Gran Duo Concertante in la minore, BOT 111

per violino, contrabbasso e pianoforte

Musica: Giovanni Bottesini (1821 - 1889)

Organico: violino, contrabbasso, pianoforte
Composizione: 1860
Edizione: S. Richault, Parigi, 1880
Guida all'ascolto (nota 1)

Singolare figura di musicista delnostro Ottocento, Bottesini deve essenzialmente la sua fama internazionale al fatto di essere stato uno spericolato e straordinario virtuoso di contrabbasso (scrisse anche un apprezzato e tuttora valido Metodo completo per questo strumento) e per aver diretto la prima assoluta dell'Aida al Cairo il 24 dicembre del 1871, su segnalazione e scelta dello stesso Verdi, che gli manifestò stima e ammirazione (una lettera di ringraziamento «per le affettuose cure prodigate a questa povera Aida» inviatagli dal musicista di Busseto in data 27 dicembre 1871 è reperibile nel Conservatorio di Trieste), contribuendo a farlo nominare nel 1889 direttore del Conservatorio di Parma. Dedicatosi dapprima al violino e poi specializzatosi nel contrabbasso, Bottesini svolse larga attività di direttore d'orchestra all'Avana, a Parigi, a Londra e a Palermo, costituendo nel 1863 la «Società del quartetto» a Firenze, dove fece eseguire e conoscere musiche cameristiche sue (compose Quintetti e due Quartetti) e di altri autori. Bruno Barilli ci ha lasciato un estroso ritratto del personaggio Bottesini alle prese con il contrabbasso, dal quale «gli arpeggi, le corde doppie e i pizzicati azzeccati saltavano all'aria in una prodigiosa mescolanza, formando una grandiosa e barocca architettura. La sua arcata dolce, interminabile, tenace, pacifica e distesa e il suo stile nobile e pieno di sentimento tant'opra facevano da persuadere e indurre il trappolone puntiglioso e refrattario a parlare con voce ammansita, soave, incolorita e fremente. Niente lo accontentava - continua Barilli nel suo libro "Delirama" — Istrione, disseppellitore di effetti sempre più rari e pericolosi, egli si rifaceva sotto, mettendo di nuovo tutto a soqquadro per stanare, scuotere e risvegliare il mostro sedentario. Superando le difficoltà, così a scalinate, sfasciando piramidi d'ottave, sollevando in burrasca il pachiderma sino alle stelle, con uno scrollare avventato, astioso e gigantesco egli frullava l'arco tozzo e formidabile, come una tramontana tempestosa».

Da una prosa così immaginifica viene fuori il ritratto di un Bottesini verosimile, in cui genialità e istrionismo danno vita alla figura del grande virtuoso di stampo ottocentesco. E proprio nel Gran Duo concertante, e in pagine ad esso somiglianti, che sprizzano le faville più luminose dell'ingegno di questo autore. Ogni scolastica preoccupazione di rispetto delle regole della sonata in questa piacevole pagina viene allegramente rinnegata a favore dell'estetica del pot-pourri, tanto prediletta da musicisti e interpreti dell'epoca romantica. Dall'eclettismo melodrammatico di stampo italiano, Bottesini pesca a piene mani con sfrenato godimento, mescolando tutto nell'incandescente crogiuolo del suo virtuosismo trascendentale, così come fece molti anni prima Paganini. Né va sottaciuto, elemento non secondario di godibilità, l'aspetto gestuale e spettacolare dell'esile violino accoppiato al corpulento contrabbasso in un grottesco amabile gioco amatorio, di divertente "taglio" scenico.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 marzo 1992

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Ultimo aggiornamento 13 aprile 2022