L'Assedio di Firenze, BOT 13
Dramma lirico in tre atti
Musica: Giovanni Bottesini (1821 - 1889)
Libretto: F. Manetta e Carlo Corghi
Ruoli:
- Marietta de' Ricci (soprano)
- Lodovico Martelli (tenore)
- Michelangelo Buonarroti (basso)
- Giovanni Bandino
- Dante da Castiglione (basso)
- Bertino Aldobrandi (tenore)
- Filiberto di Chalons (tenore)
- Moreno (basso)
- Ginevra (soprano)
- Bindo di Marco (tenore)
Organico: 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, 2 trombe,
3 tromboni, bombardone, timpani, grancassa, arpa, fisarmonica, organo, archi
Composizione: 1856
Prima rappresentazione: Parigi, Teatro Italiano, 21 febbraio 1856
Edizione: Typ. Morris et Comp., Parigi, 1856 (solo il libretto)
Dedica: principe Giuseppe Poniatowski
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Strada che mette ad una spianata vicino alle mura.
S'alza il giorno.
All'alzarsi della tela, il Popolo, gli Armigeri e i Militi Fiorentini, alla testa de' quali è Dante da Castiglione,
stanno preparandosi ad una ostinata difesa. Nel fondo si vede un bastione su cui sta Michelangelo che vi dirige i
lavori di fortificazione. Da una parte varii gruppi di donne, che stanno forbendo armi, armature, ecc.
Coro generale
Ruggì, fremi, o Leone d' Elruria,
Sciogli all'aure la fulva tua chioma;
Chè Firenze alla perfida Roma
Questa sola risposta darà:
Viva la Libertà!
Benché stretta d'assedio dai barbari
Che Lamagna ed Iberia raduna,
Anche in mezzo all'avversa fortuna
Alto grida l'eroica città:
Viva la Libertà!
Omai scagli, o mitrato Pontefice,
Contro noi le tue folgori invano;
Fin nel covo del tuo Vaticano
Questo grido tremar ti farà :
Viva la Libertà!
Paventate, o tiranni, d'un Popolo
Che con tanto valore si desta.
Oh, per voi l'ultim'ora fia questa!
Tutta Italia con noi griderà:
Viva la Libertà!
(Dante da Castiglione accenna ai Popolo, ai Militi ed alle Donne dì ritirarsi, e tutti partono per diverse parti)
Scena seconda
Lodovico Martelli, pensoso, alzando gli occhi al cielo.
Lodovico
Cielo d'Italia mia, ch'all'alma infondi
Poetica dolcezza!
Oh profumata brezza
Che coll'ali balsamiche diffondi
La voluttà che queste rive infiora,
Lenisci il mìo martir e 'l cor ristora. -
Maria, de' sogni miei
Celeste imago, io t'amo! Ah, tu non sai,
Ch'io tento invano soffocar nel petto
Quel che m'arde per te possente affetto.
Vederla io voglio . . .
(per uscire)
Scena terza
Michelangelo, e Detto.
Michelangelo
Arrestati.
Odi, Martelli: a te d'alta novella
Io giungo apportator.
Lodovico
Quale? Favella.
Michelangelo
Mentre Firenze incontro allo straniero
Pugna di libertà vigile scolta,
Tradir altri la vuol.
Lodovico
Che parli!
Michelangelo
Ascolta.
Magnanimo in pace, fortissimo in guerra,
Il prode Ferruccio già doma ha Volterra:
I fanti ha sconfitti di Pietro Colonna:
Di terre e castelli Firenze fè donna.
Lodovico
Onore a Ferruccio, novello Leonida!
A dritto è chiamato l'eroe salvator.
Michelangelo
Ed onta a Giovanni Bandino, l'apostata!
Nel campo è passato de' nostri oppressor.
Lodovico
Bandino risorge! . . .
(colpito come da un fulmine)
Michelangelo
Per nostro rossor,
De' propri fratelli si fè traditor.
Lodovico
Scellerato! E mover guerra
Egli ardisce alla sua terra,
Dove ancor respira l'angelo
Che potè cotanto amar!
Michelangelo
Sciagurato! Il suo destino
Sarà quello di Caino.
Traditore della patria,
Egli ognor s'udrà chiamar.
(sì ode lo squillo di una campana)
Lodovico
Qual suon!
Michelangelo
Quest'oggi stesso
Del capitan la scelta,
Vico, dal gran consesso
De' Dieci si farà.
Lodovico
Ebben?
Michelangelo
Martelli, spera:
Forse sarai l'eletto.
Lodovico
Ah! mai . . .
Michelangelo
Fidanza intera
ìn te Firenze avrà.
Lodovico
Poi che Maria perdei,
Nulla più resta a me.
Michelangelo
Amar la patria or dèi;
Tutto ella fia per te.
Lodovico
La voce tua possente
Core m'esalta e mente.
Lo giuro, omai la patria
Amante mia sarà.
Michelangelo
La voce mia fidente
T'esalti il core ardente.
Il bene della patria
Compenso a te sarà.
Scena quarta
Sala di ricevimento in casa di Maria de' Ricci.
Ginevra entra colle Ancelle, indi Maria con un libro in mano.
Ginevra
(fra sè)
Trista e pensosa sempre,
Sul pallido suo viso,
Neppur qual lampo, più sfavilla un riso,
(alle Ancelle)
Ella verrà fra poco.
A respirar più libera, vorria
Nel suo giardino scendere Maria.
Ginevra e Coro
Vieni, leggiadra e bella,
D'Etruria onore e vanto,
Ti rida amica stella
In questo mar di pianto.
Ora che grate olezzano
Nel tuo giardin le rose,
Scendiamo insieme a coglierle
Nel verde mezzo ascose.
Vedrai dall'erbe tenere
Che lambirà il tuo piede
Sbucciare i vaghi calici
Di variopinti fior,
Cui fora gran mercede
D'un guardo tuo l'onor.
Maria
(venendo innanzi lentamente, assorta nella lettura di un libro,
alle ultime parole dello Ancelle, si scuote, depone il libro e siede)
Ah! nol poss'io . . . La vista
Del ciel sereno, de' ridenti, fiori,
Delle piante, dell'acque,
Onde altra volta l'anima si piacque,
Più grave renderebbero la mia
Lunga tristezza.
Ginevra
(compiangendola)
O povera Maria!
(accostandosi)
La mente tua serena.
Maria
È facile il consiglio,
Arduo ottener che il core.
Si cangi, amica . . .
(ricadendo nelle sue cupe meditazioni)
(Da più notti in sogno
L'empio Bandin m'appare, irto le chiome,
Chiamandomi per nome.
E con gioia infernale
Immerge il ferro in sen . . . d'altro mortale
Ch'io nominar non oso . . .
Ed amarlo io potei! . . . Ne inorridisco.)
Ginevra
Scaccia i foschi pensier.
Maria
Ah, tu non sai
Quel ch'ho nel sen . . . Nè ti fia noto mai.
Ah, cosi potessi anch'io
Ignorar il tristo arcano,
Che nel fondo del cor mio
Soffocar io tento invano . . .
Quanto è lungo il giorno innante
M'è il suo nobile sembiante;
Ei m'appar nei sonni rotti
Delle torbide mie notti.
Quanto più da lui rifuggo,
Egli torna nel mio cor.
Ed intanto io mi distruggo
Di rimorso, di dolor.
(S'avanza un servo, Ginevra gli parla sottovoce, poi viene a Maria)
Ginevra
Un nobil uom richiede
Se aver qui puote accesso.
Vico Martelli.
Maria
(È desso . . .
Il core mi balzò . . .
In qual momento ci riede! . . .)
(a Ginevra)
Venga . . . (Che faccio? . . .) Ah, no . . .
(Raffrena, o core, il palpito
Che mi si desta in petto,
O d'onta al suo cospetto
Mi sentirei morir.
Questo amor mio colpevole
Rimanga in me sepolto . . .
Ch'ei non mi legga in volto
Né intenda un mio sospir!)
Ginevra e Coro
(Oh! l'infelice! Molto
Debbe nel cor soffrir.)
Scena quinta
Introdotto dal servo, si avanza Lodovico Martelli, Ginevra e le Ancelle si ritirano.
Maria nasconde il suo turbamento, e vorrebbe pur seguire le Ancelle.
Lodovico
(Eccola.)
(vedendo Maria incamminarsi)
Prego, arrestati:
Non mi fuggir, Maria.
A te, siccome ad angelo,
Un puro amor m'invia.
Sulla tua mano imprimere
Un bacio umil deh, lascia . . .
(accorgendosi del crescente turbamento di Maria)
Ma, perchè mai sì pallida?
Quale ti preme ambascia?
Maria
È mio destin . . . Quest'alma
Pace non ha.
Lodovico
(amorevolmente)
Ti calma.
Da tutti amata sei;
Esser felice dèi.
Maria
È scritto, là, nel cielo,
Ch'io viva di dolor.
Lodovico
Oh, che mai dici! . . . Io gelo.
Tu m'hai trafitto il cor.
Maria
Pietà non vo' da te . . .
Lodovico
Maria . . . Tu piangi . . . Ahimè! . . .
Maria
(con affetto indicibile e con dolore)
A te di pura vergine
È il casto amor serbato.
Fuggi da me: dimentica
Un core sventurato.
Cosi ti possa arridere
Propizio il Cielo e Amor.
Com'io son nata a struggermi
D'inutile dolor.
Lodovico
Donna, al tuo fianco avvincemi
Poter di me più forte,
Che sol potrà distruggere
Il gelo della morte.
Una speranza lasciami,
Una speranza ancor,
Ch'hai nella tua bell'anima
Pietà di questo cor.
Scena sesta
Michelangelo e Detti.
Maria
Qualcun si avanza.
Lodovico
(da sè)
È desso!
Maria
(da sè)
Michelangelo!
Il Cielo a noi l'invia!
Michelangelo
(da sè)
(Egli è, non m'ingannai, presso Maria.)
(a Vico)
Vico, perchè si mesto?
Qual pensier volgi in mente?
Ov'è la fiamma ardente
Del prisco tuo valor?
Lodovico
Taci; a pugnar son presto.
Il mio dover rammento,
A lei l'estremo accento
D'amor parlava il cor.
Michelangelo
Preme Firenze, ahi! misera,
La più mortal sciagura,
E tu di lei dimentico
Cerchi in amor ventura?
Maria
(da sè)
I detti omai lo scuotano
Del veglio venerando.
Lodovico
(da sè)
Si; se morrò pugnando
Di me pietade avrà.
Michelangelo
Vieni; del suol natio
Vendicherem la sorte;
Fia nostro duce Iddio,
E il grido Libertà!
Scena settima
Dante da Castiglione con seguito di Militi indi Ginevra con le Ancelle e Detti.
Dante
De' Signori al palazzo alta ragione
Te chiama, Buonarotti,
Col Martelli all'istante. Eroici detti
Volan di labbro in labbro: una sortita
Nel mezzo della notte è stabilita.
Coro
Vieni, tu sei dal popolo
Eletto capitano,
Guidane alla vittoria
Col senno e colla mano.
Michelangelo
Vico, coraggio e speme,
Noi pugneremo insieme.
(Vico si scuote)
L'aiuto fraterno Ferrara ci nega,
Dell'Adria il Leone disdegna una lega.
Un'oste possente di fuori ci preme,
La frode nascosta serpeggia in città.
I forti son pochi nell'ore supreme
Che sappian difendere la lor libertà.
Maria, Ginevra e Ancelle
All'armi, o fratelli - nel nome di Dio
Formate i drappelli - brandite l'acciar.
Dante e Militi
All' armi, o fratelli - nel nome di Dio
Formiamo i drappelli - brandiamo l'acciar.
Lodovico e Maria
Dal cielo una voce - nell'alma mi/gli scende,
Un genio animoso - m'/l' invade e m'/l' accende.
Michelangelo
Ch'Etruria sia serva - di barbari sgherri
È turpe vergogna - s'impugnino i ferri,
Affin ch'il suo nome - divenga più grande
Fin dove si spande - del sole, il fulgor.
(Maria prende da un vassoio recato da Ginevra una sciarpa ed una spada e ne fregia Lodovico)
Lodovico
Firenze è la stessa - ha lena e coraggio,
Non doma, ma oppressa - da lungo servaggio . . .
Dante e Militi
All'armi, si corra - la sorte de' forti:
O liberi, o morti - sul campo d'onor.
Maria, Ginevra e Ancelle
All'armi, o fratelli - nel nome di Dio,
Formate i drappelli - brandite l'acciar.
Tutti
Dagli avidi artigli - di barbari ladri,
La terra de'padri - giurate/giuriamo salvar.
FINE DELL'ATTO PRIMO
ATTO SECONDO
Scena prima.
Studio di Michelangelo Buonarotti.
Sono sparsi qua e là per la scena modelli delle opere sue più insigni, fra le quali il Mosè
e la Cupola del Vaticano frammisti ad armi e bandiere. Due cittadini armati di alabarde
stanno di guardia alla porta. Alcuni giovani statuari stanno scolpendo, ecc.
Prima sentinella
Chi va là?
Coro
(di dentro)
Firenze e Dio.
Prima sentnella
La parola?
Coro
(di dentro)
Libertà.
(entrano i Militi con Dante da Castiglione)
Coro
Di Michelangelo
È questo il tempio,
Del genio italico
Gloria ed esempio.
A lui ch'è imagine
Del Sommo vero
Il mondo intero
Si prostrerà.
(i Militi contemplano le opere e le armi)
In fra l'arti di cui sei regina,
Stan, Firenze, qui l'armi a difesa,
Vendicar sapran queste l'offesa,
Sapran quelle la gloria eternar.
Di tua mente inspirata e divina,
Michelangel, ne presta il consiglio,
E sprezzando di morte il periglio
Tu ci guida la patria a salvar.
Seconda sentinella
Chi va là?
Michelangelo
(di dentro)
Firenze e Dio.
Seconda sentinella
La parola?
Michelangelo
Libertà.
Scena seconda
Michelangelo, armato di tutto punto, seguito da alcuni de'suoi, e Detti.
Michelangelo
Di sangue ostil rosseggia
Del vicin campo il suol.
Ciel! fa che più non veggia
Strage si orrenda il sol.
Dante
Scorse a torrenti il sangue: al di novello
Coro
Faremo de' stranieri ampio macello.
Michelangelo
Su te, Bandino, i fulmini
La man di Dio dischiuda,
Sei di Cain più perfido,
Più traditor di Giuda.
Dante
Vinto dall'or tentò di aprir le porte
All'inimico.
Dante e Coro
Infame! a morte, a morte!
Michelangelo
All' eccidio, allo sterminio
D'un nemico, avido, infesto
Pronto è 'l cor: l'acciaro è presto
Che 'l suo sangue verserà.
Stan vergogna, vizii e lagrime
Sempre e ovunque ov'è servaggio.
Mano al brando, ardir, coraggio
Patrio amor c'infonderà.
Dante e Coro
Pronti siam; l'acciaro è presto
Che 'l suo sangue verserà.
Se Italia, o Michelangelo,
Fia che minacci il fato,
A sua difesa un' anima,
Un genio Iddio ti ha dato.
(Dante addita agli altri le opero di Michelangelo, il quale fìssa lo sguardo sul modello del Mosè)
Michelangelo
Tu, ch'hai di Dio sul Sinai
L'eterna voce udita,
(interrompendosi prende un mazzuolo, e dà un colpo sul ginocchio della Statua)
Parla, e i tuoi detti al popolo
D'Italia arrechin vita.
Dante e Coro
Quale arcana, divina favilla
Or gl'infiamma la mente ed il cor!
Michelangelo
Si, ti sento, superna scintilla,
Fuoco sei del divino Fattor.
(volgendosi al modello della cupola del Vaticano)
Io lancerò nell'aere
Vasta ed eccelsa mole,
Eterna al par de' secoli,
Splendida come il sole:
Faranno serto i fulmini
Al capo suo di pietra;
S'innalzerà nell'etra
Qual faro salvator.
Dante e Coro
La grand'opra, o Michelangelo,
Il tuo nome eternerà,
Ed il più remoto secolo
Riverente ammirerà.
Scena terza
Sito remoto attiguo al palazzo di Maria.
Alla sinistra dello spettatore è una porta che conduce ad una Cappella domestica.
Una campanella chiama il popolo alla preghiera.
Lodovico Martelli dalla Cappella.
Lodovico
All'altare prostrata
Infra la gente che devota e pia
Teco or muove a pregar, tu sei, Maria.
A ben altro dover tu mi chiamasti,
Della patria diletta
(con forza)
Il nemico a fugar. Udii tua voce.
Del mio destino l'arbitra tu sei,
Dal di che ti mostrasti agli occhi miei.
Vidi tua bella imagine
Avvolta in bianco vel,
E mi sembrasti un angelo
Disceso a me dal ciel.
Per te destossi un palpito
Che m'era ignoto ancor:
Per te si accese rapida
Fiamma d'immenso amor.
D'allora assorto in estasi
Teco fu sempre il cor,
E mi fu grata ognor
L'aura che spiro.
Pace sognava e giubilo
L'acceso mio pensier:
Parea rapirmi l'anima
L'ebbrezza del piacer.
Or che co' tuoi confondere
Non posso i miei sospir,
Perchè sei d'altri, ahi! misero,
Mi resta sol morir.
Avrà conforto allor
Il mio martiro.
Scena quarta
Giovanni Bandlno e Bertino, vestiti da frati francescani,
e Detto.
Bandino
(piano a Bertino)
Questa è la via, mi segui.
Bertino
Soli noi siam.
Bandino
(da sè)
Chi veggio?
Martelli è qui!
Bertino
(a Bandino)
Non ti tradir.
Bandino
(a Bertino)
T' accheta.
Del popolo devoto alla preghiera
Uniam la nostra; vieni.
Lodovico
(da sè)
Chi fian costoro!
Bertino
Andiamo.
Bandino
(a Lodovico)
Dimmi, fratello, qui d'entrar ne lice?
Lodovico
Libero è il varco che conduce a Dio.
Bandino
Perchè dunque, fratel, tu qui t'arresti?
Lodovico
Serve la patria ognuno in varia vece.
Opriam col braccio noi, voi colla prece.
(esce)
Bandino
(guardando dietro a Lodovico che parte)
Ribaldo! Guai per te, se il mio sospetto
Si fa certezza!
(volgendosi a Bertino)
Oh, tremi
Dell'ira mia, se osato avesse un guardo
Innalzar fino a lei
Che l'arbitra è sinor de' giorni miei!
(rimane alquanto pensoso)
(Per te tradia la patria
E l'onor e me stesso,
Per te ritorno or qui, fatal Maria,
O viva o estinta, il giuro, esser dèi mia).
(a poco a poco si calma e medita)
(Io credea da te lontano
Di poter dimenticarti.
Combattuto ho a lungo e invano:
È destin per me l'amarti . . . .
Sempre te contemplo e miro;
A te sola in cor sospiro . . . .
Ah, ritrarre tu potresti
Colla voce dell'amor,
Donna, i passi miei funesti
Dal sentier del disonor.)
Bertino
Vieni, vieni: a che t'arresti?
Bandino
Si: vederla io voglio ancor!
(entrano nella cappella)
Scena quinta
Galleria terrena in casa di Maria. Porta in fondo che mette ai giardini. - A destra porta
esterna di una Cappella. - Altra porta a sinistra che conduce agli appartamenti. Una finestra
deve essere praticabile.
Odesi dall'interno della Cappella la preghiera del Popolo. Bandino e Bertino escono dalla Cappella
guidati da Ginevra la quale fa lor cenno di soffermarsi.
Coro
Questa infelice terra
Ch'il tuo soccorso implora
Oppressa è dalla guerra,
Ma non è vinta ancora.
Gran Dio! è a te prostrato
Un popolo che geme;
Che piange invendicato,
E pone in te sua speme.
Scena sesta
Maria che viene dalla cappella, e Detti.
Maria
Maria chiedeste? Io sono: a che venite?
Bandino
Noto, o donna, or ti fia.
Maria
Siam soli.
Bandino
Udite.
Volge omai la quarta luna
Dacché in Roma un uom morente,
Nell'etade ancor fiorente,
Grave arcano a me svelò.
In Firenze ove ebbe cuna
Fu la sorte a lui rubella:
Donna amò leggiadra e bella
Che la pace a lui rubò.
Dello strale ei fu la vittima
Con che amore lo piagò.
Maria
Che mai dici! . . . (Oh ciel nell'anima
Ria memoria ei ridestò!)
Bandino
Per la donna del suo cuore
Di fortuna ei mosse in traccia:
Al suo ingegno, al suo valore
Sorte arrise, e trionfò.
Ei redia, ma tra le braccia
D'un altr'uom la ritrovò.
Maria
Ella forse non è rea,
Forse colpa fu del fato . . . .
Ma di lei, ch'ha tanto amato,
Dite, il nome non svelò?
Bandino
Si: più volte il ripetea
Nel dolor dell'agonia,
E col nome di Maria
L'alma in sen di Dio volò!
Sopra il sasso ch'il copria
Van Bandino si segnò.
Maria
(gettando un grido)
Van Bandino, dicesti? che ascolto!
Fatal nome, cagion di dolore!
Bandino
Tu l'amasti! lo dice il rossore
Di che, donna, si copre il tuo volto.
Maria
S'io l'amai! . . .
Bandino
Quale pegno d'affetto
Del tuo crine una treccia gli desti:
E giurasti del cielo al cospetto
Fede eterna, che, infida, rompesti.
Maria
Di sua morte alla triste novella
Di mio padre al comando obbedia.
Bandino
Al dovere ei ti rese rubella!
Menti or tu, come il padre mentia.
Non morì Van Bandino. Son io!
E i miei dritti riprendo su te.
(si scuopre)
Maria
(inorridita)
Uno spettro, una larva, gran Dio!
Fuggi, fuggi, t'invola da me.
(corre alla porta della cappella e Bandino l'arresta)
Bandino
Tu mi segui.
Maria
Ah! non fia mai.
Bandino
Trema allor!
Maria
Tremar non so.
Bandino
Più non freno l'ira omai.
Vieni, o donna.
Maria
In pria morrò.
(Bandino fuori di sè mette mano al pugnale, e minaccia Maria, che cade ginocchioni.
Si ode il tamburo di lontano)
A che ti arresti? svenami . . .
Tremar tu puoi, non io;
Me qui difende Iddio,
Che salva mi farà.
Ferisci: in ciel quest'anima
Lieta ritornerà.
(Bertno s'affaccia alla porta dei giardino e fa segni a Bandino che non gli dà retta)
Bandino
No, per svenarti, o perfida,
Non trema il braccio mio.
Ma tu mentisti a Dio
E Dio ti punirà.
Crudo un rimorso vindice
Dell'onta mia sarà.
(cresce il rumore dei tamburi. Bandino è trascinato lontano da Bertino.
Maria sviene sopra i gradini della cappella)
Scena settima
Incomincia a far notte.
(Da lontano odonsi voci di Popolo.)
Popolo
All'opra, all'opra, ardir.
O vincere, o morir!
Coro
Aspra vita, rio mestiere
Siamo usati a sopportar;
Tutti i dì, le notti intere
Consumiamo a faticar.
Maria
(ritorna in sè)
Oh voi felici! che la mente e'l core
Della patria a favor, prodi, volgete.
Ahi! ch'all'intento glorioso e santo
Posso offrirti, o Firenze, il cor soltanto,
(si ode strepito di dentro)
Ciel, qual odo rumor!
Bandino
(di dentro)
Maria!
Maria
(per fuggire)
Chi viene?
Scena ottava
Bandino balza da una finestra sulla secna; egli è ancora vestito da francescano, e Detta.
Bandino
Mi salva, mi ascondi.
Maria
Bandino! Gran Dio!
Bandino
Se tu non mi ascondi
perduto son io.
Maria
Che temi? che festi?
Qui dunque un misfatto,
Se scampo richiedi
fellone ti ha tratto?
Bandino
Firenze ho venduta
la morte m'aspetta.
Maria
Oh Cielo! che intendo?
Bandino
M'ascondi, t'affretta.
Maria
Tu sei dunque tinto
di sangue fraterno?
Va, fuggi!
Bandino
Mi cela
per tutto l'inferno!
(si aggira per la scena)
D'armati ogn'intorno
son io circondato:
La porta mi schiudi.
Voci di dentro
Sia l'empio svenato!
Bandino
Un varco, o spietata,
col brando aprirò;
E come una tigre
pugnando morrò.
(Bandino getta la tonica, e si slancia contro la porta del fondo. Egli deve vestire un'armatura completa.
La porta si apre, e si presentano Michelangelo, Lodovico Martelli colla spada nuda; Dante, Militi e Cittadini
armati, de'quali alcuni si fermano sulla porta, ed altri entrano a guardare l'uscita. Bandino fissa Martelli
con occhio truce. Bertino, ancora vestito da francescano, salta dalla finestra sulla scena, e si pone al fianco
di Bandino.)
Scena nona
Michelangelo, Lodovico Martelli, Dante, Bertino, Militi, Ginevra, Ancelle e Detti.
Lodovico
Tu sei desso, sei Vanni Bandino,
Traditore, sleal fiorentino.
Bandino
Tu sei desso, sei Vico Martelli,
Molle, abbietto, campione d'imbelli.
Lodovico
Tanto ardir!
(sta per ferirlo cogli altri. Maria si frappone)
Maria
Deh! fermate.
Bandino
(a Maria)
Ritratti.
(a Vico)
Tu, se hai core, ti avanza e combatti.
Lodovico
Pugnerò, ma qual pugna un guerriero,
Non da sgherro, da vil masnadiere.
Giura dinanzi a Dio
Che meco a mortal pugna al dì novello
Dell'Apparita al colle
Verrai, Vanni Bandino: il giura.
Bandino
Il giuro.
Maria
Che intendo, oh ciel!
Lodovico
Del fatto giuramento
Chi mancator sarà fulmini Iddio.
Maria
Ah, Vico, per pietà!
Bandino
Pronto son io.
Tutti
(meno Lodovico e Bandino)
La tua spada dal ciel benedetta
Fia l'onore d'Italia e di te.
(Lodovico tiene lo sguardo fiso su Bandino che freme)
Lodovico
Giusto Iddio, della grande vendetta
Il bramato momento ne affretta.
L'odio mio, ch' a te lungo portai.
Nel tuo sangue alla fin spegnerò.
Fido al giuro, fellon, tu m'avrai:
Di tua morte già l'ora suonò.
Bandino
Vola, o tempo di tanta vendetta
Il bramato momento ne affretta.
L'odio mio, ch'a te lungo portai,
Nel tuo sangue, alla fìn spegnerò.
Fido al giuro, fellon, tu mi avrai:
Di tua morte già l'ora suonò.
Maria
Giusto Dio! della grande vendetta
Il bramato moménto ne affretta.
Indivisa alla pugna mi avrai,
Te coi voti, o mio ben, seguirò.
Va, trionfa e fregiato n'andrai
Dell'allor che al tuo crin cìngerò.
Michelangelo
Giusto Iddio, della grande vendetta
Il bramato momento, ne affretta.
Vico, al giuro fedele sarai
Nella lotta al tuo fianco sarò:
Il tuo nome segnato vedrai
Fra gli eroi che l'Italia creò.
Dante, Ginevra e Coro
Giusto Iddio, della grande vendetta
Il bramato momento ne affretta.
Va, trionfa e fregiato n'andrai
Dell'alloro che il ciel ti serbò.
E 'l tuo nome segnato vedrai
Fra gli eroi che l'Italia, creò.
(Lodovico getta il guanto a Bandino, che lo raccoglie colla spada, e sta per allontanarsi con Bertino).
FINE DELL'ATTO SECONDO.
ATTO TERZO
Scena prima
Sala terrena nel palazzo di Lodovico Martelli. — Mattino.
In fondo grande porta chie mette in una corte interna, a destra altra che conduce alla sala d'armi, a sinistra altra che, conduce a vari appartamenti.
Lodovico Martelli armato sta seduto ad una tavola nel mezzo della scena, dispone diverse carte. Michelangelo entra dalla porta di mezzo.
Michelangelo
Vico, la sorte alle nostre armi avversa
Ieri di prodi duci
Molte vite mietè. Dalla notturna
Sortita Nicolò non fea ritorno . . .
Lodovico
Lo sposo di Maria?
Michelangelo
Si, degli albori
All'apparir, da' nostri, fra ben cento
Nemici di sua man trafitti, ei venne
Raccolto in mezzo a' suoi di vita spento.
(per uscire)
Lodovico
Onore al prode!
Michelangelo
D'altri sia tal cura:
Altra ne incombe a noi! . . . Ah! fra brev'ora
Tu pur la vita in campo
Cimenterai, e se te pur dovesse
Perder Firenze, fora gran sventura.
In quest'istante, pace
Richiede il core. Addio.
(va per uscire, poi s'arresta)
Il giunger degli Araldi
Precederà di poco il venir mio.
(entra nella sala d'armi)
Scena seconda
Lodovico Martelli solo, indi Maria accompagnata
da un servo, che ad un suo cenno si ritira.
Lodovico
(nasconde un foglio)
Qui sul mio sen ti posa
O tu, che chiudi per la donna mia
L'ultimo, detto . . . Ah! chi vegg'ìo, Maria!
Sei tu dessa, o dal Cielo superno
Angiol sceso in sembiante terreno?
Maria
Si, son dessa.
Lodovico
Deh! vieni al mio seno,
Sol conforto al mio crudo martir.
Maria
Da un ignoto potere sospinta
Qui mi trassi: una voce funesta
Entro il misero cuore ridesta
Il pcnsier, ch'oggi corri a morir.
Lodovico
Egli è incerto dell'armi l'evento . . .
Ma di me, perchè cura ti prendi?
Tu non m'ami . . . I tuoi detti rammento.
Qual mai grande cagion ti mutò?
Maria
Alta . . . Deh! non la chieder, o Vico.
È salvarti mio solo pensiero.
Di te indegno e spregovol nemico
È Bandino, altro dire non so.
Lodovico
Invan celar tu tenti
Quel che nel seno ascondi,
Ne' tuoi pietosi accenti
Oso sperare ancor.
Maria
Donde sperar ben hai.
Libera il ciel mi rende.
(risolutamente)
Sappilo, alfin: t'amai
Sempre d'arcano amor.
Lodovico
Ah! tu m'ami; e il labbro alfine
Profferiva il caro accento,
Che in letizia ogni tormento
Per incanto tramutò.
Ah splendor di paradiso
Nel tuo riso
E nel volto ti brillò.
Maria
Ah! si, t'amo. Omai confine
Abbia il lungo tuo tormento,
D'ascoltar il tuo lamento
Il dover a me vietò.
Quel che brilla nel mio viso
Santo riso
È l'amor che lo destò.
Ebben, Vico, fuggiam: sott'altro cielo
Troverà pace il nostro cuore anelo.
Lodovico
Ah! mia diletta, anche in oscuro speco
Lieto sarò, purché tu venga meco.
(odesi squillo di trombe)
Scena terza
Bindo di Marco e Detti.
Bindo
Con ira repressa, - con trepida mano
Accolse Bandino - la nobil disfida.
Il Duca t'attende. - La sorte t'arrida,
(gli dà un foglio)
La gloria ti cinga - corona d'allòr.
(si ritira nella corte)
Maria
Se pur di me li cale,
Se han possa i pianti miei,
Irne colà non dèi,
Meco tu dei fuggir.
Lodovico
(da sè)
Dell' amor suo la fiamma
Or che svelar le lice,
Or che sarei felice
Forse dovrò morir!
Maria
Ti arrendi al prego mio:
Cedi a colei che t'ama.
Lodovico
Alto dover mi chiama
Sul campo dell'onor.
Maria
Ah! se deciso ha Iddio
Che in campo tu soccomba.
Sulla tua fredda tomba
Mi ucciderà il dolor.
Scena quarta
Michelangelo e Detti.
(Michelangelo che sarà entrato in scena sul finire della strofa di Lodovico alle
parole - "Alto dover mi chiama" - prende per mano Lodovico, e guarda Maria.)
Michelangelo
Alto dover lo chiama
Sul campo dell'onor.
Lodovico
Alto dover mi chiama
Sul campo dell'onor.
Maria
Vico, ti guardi Iddio.
Lodovico
Per me tu prega.
Maria, Lodovico e Michelangelo
Addio.
Scena quinta
Accampamento degli Imperiali in vicinanza di Firenze.
La scena è piena di Soldati Imperiali, Spagnuoli, ecc. Alcuni stanno bevendo, altri, giocando colle Vivandiere; e colle donne
del paese. Da un lato la tenda dì Filiberto di Chalons Duca d'Orléans colle bandiere di Roma portando le chiavi di S.Pietro,
e quella dell'impero, Nella tenda stanno giocando a dadi Filiberto, Bandino, Bertino Aldobrandi, e lo spagnuolo Moreno. A
sinistra si vede l'ingresso allo steccato per la disfida.
CORO GENERALE DI SOLDATI.
Coro primo
Su tocchiamo: il loco ameno
Ci risveglia in petto amor;
E d'Italia il bel sereno
Alla gioia invita il cor.
Coro secondo
Non abbiam giammai conquiso
Cosi floride beltà,
Nè le spoglie abbiam diviso
Dì sì splendide città.
Su tocchiamo, ecc., ecc.
Coro di donne
Si beviam, godiamo appieno
Delle gioie, dell'amor,
Che ci destano nel seno
La prodezza ed il valor.
Bandino
(dinanzi della tenda a Filiberto che perde)
O mio signor, dall'amorosa pania
Securo sei, se al gioco
La fortuna ti arrise ognora poco.
Filiberto
Son gioco e amore insania:
Di lor mi risi ognora.
(riprendo i dadi)
Ma col mio resto al dispari
Tentar la sorte io vo'.
(getta i dadi sul tamburo, osserva e dice)
Un quattro e un cinque: arrisemi
Fortuna: il doppio vada,
(riprende i dadi e li getta come sopra)
Maledizione! un obolo
In mio poter non ho.
Moreno
Se al gioco avete scacco ;
Date, a Firenze, il sacco.
Filiberto
Tu ben parlasti: all'alba
Nuove ricchezze avrò.
Ci risvegli ne' cori allegrezza
La speranza d'un ricco bottino,
Ma frattanto ti piaccia, Bandino,
La canzon del soldato intonar.
Bandino
Capitano, mi colma d'ebbrezza
Il pensier del cimento vicino.
S'empian dunque le tazze di vino;
La canzone m'accingo a cantar.
(Tutti corrono a prendere i bicchieri, ecc.)
Canzone.
Cinta la chioma di vividi allori
È della terra signore il guerrier,
Colla sua lancia conquista tesori,
E nel periglio ritrova piacer.
Evviva il prode, che primo la spada
Spinse tremenda dell'oste nel sen.
Che nella mischia si aperse una strada,
E che di morti coperse il terren.
Tutti
Che nella mischia, ecc., ecc.
(s'ode squillo di trombe di lontano)
Bandino
Si ponga fine ai carmi.
Vico s'avanza: all'armi.
Coro
Mentre s'apprestan l'armi,
Compi, Bandin, tuoi carmi.
Bandino
Se ode il clangor della bellica squilla
Gli batte in petto più celere il cor;
Pieno d'ardore lo sguardo scintilla.
Sente nel braccio novello vigor.
Evviva il prode che per gentil dama
Sprezzando i rischi si accinge a pugnar
Alla sua gloria, all'onor, alla fama,
Le tazze colme dobbiamo vuotar.
Tutti
Alla sua gloria, ecc., ecc.
Scena sesta
Lodovico Martelli, Michelangelo, Dante da Castiglione e Scudieri ricevuti da Filiberto cogli onori dovuti e Detti.
Filiberto
I benvenuti siate.
Michelangelo
Al sommo Duce
Salute.
Filiberto
Alta cagione . . .
Michelangelo
Di vita, o morte, ahimè! qui ci conduce . . .
Filiberto
Bramato, o Cavalieri,
Avrei ch'altra più lieta a me . . .
Michelangelo
Più giusta
Non fia di quesla. È dritto in lui, dovere,
(verso Vico)
Come d'ogni uom ch'ha onore,
Della patria punire un traditore.
Bandino
La patria è là dov'è fortuna.
Lodovico
(da sè)
Il vile!
Michelangelo
Ad ogni cor, Bandino,
Infiammato d'amor siccome il mio,
Nulla cosa è più cara, eccetto Iddio.
Lodovico
Del tuo labbro l'augusta favella,
Michelangel, nel petto mi scende;
Questo braccio avvalora, ed accende
Il mio cuore il fellone a punir.
Bandino
Di quel labbro l'orrenda favella
Tale sdegno nel petto m'accende,
Che maggior di me slesso mi rende,
Ed anelo l'imbelle a punir.
Michelangelo
Lodovico, è divina favella
Ch'io ti parlo ed al cuore ti scende,
Onde nobile sdegno ti accende,
Onde aneli il fellone a punir.
Coro
Di Michel la divina favella
Desta in tutti di pugna il desir.
Bandino
Vico, ebben?
Lodovico
Bandin!
Bandino
La pugna!
Ti rimembra il giuramento.
» Un di noi di vita spento
» De' cader.
Lodovico
Ebben cadrà.
Filiberto
Cavalieri, in pria le spade
Misurate. A te, Moreno.
Michelangelo
Dante affrettati, più freno
Il lor sdegno omai non ha.
(Dante e Moreno misurano le spade. Squillo di
trombe ad un cenno di Michelangelo)
Lodovico, Michelangelo e Bandino
Già squilla la tromba
Che l'ira ridesta.
Qual folgor che piomba
Tra fiera tempesta
Ultrice, tremenda
La spada discenda
Sul vile ch'estinto
Calpesti il mio/suo piè.
Coro
Chi può di que' sguardi
Fissare il baleno,
Un cuore ha nel seno
Che tema non ha.
(Lodovico Martelli e Bandino, colle spade brandite, seguiti da Dante e Moreno, entrano nello
steccato; Michelangelo, Filiberto e gli altri stanno osservando; si sentono scambiar varii disperati
colpi, e ben presto la comune emozione annuncia la fine del duello.)
Scena ultima
Mentre Lodovico Martelli, sostenuto da Dante e Scudieri, torna in iscena, e Michelangelo corre a soccorrerlo. Maria giunge ansante, e vedendolo esclama:
Maria
Gran Dio! . . . Vico! . . .
Lodovico
Diletta!
Maria
Egli langue.
Michelangelo
E dal sen versa rivi di sangue.
Lodovico
La tua mano mi posa sul cuore,
Che sol fu per la patria e per te.
Maria
Dolci affetti! O mio Vico, fa cuore,
Tu vivrai per la patria e per me.
Michelangelo
Oh tremenda sciagura! Oh dolore!
Di salvarlo più speme non v'è.
Lodovico
Su nel ciel . . .
Maria
Egli manca . . .
Michelangelo
Qual cuore,
In te, Vico, la patria perde!
Maria
Nobil cuore, o Michel, alla patria,
Al mio affetto un malvagio rapia . . .
Michelangelo
Che mai dici?
Maria
L'amava!
Michelangelo
Maria . . . .
Maria
Si, l'amava di tenero amor.
Egli è spento: punisci, gran Dio,
Chi gli tolse la vita!
Coro
Oh! terror!
FINE.
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Ultimo aggiornamento 23 febbraio 2023