Il Veggente, op. 69

Melodramma lirico in un atto

Testo del libretto

LA CASA DI MARTA E MARIA.

Imbrunire. Dal di fuori s'ode lo scampanio degli armenti che scendono la china.

Scena prima

Marta - Maria.
MARTA
(apparecchiando la cenа)
Ci radunava
morente il giorno
con lui al desco intorno;
egli parlava,
e dal loquace
labro spandeva pace.
PASTORI
( passando al di fuori)
Il divo pastor Sole
seco trasse li armenti
di nuvolette chiare;
vuol dissetarle, e vuole
al sicuro dai venti
condurle a riposare.
MARTA
Or sceso in mare
è il sole; al piano
discende il mandriano.
Solea tornare
sempre a quest'ora . . .
(a Maria)
Credi ch'ei venga ancora?
Soffro a vedere
abbandonato
e triste il posto usato.
Mancò tre sere,
certo è lontano:
non vo' aspettare invano.
MARIA
Marta! potría
di ciò soffrire,
se dovesse venire!
MARTA
Gretto, Maria,
fu il mio pensiero.-
Or tu lungo il sentiero
lungo la via
intenta guarda:
oggi anche il Rosso tarda!
MARIA
(fra sè)
D'un triste viaggio
spesso diceva
e nel dirne piangeva;
il bel miraggio
ecco svanito:
egli è partito!
(Pausa; un lieve rumore si fa udire dal basso)

Qualcuno l'uscio ha scosso!
MARTA
T'inganni!
MARIA
Ah! no - per certo
è lui!
MARTA
(dopo aver guardato dalla scaletta)
T'inganni! - È il Rosso.

Scena seconda

Marta - Maria - il Rosso.

Il Rosso entra, gitta il mantello e siede presso la tavola, a cui anche Marta prende posto. Solo Maria rimane presso la finestra.
MARTA
(a Maria)
Vieni, sorella!
(al Rosso)
Aperto
il cancello non era
forse?
IL ROSSO
Non so.
MARTA
Non sai?
Scendesti allor per li orti?
IL ROSSO
Per sentieri torti
dalla città tornai;
tutto il giorno cercai
il maestro: non v'era.
MARTA
Non son più queta;
preme segreta
sull'anima una cura;
non so pensare,
immaginare,
che sogni di sventura!

Narra veloce:
alcuna vocе
non hai laggiù raccolta?
Che fa la gente
senza il Veggente,
di chi la voce ascolta?
IL ROSSO
Sulle piazze raccolti
in gruppo, ed agitati,
io vidi i nostri, e molti
fra lor drappelli armati.
Parlar di nuovi eventi
nei crocchi, e mormorare
udii di tradimenti:
Son stanchi d'aspettare!

Freme la gente,
alto si lagna,
imprecando al Veggente.
Per le contrade,
per la campagna,
fuor de le porte,
torve masnade
scontrai: gridavan morte!
MARIA
Oh dolore!
MARTA
Fuor dell'urbe
sguinzagliate son le turbe,
oh terrore!
Malsecura
è la casa, e notte scura.
L'uscio certo
no, non regge
a un assalto; e dorme il gregge
all'aperto!
Ritornare
deve, e in casa riparare!
(si affretta a sparecchiare ed esce)

Scena terza

Maria - Il Rosso.
MARIA
(si accosta al Rosso.)
Morte il signor minaccia
solo . . . o più triste nuova
rechi? Guardami in faccia!
IL ROSSO
Sono pochi i fedeli
e se il volgo lo trova,
certo farà vendetta.
MARIA
Nè alcun dove si celi
fino ad ora sospetta?
IL ROSSO
Non so. Forse pel mare
lo porta amica vela
a un lido salutare.
Ma se altrove si cela . . .
MARIA
Lo dobbiamo salvare!
IL ROSSO
Salvarlo? Vana
speranza! ho udito
la plebe insana
di noi parlare;
segnommi a dito
una comare:
sanno che spesso
quassù venia,
e certo adesso
qualcun ci spia!
MARIA
(quasi fra sè)
Lo dobbiamo salvare!
IL ROSSO
Dobbiamo a noi pensare.

Nella folla sovente
io per dileggio udia
chiamar Marta e Maria
le «spose» del Veggente.

Forse la nostra casa
s'anco non è in lor mano
il signore, o lontano,
vedrem da sgherri invasa.
MARIA
Lui, dolcissimo e buono
senza tregua e perdono,
come belva inseguir!

Lui, divin banditore
di giustizia e d'amore,
condannato a perir!

Lo dobbiamo salvare!
IL ROSSO
Buon consiglio è aspettare
qui prudenti e nascosi
fin che saran passati
gli eventi paurosi,
e i queti dì tornati.

Il maestro, lo sai,
sacra promessa diede
di non lasciar giammai
chi in lui ponga sua fede.

Forse per terre nôve,
le genti a liberare
ei predicando môve
e a lungo può indugiare.

E se la lunga e triste attesa
cure e perigli arrecherà,
del focolare a la difesa
un saldo braccio resterà.

Morendo il padre me lasciava
servo a le figlie ed al suo ben:
ogni mia forza io vi sacrava
e il gregge prospera, e il terren.

Ma più sottil trama segreta
tosto alla casa mi legò:
di primavera a l'aura lieta
il rozzo cuore germogliò.

Quando tornavo a sera stanco
dagli arsi campi, un pio ristor
m'era il sedere al vostro fianco
timido e muto sognator;

e poichè Marta affaccendava
del desco il lieto minister,
Maria, te il sognator guardava
e accarezzava nel pensier.

Nei giorni del periglio fieri
me tuo compagno e scudo avrai:
che il dolce sogno mio s'avveri
Maria ti chiedo . . .
MARIA
Che! Pur sai
quale tristissima
vita passai.
Ha questa misera
carne il peccato
fra gaudii e lagrime
contaminato.
IL ROSSO
Tutto conosco il tuo passato
Maria, nè alcun pensier mi dà,
se alla mia man da te affidato
propizio l'avvenir sarà!
MARIA
Non posso, no! Non t'accostar!
Il sogno non si può avverar!
Dal fiero dì ch'io qui tornai
fuggita a un orrido festin
e sola in duolo ritrovai
Marta, - tracciato è il mio destin:
è l'anima in preghiera assorta,
la carne ad ogni gaudio morta,
nè affetto d'uom toccar mi puo!
IL ROSSO
Maledizione! Ah! ben lo so
io, - servo, - troppo ardito fui:
a me disprezzo, amore a lui!
MARIA
Chi intendi?
IL ROSSO
Intendo il biondo e vano
profeta che al suo verbo arcano
le turbe vuole conquistar,
lui . . .
MARIA
Tacil Orror! Non profanare
il nome suol Non lice
di sua triste sozzura
macchiar quella felice
divina creatura
a questa peccatrice.
IL ROSSO
È inganno! Quando ei lunge
da noi dimora
di lui desio ti punge
e ti martòra;
s'è a te vicino, - in casa
sempre v'adocchio,-
sei d'allegrezza invasa,
languido hai l'occhio!
Parlar spesso v'udia
a bassa voce.
MARIA
Stolta e perversą ubbía,
calunnia atroce!

(Si batte all uscio; silenzio. Rosso si ritrae dalla parte opposta. Si ribatte. Maria si slancia, indovinando, ad aprire: entra il Veggente)
MARIA
Ah! signore! - Egli è giunto, Marta, Marta! - Ah! signore!
IL ROSSO
Ah! per l'anima mia,
ch'ei mora in croce!

Scena quarta

Maria - il Rosso - il Veggente - Marta
IL VEGGENTE
Pace a questa ospitale
casa di giusti.
MARIA
(lo guarda inquieta)
Quale
ombra di dolorosa
stanchezza ha nel sembiante!
MARTA
(entra con gioja)
O lieta vista!
MARIA
Posa,
signor, le membra affrante.
MARTA
A lungo il posto usato
ti attese; e a cena ancora
abbiam di te parlato.
Diede al Rosso la rete
qualche pesce, e matura
frutta ho pure serbato:
col poco ti ristora.
IL VEGGENTE
Ho sete, ardente sete
sol d'acqua e di frescura.
MARTA
Corro al fonte.
(esce.)
MARIA
(che si è accoccolata ai piedi di lui)
Per lunga
venisti ed aspra via.
IL VEGGENTE
E un duro tratto ancora
m'attende, pria che giunga,
donna, alla meta mia.
MARIA
Tu parti?
IL VEGGENTE
E ciò addolora
Maria?
MARTA
(rientra)
Limpida e fresca
ecco l'acqua: ch'io vino
od aceto vi mesca?
IL VEGGENTE
Lascia.
(beve a lunghi sorsi)
MARTA
Accetta il meschino
ristoro . . . ora l'appresto.
IL VEGGENTE
Nulla vo'. Solo agogno
al riposo: modesto
strame basta al bisogno.
MARTA
Buon giaciglio avrai - lesto,
Rosso, m'ajuta!
IL ROSSO
(è rimasto fino allora in un angolo, spiando Maria e il Veggente.)
Uscire
debbo . . . . Nell'orto appesi
lasciai reti ed arnesi:
. . . sorge la luna . . . e ardire
hanno i ladri . . .
MARTA
È già tarda
l'ora; va.
(esce)
IL ROSSO
(si ferma lungo tempо аa guardare Maria e il Veggente, cupamente, poi esce.)
Come fiso
essa il maestro guarda
e amor le irraggia il viso!

Scena quinta

Maria - il Veggente.

Il Veggente siede se stanco s presso la finestra e guarda nell'ombra crescente.
Maria è seduta ai suoi piedi, in atto umile.
MARIA
Disse triste cosa
oggi il Rosso a noi.
Ti persegue irosa
turba . . . ancor sfuggirle puoi!
IL VEGGENTE
Io non fuggo; mia via
ad essi incontro va.
MARIA
Rosso il volgo udia
morte urlar: ti ucciderà!
IL VEGGENTE
Ciò che gente insanita
uccidere vorría,
ha, donna, eterna vita!
MARIA
Pure ho udito or ora
te d' un viaggio dire,
d'una meta ancora
che lontan devi seguire.
IL VEGGENTE
Donna, prima che aggiorni
riprenderò il cammino:
là, onde venni, il divino
padre vuol ch' io ritorni.
MARIA
Nella casetta
del montioso
dolce paese
il padre aspetta?
Quale ansioso
desir lo prese?

(Pausa. - Soffi tepidi entrano dal di fuori.)
IL VEGGENTE
Dalla sola
tua parola
ridestata è la memoria
come un' eco;
evocata
la borgata,
e, del sol ne l'alta gloria,
l'ermo speco;
ed i clivi
per gli ulivi
grigi, e verdi per i pampini.

In spirale
tortuosa,
per frondosa
valle, angusto viottolo
serpe e sale.

Poi, d'un dosso
a ridosso,
ride bianca la gentile
culla mia,
cui d'intorno,
notte e giorno,
la fragranza dell'aprile
dolce alia.

Il fanciullo,
del trastullo
disdegnoso, in sogni immerso
vi scorrea
gli anni primi;
e sublimi,
strane inchieste a l'universo
già movea.

Tristamente
pel silente
plenilunio erravan voci
dolorose;
il lontano
fosco piano fosco pra
gli mandava i lagni atroci
delle cose.

Egli un'onda
di profonda
pïetà nel cor sentia
traboccare
in quell'ore;
e l'amore
dentro con possanza día
fiammeggiare.
MMARIA
Per l'estiva
notte udiva
la fanciulla errar lamenti
misteriosi;
e sospiri
e desiri
alitar nei caldi venti,
tormentosi.

Ella un'onda
di profonda
pïetà nel cor sentía
traboccare
in quell'ore;
e l'amore
dentro con possanza día
fiammeggiare,
IL VEGGENTE
Non del padre,
curvo a l'adre
cure, udir volle il consiglio,
nè il materno
pianto; scese
dal paese
per le terre a duro esiglio.

Un superno
ministero
nel pensiero
egli avea: recò a l'aperto
solco molle
la semente
ugualmente,
come a l'arse del deserto
nude zolle.

A l'impure
creature
ei l'amor volle insegnare,
tutti amando;
ed al dono
del perdono
tutti li uomini elevare,
perdonando.
MARIA
La fanciulla
per la brulla
china anch'essa a notte scese;
sete sete rea
lunge, a l'urbe,
fra le turbe
ne l'oscene pompe accese
la traea.

Senza tema
fin l'estrema
del suo amor casto e leale
stilla ad esse
diede; e intero
il mistero
del suo corpo verginale
lor concesse.

Sofferenza
di demenza
fra gli umani ebbe, passando
assetata:
anelante,
divampante
non amare, tutti amando
non amata.
IL VEGGENTE
Per quei piani,
del domani
sorgeranno a l'alta luce
palme in fiore:
oggi il viaggio,
per selvaggio
suol deserto, a meta adduce
il viatore.
(Silenzio breve)
MARIA
È da noi discosto assai,
dimmi - il suolo ove tu vai?
IL VEGGENTE
Non ho monte nè pianura
da varcare;
il mio viaggio non misura
terra o mare.

Volge a plaghe ben lontane,
ed è breve;
reca doglie disumane,
ed è lieve.

Fonda notte, senza cielo,
grava intorno:
oltre, eterno, senza velo,
splende il giorno.
MARIA
Al mio breve e duro
senno, il senso è scuro.
Pur tremar fa un' eсo
di singulti il suono.
Nulla in casa io sono:
fa ch'io muova teco.

Fida schiava io voglio
esserti per via;
gioia santa e orgoglio
il servaggio sia.

Dove il piè tu posi
io torrò le spine;
balsami odorosi
per le tue divine
membra avrò; sgabello,
se posar vorrai,
al tuo capo bello
il mio corpo avrai;
del lontano impero
ti addurrò a le porte
foss'anche oltre il nero
regno della morte.

Pausa. - Il Veggente accarezza tristemente il capo di Maria che è reclinato sulle sue ginocchia, -- Fuori notte alta e chiara.
IL VEGGENTE
Quel mio ardor, cui già parea
troppo angusto l'orbe intero,
forse accogliere potea,
per dolcissimo mistero,
come in calice sottile,
d'una donna il cor gentile.

Tardi or è. Di tue parole
splende invano il bel miraggio.
Doloroso m'è obbedire;
pur dovrò col nuovo sole
affrontar l'estremo viaggio.
Nè tu meco puoi venire.
Egli bacia Maria lungamente in fronte. Ella piange silenziosamente.

Scena sesta

Veggente - Maria - Marta
MARTA
(entrando)
Signore, attende il letto;
è tardi.
IL VEGGENTE
Invero, è tardi.
Con la suora, Maria,
tu resta; al dolce tetto
fausta la notte sia.

Esce, Pausa. - Marta mette in ordine qualche cosa; poi va a sedere presso Maria, che è rimasta immobile.
MARTA
Stanca son. - Consolanti
nuove ti diè il signore?
Nella notte a che guardi?
Or or, dall'alto, erranti
lumi vidi, e un chiarore
su la città - Nè il Rosso
ritorna ancora!
(Vaghi rumori salgono la china).
MARIA
Ascolta!
MARTA
Tra la verdura folta
passò la brezza; o ha mosso
augel notturno un ramo.
Alta è la luna. Andiamo.
(prende il lume e si prepara a scendere).
VOCI
Su, su, t'arranca
a dritta! a manca!
MARIA
Marta, ascolta!
MARTA
Funesto
suono di voci è questo!
Che vuol dir!
MARIA
Marta, guarda!
MARTA
Stupor! Che avvampi ed arda
incendio per la china
sembra!
MARIA
E il suon s'avvicina!
VOCI
Su, su! Splende, nel lunare
lume bianco, il casolare.
Per di qua! Ch'è il varco aperto!
Egli è in nostra man per certo!
MARTA
Oh terrore!
L'insanite
turbe son da l'urbe uscite!
MARIA
Oh dolore!
Nè fuggire
ei potrà del volgo all'ire!

Scena settima

Soldati e Popolo - Marta - Maria - il Veggente
POPOLO
V'è un lume acceso:
su, v'affrettate;
l'abbiam sorpreso!
SOLDATІ
Femmine solo
qui son; guardate:
ha preso il volo!
MARTA
Povere donne siamo;
da noi cosa volete?
POPOLO e SOLDATI
Il profeta vogliamo,
dove lo nascondete?
UNO
(afferrando Marta)
Dov' è?
MARTA
Non so!
UN ALTRO
(afferrando Maria)
Io questa
riconosco; altre volte
la vidi: avea più sciolte
allor parola e vesta.
Del profeta è la druda!
ALTRI
Parla!
ALTRI
Nel tuo giaciglio
è il dolce nascondiglio?
UN SOLDATO
(minacciando con l'arme)
Che il labro ti dischiuda?
(Dall'uscio davanti al quale Maria si trova, esce il Veggente).

Scena ottava

Il Veggente - Soldati - Popolo - Marta - Maria.
IL VEGGENTE
Qui da me che si brama?
(Tutti retrocedono un poco; poi s'avanzano i Soldati)
SOLDATI
(piano, ad alcuni del popоlo.)
È quegli?
ALCUNI
Si, prudenza;
ha magica potenza
.
UN SOLDATO
(avanzandosi)
Sei tu che il popol chiama
il Veggente?
L VEGGENTE
Son io.
UN SOLDATO
Ci segui tosto allora
al giudizio!
POPOLO
Ch'ei mora,
il ciurmadore.
IL VEGGENTE
Il mio
destin si compia. - Andiamo.
Sorelle, addio.

È condotto fuori in mezzo ai Soldati. - Il popolo esce tumultuande dietro ad essi.
POPOLO
Vogliamo
ch'ei scenda in ceppi avvinto
de la città a le porte.
Il mentitore! il finto
profeta! In croce! A morte!

Scena nona

Marta - Maria - il Rosso

(Marta s'è abbandonata, in pianto, sopra uno sgabello; Maria è immobile; il Rosso, che è rimasto in tutta la scena precedente nascosto fra la folla, s'avanza titubante)
MARTA
O sventura
senza fine,
o dolor senza misura!
IL ROSSO
Non piangete;
sue divine
leggi ha il fato, or tristi or liete.
Fate core:
un modesto
ma fidato, nel dolore,
a voi, suore,
servo io resto.
(Si appressa a Maria e cerca di prenderle la mano)
Tu, Maria . . .
MARIA
Freddo orrore
ho di te; tue trame ho scôrte.
Va!
VOCI
(allontanantisi)
Al giudizio! A morte!
MARIA
A morte!
(Si slancia fuori della casa)

CALA LA TELA.


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Ultimo aggiornamento 26 gennaio 2026