Doppio concerto in mi minore per clarinetto, viola e orchestra, op. 88


Musica: Max Bruch (1838 - 1920)
  1. Andante con moto
  2. Allegro moderato
  3. Allegro molto
Organico: clarinetto (o violino) e viola solisti, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, timpani, archi
Composizione: novembre - dicembre 1911
Prima esecuzione: Wilhelmshaven, 5 marzo 1912
Edizione: Eichmann, Berlino, 1943
Guida all'ascolto (nota 1)

Il Concerto per clarinetto, viola e orchestra in Mi minore op. 88 (qui nella versione, dell'autore stesso, per violino e viola) è un brano composto nel 1911 per il figlio Max Felix, che da poco aveva iniziato la carriera di clarinettista. Il primo movimento, Andante con moto, si apre con una cadenza dei due solisti accompagnati dai soli accordi dell'orchestra, fino al primo malinconico tema suonato dal violino, ripreso dalla viola e, dopo il delicato dialogo tra i due solisti, dall'orchestra. Nel successivo episodio centrale il canto si fa più lieve, accompagnato dagli arpeggi pizzicati degli archi. La ripresa del tema iniziale è affidata alla viola, mentre il violino contrappunta in rapidi passaggi, e i due solisti si alternano fin quando il brano si spegne svanendo nella delicata coda.

Quasi un liquido arpeggio apre il tema del secondo movimento, Allegro moderato, con i due strumenti in un amabile dialogo che si fa via via più serrato e mosso, mentre l'orchestra accompagna con affabile garbo. Nella parte centrale, più inquieta, l'accompagnamento pizzicato si fa ancor più leggero, mentre più appassionato emerge il canto di violino e viola. Spetta al violino dar avvio alla ripresa, con il lirico e grazioso tema iniziale, mentre nella coda ritorna il motivo centrale.

Il terzo movimento si apre con una sontuosa fanfara, cui si alternano movimentati interventi dei due solisti. Divenuti protagonisti, arrestano l'orchestra, dialogando tra loro ciascuno con il proprio carattere: più spigliato e incisivo per il violino, più riflessivo e a volte un po' serioso quello della viola. Ma l'orchestra freme, e si ripropone con i propri vivaci interventi. Delizioso il cameo dei solisti al termine, quando per un frangente interrompono l'irruente finale dell'orchestra, poco prima degli ultimi accordi.

Emiliano Buggio


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 375 della rivista Amadeus


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Ultimo aggiornamento 30 luglio 2025