Tullo Ostilio

Dramma per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Approcci Militari con Padiglione Regio, ed Esercto Romano.

Tullo nel Padiglione.
Tullo
S'aggiunga il Celio a Roma, e sian più vasti
Con le ruine d'Alba
Dell'Impero i Confini, ora dinanzi
Al Successor di Marte
Vengano ormai le radunate Schiere,
Ed ingombrino il Cielo aste, e Bandiere.

Scena seconda

Valerio, Sabina, Millo, e Tullo.
Valerio
D'Alba Signor sotto l'eccelse mura
Io queste depredai femmine imbelli.
Che già sono al Tarpeo
Augurio di Trofei, se non Trofeo.
Tullo
Stimo vil quella preda
Che dà spoglie, e non gloria: e là sian sciolte.
Valerio
Adornan que' legami il nostro Brando.
Tullo
Vadan pur, che snervando
Co' molli amplessi i lor più forti Eroi,
Sciolte colà guerreggieran per noi.
(Disciolta Sabina s'avanza.)
Sabina
Lauri sempre, e Palme irrighino
Al tuo genio formidabile
Le Romane Deità.
Tullo
(Che leggiadra Beltà.)
Valerio
(Quanto mi duole
Ch'egli sciolga costei.)
Millo
Presto andianne.
Tullo
Chi sei?
Sabina
Io Sabina m'appello
Di Mezio il Dittator, l'unica figlia.
Tullo
(Di Mezio il Dittator?)
Valerio
La preda è Illustre.
Tullo
Da terreno palustre
Germogliar non può mai rosa d'Aprile.
Valerio
E sol delle Conchiglie
Son le Perle Eritree candide figlie.
Tullo
Sei tù Vergine, o Sposa?
Millo
(Richiesta curiosa.)
Sabina
Silvio dei Rè già spento inclito Erede
Esser Sposo doveami: egli notturno
Lasciò d'Alba il confine,
L'attesi, e piansi, e 'l Genitore al fine
Dopo lunga dimora
Mi promise ad Ascanio, il Fato crudo
Trà ceppi mi guidò; ma tù ch'al Fato
Magnanimo sovrasti,
Le catene snodasti, ed è più bella
Dono della tua man la libertà.
Valerio
(Che vezzosa beltà.)
Tullo
Troppo sarei
A' Numi ingiurioso
Alla Patria, a me stesso, alla fortuna.
Se sprezzar voless'io spoglia sì rara.
Millo
A favellar più cautamente impara.
(Piano a Sabina.)
Tullo
Tosto a Marzia, o Littori,
La straniera guidate, e seco alberghi,
Come appunto ricerca
L'alta onestà di Vergine reale.
Millo
Sei cagion del tuo male.
Sabina
Se mi torni i lacci al piede
Sciolta l'Alma io porterò:
Nobil sen, nò che non cede
Al destin che l'oltraggiò.

Se mi ecc.

Scena terza

Tullo, e Valerio.
Tullo
Sento, che 'l pensier vano
Si ritira in sé stesso, e di Sabina
Fra' bellici Fantasmi
Cerca l'effigie.
Valerio
Ella forse alla pace
Sarà il mezzo opportuno.
Tullo
E che favelli?
Non renda l'ozio imbelli
Di Quirino le Genti.
De' pacifici armenti
Nelle viscere incise
Spiò Numa a bastanza
I secreti del Fato: or latra, e geme
Sitibonda di sangue
La gran Lupa Latina.
(E pur ritorna al pensier mio Sabina.)
Lalerio
Sarò teco a perigli.
Tullo
La Caccia, ch'ordinai
Tù prepara Valerio,
Indi tosto nel campo
In aperta Battaglia
Con schiere armate il Dittator s'assaglia.
Valerio
Suonin le Trombe e delle squadre altere
A' pie dell'alto Soglio
L'ordine militar, passi, e s'accampi,
E doppi al Sol renda l'acciaro i lampi:
(Qui passa l'Esercito.)
Tullo
Questa man che l'armi afferra
Tosto in guerra vincerà;
E nel mezzo a' roghi ardenti
Dè' nemici ancorché spenti
L'ombre nude agiterà.

Questa ecc.

Scena quarta

Valerio.
Valerio
Ama Sabina il Rè; negar non posso
Di non amarla anch'io;
Ma il rispetto al Sovrano,
E'l genio marzial frena il desio.

Pensaci o core
Se devi amar;
Io già ti sento
Frà gioja, e tormento
Languire, e sperar.

Pensaci ecc.

Scena quinta

Apparlamenti di Marzia.

Silvio, Marzia, e Irene.
Silvio
Deh serena cor mio gl'occhi dolenti,
E qual mestizia, oh Dio,
In sulle Rose della vaga bocca
Già mortifica il vezzo, e già spaventa
Frà gli oscurati albori
Di quella fronte i mansueti avori.
Irene
L'esser Principe, e Sposo, a lei non basta.
Finché la Patria occulti,
Tant'ella verserà stille di pianto,
Quante su' fior del campo
Versa rugiade la nascente Aurora.
Silvio
Ah che non posso ancora
Marzia
Non puoi, non puoi crudel? due volte, e due
Raddoppiò l'anno il suo girevol corso
Da che la fè di Sposa
Ti giurai, mi giurasti
E non saprò chi sia
(O perverso destin?) l'Anima mia.

Bello, sei bello, ma
In questa tua Beltà
Vi manca un non sò che:
Vi manca la Pietà,
Che tu non hai per mè:

Vago, sei vago, ma
In questa tua Beltà
V'è un non sò che di più:
V'e troppa ferità:
Troppo crudel sei tù:
Silvio
Già dissi o Bella, e 'l giuro,
Che Prence io nacqui e che non son qual stima
Il Rè tuo Genitor di stirpe oscura:
Ma, vuol, che mi nasconda
Per qualche spazio ancor la mia svetura.
Marzia
Per quell'arco che aperse
Con occulta possanza
In nostre piaghe, e in un per quel si caro
Delle viscere sue
Delle viscere mie parto gradito.
Silvio
(Oh tenerezza!)
Marzia
I Prego,
Che tu palesi alfine
Alla diletta Sposa
Silvio
(Chi resister può mai?)
Marzia
La stirpe ascosa;
Silvio
Marzia, appagart'io voglio;
Ma d'uopo egli è, che tu prometta in prima
Qualunque siasi il Cielo,
O barbaro, o lontano,
Che diè l'aure primiere a' miei vagiti
Di non punto scemar l'antico affetto.
Marzia
Così, così prometto.
Irene
Sto a veder, ch'ei si scopre,
Silvio
E se nutrito io fussi
Su gl'inospiti gioghi
Del Caucaso romito, o dell'Atlante?
Marzia
Sarò in Amor costante.
Silvio
E se di ceppo io fussi
Non ben grato a' Romani?
Marzia
Tranne solo gli Albani,
Di Roma trionfante empj nemici;
Silvio
(Misero me che ascolto!)
Marzia
Ogn'altro adorerò nel tuo bel volto
Silvio
Senza timor segui ad amare,
Che ben puoi,
Che tu sei la Dea d'Amore:
Io lo so che per quel vezzo
Per quel brio con quel disprezzo
Luci care ò per voi perduto il core

Senza ecc.

Scena sesta

Marzia, Irene.
Marzia
Or dimmi, o mia fedele,
Che fa il tenero figlio,
Che nascosto da me tu avesti in cura?
Irene
Più bella Idea non disegnò natura.
Marzia
Deh mi conduci Irene
Lo sventurato Infante,
Onde seco respiri
L'affannato pensier per un'istante,
Irene
E se il Re se n'avvede?
Marzia
Io non pavento.

Scena quinta

Marzia.
Marzia
Sconosciuto sul Tebro
Venne Orazio gran tempo
Ed Irene per Prence
A me lo palesò, ma il ceppo tacque,
E Amor, che adulto nasce
Sposi ci volle, e fu gigante in fasce;
Al Genitore occulti
Son gli sponsali miei, e ancor la prole,
Fin che a propizia sorte
Mi guidi Amore, o mi conduca a morte.

Soffrirò nel mio martire
Finch'Amore, e 'l Ciel vorrà:
E 'l valor del mio soffrire
Troverà forse pietà.

Soffrirò ecc.

Scena ottava

Sabina, e Millo.
Millo
Sono questi o Signora,
Di Marzia i Regj Alberghi;
Come Ostilio t'impose,
Offrirti a lei dovrai.
Sabina
Perfida sorte.
Millo
Che giova il lacrimar? le tue ritorte
Col troppo favellar ti fabricasti.
Sabina
Non mi aggravano il piede
Le servili catene,
Ma sol mi dà martire,
Ch'al nemico Roman deggio servire.
Millo
Ecco Marzia, che giunge io mi ritiro.

Scena nona

Marzia, e detti, poi Silvio, ed Irene.
Sabina
Signora alle tue piante
Umil serva s'inchina.
Marzia
Sei tu quella, che il Padre
A me concesse in dono?
Sabina
Quell'infelice io sono.
Marzia
(Magnanima è d'aspetto.)
Sabina
Sabina hai tu dinanzi
Figlia di Mezio, e serva
Delle grandezze tue.
Marzia
Cara mi sei.
Irene
(a Silvio.)
Qui appunto è Marzia
Silvio
(vedendo Sabina.)
(E che rimiro o Dei!)
Sabina
(O lassa me che osservo?)
Irene
La Prigionera è quella,
Marzia
Sin che ad altri favello
T'allontana Sabina,
Ma per pochi momenti.
Sabina
(Ahi ch'egli è d'esso.)
Silvio
(Son già fuor di me stesso.)
Sabina
(Forse non mi conobbe.)
Son'io Sabina.
Marzia
Vanne: il dicesti già.
Sabina
Ne pur si scuote?
Figlia di Mezio.
Marzia
Intesi.
Sabina
Sabina, quella . . . .
Marzia
Or parti.
Sabina
Io non m'inganno;
Egli è certo il mio Silvio.

Scena decima

Marzia, Silvio, e Irene.
Irene
Or ch'è partita
Celio vi condurrò.
Marzia
Tosto l'attendo.
Silvio
(Mi scoprirà Sabina, o caso orrendo.)
Marzia
Che pensi, e perchè mai
Si dolente io ti scerno?
Silvio
(Forz'è coprir l'interno.)

Geme farfalla al lume
Senza posar le piume,
M'aggiro intorno a voi pupilie care,
Che se un momento solo
Misero arrestò il volo
Negar vita al mio cor le stelle avare.

Come ecc.
Marzia
Care pupille belle
Voi siete due facelle,
Ch'ardete questo sen co'vostri sguardi;
Moro se il Nume Arciero
Non si fa men severo
Nel vibrar al mio cor gl'accesi dardi.

Scena undicesima

Irene con Celio, Marzia, Silvio, poi Tullo.
Marzia
(a Celio.)
Metà di questo core
Silvio
Luce degli occhi miei.
Marzia
Oh Celio.
Silvio
Oh Figlio.
Irene
(Io commuover mi sento.)
Tullo
Chi è l'infante, che a gara
Così uniti stringete?
Silvio
(Stelle.)
Irene
(Numi.)
Marzia
(Son morta)
Tullo
Ha nobile il sembiante,
Preziose le spoglie.
Irene
Con la superba schiera
Delle Femine Albane
Egli preda restò.
Tullo
(M'eccita in petto,
Un sò qual'affetto.)
Ma chi qua lo condusse
Nelle stanze di Marzia?
Irene
(Che dirò mai?)
Silvio
(Ciel m'invola al periglio)
Tullo
Rispondi?
Irene
E' questo di Sabina il figlio.
(Altro non mi sovvenne.)
Tullo
Figlio a Sabina?
Irene
Al certo.
Tullo
A colei cui già strinse
Di legame servil nodo tenace?
Irene
A noi lo palesò.
Tullo
(Donna mendace.)
Or si chiami Sabina.
Irene
(Fier destin.)
Marzia e Silvio
(Cruda sorte.)
Irene
Sappi, che preghi sparse,
Onde l'amata prole
A Tullo, a Roma, al Sole
Resti fra noi nascosta.
Tullo
(Che splendorr'improviso) ella s'accosta.

Scena dodicesima

Sabina, e detti.
Sabina
Eccomi a' cenni tuoi.
Silvio
(Discoprirà l'inganno.)
Sabina
E che Signor m'imponi?
Tullo
Che ad abbracciar tu prenda
Quest'egregio Fanciul pari ad Amore,
Benché senza quadrella, e senza benda.
Sabina
L'ubbidir non m'è grave.
Tullo
{Che maniera soave.)
Sabina
Ma dimmi, se rampollo
Egli è di tronco eccelso,
Onde, com'è ragion, l'onori appieno,
E riverente lui mi stringa al seno.
Irene
(a Tullo.)
Odi quant'ella è scaltra.
Tullo
Chi sia il Padre non sò,
Ma la Madre è presente.
Marzia
(Oh periglio imminente.)
Sabina
(Non vedendo altri che Marzia, dice.)
Altra non veggio: egli di Marzia duque
Sarà prole Real.
Marzia
Folle che parii?
Tullo
Arrogante, che pensi?
Irene
Che favelli, importuna.
Silvio
(Non mi tradir fortuna.)
Tullo
Giglio è Marzia illibato,
Che non ben'apre ancora
Le foglie intatte alla minuta brina.
Onde figlio più tosto
Ei sarà di Sabina.
Sabina
M'oltraggi o Rè; se Vergine non sono
Fra lampo è 'l tuono
Scagli il Tonante
A fulminarmi il sen fiamme voraci.
Tullo
Taci spergiura.
Marzia e Irene
Temeraria taci.
Tullo
Sia da Marzia dlvisa, onde non turbi
Di Vergine innocente
Donna sì scaltra i candidi costumi.
(Son più cari che mai quei vaghi lumi.)

Scena tredicesima

Silvio, Marzia, e Sabina.
Sabina
Marzia ben'io m'avveggio,
Che sol qui Silvio,
Marzia
(Silvio!)
Sabina
Contro l'onestà mia, vani sospetti
Nel Rè svegliò di non pudichi affetti.
Silvio
(piano a Marzia.)
Partiam: costei delira.
Marzia
Nò, nò segui, io t'ascolto.
Sabina
S'accese del mio volto,
Marzia
Lascivo.
Sabina
E in un mi diede,
Di Consorte la fede.
Marzia
Iniquo.
Sabina
Indi lasciò d'Alba le mura,
I Penati, le Tede, e la Corona.
Marzia
Sei dunque Albano, o Traditore infido.
Sabina
Senti sleal, se in Roma
Unqua tu ti vantasti
Del candor di mia fede
Menti perfido menti.
Silvio
(Troppo siete ver me, stelle inclementi.)
Sabina
Se solo io posso averti,
Il sen ti vò squarciar;
Sebben vezzi userai,
Sebben mi pregherai,
Non mi vorrò placar.

Se solo ecc.

Scena quattordicesima

Marzia, Silvio.
Marzia
Al Genitor vò palesar chi sei,
Inumano, spergiuro,
Senza fe, senza legge.
Silvio
Deh senti anima bella.
Marzia
Empio ammutisci.
Torna pure al primo Amore
Infedel core spietato;
Io non amo un traditore,
E non credo ad un'ingrato.

Torna ecc.
Silvio
Parto, ma voglio amarvi
Bella bocca, e vago ciglio,
Se deggio abbandonarvi
La vita perderò nel duro esiglio.

Parto ecc.
Marzia
Silvio tu parti, e addolorata lasci
Volubile incostante,
La fida sposa, e figlia d'un Regnante.
Silvio
Così Marzia imponesti.
Marzia
Vattene dunque, e di lasciare hai core
(s'incammina.)
L'infelice garzone? e non ti muove
L'indole generosa,
Il fiorito Sembiante?
Silvio
Fermo o cara le piante.
Marzia
Io non lo chiedo.
Silvio
Idolo mio.
Marzia
O furia, o mostro.
Silvio
Per te il Diadema, e l'Ostro,
Per te la fida amante,
Per te la Patria, io misero abbandono,
E son'un mostro, ed una furia; io sono?
Marzia
Sei del Lazio nemico.
Silvio
Son di Marzia Consorte
Marzia
So, che in Alba nascesti.
Silvio
Per te rinacqui al Tebro.
Marzia
Temo che mi dileggi.
Silvio
Questo pensier m'offende.
Marzia
Molto devi alla Patria,
Silvio
Ma più devo alla Sposa.
Marzia
E tu non menti?
Silvio
Il giuro.
Marzia
O cari accenti.
Sivio
O sorte avventorosa.
Marzia e Silvio
Vado / vanne colla speranza
Di dar pace al tuo / mio dolor.
Volle Amor corocar la mia costanza
Col bel premio del tuo / mio cor.

Vado ecc.

Scena quindicesima

Cortile.

Irene, e poi Millo.
Irene
Ragazze innamorate
Che pena mai provate
Se non vedete il ben, che v'innamora
Lo sò, lo sò ben'io,
Che il caro idolo mio
Da molto tempo in qua non vedo ancora,

Ragazze ecc.

Quel garbato Alban vedo,
Che venne con Sabina il cor m'ha acceso;
D'un'amroso foco
E quando stò senza vederlo un poco
Sento tra smanie, e pene
Struggermi il sen; Eccolo appunto qua,
M'ama crudel, chi sa;
Per ora bada a te; modestia Irene.
Millo
E quando, e come, e dove
Si mangia in questa Roma,in quanto a mè
Più non mi reggo in piè.
Deh chi m'ajuta, o fonderie Romane
Del Balsamo d'un pane.
Ma chi sarà costei.
Irene
Giusto m'osserva.
Millo
E' di corte una serva:
A lei voglio appressarmi.
Irene
Par che voglia parlarmi.
Millo
Ma nò saria viltà.
Irene
Ma Ahimè ritorna in là.
Millo
Pur sia viltade, o nò, mangiar conviene.
Irene
L'amico torna in qua; modestia Irene.
Millo
Nò, ch'à un' Alban non lice
Chieder soccorso alla nemica gente.
Irene
Povera mè, si pente
Meglio forse sarà, che m'accost'io.
Millo
Nò, sì
Irene
Nò, sì.
Insieme
Ahimè il decoro mio.
Millo
Finalmente la fame
Dalla gloria nò nò, non vuol consiglio,
Signora.
Irene
Che comanda.
Millo
Io n'ho rossore.
Irene
Dica.
Millo
Non posso più
Irene
Che grand'Amore!
Parli.
Millo
ParIa per me questo sbadiglio
Irene
Lo sbadiglio, fratel, di febre è indizio
Che Amor con precipizio
Questo mio volto accende.
Millo
Scusi; lei non m'intende.

Mi fa venir meno
La fa.
Irene
Si t'ho inteso
La face ch'ho acceso
Per me nel tuo seno;
T'ho inteso sì, sì
Millo
Non è già così
La fa.
Irene
La facella
D'Amor.
Millo
Non è quella,
La fa.
Irene
Non dir più
Sò ben che vuoi tù.
Cibarti
Millo
Sibbene.
Irene
Co' sguardi d'Irene.
Millo
Co' sguardi il malanno.
Irene
Tiranno.
Millo
Col pane ancor nero.
Irene
O basso pensiero.
Millo
Che nero mi piace:
E' fame, e non face.
Irene
Giacchè Millo ha compreso
A' sospiri, al rossore
Che di lui son'Amante,
Vò scuoprirlì senz'altro
Tutt'affatto il mio cuore.
Millo
Dal nostro Amabilissimo Sembiante
Presa è costei; che ricca assai mi pare
Alle gemme, a' monil, che in sen le miro.
Vò fingere un sospiro.
Irene
Millo.
Millo
Signora mia.
Irene
Ah buon per te.
Se quel sospir, che mandi a una pagnotta
Fosse venuto a mè.
Millo
Negarti non poss'io
D'esser giunto affamato in questo loco.
Ma vedendoti o Bella a poco, a poco
Sento la fame diventare Amore
E l'appetito mio
Dallo stomaco ormai, sen passa al Core.

Sono Dardi, e sono Lance
Gli occhi tuoi di questo Cor,
L'Amenissime tue guance
Fatte a Rose, e a Gelsomini,
I Giardini
Son d'Amor.
Irene
Milluccio spera; avrai da questo seno
La pietà, che tù brami.
Millo
Irenuccia, se m'ami
Fammi sperar ti prego a corpo pieno.
Irene
Alla Real dispensa
Corro per consolarti, or tu m'attendi.
Colà mio bene, ove non passa alcuno.
Millo
Ricordati, che t'amo, e son digiumo.
Irene
Occhietti ladretti
Che il cor mi rubate
Millo
Visetto lascivo
Che l'Alma legate.
Irene
M'amerete?
Millo
Vedrò.
Insieme
Sì nò. / Nò sì.
Mi sento in petto il Core,
Che saltellando sità.
Millo
E Amore,
Irene
E il timore.
Irene e Millo
Nel sen crescendo và
Irene
Se 'l miro
Millo
Se persiste
Insieme
Che sì / nò che in van / non resiste
In mè / lei la gravità.

Scena sedicesima

Bosco.

Ascanio.
Ascanio
Tempra il foco Fanciullo bendato,
Che m'alletta, mi strugge mi sface;
Già soggetto mi rendo al tuo impero,
Dal tuo strale ho già il seno piagato.
Nel mio cor s'alimenta tua face.

Tempra ecc.

Ah troppo m'inoltrai fuor delle mura
D'Alba uscii, e ritorno
Non fè Sabina; io la ricerco in vano,
Che il solitario Bosco
Delle querele mie giuoco si prende,
E sol tronco alle voci il nome rende.
Ma di caccia vicina
Nuovo rumore ascolto.

Scena diciassetesima

Millo, Ascanio in disparte.
Millo
Alla caccia, alla caccia:
Delle Fiere
Più leggiere
Seguiam rapidi la traccia,
Alla caccia, alla caccia:
Ascanio
(Millo costui mi sembra.)
Millo
Ite, e l'ombrose selve
D'ogn'intorno cingete.
Altri sciolga i Molossi,
Altri sopra il terren spieghi la rete.
Ascanio
E' di Sabina il Servo
Mi scoprirò; ma nuove genti osservo.

Scena diciottesima

Valerio, e detti.
Valerio
Millo?
Millo
Signor guidai, com'imponesti
Lo stuol de' Cacciatori alla Foresta.
Ascanio
(Qui non vedo il mio bene o sorte infesta)
Valerio
Che fa, che fa Sabina?
Versa perle da gli occhi,
Si lacera il crin d'oro,
Si lagna del destin?
Ascanio
(Che mai le avvenne?)
Millo
Intrepida sostenne
La prigionia.
Ascanio
(Che sento?)
Valerio
Ed in vedetta
D'una sola catena avvinta, e stretta,
Mille già lacci ha tesi
Per annodare una sol'Alma.
Millo
(Intesi.)

Scena diciannovesima

Tullo, e detti.
Tullo
Colui fermate.
Millo
(Ascanio?)
Tullo
Ch'agli arnesi è nemico.
Ascanio
Io prigioniero?
O Ciel contro di me sempre severo.
Tullo
A Roma forse o folle,
D'ingegno militar macchina, o frode
Tanto vicin ti scorse?
Ascanio
Ascanio io sono,
Nobile al par di mente, e di natali,
Tullo
Nella Real mia Corte
Vedrai Sabina, e con Sabina il figlio.
Valerio
(Figli ha Sabina, e Sposo?)
Tullo
Porgi senza dolerti
A legami la destra;
E sappi, che fortuna
Propizia inganna, e rigida ammaestra.
Ascanio
(Acchetarsi conviene.)
Millo
Il Diadema cangiò con le catene.
Valerio
In Amor non'ho fortuna
Cosi vuole il Dio Bambin
Già Colei che 'l cor m'ha tolto
Con altrui legò il destin.

In ecc.

Scena ventesima

Ascanio, e Soldati.
Ascanio
Vedrai Sabina, e con Sabina il figlio?
Figli non ha Sabina: io non intendo.

S'io porto i ceppi al piè
Colpa è d' Amore;
Co' lacci d'un bel crin
Ei lega il mio destin,
E influssi rei
Oguor minaccia al core.

S'io porto ecc.

ATTO SECONDO

Scena prima

Appartamenti di Sabina.

Marzia, Silvio, Irene, e poi Sabina.
Irene
Lenti ancor, e ritrosi
D'avanzarvi negate?
Marzia
A femina straniera
Svelerò gli sponsali
Occulti ancora al Padre?
Silvio
Paleserò a Sabina
La spergiurata fede?
Irene
Ecco giunge Sabina.
Ardite, a lei prostrati
Pregate, che di Celio
Esser madre confermi; o noi infelici
Se scoperta è la frode.
Chi s'oppone al destin degno è di lode.
(parte.)
Silvio
Sabina.
Marzia
Alta Donzella.
Silvio
Soccorso imploro.
Marzia
Aita.
Silvio
Sola tu puoi salvarmi.
Marzia
Puoi tu in vita serbarmi;
Sabina
Che preghiere son queste?
Silvio
Odi, già in Roma io venni.
Sabina
E me lasciasti.
Marzia
Odi; Silvio mirai.
Silvio
Vidi Marzia la vaga.
Sabina
(Ciò poco importa.)
Silvio
Mi piacque.
Sabina
(E' questo il male.)
Marzia
Di lui m'accesi.
Sabina
(Peggio.)
Silvio
Le palesai il mio affetto,
Ma devoto, e modesto.
Sabina
O traditor' infido,
T'abborrisco, ti fuggo, e ti detesto.
Silvio
Ferma Sabina.
Marzia
Ferma.
Sabina
A te mi volgo Marzia
Qual devo ubbidiente.
Marzia
Sappi dunque o Sabina,
Che Silvio in Roma venne
E invaghito di me, di lui m'accesi,
Poi con nodo tenace
Sacro Imeneo c'unì la destra, e 'l core
E volle il Dio d'Amore,
Che al padre mio celati
Restin questi sponsali, e 'l figlio ancora
Che poc'anzi mirasti a te presente,
Salva, deh salva Marzia.
Silvio
Salva il parto innocente.
Sabina
Che può Donna, che serva?
Marzia
Per coprir' il sospetto un mio fedele
Espresse al mio gran Padre,
Che del Fanciul sei madre.
Silvio
Deh per pietà l'afferma.
Marzia
Deh chi langue ristora.
Sabina
E Spiro, e sento e tu mi parli ancora.
Silvio
Ah Sabina.
Marzia
Sabina.
Ecco fupplice a terra,
Silvio
Uno sposo infelice,
Marzia
Un'afflitta Regina.
Sabina
(Oh violenza!) sorgi.
Marzia
Non sorgerò se prima
Non arridi a' miei voti.
Sabina
E vuoi, che oscuri
Coll'altrui macchie il nome? e che condensi
L'ombre a me stessa
Per dar lume ad altrui? Folle se 'l pensi.
Marzia
Sposa ti fingi.
Silvio
Appunto.
Sabina
Temerario!
Marzia
E in tal guisa
La mia vita, il tuo onor salva in un punto.
Sabina
Alzati: a Marzia il Cielo
Mi rese qui soggetta,
Farò ciò che più brami.
Marzia
Oh, mia diletta.
Sabina
Mà tu da me strazzi, e flagelli aspetta.
Silvio
T'ho, tradito, e sò che m'ami
Con magnanima Costanza
Benché infido o bella io sono
Di perdono ho pur speranza
Perchè morto non mi brami.
Sabina
Saprò punir ben'io
Il malvagio amator, nè al giusto acciaro,
Ei troverà riparo.
Marzia
Sia tuo vanto di farmi felice,
Sia mia sorte la tua fedeltà,
Sò che serbi magnanimo Core
A cui, serve di pregio l'onore,
Di cui l'opra sol premio si fà.
Sabina
Odio l'ingrato è vero
Ma la pietà mi sforza,
Che sopra l'alme egregie ha impero e forza.

Scena seconda

Irene con Celio, Sabina, poi Tullo, Ascanio, e Millo.
Irene
Marzia il Fanciul t'invia.
Sabina
(Quell'oggetto mi turba.)
Dirò (poi che la sorte
Mi regge a suo talento)
Ch'ebbi d'Ascanio il figlio: ei tra le mura
E' già d'Alba rinchiuso,
E meco ad un momento
Salverò Marzia ancor.
Tullo
Vedi s'io mento.
Ascanio
(indisparte.)
(Ne men' a gli occhi il credo.)
Tullo
(s'avanza.)
Sempre col figlio accanto?
Millo
Io la stimai zittella.
Sabina
Sin la Tigre conduce
Seco i suoi parti, e frà le stragi ancora.
E di fera, e di madre
Serba cieca nell'ira eguali i sensi.
Ascanio
(O miei cordogli immensi!)
Tullo
Bramo sapere almeno
Chi a te di sì bel germe
Reso fecondo ha il seno.
Sabina
Ascanio a me costante.
Ascanio
(Io? mentitrice!)
Tullo
Ascanio?
Sabina
Ascanio al certo.
Rullo
Godresati, che presente
Fosse il tuo dolce Sposo?
Sabina
A che lungi da lui non ho riposo.
Tullo
Dunque presente il mira.
Sabina
(Oimè, che veggio, oh Dei!)
Tullo
Che fai, che non lo stingi?
Quest'è pure il Consorte,
Che mirar bramasti.
Ascanio
Ascanio è questi.
Sabina
(Fortuna.)
Ascanio
Lo Sposo.
MIllo
(Immobil resta.)
Ascanio
Di Sabina l'onesta.
Sabina
(E parlar non poss'io!)
Ascanio
Ma che ti pare? a me non rassomiglia
Il vago Pargoletto!
Tullo
(Ei la flagella.)
Sabina
(Il tutto acoprirò.)
Ascanio
Certo rubella
A' numi coniugali
Non fu Sabina.
Sabina
(E la fe di Reina!)
Ascanio
Ingannatrice, infida,
Del più verace Amore
La Deità offendesti,
Ed or gl'atti immodesti
Tenti ammantar con esecrabil froda?
Millo
(Che vergine, alla moda.)
Tullo
Quei cor che porti ìn petto
E' tutto mentitor,
Ascanio
Belta che m'incatena
E' infida al Dio d'Amor.
Sabina
Soffro l'ingiurie a torto,
E pur tacer degg'io?
Millo
Addio Sabina.
Ascanio
Onesta Sposa addio.

Scena terza

Sabina con Celio.
Sabina
Dove son io! qual Demone, qual'ombra
Cinta d'orrore il volto,
Sparsa d'angui la chioma,
M'atterrì, mi confuse! Ascanio in Roma!
E resisto all'oltraggio, e folle stringo:
Il tenero fanciullo
Dell'esecranda infedeltà paterna
Simulacro spirante, e del mio scorno
Cagione infausta! il lascio, e più non torno.
(Celio la segue.)
L'infelice mi segue, io son pur cruda!
Colpa al fin non hà questa
Pargoletta innocenza.
Forz'è baciarlo, ah ch'egli
(Il riprende per mano.)
Al traditor somiglia.
Odio l'aspetto.
Oh guance! oh labra! oh ciglia!
(lo bacia.)

Destommi Amore
Tempeste al core,
E su quest'alma
La navicella,
Nel mar' infido
Non trovò il lido,
E non ha calma
La mia procella.

Destommi ecc.

Scena quarta

Giardino.

Millo, e Irene.
Millo
Finiscila una volta è tempo ormai
Di concludere il nostro matrimonio
Alfin bisogna escludere
Ogni difficoltà.
Irene
A dirla come stà
Già finita l'avrei,
Ma ripensando poscia a' casi miei
Altro non veggio in tè, che povertà.
Millo
Spero un'eredità.
Irene
Non te lo credo,
Io vò vederlo in prima.
Millo
Or sì mi picco; troppo al fin ne vuoi.
Irene
Ti voglio dotto, e ricco.
Millo
In quanto alla dottrina
Ti farò spiritare
Ma circa alle ricchezze
Non ci trovo rimedio.
Irene
Attendi io l'ho trovato.
Millo
E come?
Irene
Adesso
(Coll'incantata verga,
Che già donommi un mago
Voglio farli una burla.)
Vedi questa bacchetta?
Millo
Signora sì.
Irene
S'io faccio
Quattro circoli in terra
Ti scopro un gran tesoro,
Ch' è qua dentro nascosto.
Millo
Un tesoro!
Irene
E se ardito
Guadagnar tu lo sai, sei mio marito.
Millo
Guadagna' un Tesoro,
Ed esser tuo Consorte,
Son due gran belle cose.
A noi.
Irene
Ma non temer.
Millo
Non v'è pericolo.
(Fà l'incantesimo, e comparisce una Statua d'oro.)
Irene
Accostati, ed abbraccia,
Più stretta, che tu puoi la statua d'oro.
(Si cangia in mostro.)
Millo
Perfida incantatrice
Io non ti voglio più se mi pagassi.
Irene
Adunque io ti condanno in questo loco
Alle pene, alle furie, a mostri, al foco.

Abissi orribili
Su spalancatevi,
Voi nelle tenebre
A me scopritevi,
Angui terribili
Venite sù.
(Parte del Giardino si trasforma in Infernale.)
Millo prendete,
Che mi schernì,
Sì sì legatelo,
Stringetelo
Non lo lasciate più.
Millo
Oh cara Irene,
Son perduto, son morto.
Perdonami, son tuo, se trovo scampo
Da quest'orrido loco
Sarò sempre tuo schiavo in fin che campo.
Irene
Ora ti raccomandi.
MIllo
Che paura, che affanno,
Che terror, che cordoglio.
Irene
Or che tu mi vorresti, io non ti voglio.
Sventurato disgraziato
Tu di qui non esci più.
Millo
Non esco più?
Irene
Tu da me sei destinato
A penar sempre quaggiù.
Millo
Sempre quaggiù?
Irene
Sempre quaggiù.
Millo
Non esco più?
Irene
Troppo mi disprezzasti.
Lo sdegno ancor mi dura.
Millo
A me non basta l' animo,
Di cambiar con la tua la mia natura.
Ma se disfai l'incanto
Io ti resto obligato tanto tanto.
Irene
Perdona io ti perdono,
E mi basta , che vedi,
Che fin dal fuoco al regno
Io ti so condannar quando mi sdegno.
(vengono i Mostri.)
Millo
O che brutti testimoni
Della mia infelicità,
Illustrissimi Demoni
Abbiate carità.
Irene
Furie partite,
Mostri lasciate,
Basta così;
(Partono i Mostri, e torna il Giardino.)
Millo
Sogna Millo, o vaneggia
Irene
Dove siamo non vedi, entro la Reggia
Millo
Ah Stregoncella.
Irene
Ah Buffonaccio.
Insieme
Mi vuoi amar
Ma faccia tosta
Sei fatta a posta
Per ingannar.

Scena quinta

Camera.

Silvio, e poi Marzia.
Silvio
La mia Bella, e geme, e langue,
E giammai pace non ha
Perche ognor tinto di sangue
Nel pensier Celio le stà

Mà qui mesta qual suole
Volge Marzia le piante:
Com' è bello l'Affanno in quel sembiante.
(Marzia viene.)
Marzia, oh come la sorte,
Ai nostri amori arride.
Marzia
Silvio talor la morte
Prima avviva un'oppresso, e poi l' uccide.
Silvio
Di che paventi ? Irene
Disse pur che Sabina
Il nostro figlio accolse;
Se ben di me si dolse
L'impegno sosterrà: nacque Reina
Marzia
Della sua fè non temo,
Ma della tua pavento.
Silvio
Come?
Marzia
Chi sa che non ritorni Amore
L'antiche fiamme a risvegliarti al Core.
Silvio
E' Vano il tuo sospetto
Marzia
Hai d'appresso l'oggetto
Per cui nel cor già tù soffristi il dardo;
Un'incontro d'un guardo
Potrebbe rinovar l'antica piaga.
Silvio
Troppo fido son'io, troppo sei vaga
(parte.)
Marzia
Sò che Silvio è costante
E pur da freddo gelo
Sento affliggermi il Core
Ah che d'un vero Amor parto, è il timore.

Vuò temer finchè sei bello
Del tuo, cuor l'Infedeltà
Cosi raro è il tuo sembiante,
E bramato sei da tante,
Ch'ogni dì un'Amor novello
Sembra in tè necessità.

Scena sesta

Bosco con Padiglioni.

Valerio con Squadre di Romani, ed Albani dall'altra parte.
Valerio
Guerra guerra, all'armi all'armi,
Che già parmi trionfar,
Già del sangue asperso, e tinto
Del nemico Albano estinto
Corre il Tebro in seno al Mar.

Guerra guerra ecc.
Segue una Battaglia.

Scena settima

Tullo, e poi Silvio.
Tullo
A Te Feretrio Giove
Se il trionfo concedi all'armi nostre
Drizzerò Tempi, ed Archi,
Appenderò le spoglie
Cinte di lauro in sulle sagre soglie.
Silvio
A te Sire ne vengo, e se gli è d'uopo,
Nel più grave periglio
Offro a'Numi del Lazio, opra, e consiglio.
Tullo
Il tuo valor m'è noto
A maggior prove il sferbo: ora qui siedi.
(Si pongono sotto il Padiglione.)

Scena ottava

Valerio, e detti.
Valerio
Nè vincitor, nè vinto
A te Signor ritorno.
Tullo
Perde allor che non vince
La grandezza Romana.
Silvio
(Io mi consolo.)
Valerio
A te di Mezio il forte
Meco rivolse un messaggiero il piede.
Tullo
Che pretende? che chiede?
Vengane.
Silvio
(Il ciglio abbasso,
Perchè me non ravvisi,
Il messaggiero Albano)
Tullo
Provi Mezio il vigor di questa mano.

Scena ottava

Ambasciatore Albano, e detti.
Ambasciatore
Quel Rè, ch'ama i VassalIi
Le stragi aborre: e quindi Mezio il Grande
Che mirar non sostien de corpi estinti
Seminate le spiaggie, e Roghi accensi,
Di ripor non isdegna,
E la figlia Sabina, e in un lo Scettro
Nel feroce conflitto
Di soli tre Campioni;
Udisti il messaggier, pensa, e disponi.
Tullo
Odia Ostilio il riposo: il mar veloce
Corre l'onda mai sempre, e ruota i Cieli
Vertigine indefessa:
Pur ti scosta, ed attendi,
Che a te la mente mia, sia tosto espressa.

Scena nona

Tullo, Silvio, Valerio.
Tullo
Qual'è il vostro consiglio?
Valerio
Io se permetti
Che libero favelli;
Dirò, che ell'è follìa
A trè soli Campioni
Appoggiar la Corona,
Di cui maggior non avrà mai la terra,
Guerra invito Monarca.
Tullo
Guerra, guerra.
Silvio
Ciò che il rischio de pochi
Può al suo Regno, acquistar, non dee col sangue
Degli Eserciti intieri
Da lui comprarsi: un Regnator ch'è giusto,
Gode nell'ardue imprese
L'alme salvar de suoi vassalli illese.
Tullo
E vuoi ch'io fidi al braccio
Di trè soli guerrieri
La gloria dello Scettro,
La dignità del nome,
Le speranze di Roma?
Silvio
I tuoi divoti, e in un te stesso offendi
Se dubiti, che Roma
Trè spade ora non vanti,
Piu d'ogni altra del Lazio alle ferite,
Maestre in Campo, e generose, e ardite,
Tullo
Mi persuadesti.
(a Valerio.)
Al Messaggier dirai,
Che la Battaglia accetto, e acciò sicura
Abbiam noi la Vittoria,
Un sei tu degli eletti . . . .
Silvio
(Ah che me stesso offesi.)
Tullo
E sia che degno
Dell'Indole Latina
Del sangue prisco ii tuo valor si mostri,
E l'Impero sostenga, e' pregj nostri

Suono altero di Tromba guerriera
All'anima fiera
Risvegli l'ardor;
Se in te stà di Roma il Fato
Il tuo cor d'ardire armato,
Sia di noi vita, e splendor.

Suono ecc.

Scena decima

Silvio solo.
Silvio
Io nemico agli Albani? Io con la destra
Che la Patria difese,
Spargerò per la sabbia
L'ossa de' Cittadini, eccelso Fato!
All'ambiguo pensier, che in me s'aggira,
Co' cenni tuoi, norma, e consiglio ispira.

Dico al Cor mio
Pugnar degg'io?
Ma non risponde
Ne sì, ne nò;
Se 'l mio pensiere
Più si confonde
Ditemi o Sfere,
Che far dovrò.

Dico ecc.

Scena undicesima

Cortile.

Ascanio poi Sabina, e Millo.
Ascanio
Son Navicella abbandonata
Che la sua Stella cercando và;
Sin che non trova
L'amata luce,
Che la conduce
Sempre agitata
L'alma sarà.

Son ecc.
Sabina
(Ascanio è qui:) sull'orme
Vacilla il piede.
Ascanio
(E' qui l'infida:) oh Cielo!
Mi si fa il Cor di gelo.)
Millo
Tu l'amante non guardi?
La vaga tua non miri?
Ascanio
Hà di furia il sembiante.
Millo
(Aspri martiri.)
Ascanio
Millo.
Millo
Signor.
Ascanio
O quanto
E' inonesta è crudele.
Sabina
Millo.
Millo
Signora.
Sabina
O quanto
Son pudica, e fedele.
Millo
Udisti?
Ascanio
Di Sirena
L'insidioso canto.
Sabina
Dille, che onore, e fede
Serba l'onestà mia.
Millo
Guarda non mi far dire una bugia.
Ascanio
Dille ch'è suo l'Infante,
Che seco guida, e stringe.
Sabina
Negarlo non poss'io (la fè m'astringe.)
Ascanio
Non poi negarlo, e fedele ti vanti?
Sabina
Ed a ragione.
Millo
(Come il deride, e finge.)
Sabina
Negarlo non poss'io, la fè m'astringe.
Ascanio
Di sì gran tradimento
Questa pompa puoi far nel cor, nel volto!
E taccio, e miro, e ascolto!
E voi fulmini eterni in Ciel che fate,
Che sù lei non piovete a cento, a cento.

Ferite, piagate
Quel core, quel sen:
Ma strali fermate,
Che quello è 'l mio Ben.

Scena dodicesima

Sabina, Millo, Valerio.
Sabina
(L'Infelice m'accora.)
Valerio
O dolce vita cara, e bella
Contenta un giorno questo cor.
Tu vedi, che pena,
Che muor, che si svena,
E pur crudele sei sempre ad ogn'or.

Quì riverente ad inchinar' io venni
Quell'altera sembianza,
Per cui sente il mio cor fatali angosce.
Millo
(Costui non la conosce.)
Sabina
(Anche Valerio) a gl'occhi miei t'invola
Valerio
Nume non vi è, che sdegni
Votivi incensi, e la gran Dea di Samo,
Alle Vittime offerte
Suol chinar l'alterigia
Del maestoso aspetto.
Millo
Signor lascia i concetti, e parla schietto.
Valerio
Ell'è moglie, e non lice
Liberi esporre i sensi
Della cupida mente.
Millo
(Oh povero innocente.)
Sabina
Assai meglio saresti,
Eroe tu di Bellona,
A tralasciar d'amarmi,
Ch'Amor schianta le Palme, e spunta l'armi.
Valerio
Sò che mi vuoi guerriero,
Ma innamorato ancor. Sabina è vero?

E' vero mio Bene,
Ch' a tante mie pene
Lo sdegno tuo fiero
Men fiero si fé?
M' accenni di nò,
Ma Bella lo sò,
Che scherzi con mè.

Scena tredicesima

Sabina, poi Tullo.
Sabina
Vo' da qui avanti lusingar costui;
Ei potrebbe chi sà
Darmi la libertà.

Credo alla speme sì,
E non pavento nò,
Che questa finga
Bella giammai così
Quest'Alma non provò la sua lusinga.

Tullo
E' tempo ormai Sabina,
Che fra le Regie braccia
Serva ti renda, e Amante,
Non più severa al tuo Signor Regnante.
Sabina
Pria lascerò la vita.
Tullo
Sabina.
Sabina
Ostilio. Io vengo
Nelle tue braccia.
Tullo
Ed io
Più da te m' allontano.
Piegar tosto saprò quel cor villano.
Sabina
Che medita il feroce!
Tullo
(Torna col figlio.)
O risolvi d'amarmi
O 'l figlio tuo ti svenerò su gli occhi.
Sabina
Oimè che tenti
D'immortal ira accenso.
(Lacrime fingerò, ma non ci penso.)
Tullo
Risolvi.
Sabina
E che?
Tullo
L'uccido.
Sabina
Pietade, io moro ahi fato.
Tullo
E vedrai lacerato.
Sabina
Il figlio?
Tullo
Il figlio!
Sabina
O Stelle.
Tullo
Dall'empia tua inclemenza.
Sabina
L'ucciderai?
Tullo
Sì, vedi.
Sabina
Pazienza.
(Parte.)
Tullo
Madre di sasso, ferma: ecco ch'io spargo
Su 'l terreno le membra.

Scena quattordicesima

Tullo con Celio, e Marzia.
Marzia
Oimè Padre perdona
Alla prole infelice.
Tullo
Io vò, che mora.
Marzia
Ferma.
Tullo
Lascia.
Marzia
Signor' io son la rea.
Tullo
(Rea Marzia?)
Marzia
A te mi prostro,
Il delitto confesso;
Tullo
(Attonito.)
Marzia
Egli è parto
Del mio seno infelice;
Tullo
(Tanto ascoltar mi lice!)
Marzia
Salva deh salva, o Genitor clemente,
Salva il parto innocente.
Tullo
Ah figlia, indegna figlia,
Chi la man mi trattiene,
Ch'io non ti squarci il seno?
Olà, guardiè.

Scena quindicesima

Irene, e detti.
Irene
Signor.
Tullo
Si bendi a Marzia il volto, il volto indegno
Della luce di Roma, e a mille dardi
Resti bersaglio, e segno.
Marzia
Pria di morir' io voglio
Baciar lo sventurato.
(Và per baciar Celio, vien respinta da Tullo.)
Irene
(Giunto è l'ultimo fato.)
Tullo
Scostati.
Marzia
Un bacio solo.
Tullo
Si guida altrove.
(fa condur via Celio.)
Marzia
Ah nò lascia deh lascia.
Tullo
Temeraria,
Marzia
Che almeno
Un'altra volta ancora,
Miri il tenero figlio, anzi ch'io mora.
Tullo
Irene, sia tua cura,
Far che costei palesi
Chi ebbe ardir d'abbracciarla.
Irene
(Alta sventura.)
Tullo
Indi lacera, e piagata,
Saettata
Da gli strali più pungenti,
Voli tra l'ombre, e porti guerra a' venti.

Scena sedicesima

Marzia, Irene, e Guardia.
Marzia
Vado Irene alla morte,
Irene
(Ah mi si spezza il core.)
Marzia
Vado alla morte Irene, al fido Sposo,
Una lacrima sola
Chiedi per me, che bagni il cener mio;
Ma dov'è Celio?
Irene
(Il cor si spezza oh Dio.)
Marzia
Celio Figlio, deh vieni,
Mi rischiari un tuo sguardo
Il sentier de gli elisi, e dove o Figlio,
Dove sei, che non m'odi? ah ch'adirato
Lo svena, sì lo svena: o Padre ferma:
A te ne vengo in me disfoga, e sazia
L'ira crudel, ma veggio
Sgorgar' il sangue in rivi,
Cader tronche le membra,
Palpitarne le fibre, e veggio aprirsi
La bocca esangue, all'ultimo sospiro;
O figlio, o sposo, o Irene, ah ch'io deliro.
Irene
(M'istupidì la doglia.)
Marzia
Ah che non è
L'atroce orror di morte
La pena più crudel delle mie pene;
Duolo è per me
Nel mio morir più forte
Duolo è per mè star lungi dal mio bene.

Fine dell'Atto secondo.

ATTO TERZO

Scena prima

Steccato fuori di Roma con luogo eminente per Tullo, e Spettatorri al Combattimento.

Silvio.
Silvio
Silvio, che mai risolvi,
Vedi aperto l'Agone, odi la Tromba
Che gli animi rincora,
E non ti scuoti ancora?
(Vede comparire i tre Curiazi e dice:)
Forz'egli è, ch'io combatta,
O ch'io lasci la vita.
(Combattono, e restan morti i due Orazi, e i tre Curiazi.)

Scena seconda

Tullo, e Silvio.
Tullo
T'abbraccio, dell'Impero
Latin fermo sostengo,
Difensor del mio Regno.
Silvio
Co' gloriosi auspici
Resse l'Armi il tuo genio, io nulla oprai.
Tullo
La ricompensa avrai
Qual si deve al tuo merto,
Che se giusto è chi regna, il premio è certo.
Silvio
Di chieder mi riserba,
Le nozze in guiderdone
D'un'Illustre Romana.
Tullo
Io la prometto
Qualunque ella si sia.
Silvio
(Or sì, che la mia Bella
Fuor di periglio è mia.)
Tullo
Ma sospender convien fin ch'io punisca
L'indegna Marzia.
Silvio
(O Dei!)
Tullo
S'è scoperta impudica,
E ad Irene, ed al Padre
Cela l'Amante.
Silvio
(O mia fedel Consorte!)
Tullo
Forse con miglior sorte
Tu là meco verrai, dove fra' ceppi
Ella soggiorna.
Silvio
(O caso.)
Tullo
Onde ritrar procuri
Dall'ostinate fauci,
Il nome del lascivo.
Silvio
(Misero più non vivo.)
Tullo
Vanne intanto, e ristora
L'afflitte membra.
Silvio
(Oggi convien ch'io mora.)
Tullo
Col baleno d'un sol brando
L'alta Roma trionfò;
Già cadè d'Alba l'orgoglio,
E piangente al nostro Soglio
Libertade tributò.

Col ec.

Scena terza

Appartamenti.

Ascanio, e Millo.
Ascanio
Dunque ella innocente.
Millo
Io t'assicuro.
Acanio
Ed è di Marzia il figlio?
Millo
Di Marzia.
Ascanio
E a me conserva
L'onor la fedeltà?
Millo
Tutta da capo a' piedi,
Non dubitar, d'Ascanio ella sarà.
Ascanio
L'Alma in petto per diletto
Torna lieta a respirar;
Del mio Ben la colpa oblìo
Se innocente è l'Idol mio
Non sà il cor più che bramar.

L'alma ecc.

Scena quarta

Valerio, e Sabina per mano, Ascanio in disparte.
Valerio
Bella mano
Sabina
Occhi adorati.
Valerio
A tue nevi
Sabina
A' tuoi lampi
Insieme
Io più m'accendo,
Valerio
E in un guardo,
Sabina
E in un sospiro,
Insieme
Tutta l'alma in voto appendo.

Bella ecc.
Ascanio
(Oh foss'io cieco, e sordo.)
Valerio
Dal Re, ch'a tue bellezze
Più ch'io sappia non bada,
Io d'implorar tua libertà prometto.
E s'egli poi la nega,
Meco, tu fuggirai dall'Aventino.
Sabina
(Per scuoter io fingo,
Il tirannico un dì giogo Latino.)
Valerio
Io vi lascia amati rai
Del mio sol luci adorate;
A voi sol concesso sia
Il dar morte all'alma mia,
Se un sol sguardo gli negate.

Io vi lascio ecc.

Scena quinta

Ascanio, Sabina.
Ascanio
Ah crudele, crudel.
Sabina
Di che ti lagni?
Ascanio
Vidi gli atti inonesti, udii le vocì
Perfide lusinghiere,
Io però n'ho piacere.
Sabina
(Vuol mostrarsi sprezzante,
Ma farò, che si penta.)
Ascanio
(Che cruccio) gelosia me non tormenta.
Sabina
Valerio adoro, e parmi
A quegli occhi di fuoco
Entro aile nevi accesi,
A quelle guance d'ostro,
A quel vezzo, che alletta,
A quel seren, ch'abbaglia,
Fuor dell'aureo cimiero,
Un nuovo Adone ed un Giacinto armato.
Ascanio
(Oh traditrice!) amalo pur m'è grato.
Sabina
Guarda, che tu non pianga.
Ascanio
Io lagrimar per te
Più tosto vò morir,
Ché sparger'un sospir
Per chi non serba fé.

Io ecc.
Sabina
Dunque a stringer Valerio i passi or volgo
Già non ci pensi?
Ascanio
Nò.
S'ella stringe il rival m'ucciderò.
Sabina
(guarda dove partì Valerio, e dice.)
Cor mio perchè non vieni
Quand'io moro per tè,
Così tu vuoi che peni
Se stai lontan da mè.
(Fìnge di partire, e pei torna, e leva il fazzoletto ad Ascanio.)
Ascanio
Non piango, nò.
Sabina
Non son lagrime queste?
Ascanio
Che lagrime? a bastanza
Gl'interni sensi espressi.
Sabina
A fè, ch'io mi credea, che tu piangessi.
Ascanio
Ingannatrice, oh Dio,
Uccidimi più tosto,
Passa col ferro il seno,
Che piagasti col guardo.
Sabina
Se non ci pensi,
ascanio
Ah ch'io mi struggo, ed ardo.
Sabina
Sel credessi . . . .
Ascanio
Mia luce.
Sabina
Per involarmi al giogo
Io finsi con Valerio.
Ascanio
Ed io pur finsi,
Tocco da gelosia.
Sabina
Mio rerpiro.
Ascanio
Mio Nume.
Insieme
Anima mia.
Sabina
Da te fui presa un dì
E d'altri mai sarò
A' prieghi, a' vezzi, a' pianti
De' lusinghieri Amanti
A Sorde l'orecchie avrò.
Ascanio
Nel mar d'Amor, che per mè vario è sempre.
Or la tindarea face
Le tempeste abbonaccia
Ora i flutti Orion sferza, e minaccia.

Luci belle il cor vi crede,
Ma il timor risponde nò:
Così crude, e dispietate
Per me stelle in Ciel girate,
Che più credervi non si può.

Scena sesta

Carcere.

Marzia incatenata ad un sasso, poi Tullo, e Silvio.
Marzia
Alma mia tu sei ben forte
Ma non è vicino a morte
Assai grande il tuo valor;
Ah più vil tu la ricevi
Perchè perdere non devi
Quel ch'è vita del tuo cor.

Alma ecc.
Tullo
T'inoltra, io qui mi celo.
Silvio
(Trema nel rischio il piede.)
Ma che rimiro?
Tullo
Interroga l'oscena.
Silvio
(Dir le potessi almeno,
Ch'è qui Ostilio presente.)
Marzia
Sposo, sposo . . . .
Tullo
Che parla?
Silvio
Tra se discorre (io son perduto o stelle)
Marzia
Vieni si si compagno
Delle miserie mie.
Silvio
(A Tullo.)
Tra se discorre . . . .
Tullo
Intendo . . . .
Marzia
Ma perchè non t'accosti
Alla diletta Marzia?
Tullo
(Che favellare è questo!)
Marzia
E perchè mai.
Negli ultimi singhiozzi
Questo cor non ravvivi oppresso e stanco.
Tullo
(a Silvio.)
Parla fra se pur' anco?
Silvio
Certo.
Marzia
(Nulla risponde.)
Tullo
D'interrogarla è tempo.
Silvio
Meglio è Signor, ch'io torni.
Tullo
Nò, nò.
Silvio
(Del viver mio,
Son terminati i giorni.)
Tullo
Troppo sei lento, adopra
Le minacce, e rigori.
Silvio
(Misero) e chi die forza a tali amori,
In quel sen già pudico?
Tullo
Tanto cortese? olà.
Silvio
(Destin nemico.)
Marzia
Non v'è nò chi di te meglio conosca
Quel Silvio.
Tullo
Dunque, tu 'l fellon conosci,
Ed a me nol riveli?
(Tullo si scopre.)
Marzia
Padre.
Silvio
Sire.
Tullo
Tradito.
Son'io da men sospetti; Orazio ascolta,
Se pria che il dì ritorni
Al suo vicino Occaso,
Questo Silvio non trovi,
Che l'infedele adora;
Scopo dell'ira mia cadrai tu ancora.

Scena settima

Marzia, Silvio.
Silvio
Devo sol'io cader; del mio trionfo
La tua vita, o mia Sposa
In premio io chiederò, volo a scoprirmi.
Marzia
T'arresta,
Silvio
Son risolto.
Marzia
Lascia ch'io mora o caro.
Silvio
Solo morir vogl'io.
Marzia
Troppo hai l'alma sublime;
Silvio
Troppo è la tua preziosa.
Marzia
O mio Consorte,
Silvio
O Sposa.

Vò morire, e far contenti
Quei crudeli Astri inclementi,
Ch'a' miei danni accese il Ciel.
Morte poi farò ritorno
Più sicuro a te d'intorno
Ombra Amante, ombra fedel.

Scena ottava

Marzia.
Marzia
La tua vita o mia Sposa
In premio io chiederò!
Il favellar di Silvio,
Nel petto mio non sò qual spirto infonde;
Ed ogn'altro timor doma, e confonde.

Tornami o speme in petto
A consolarmi il Cor,
Ma sò ben'io che mai
Tu non mi lascerai
Se non mi lascia Amor.

Scena nona

Appartamenti.

Millo, poi Irene.
Millo
Questo bel ritrattino
D'un'Albana Zittella io vò che sia
Una brutta vision'al cor d'Irene,
E ch'a lei tante pene
Porti la gelosia,
Quante a me la paura.
Eccola per ventura.
Irene
Pur' al fin t'ho trovato.
Millo
(da parte col ritratto in mano.)
Caro volto adorato.
Quando ti rivedrò?
Ma in tanto ch'io mi stò
Lungi da te mio ben, bacio il colore,
Ch'ogrnor ti fa presente al mio pensiero.
Irene
Ah Millo menzognero,
Ah Millo traditore
Dunque esser può d'un'altra donna amante!
Millo
Giammai altro sembiante
Vibrerà fuor che 'l tuo strale al mio petto.
Irene
A Che smania!
Millo
Che diletto.
Irene
Millo spergiuro, infido
Millo
O quanto me ne rido.
Irene
Ti vò svenare accanto
A colei.
Millo
Va pur ben seguiam l'incanto.

Occhiarelli ladroncelli
Rubatori,
Traditori
Voi fate quest'Alma
Languire, e penare
Co' vostri splendori.
Irene
Crepo non posso più. Fellone infame,
T'ho cavato la fame,
T'ho spidocchiato or'ora e rivestito
T'ho donato il mio core
T'ho promesso l'onore
Di farti mio Marito
Marito, e sai di chi?
D'una: Balia Reale
D'Irene in somma figlia naturale
D'un Bastardel d'un Senator Romano,
E col ritratto in mano
D'un'altra Albana putta,
(Ciel tu lo sai quanto di me più brutta)
De' Numi Coniugali
Barbaro mentitor lo sdegno irriti.
MIllo
Sono divertimenti naturali
Di noi altri mariti.
Irene
Sù sputa in quel ritratto.
Millo
Non abbiam sputo fatto.
Irene
Ah traditor vuò contentarti a pieno
Or' or' da questo seno
Sciolgo un monil, e me ne formo un laccio
Così trarrò d'impaccio
E la tua fede insieme, e la tua vita
Così la tua tradita
(vuole strangolarsi.)
Abandonata Irene.
Millo
Volgilo a doppio Bene.
Irene
Sen corre in braccio a morte.
Millo
Volgilo a doppio ben', che tenga forte.
Irene
Millo, Millo, inumano
Se non stendi una mano
Ad impedirmi io tiro.
Millo
Tira.
Irene
Io tiro
Ma ne pur d'un suspiro
Degnerai questo caso!
Millo
Ancor mio Padre
Mori in tal guisa, e me ne diedi pace.
Irene
Millo stringo alla fin.
Millo
Su che stò a tedio.
Irene
Or sì non c'è rimedio
Io stringo: no' crudel non mi tenere
Millo
Son qua, che stò a vedere.
Irene
Ma pur Millo spietato
Se l'animo ti dà, ch'io non m'uccida
Questo laccio dorato
Io vuò donarti, e mille scudi appresso
Ch'io tengo in quel forziero.
Millo
Anima mia, mia fida
Ah nò, nò non sia vero
Che tù resti di morte infausto scempio.
Io lo spergiuro, io l'empio
Son, che son reo, e avanti a te
Vò trapassarmi il seno, amata Irene.
(s'appunta la Spada.)
Irene
Tù vuoi morir mio Bene
Millo
Sì, ma tieni, o mia Cara ancora me
Irene
Non risolvo d'accostarmi
Millo
Ne manch'io di sbudellarmi.
Irene
Vò pensarvi un poco più.
Millo
Pensa tù, ch'ancor io ci penserò.
Irene
E non sò quel che farò.
Millo
E non sò, Irene mia,
S'io farò questa pazzìa.
Irene
Vò partir da questo loco.
Millo
Vò campare un'altro poco.
Irene
Ma tant'è
Questa Spada ti vò torre.
Millo
L'ho riposta or' or da me
Non occorre.
Irene
E così mi disprezzi.
Millo
Irene cara
Mentii smanie, ed affanni
Con questo vago mostaccin dipinto
Per discerner gli effetti
Di qualche strana tua gelosa cura,
E vedicarmi intanto, di quella gran paura
Ch'oggi m'hai fatta in quell'orrido incanto
Del resto t'assicuro,
Ti prometto, ti giuro
Che tù sola, ò crudel mi stai nel core.
Irene
Ma intanto per amore
D'Irene tua, testè
Tù morir non volevi, o crudo amante
Com'Irene volea morir per tè.
Millo
La ragione è obligante.
Io porto in sen raccolto
Il bel sembiaute tuo, onde m'astenni
Dal trapassarmi il petto
Per non far qualche sfregio al tuo bel volto.
Irene
Dunque m'ami in effetto
Millo
Qnant'amar ti poss'io
Irenuccia crudel
Irene
Milluccio mio.
Millo
Dì, più mi fuggirai?
Irene
Dì, più mi lascerai?
Insieme
No che d'amore
Languisce il mio cuore.
E per chi?
E per che?
Idolo mio per te.

Scena decima

Sala Regia con Trono.

Tullo.
Tullo
Qui tosto Orazio attendo.
Se il traditore ei scopre
Premio di sue grand'opre
L'alloro avrà: ma cadera trafitto
Se a me il nasconde, ancor che prode, e invitto:
Degl'Imperi eminenti,
Sono il premio, e il gastigo i fondamenti.

Scena undicesima

Sabina, e Tullo in Trono.
Sabina
Seppi ch'Alba è soggetta indi a pregarti,
Inclito Re ne vengo.
Tullo
(E' pur vezzosa!)
Sabina
Che Mezio con la plebe
Non vada al paro; che li lasci in dono
L'ombra almen dell'Impero:
Rende clemenza il vincitor più altero.
Tullo
Chi sei tù, che m'inchini
Sabina
La tua serva Sabina.
Tullo
E tant'audace
Colei, che mi sprezzò, s'accosta al Trono,
E parla insieme, e prega?
(A mio dispetto il suo bel crin mi lega.)
Sabina
No, che non posso amarti
E non vuol ch'io t'ami Amore
Ei già fece scherzo, e gioco
D'altro foco questo core.

Non ecc.

Scena dodicesima

Valerio, Ascanio, e detti.
Valerio
Per quei sudor, che in tante guerre ho sparsi
Or che Mezio vincesti
Prego, che a me tu libera conceda
Costei, che già del mio valor fu preda.
Ascanio
Gran Rè tu, che d'Astrea
La sacra lance afferri
Non concedere altrui
Questa che del mio core è si gran parte.
Tullo
(Giunge Orazio;) in disparte
Il decreto attendete.
Orazio, e che m'apporti!

Scena tredicesima

Silvio, e detti.
Silvio
Silvio, a tè scorgo.
Ascanio
(Silvio;)
Tullo
Dov'è, dov'è l'abominevol mostro.
Silvio
Marzia prima si chiami,
Tullo
Vengane Marzia olà.
Ascanio
(Quai stravaganze.)
Silvio
Io tosto a te dinanzi
Trafiggerò il rubello
Esempio infausto a temerari amanti.
Tullo
Quanto devo, o Romani
A quest'eccelso Eroe
Valerio
(Troppo l'esalta)

Scena ultima

Millo, Marzia, Irene, e detti.
Irene
Ardire o Marzia ardire
MIllo
Di mè non già, mà del mio sposo io temo
(Sdegno, e pietà mi turba)
Silvio
Or che Marzia, è presente,
Se brami, o Rè, ch'io la vendetta adempi
Una sol grazia io chiedo.
ATullo
Purché sveni il fellon, tutto concedo.
Silvio
Prima ch'io gl'apra il petto,
Vò, che a Marzia egli renda
Con la destra l'onor.
Tullo
Facciasi.
Silvio
E voglio,
Che viva Marzia.
Tullo
E' la domanda ingiusta.
Silvio
Purchè io sveni il fellon tutto concedi.
Tullo
Viva in perpetuo carcere depressa.
(Ed a tanto m'astringe
L'amor paterno, e la Real promessa.)
Silvio
Quel Silvio, o Rè, son'io,
Che Sabina schernì, che sposò Marzia.
Quel son'io, che la patria
Ne' rischi abbandonò, che là sul campo
I Curiazi trafisse, e per te solo
Nel sangue de' Vassalli
Tinse l'armi del Lazio,
Ecco la man, che l'Imeneo conferma
Ecco l'acciar che gl'error miei punisce
(cava uno stile.)
Stromento inesorabile di morte:
Addio Roma, addio Patria, addio Consorte.
Tullo
Ferma,
Marzia e Sabina
Ferma.
Tullo
Sarei
Di questo Scettro indegno
S'io non serbassi in vita,
Chi a me sostenne qual'Atlane il Regno.
Valerio
(Prodigi infausti.)
Ascanio
(Insoliti portenti)
Tullo
Siati Marzia Consorte;
E dal celato errore
T'assolve ta virtude, e 'l Dio d'Amore.
Marzia
Le Regie piante io bacio.
Silvio
Lascia che a tè mi prostri,
Oh dell'Alte Corone
Corona, e fregio, e in un splendor degl'Ostri.
Marzia
Ma vive Celio il figlio?
Tullo
Salvo, è l'Infante, e sempre a mè fu grato.
Millo
O giorno fortunato.
Valerio
Nel giubilo improviso a mè puranco
Dona Sabina bella.
Tullo
Vissi amante di lei:
Ragion la fiamma estingue
Ella d'Ascanio è Moglie.
Valerio
Negansi a mè del sudor mio le spoglie
Sabina e Ascanio
Mio dolce, e caro bene
Ecco la destra, e il Cor.
Marzia e Silvio
Cessaro al fin le pene
E vinse il Dio d'Amor.

IL FINE.


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Ultimo aggiornamento 7 ottobre 2025