Il Concerto in la maggiore op. 8/a è la pagina con la quale Carulli si presentò trionfalmente al pubblico parigino nel 1809, riscuotendo un successo che gli assicurò solida fama per gli anni successivi. Il primo tema dell'Allegro si apre con una sorta di "motto" a tutta orchestra basato sulle note dell'accordo tonale di la maggiore seguito da un motivo cromatico dei violini. Un ponte modulante piuttosto convenzionale conduce al secondo tema in mi maggiore, dal carattere dolce e delicato, reso ancor più prezioso dagli abbellimenti dei violini primi. La coda dell'esposizione orchestrale si apre col "motto" del primo tema e prepara l'ingresso del solista, che avviene naturalmente col primo tema in la maggiore, seguito dal ponte modulante e dal secondo tema in mi maggiore. Un articolato episodio di netta marca virtuosistica permette al solista di mettere in luce le proprie abilità (scalette di semicrome, veloci arpeggi, note ripetute) e serve da raccordo col "tutti" che conclude la sezione espositiva, nel quale l'orchestra ripete i due temi invertendone la tonalità (il primo tema alla dominante, il secondo tema alla tonica). La sezione di sviluppo, piuttosto scarna, prende le mosse dalla ripetizione del "motto" iniziale in la maggiore ed è appannaggio esclusivo della chitarra. Regolare la ripresa dei due temi, entrambi nella tonalità d'impianto ed entrambi esposti dal solista, cui segue una ripetizione dell'episodio virtuosistico precedente, ora in la maggiore, seguito da una breve chiusa orchestrale. Dopo la cadenza della chitarra, una coda orchestrale chiude il movimento.
La Polonaise è un brano di "carattere", che ricorda analoghe pagine paganiniane. Si apre con il tema principale, ben scandito ritmicamente dal solista sopra il delicato pizzicato degli archi e subito ripetuto dall'orchestra. Gli episodi solistici che si alternano alla ripetizione del tema principale sono soltanto due: il primo, dominato dalle scale e dagli arpeggi della chitarra, ha carattere virtuosistico e si conclude con una breve cadenza, mentre il secondo è costituito da un sorta di brumoso preludio chitarristico in la minore. Un terzo episodio solistico si può forse individuare nell'ultima sezione prima del ritornello orchestrale finale, ma si tratta piuttosto di una serie di cadenze conclusive con le quali la chitarra si congeda dagli ascoltatori.
Alessandro De Bei