ersilia
Piango, che invan m'accinsi
A gloriosa impresa,
Piango da Opimio offesa,
E che il pregai di mie preghiere indegno,
E sono i pianti miei, pianti di sdegno.

Forse un giorno
Quell'audace
Qui d'intorno
Pace, pace
Griderà:
Ma non sia,
Che quell'Alma cosi ria
Trovi pace, nè pietà.

Forse, ecc.

(Torna Ersilia sopra l'Aventino accompagnata dalli due Soldati, che portano l'insegne bianche.)

Scena sesta

Filocrate, Pomponia.
Filocrate
Pomponia
Pomponia
All'armi, all'armi,
Non sia chi si risparmi,
L'Aventin si difenda,
La spada non ci penda
Inutilmente al fianco,
Metti in guardia il piè dritto, ed il piè manco.
Filocrate
Che precipizio è questo,
Che imbroglio, che fracasso?
Pomponia
Figlio, affrettiamo il passo
Verra Opimio all'assalto.
Filocrate
Egli starà nel basso, e noi su l'alto.
Pomponia
Vincitrice d'allori
Si cingerà la chioma
La Gigantessa Amazone di Roma.

Nobil'ira il cor m'infiamma
Filocrate
Mamma, Mamma
Tu ten corri in bocca al Lupo
Pomponia
Pupo, Pupo
Filocrate
Men bravra
Pomponia
Men paura
Filocrate
Men coraggio
Pomponia
Men viltà.
A combatter t'apparecchia
Filocrate
Io son giovane, e tu vccchia,
Voglio dire,
Che morire
Mi dispiace in verde età.
Pomponia
E' migliore
Farsi onore
Col morir, che mal campare,
Filocrate
A me pare
Buona assai la sanità.

Nobil, ecc.

Scena settima

Suonano Trombe, e Tamburi, e viene Opimio con Soldati per dare l'asslto all'Aventino, in difesa del quale si mette Fulvio alla testa delie sue schiere.

Opimio, Aquilio, Fulvio, e Caio che guarda, e pensa.
Fulvio
Amici non si tema
Del Console Romano
Qnesta è la spada mia, questa è la mano.
Opimio
Guerrieri ecco d'Opimio
Il fatal brando in alto.
Aquilio e Opimio
All'assalto, all'assalto.

(Segue il combattimento, e restano disfatti li Soldati di Fulvio, e di Caio, e ricuperato l'Aventino.)

Scena ottava

Vengono successivamente Ersilia, e Fulvio, Caio, Regilla, e Filocrate, Pomponia, Opimio, Licinia,
Fulvio
Fulvio astretto a fuggire?
Fulvio cosî disperso?
Ersilia
Salva la vita tua.
Fulvio
Destin perverso.
(Partono.)
Caio
Questo è il premio, che il Tebro
All'opre mie dîspensa?
Cosi mi ricompensa
La vil Plebe Romana?
Assistimi Diana
In si misero stato.
Popolo traditor, Popolo ingrato!

(Volendo Caio entrare nel Tempio di Diana sopragiungono Regilla, e Filocrate)
Filocrate
Signor salvati, fuggi.
Regilla
Fuggi che il tempo è corto.
Filocrate
Ti va cercando Opimio
Regilla
E ti vuol morto.
Caio
Ah, per scampar dagl'empi
Son mal sicuri ancor gli altari, e i Tempj.
Filocrate
Affrettati, fà presto.
Regilla
Involati al rigore
Di tua barbara sorte.
Caio
A inevitabil morte
Già mi ravviso appresso:
(A Regilla.)
Porta al figlio un'amplesso,
Uno a Licinia, e dille,
Che di lugubri stille
Senza bagnar questa infelice salma,
Dia sepoltura al corpo, e pace all'Alma.
Regilla
Che miseria!
(Parte.)
Filocrate
Va via, fuggi il tuo fato.
Caio
Popolo infido, Popolo ingrato.
In che t'offesi? In che peccai?
Se fè non hai
Cosi ti sgrido:
Popolo ingrato, Popolo infido,
Barbaro ancora
Tu vuoi ch'io mora?
Perché? Crudele: perché? Spietato:
Popolo infido, Popolo ingrato.
(Partono Caio, e Filocrate.)
Pomponia
Dove, dove m'ascondo
Per non perder la vita?
Pomponia sei spedita,
O andrai nell'altro mondo,
O resterai cattiva:
Quartier, misericordia, Opimio arriva.

(Pomponia vedendo ventre Opimio con molti Soldati, fugge.)
Opimio
Ite in traccia di Caio
Valorosi guerrieri
Si ritrovi, s'uccida, e Opimio speri.
(Partono li Soldati.)

Puô cangiar sorte
Il cor che geme
Con la sua morte,
O con la mia:
E tempro solo
Con questa speme
Del mio gran duolo
La tirannia.

Puô, ecc.
(Parte.)
Licinia
Seminato di stragi
Scorro l'alto Avventino, e scorro il piano,
E dell'Idolo mio
Il cadavere, o Dio, ricerco invano.
Se morto ancor non sei
L'anima agonizante
Spira fra i labbri miei:
Se scampasti da morte, il Ciel ti serbi
A vendetta feroce:
Ma un'incognita voce
Mi risponde così,
Sventurata Licinia, egli morì.
Dove cedesti al fato
Caro sposo adorato?
Vorrei lavar col pianto
Le tue ferite, e poi morirti accanto.
Ma se al duol m'abbandono
Di Caio invendicata andrà la morte,
Per inpresa si forte
Non giova il lagrimar, la doglia è vana:
Licinia, sei Licinia, e sei Romana.

Potrò perdermi ancor io,
Ma non perdersi il mio core,
Che del mio trafitto Amore
La vendetta tenterà.
La bell'ombra, che insepolta
Qui m'aseoìta,
Per dar forza al braccio mio
Nei mio seno passerà.

Potrò, ecc.

Scena nona

Bagni.

Ersilia, e Fulvio, poi Opimio con gli Arcieri Cretensi, e dopo Aquilio.
Fulvio
A qual misero passo
Mi costringe la sorte!
Ersilia
Asconditi signor, fuggi la morte.
Fulvio
La parte più profonda
Dell'orride caverne
Là nelle valli inferne al Ciel m'asconda.
Ersilia
Spera, che di tua vita
Avran cura gli Dei.
Fulvio
Semplice che tu sei,
Ersilia
Confida in quelli
Fulvio
Le cicute, i nappelli
Ardano sù gli altari,
E a quegli amari velenosi fumi
Cadano al suolo i Sacerdoti, e i Numi.
Ersilia
Non irritar le sfere,
Non provocar flagelli, il Cielo onora.
Fulvio
Il Cielo, il Cielo ancora
Un'Inferno diventi:
In ceraste, in serpenti
Si cangino le stelle, in ombra il Sole,
E sia l'eterea mole
Tutta fantasmi, e mostri,
Teatro di spavento a gli occhi nostri.
Ersilia
Con sagrilega lingua
Il tuo labbro ragiona.
Ricordati che il ciel fulmina, e tuona.
Fulvio
I suoi folgori affretti,
Eccogli il petto mio.
Opimio
Quel si saetti.
Fulvio
Saettami tiranno
Oppressor della patria, empio inumano,
Squarciami a brano a brano,
Barbaro fà ch'io mora,
Versa il mio sangue, e poi,
Se saziar ti vuoi, bevilo ancora.
Opimio
S'incateni il superbo,
E legato a quei sassi
Miseramente passi
All'estremo de mali:
Egli la meta sia de vostri strali.

(Fulvio con le mani dietro viene incatenato al muro.)
Ersilia
Io gli farò di scudo:
Con tua pace Signor, sei troppo crudo.
Fulvio
Se col braccio non posso,
Ti svello col pensiero
Le viscere dal sen, ti mordo il core,
E furibondo, e fiero
Con fulmine funesto
Ti precipito a terra, e ti calpesto.
Opimio
O la più non si tardi,
Troppo offeso son'io,
Trafiggete co i dardi . . . . .
Ersilia
Il petto mio.
Aquilio
Fermate: contro Ersilia
Si tendon gli archi?
Opimio
Nò: si tendon solo
Di Fulvio a danno, ed ella
Scudo del tuo rivale è tua rubella.
Ersilia
Se con maligni accenti
Offendi la mia fè, dirò che menti.
Opimio
Vendica i torti tuoi, vendica i miei,
Fulvio resti a tua voglia.
Dunque Fulvio si scioglia:
Sia da voi custodito
Per vendetta di lui,
E per vendetta d'un'amor tradito.
Ersilia
(Piano a Fulvio.)
(Salvo già sei.)
Opimio
Mi porto
Contro Caio che fugge, il voglio morto:
E per doppio delitto
Tu dagli Arcieri suoi cadrai trafitto.
(Parte.)
Fulvio
Devi uccider la tua bella
Per dar morte al tuo rivale:
Se non passi il sen di quella
Non potrai passarmi il core,
Nel suo petto il pose Amore
Senza benda, e senza strale.

Devi, ecc.
(Fulvio parte con alcuni Arcieri.)

Scena decima

Ersilia, e Aquilio.
Ersilia
Aquilio ti ricordo
Le tue promesse.
Aquilio
Fulvio
In mio poter si trova:
Per salvezza di Caio
Parte mandai de miei più fidi Arcieri:
Opimio ingiurioso
Di sua malvagità non sia, che rida:
S'io mi fido di te, di me ti fida.

Se in te sol vive l'anima mia,
Saper ben puoi
Quel che desia,
Quello che pensa, e quel che fà:
Ella soggetta a i voler tuoi,
Ciò che non vuoi
Voler non sà.

Se in te, ecc.

Scena undicesima

Licinia, Ersilia.
Licinia
Deh, se lo sai, mi addita
Dove Caio si trova o vivo o morto.
Ersilia
Forse già la sua vita
Ben sicura sarà, datti conforto.
Licinia
Come?
Ersilia
Vanno in sua traccia
Tutti d'Aquilio i più fedeli Arcieri
Per salute di lui.
Licinia
Tu sai ch'io speri.
Ersilia
Non sarà menzognera
La speme tua, ti rasserena, e spera.
Licinia
Ersilia, Ersilia bella,
A sì lieta novella
Par che ritorni l'Alma
A ripigliare un non sò che di calma.
Licinia e Ersilia
Se men fiera la sorte diviene
Le mie / tue pene
Le fanno pietà.
O pur sazia d'affligermi / d'affligerti tanto
Del mio / tuo pianto
Più sete non hà.

Se men, ecc.

Scena dodicesima

Bosco delle Furie.

Caio Gracco, e Filocrate.
Caio
Ecco destin protervo
Dove Caio conduci.
Filocrate
Dove conduci il servo,
Caio
Asconde alle mie luci
I bei raggi del Di la selva, e l'ombra:
All'orror che l'ingombra
Io ben lo riconosco
Delle Furie infernali è questo il bosco.
Fiolocrate
Qui saremo sicuri?
Caio
Giorni vivendo oscuri
Tra larve negre, e tenebrosi spirti:
Meglio è gir degl'Elisi
A passeggiar tra i mirti, e girvi uccisi.
Filocrate
Sarebbe peggio assai.
Caio
Licinia dove sei, Figlio che fai?
Sei scherno del destino
Innocente bambino,
Sei gioco delia sorte,
Sfortunata Consorte,
Ambo oggetti di pianto a gl'occhi miei.
Filocrate
Cara Signora Madre, e dove sei?
Caio
Filocrate il tuo core è cor Romano,
Eccoti il ferro in mano.
(Gli dà il Pugnale.)
Filocrate
Or che far deggio?
Caio
In te valor s'annidi,
Spingilo nel mio petto, e Caio uccidi.
Filocrate
Io trafigerti il sen?
Caio
Vile, che sei,
Togli a' Nemici miei
Questo trionfo, e mosso
Dal mio comando uccidimi.
Filocrate
Non posso.
Caio
Codardo, servo infido
O m'uccidi, o t'uccido.
Filocrate
Ora t'ammazzo
Caio
(Coprendosi il volto.)
Vibra il colpo fatal.
Filocrate
Và, che sei pazzo.
(Vuole ucciderlo, e poi si pente.)
Caio
Temerario.
Filocrate
Ah Signore
(Guarda spaventato dentro un lato della Scena.)
Guarda là quanti Arcieri.
Caio
Vengon per darmi morte.
Filocrate
Dunque convien fuggire.
Caio
Rendimi il ferro mio, voglio morire.
(Ritoglie il pugnale a Filocrate.)
Filocrate
Non far sì brutta prova
Caio
Reca al mio Ben la deplorabil nuova.
Filocrate
Deh
Caio
Scostati: Alma grande io t'apro il varco
A gloriosa uscita,
Con profonda ferita
Mi passo il cor, mi lacero le vene.
Filocrate
Ahi.
(Fugge vedendo Caio che alza la mano per uccidersi.)
Caio
Sposa, Figlio, Addio, Chi mi trattiene,

(Mentre Caio vuol vibrare il colpo sopragiunge la Custode del Bosco delle Furie, e lo trattiene.)

Donna da Stige eletta
Di questa Selva a custcodir gli orrori;
Se a una destra infelice
Sparger sangue non lice
Su questa sacra arena,
Per sottrarmi all'ingiurie,
Vittima delle Furie, or tu mi svena.

(Caio dà il pugnale alla Custode del Bosco, ella lo prende, e lieta brevemente danza intorno a lui, e nel finire ti ballo getta via il pugnale.)

Con sembianza giuliva
In sì funesto giorno
Lieta mi danzi intorno, e vuoi ch'io viva?
Intendo, alta fortuna
Mi predici così:
Che mi rispondi?

(Gli accenna di sì.)

Sì? L'alma t'intese.
Dimmi, se t'è palese,
Trafitta al suol fpirò
La cara Sposa, il dolce figlio?

(Gli accenna di nò.)

Nò?
Io respiro, e ti chieggio,
Se il mio danno ti pesa,
Che chiami in mia difesa
Gii spiriti d'Averno,
Faccia tutto l'Inferno
Vendetta de miei torti,
E il sen d'Opimio a straziar si porti.

(La Custode del Bosco con magica verga balla, e cangiandosi parte del Bosco in una infernale compariscono gli Spiriti, e ballano, e dopo spariti torna la Scena a ricangiarsi nel Bosco di prima, e nuovamente danza la Custode di quello.

Fine dell'Atto Secondo.

ATTO TERZO

Scena prima

Stanze terrene che corrispondono ad un Giardino.

Regilla, e Pomponia, poi Licinia, e Filocrate, dopo Ersilia, Aquilio, e Fulvio, e finalmente Opimio.
Regilla
Sventurato Signor
Pomponia
Caio infelice.
Regilla
lnconsolabil Moglie
Pomponia
Povera Genitrice
Regilla
Acerbe doglie.
Pomponia
S'ubbidisca, si giovi
Alla misera Dama.
Regilla
Aquilio si ritrovi
Pomponia
Ersilia chiama.

(Entrano Regilla per una parte, e Pomponia nel Giardino, poi tornano quella con Ersilia, e questa con Aquilio, e Fulvio.)
Licinia
Ti sospiro, ti piango
Mio perduto conforto.
Io son restata sola, e Caio è morto.
Filocrate
S'egli avesse saputo,
Che in soccorso di lui venian gli Arcieri
Non si sarebbe ucciso.
Licinia
Astri severi.
Gran tirannia di Sorte
Fù rovina di Caio il dargli aita,
Lo scampo di sua vita il trasse a morte.
Filocrate
Siedi, e prèndi riposo
Licinia
(Siede.)
Sposo mio, caro Sposo,
Or ch'estinto tu sei
Non potran gli occhi miei,
Se non chiudonsi al Di, chiudersi al pianto,
Filocrate
Licinia per pietà non pianger tanto.
Ersilia
Ecco Ersilia.
Aquilio
Ecco Aquilio,
E furtivo con Fulvio a te mi porto.
Licinia
Io son restata sola, e Caio è morto.
Regilla
Crudo Ciel.
(Parte.)
Filocrate
Fato rio.
(Parte.)
Pomponia
Sorte tiranna.
(Parte.)
Fulvio
Il tuo dolor m'affanna
Aquilio
Col tuo pianto m'attristi
Ersilia
M'affligge la tua pena
Fulvio
Ma forte al duol resisti
Aquilio
Saggia ti rassersna
Ersilia
Licinia ti consola
Licinia
E' morto Caio, io son restata sola.
Fulvio
Far ben presto vendetta
Tu vedrai di sua morte.
Licinia
Ma non vedrò risorto il mio Consorte.
Ersilia
E' ver che la vendetta
Non lo ritorna in vita,
Ma pur così diletta,
Che poi ti piacerà.
E l'Alma che smarrita
Or ti languisce in seno
Invendicata almeno
Non si lamenterà.

E ver, ecc.
(Parte.)
Filocrate
Licinia, Opimìo brama
Di parlar teco, e si trattien qua fuora.
Licinia
Opimio?
Filocrate
Sì Signora.
Fulvio
A lui non si palesi,
Che qui fummo noi due.
Licinia
(A Filocrate.)
Sentisti?
Filocrate
Intesi.

(Partono Aquìlio, e Fulvio per il Giardino.)
Licinia
Con intrepido volto il cor sostenga
L'alta sciagura sua: digli, che venga.
(Parte Filocrate a chiamare Opimio, Licinia resta pensosa dicendo.)
Come - - Ma poi? - - Sì sì,
Assistetemi o Dei, farò così.
(Si leva da sedere.)
Opimio
Licinia, il Ciel consoli
Gl'affanni del tuo core,
E gli affanni del mio consoli Amore.
Arder lampi di sdegno
Negli accesi tuoi rai
Deh non più mai contro di me ravvisi:
Caio se stesso uccise, io non l'uccisi.
Licinia
E' ver: Sposo crudele,
Vago del tuo morire,
Lasci la Moglie, ed abbandoni il figlio:
Tanto ingrata al tuo ciglio
Era la vista sua, ia vista mia?
Licinia datti pace, e Caio obblia.
Opimio
Respira ii cor che langue.
Licinia
S' onori il busto esangue,
Poi di terra si copra,
Passi di là da stige in questo giorno
L'anima errante, e non mi venga intorno.
Opimio
Oggi cangiar potresti
In tede d'Imeneo
Le funebri facelle.
Licinia
Oggi per te si cangeranno in quelle.
Opimio
Opimìo fortunato.
Licinia
D'un Console Romano
Sia Licinia Consorte,
Ecco la mano, ed eccoti la morte.

(Licima dando una mano ad Opimìo, con l'altra tirando fuora uno Stilo tenta ucciderlo, ma invano.)
Opimio
Tradimenti ad Opimio?
Licinia
(Stolta mi fingerò)
Opimio
Ingannarmi?
Licinia
(Si finge pazza.)
Nò, nò, mi fai pur ridere,
Amato Opimio mio lasciati uccidere.
Lieve favor si niega
A chi per te sospira?
Opimio
O deliro, o delira.
Licinia
Qual Farfalletta vò intorno al lume,
Ma un Di le piume
M'abbrucierò.

(Passa dell'altro lato di Opimio per levargli la Spada, ma non le riesce.)
Opimio
Che tenti?
Licinia
Altro non vò,
Se non che dal tuo sen l'alma dividere:
Amato Opimio mio lasciati uccidere.
Opimio
Misera!
Licinia
Il Ciel lampeggia
Guardati pur.
Opimio
Vaneggia,
Licinia
Comincia la tempesta;
Il fulmine è vicin, già scoppia il tuono,
Guardati, credi a me, stolta non sono.
Opimio
Ch'ella stolta non sia
Concedetelo o Numi all'alma mia.
Licinia
Già s'accostano al lido
E cento navi e cento,
Hanno propizio il vento,
Sono accorti i Nocchieri,
Portan'armi, e guerrieri,
Vengon per farti guerra,
Ecco smontano a terra:
Ciascuno intorno al porto
Così dicendo và:
Opimio ancor morrà, se Caio è morto.
Opimio
Sento pietà di lei,
Torni in se stessa, io ve lo chieggio o Dei,
Licinia
L'estinto suo Pastor piange, e s'affanna
Povera abbandonata Pastorella:
E si trattiene dentro alla Capanna
Il Mostro che l'uccise innanzi a quella.

L'estinto, ecc.
Opimio
La tua mente risehiara
Bella Licinia cara,
Meraviglia gentil del secol nostro.
Licinia
Io son la Pastorella, e Opimio è il Mostro.
Mostro, crudo tiranno,
Tutte veleno, e tosco
Le Furie di lagiù chiamo a tuo danno:
Sparso nel sacro bosco
Il sangue del mio Ben vendetta grida:
Le Furie già son qui, l'empio s'uccida.
Opimio
Passa per le mie vene
Un tormentoso gelo,
Par che si oscuri il Cielo,
Mi strazia, mi divora
Con gli angui suoi Tesifone feroce,
Che spasimo cruuel! che affanno atroce!

Provo d'Averno
Gl'aspri rigori
Licinia
Perfîdo mori
Dal duol trafitto.
Opimio
Questo è tormento
Licinia
Del tuo delitto
Opimio
Questo è spavento
Licinia
D'un'empio cor.
Opimio
Pur dell'Inferno
Più mi consumi.
Licinia
Più del suo foco . . . .
Opimio
Ponno i tuoi lumi
Licinia
Più delie Furie . . . .
Opimio
M'affligge Amor.

Provo, ecc.

Scena seconda

Pomponia, Regilla, Ersilia, Aquilio, e Fulvio, che vengono dalla parte del Giardino.
Pomponia
Opimio è già partito?
Regilla
E' andato via.
Pomponia
Cari Padroni miei
Veng'ella, venga lui, e venga lei.
Fulvio
Cosi dunque si faccia
Ogn'un di noi segua l'impresa, e taccia.
Aquilio
Ritirati Regilla.
Ersilia
Va con Pomponia a spaziar trà fiori.
Regilla
Serva Signora mia
Pomponia
Serva signori.
(Vanno nel Giardino, e poi tornano.)
Aquilio
Per la morte di Caio
Del Popolo Latin grave è il cordoglio,
E lagrima il Senato, e il Campidoglio.
Ersilia
Con funesto apparato
S'esponga a gli occhi altrui
Il misero cadavero di lui.
Fulvio
La deplorabil vista
A vendetta, a pietà
Roma intera movrà, Roma che tutta
Colma d'affanno, e d'ira
Già pentita il sospira,
Vendicato lo brama,
D'Opimio si querela, e Caio chiama.

(Tornano Pomponia, e Regilla con gli Arcieri, ch'erano andati in soccorso di Caio.)
Pomponia
Che novella felice
Regilla
L'alma nel sen mi brilla.
Pomponia
Pomponia ve la dice
Regilla
Ve la dice Regilla,
E sô che vi darà consolazione.
Pomponia
E' vivo il Signor Gracco
Regilla
Il mio Padrone.
Aquilio
Vivo?
Pomonia
I tuoi fidi Arcieri
N'han portato l'avviso.
Fulvio
Bel piacere improvviso.
Ersilia
Contento inaspettato.
Fulvio
Sentiam gli Arcieri tuoi.
Regilla
Ringrazio il Fato.

(Vanno Ersilia, Fulvio, ed Aquilio a parlar con gli Arcieri.)
Ersilia
(A Regilla.)
A Licinia si sveli
Che vivo egli è.
Regilla
Voi lo salvaste o Cieli.
(Parte.)
Pomponia
A nuova si gioconda
Rasserenando i lumi
Tutta s'allegrerà.
Ersilia
Pietosi Numi.
Pomponia
E' indicibil conforto
Crederlo morto, e riveder lo Sposo.

(Lasciano di parlar con gli Arcieri.)
Fulvio
Là dentro l'antro ascoso
Del Bosco delle Furie egli m'attende.
Aquilio
Che pensi far?
Fulvio
S'accende
D'alto ardimento il core:
Lascia che a lui men vada,
Prenderô sconosciuto occulta strada.

Se incontrerò la morte
Non mi spaventerà:
Quest'alma
Con la palma,
Che le rapì la sorte,
Forte
Trionferâ.

Se, ecc.
Regilla
Non trovo la Signora.
Aquilio
Che Caio non s'è ucciso
Fuor che Licinia altri nol sappia ancora.
(A Regilla, ch'esce frettolosa da una parte, e rientra nell'altra.)
Per te, dolce Ben mio,
Che far di più poss'io? Deh quando mai,
Ersilia, io sarô tuo, tu mia sarai?
Ersilia
Quando avrà l'Alma tua
Di bell'onore accesa
Condotta a fin l'incomminciata impresa.
Aquilio
Spera la mia costanza
Mercede
Di sua fede,
Arride all'alma mia
Fortuna, e Amore.
Non fù la mia speranza
Inganno del mio petto,
Fù vano il mio sospetto,
Vana la gelosïa,
Vano il timore.

Spera, ecc.

Scena terza

Regilla, Ersilia, e Pomponia.
Regilla
Stupida son rimasa.
Pomponia
Si sa perchè?
Regilla
Non è Licinia in casa.
Ersilia
Dove andô?
Regilla
Ver la selva,
Dove crede che sia lo Sposo estinto:
S'è posta tutta lagrime in viaggio:
Cosi m'hà detto adesso appunto il Paggio.
Ersilia
D'un solo tormento
Ch'è figlio d'Amore
Non v'è per un core
Piu barbaro affanno.
L'intendo, lo sento,
Che in seno racchiudo
Quel dolce, quel crudo
Bambino, Tiranno.

D'un solo, ecc.

Scena quarta

Pomponia, Regilla.
Pomponia
Son troppo crude pene
Perder lo Sposo, se gli si vuol bene.
Regilla tu nol sai,
Ma forse o presto o tardi
Se ti mariterai
Ti sarà noto.
Regilla
Il Cielo me ne guardi.
Pomponia
Se potess'io
Veder risorto
L'antico morto
Marito mio,
Uh che allegrezza,
Che contentezza,
Che sospirata felicità.
Pur v'è chi prende lo Sposo a schivo,
E le dispiace vederlo vivo:
Perché ciò faccia più d'una tale
Non penso a male,
Ma già si sà.

Se potess', ecc.

Scena quinta

Regilla.
Regilla
Io non sò tante cose
Di questa, nè di quella,
Sò che son vezzosetta, e che son bella.

Non produsse la madre natura
Bellezza più rara
Più cara
Figura:
Cerca pure ogni loco, ognî piazza,
Che ragazza
Più vaga, e geritile
Di giusta statura
Sottile
In cintura
Nel mondo non v'è.
A Regilla la grazia non manca,
Io non sono nè negra, ne bianca,
Ma son tinta d'un certo colore,
Che fatto pittore
Amore lo dà.
Che raccolto
Mi splenda nel volto
Il più bello d'ogn'altra beltà,
Non occorre, che ognor me lo dica
L'amante, l'amica,
Il giovane, il vecchio,
Che allo specchio
Lo vedo da me.

Non produsse, ecc.

Scena sesta

Antro.

Caio, e successivamente Licinia, e Filocrate, Fulvio con gli Arcieri, Pomponia e Regilla, Aquilio con Ersilia.
Gaio
Per dar vita
A quest'Alma tradita
Sin l'Inferno si mosse a pietà:
Cara Patria chi tanto t'adora
Far, che mora
Saria crudeltà.

Per dar, ecc.
Licinia
(Di dentro.)
A pietà chi si move di me
Per mercè
Chi si move a pietà?
(Vien fuora.)
Caio
Se tu cerchi il tuo Sposo dov'è,
Egli ancor sospirando si và.
Licinia
Bell' anima insepolta,
Pensier del mio pensiero,
Sola m'abbandonasti.
Caio
Ah non è vero.
Licinia
Se tu brami aver pace
Narrami dove giace
Esposto a gli Avoltori, all'acque, a i venti
Il tuo corpo adorato.
Caio
Eccolo, senti.
(Le dà la mano.)
Licinia
Caio, vita, cor mio,
Par, che nol creda ancor.
Caio
Vivo son'io.
Licinia
La gioia il cor m'opprime,
Il respiro mi toglie.
Caio
L'Alma s'intenerisce.
Licinia
Ah sposo.
Caio
Ah moglie.
Fulvio
Amico, armati, e vieni,
Lascia la lunga vesta,
Poniti al fianco il brando, e l'elmo in testa.

(Caio si leva la Toga, e si mette la Spada, ed il Cimiero portatogli dagli Arcieri venuti con Fulvio.)
Licinia
Filocrate mendace.
Filocrate
Egli il pugnal mi prende,
Al seno se l'avventa,
Il colpo mi spaventa,
Volto la faccia, e corro
A fartelo saper per suo comando:
Se poi non s'è ammazzato
Non sò che mi ci dire, egli hà mancato.
Pomponia
S'uccideva, ma venne
La Custcde del bosco
Regilla
E lo rattenne.
Aquilio
Caio non più dimora
Già teso è l'arco.
Ersilia
Alto consiglio adopra,
Non sia che il gran disegno Opimio scopra.
Licinia
Egli appena sentito
L'avviso di tua morte
Venne a dolersi meco, e venne ardito,
E tentò di Licinia esser consorte.
Caio
(Ad Aquilio.)
Si deluda il Tiranno,
Dì, che sarà sua Sposa.
Licinia
Sì, ma digli, che pria
Bramo veder, che sia
Di Fulvio prigìonier salva la vita.
Aquilio
Tutto farò, già la gran trama è ordita.
Fulvio
Seguite i passi miei.
(Parte.)
Caio
Aita o Cieli, aita
(Parte.)
Licinia
Aita, o Dei
(Parte.)
Aquilio
Tutto d'ardir guerriero
Il lampo de tuoi lumi
Accende il petto mio
M'infiamma il core:
Se pensa il mio pensiero
Far pago il tuo desio,
E giacché mi consumi,
Pensa, che quel son'io,
Che per te more.

Tutto, ecc.
Ersilia
Parmi veder, che Roma
Al trionfo di Caio
Erga Statue di gloria, archi festivi,
E che quell'Alma alla sua pace arrivi.

Non è lontano il mio contento
Più non pavento
Di non goder.
Non v'è nel mare procella alcuna,
Vicino è il porto
Del mio conforto,
E con le vele della Fortuna
Già corro al lido del mio piacer.

Non è, ecc.

Scena settima

Filocrate, Pomponia, e Regilla.
Filocrate
Or che siamo noi trè
In sì remota parte,
Pomponia, tocca a te
Di trattar le mie nozze, usaci ogn'arte.
Pomponia
Regilla, mi par'ora,
Che tu diventi Sposa.
Regilla
Per dirla a simil cosa
Non hò pensato ancora.
Pomponia
Colui che ti desia
E' d'una buona razza,
Tu sei bella ragazza, ed egli è bello,
Se vuoi saper chi sia, guardalo, è quello.
Regilla
Da te mi sia concesso
Di potervi pensar.
Pomponia
Risolvi adesso.
Filocrate
Molto pena chi aspetta
Regilla
Non è roba da farsi in fretta in fretta.
Filocrate
Sposami in questo Dì.
Pomponia
Fa la ritrosa, e poi dirà di sì.
Filocrate
Ingrata,
Spietata
Bellezza
Tiranna,
Non tanta amarezza
Un poco di manna,
Ch'io moro per te:
Son cotto, son fritto
Son tutto abbruciato
Sarebbe delitto
Sarebbe peccato
Negarmi mercè.

Ingrata, ecc.
Pomponia
Risolviti, che fai?
Seconda il mio consiglio.
Filocrate
Troppa corda mi dai
Pomponia
Povero figlio.
Regilla
Pomponia m'hai condotta
A far lo sposaiizio,
E a farlo a precipizio entro una grotta.
Pomponia
Grazie a Vossìgnoria.
Filocrate
Ecco la moglie mia, la mia Signora.
Pomponia
Ecco che siamo noi suocera, e nora.
(Parte.)
Regilla
Non fò la Civetta
Filocrate
Sposetta sposetta
Regilla
Non mangio gran cosa
Filocrate
Sposetta vezzosa
Regilla
Non vado in cantina
Filocrate
Che cara Sposina
Regilla
Bell'Idolo vago
Di stare hò per uso
Il giorno con l'ago,
La sera col fuso.
Filocrate
Amato tesoro
Ti piace il lavoro
Regilla
Non sono già vana
Filocrate e Regilla
Lucrezia Romana
Faceva cosi.
Regilla
Non prendere a vile
La man, che ti stendo
Con modi galanti
Filocrate
M'inchino, e la prendo,
Che destra gentile!
Con tutti lì guanti
Il cor mi rapì

Non fò, ecc.

Scena ultima

Gran Sala del Campidoglio.

Opimio, Aquilio, e Fulvio incatenato, Senatori, Cavalieri, Popolo, Littori, e Arcieri; poi Licinia, Ersilia, Regilla, Pomponia, e Filocrate, e finalmente Caio.
Opimio
Duque Licinia bella . . . .
Aquilio
Tutta al fin si cangiò non e più quella.
Opimio
Alle mie nozze arride?
Aquilio
Anzi le brama
Opimio
Cara
Aquilio
Ma vuol, che pria
E vita a Fulvio, e libertà si dia.
Opimio
(Ad una Comparsa.)
Sciogli le sue catene,
(Ad Aquilio.)
E tu chiama Licinia,
Aquilio
Ella già viene.
Licinia
Opimio mio
Opimio
Di Fulvio
Ecco salva la vita, e sciolto il piede.
Fulvio
Signor, per tua pietà
Opimio
Per sua mercede.
Licinia
E di sì nobil dono
Concesso a i voti mìei
La ricompensa io sono.
Opimio
E mia tu sei.
Ersilia
Abbian fine gli sdegni,
Licinia
Pace l'ombra di Caio,
Roma tranquilla sia.
Opimio
Porgimi la tua man.

(Licinia fingendo di porger la mano ad Opimio sopragiunge Caio, e prende la mano di Licinia.)
Caio
Questa è la mia.
Opimio
Che veggio?
Fulvio
E questo è il laccio
Del tuo pie, del tuo braccio.

(Presenta le sue catene ad Opimio, che invano tenta difendersi.)
Opimio
Tanto s'ardisce ancora?
Fulvio
Fermati
Opimio
Aita
Fulvio
Si disarmi, e mora.

(Vien tolta ad Opimio la Spada, e l'Elmo, ed è incatenato.)
Aquilio
Viva
Caio
E viva infelice
In vergognoso esiglio.
Licinia
Seguasi il suo consiglio.
Fulvio
Schernito, vilipeso
Seco traggasi il peso
De' suoi delitti, e delle sue ritorte.
Vattene.
Caio
Parti.
Opimio
Datemi la morte.
Caio
Alle pene vivrai.
Pomponia
Ben gli stà,
Regilla
Gli stà bene
Filocrate
E bene assai.
Fulvio
L'Alma dal sen non spiri,
Perchè di duol non esca,
Parta abborrito, e a se medesmo incresca.

(Parte Opimio accompagnato dalle Guardie.)
Ersilia
Aquilio or tua son'io.
Aquilio
Ersilia cara
Licinia
Sposo
Caio
Idolo mio.
Fulvio
Serva al mondo d'esempio
L'alta virtù di Caio, e il fin d'un'Empio.
Coro
Viva Caio, e chiaro viva
Il suo Nome in ogni riva
Viva chiaro in ogni età.
Per orrore
D'ogni core
Viva resti ancor la Scena
Del delitto, della pena
Di si barbara Empietà.

Viva, ecc.

FINE


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Ultimo aggiornamento 6 aprile 2022