Organista e compositore molto stimato, Marco Enrico Bossi ha svolto una intensa attività come concertista, insegnante e direttore di Conservatori, senza tralasciare la composizione, della cui produzione viene riproposto oggi il Concerto in la minore per organo e orchestra, scritto nel 1900 e lodato a suo tempo dallo stesso Verdi, il quale, dopo aver letto la partitura, mandatagli in omaggio dall'autore, vi riscontrò "effetti arditissimi e potenti". Bossi si era formato musicalmente, dapprima al Liceo musicale di Bologna e poi al Conservatorio di Milano, dove aveva studiato composizione con Amilcare Ponchielli. Oltre a dirigere i Conservatori di Venezia, di Bologna e di Roma (a Santa Cecilia rimase dal 1916 al 1923), Bossi ha legato il suo nome alla carriera di organista, che lo ha fatto conoscere e apprezzare in tante città italiane e all'estero, specialmente in Germania, che lo ebbe in grande considerazione. Di lui come compositore si ricordano, insieme al Concerto per organo e orchestra, il Canticum canticorum per soli, coro e orchestra, la Suite sinfonica op. 126, gli Intermezzi goldoniani per archi op. 127, il Tema con variazioni op. 131, le due Messe da requiem e la Missa pro sponso et sponsa, l'oratorio Giovanna d'Arco, Il Paradiso perduto per soli, coro e orchestra, il Poema su Santa Caterina da Siena e le due opere giovanili Paquita e Il veggente, con una scena lirica ispirata alla poesia pascoliana "Il cieco".
Musicista colto e fondamentalmente eclettico, Bossi può definirsi un artista di frontiera, in quanto fu tra gli ultimi rappresentanti di un mondo in declino e tra i primi di un mondo in divenire. Più che nel teatro la sua vena creatrice si espande con maggiore schiettezza e sincerità nel poema sinfonico, nell'oratorio, nella cantata e nella messa, anche se i suoi lavori vanno ammirati "soprattutto con la mente", come disse Arrigo Boito, al quale Bossi inviava spesso le sue composizioni, perché lo riteneva un'autentica autorità in fatto di cultura musicale e di giudizio critico.
Nel Concerto per organo e orchestra è riflessa in un certo senso la personalità creatrice di Bossi e specialmente la sua indiscussa abilità di organista. Ed è l'organo che apre l'Allegro moderato del primo tempo con tre accordi che si trasformano in imitazioni. Entrano viole e violoncelli in ottava con una serie di figurazioni ritmiche, quindi il discorso si allarga con l'intervento dei violini e dei corni (1° e 3°) che disegnano la stessa linea melodica a distanza di un'ottava. L'organo fa sentire più massiccia la sua presenza, mentre un tema a progressione melodica viene esposto dai primi violini. A questo punto si stabilisce un dialogo tra l'orchestra e l'organo, quest'ultimo in veste ora solistica e ora concertante. Nello sviluppo si ascoltano di nuovo i precedenti spunti tematici, tra giochi armonici timbricamente e ritmicamente variati. Dopo l'uscita in forma di canone degli archi, il primo tempo si conclude con un leggero accordo in la minore.
L'Adagio, ma non troppo è avviato dai violoncelli sulle armonie dell'organo, che accompagna le entrate in successione degli archi (viole, violini) stabilendo con essi un fitto dialogo contrappuntistico. È vero che si ritrovano frammenti tematici del primo tempo, ma nella parte centrale appaiono nuove figurazioni ritmiche, prima che l'orchestra e l'organo riprendano a dialogare. Si delinea una breve coda sopra i morbidi arpeggi dell'organo.
L'Allegro del terzo tempo (il Concerto è dedicato a Giovanni Sgambati) è molto cantabile e romantico e alterna momenti ritmici ad altri lirici, in un elegante gioco di contrappunto, sino a giungere ad una stretta finale ad effetto "con crescente forza e sempre più animando", così come viene indicato esplicitamente in partitura.