La figura di Marco Enrico Bossi non si compendia soltanto in quella dell'organista di eccezionale valore, dello studioso e dell'educatore musicale. Egli è stato anche compositore fecondo e versatile.
I suoi oratori (il Canticum Canticorum il Paradiso Perduto, la Giovanna d'Arco) sono lavori di ampia concezione e di gagliarda struttura, favorevolmente noti nelle principali sale da concerto d'Europa e d'America. Egli scrisse ancora un'opera in un atto: Il Veggente, gli Intermezzi goldoniani per archi, varie messe, altri lavori di musica sacra e moltissime composizioni per organo, pianoforte e canto.
La Fantasia sinfonica per organo e orchestra op. 147 è stata composta nel 1923. L'orchestra comprende, oltre gli archi, quattro corni ed arpa.
«Una introduzione sostenuta, affidata in gran parte all'organo, precede l'Allegro, imperniato su una breve figura sincopata intorno alla quale volteggiano disegni rapidi dell'organo e dei violini. Una seconda parte più calma propone una frase espressiva dell'organo, dialogante in principio col corno, indi con gli archi, sino a che il ricomparire misterioso della figura sincopata riconduce al primo Agitato, nel quale però fa la sua comparsa un nuovo tema vibrato che dai bassi sale ai corni, unito alle armonie piene dell'organo. L'ulteriore svolgimento dell'Allegro si attenua in un diminuendo che prepara senza interruzione, un Adagio, parte centrale della composizione. Separate da sospensioni coronate, come in un corale, si susseguono frasi melodiche alternate tra i timbri semplici dei corni, dell'organo, degli archi, e preludianti ad un cantabile interamente svolto dall'organo, col sostegno sempre più intenso dei due gruppi orchestrali e dell'arpa. La composizione si chiude con la ripresa del primo Allegro, che ritorna nei suoi principali episodi di sviluppo, e termina con lo squillare dei quattro corni su un accordo di si bemolle maggiore tenuto dal ripieno dell'organo e dal tremolo degli archi» (Paribeni).