Figura fondamentale nella didattica chitarristica dell'Ottocento, Ferdinando Carulli fu autore molto prolifico, avendo lasciato ai posteri circa quattrocento composizioni per lo strumento prediletto, oltre che il celebre Metodo op. 27, pubblicato nel 1810, e considerato ancor oggi come uno dei migliori testi pedagogici per la formazione del giovane chitarrista. Questa piccola antologia contiene le migliori pagine di Carulli nel genere concertistico.
Curiosa e originale è la struttura formale del "Petit Concerto de Societé" op. 140, pubblicato a Parigi nel 1820; le tre sezioni della canonica forma-sonata vengono dilatate a costituire i tre movimenti del concerto. L'Allegro iniziale funge quindi da esposizione tematica, il Largo centrale da una sorta di sezione elaborativa, mentre l'Allegro conclusivo funge da ripresa.
L'Allegro (l'esposizione della nostra forma-sonata "dilatata") si apre con il tema principale esposto dai violini: è un'appassionata frase discendente in mi minore dal sapore vagamente mozartiano. Una regolare transizione modulante conduce a sol maggiore, tonalità nella quale Carulli ambienta il suo secondo tema, esposto dai violini primi e sostenuto dall'accompagnamento in staccato degli altri archi. Una brusca virata verso il tono d'impianto conduce alla coda orchestrale, nella quale riascoltiamo il piglio appassionato dell'inizio. Tutto è pronto per il solenne ingresso della chitarra solista, che riprende il tema principale venandolo di dolce malinconia; la transizione orchestrale che segue, identica alla precedente, conduce a un episodio solistico nel quale udiamo un nuovo motivo della chitarra in sol maggiore seguito da passaggi di bravura. L'esposizione solistica si completa poi con la ripresa del secondo tema, abilmente variato dalla chitarra, con un nuovo episodio virtuosistico, nel quale alle decise "strappate" dell'orchestra seguono veloci terzine ascendenti del solista, e con la cadenza della chitarra.
La coda orchestrale si arresta su una cadenza sospesa alla dominante, che prepara il movimento successivo, un Largo in sol maggiore in cui la chitarra solista si erge a protagonista assoluta. Il motivo principale è formato da otto regolari battute in sol maggiore affidate alla chitarra e subito ripetute con il timido appoggio ritmico degli archi. L'episodio di sviluppo motivico che segue è condotto dal solista, sostenuto con discrezione dagli archi; un ultimo, incantevole motivo della chitarra (melodia in regione acuta e veloci arpeggi di accompagnamento) sfocia direttamente nella transizione orchestrale, già udita per ben due volte nell'Allegro iniziale, che di fatto apre l'ultimo movimento (Allegro), ovvero la "ripresa" della nostra forma-sonata dilatata. Il solista ripropone infatti il tema principale in mi minore [3.02], cui segue la solita transizione orchestrale e l'episodio solistico col nuovo motivo della chitarra, ora nel tono d'impianto. Alcuni passaggi di bravura del solista conducono a un nuovo spunto melodico e alla ripresa dell'episodio virtuosistico, ora ampliato e arricchito. Un'ultima ripetizione della transizione orchestrale sfocia nella coda conclusiva, dominata dal piglio fiero del solista.
Alessandro De Bei