La donna serpente, op. 50

Opera fiaba in tre atti e un prologo

Testo del libretto (nota 1)
PROLOGO

IL GIARDINO DELLE FIABE

Entrano in gran tumulto fate, gnomi, coboldi, driadi, semidriadi ed altri personaggi fiabeschi e boscherecci.

- Vero? - Vero? - Vero? - Vero? - Vero? - Vero? -
- L'hai saputo? - come? - come? - chi? - chi mai? -
- Uno gnomo - A lui, chi lo confidò? -
- Questo non so - Ma è vero? - Non è vero? -
- Non credo se non vedo. -
- Tra poco saparai. -
- Quando? - Oggi stesso? - Adesso? - Come? Percè? -
- Taci! Ascoltate! ... Che è? -

(suono di oricalco)
GLI GNOMI
Eh! Eh! Eh!
Vedi le Fate
Costernate
Disperate
(suono vicinissimo - vigorosissimo dell'oricalco)
UNA VOCE
Il Re!
(Entra il re Demogorgon tra i suoi dignitari e con seguito di popolo del suo regno favoloso. Siede su un trono rustico scavato nel tronco di una quercia antica, Miranda è in piedi, davanti a lui.)
IL RE DEMOGORGON
Popolo multiforme del mio regno!
Miranda, della mia grave eternità somma soave
Pupilla e fiore.
DUE FATE GELOSE E PERFIDE
Eh là là -
la padrona!
IL RE
(triste)
Oggi stesso - ah qual dolore! - ci abbandona...
FARZANA
Come può s/ella è immortale?
(allegro)
No che non può
fuggirci. No! No!
IL RE
(collerico)
Scende, mortale, sposa ad uom mortale
LAMENTO DELLE FATE
Ahimé - quale cosa
mi tocca sentire! Ahimé! Ahimé!
I COBOLDI E GLI GNOMI
Lillallì! Lillalà! Lillalà!
MIRANDA
Signor, sempre fedele
vi fui.
DEMOGORGON
Ben differenti
sensi or nel cuore accogli;
MIRANDA
Il mio destino
non posso rifiutare
DEMOGORGON
Chi ti astringe?
MIRANDA
Amore.
LE FATE
Miranda - cara - dove vuoi
andare? Oh - resta - resta -
con noi
MIRANDA
Dove con cuore uguale
si accetta la vita e la morte
e l'amore.
DEMOGORGON
(con ira crescente)
Molto dolor nel cerchio d'un istante,
la vita ...
MIRANDA
Il peso è assai
DEMOGORGON
(irato)
Così intendi, così
vuoi?
LE FATE
Miranda - cara - deh resta con noi!
DEMOGORGON
Non vuole.
FARZANA
Non puoi
anche di forza costringerla
Tu, nostro Re?
I COBOLDI
Lillallè!
DEMOGORGON
L'astuzia di Geonca il Nregromante
e del gran sacerdote
Cheomia antico dallo scettro d'oro
che protegge Altidoro
limita il mio volere
su quel ch'è in mio potere
per questo sole io giuro
(leva lo scettro)
tutto oprerò
(lo batte tre volte contro l'aria, freme la terra)
LE FATE
Vedi, vedi come irato
collo scettro solevato
fa tremar l'aria e la terra
il Re! il Re! il nostro Re!
I FOLLETTI
Lillallè!
LE FATE
Scende in lotta, scende in guerra
finchè sia vinta e dispersa
e dispaia
l'arte obliqua, l'arte astuta,
l'arte avversa
di Geonca e di Cheosaia.
O Miranda! Il tuo destino
è risolto
Come inquieto
vedi e come fosco in volto
s'alza il Re!
IL RE DEMOGORON
(triste e cupo, levando lo scettro si alza)
Popolo - e tu
(a Miranda)
ascoltate il mio decreto:
Per nove anni e un giorno ignota
al tuo popolo vivrai, se il di supremo
non giuri egli di non maledirti
e poi spergiuro, non ti maledica
per forza di atrocissime
cose che tu oprerai astretta da
necessità - sua sposa, alfin sarai.
MIRANDA
Oh caro! Caro sposo
Altidoro
LAMENTO DELLE FATE
Ahimé! Quale cosa ci tocca sentire!
Ahimé! Ahimé! Ahimé!
FARZANA
Ma come potrà maledirla
se l'ama
DEMOGORON
Fiamma senza calore - vita senza dolre
senza incostanza, amore
non si dà
I FOLLETTI
A quale prova piegherai di questa
che ne diserta e del suo
complice la costanza?
DEMOGORON
A tale
che forse non verrà forza mortale:
e lo saprai
te che con lor sarai - per mia fidanza.
LE FATE
« Ma quanto dura in cuor all'uomo, amore!
« Giurerà!
« Sarà spergiuro!
« Gioia!
« Gioia! Savio è il nostro Re!
« No, che cor saldo non giura.
« Ahi Miranda!
« Giurerà - non giurerà ...
I FOLLETTI
(che la sanno lunga)
Lillallà
(si straziano l'occhio)
Noi si ma, si ma, si ma
quel che in ultimo accadrà.
Lillallà!
DEMOGORON
S'egli giuri, mutata in serpente
te ne vai terra terra rasente
duecent'anni! duecent'anni!
Fuoco dagli occhi, bava dalla bocca
Nessun ti guarda, nessun ti tocca
Fugge il tuo sposo, dinanzi a te ...
Per duecent'anni! Poi ritorni a me ...
MIRANDA
Cuor del mio cuore! Nella tua costanza
solo confido ...
LA FATA SMERALDINA
(piange tutta tremebonda all'idea del serpente)
In serpente? Duecento anni!! Che ascolto?
LE FATE
(la consolano)
Duecent'anni? un lampo! Molto
sembra all'uomo, che non dura.
Duecent'anni? Volati - e la pura
Miranda
torna a noi ... Già l'attendo. Ecco: è qui.
(asciugano le lagrime di Smeraldina)
I FOLLETTI
Lillallà! Lillallà! Lillallà!
Pensa pur che sia così
ma noi sappiamo come la va - noi sappiamo quel che avverrà.
Lillallà| Lillallà! Lillalla!
DEMOGORON
Scegliesti dunque?
MIRANDA
Ho scelto.
DEMOGORON
Alzati e va ...
Miranda vorre buttarsi ai suoi piedi, con un gesto dello scettro egli la trattiene. Una folta nebbia scende sull'assemblea mentre Miranda si incammina
LE FATE
- quanto dura nel cuore mortale
- Fiamma d'amore? Non dura ...
- Non giurerà ...
- Giurerà ...
Miranda la pura
Miranda Miranda Miranda
Già ritorna, L'attendo, Ecco qui.
I FOLLETTI
Si! Si! Si! prepara l'unghia
i denti i rostri il ronciglio
Già ti afferro
Già ti piglio
s'apparecchio
ti punzecchio
duecent'anni così così
Lillallà! Lillallà! Lilallà!

Tutti dileguano. Restano soli, fuori dalla nebbia, il Re Demogorgon triste, cupo pensieroso, e la Fatina Smeraldina che gli abbraccia, impaurita, le ginocchia.

FINE DEL PROLOGO

PRIMA SCENA

Un deserto orrido con sassi sparsi e rupi atte a servir da sedili

ATTO PRIMO

Entrano Albrigor, il faccendiere di Togrul, e Alditruf, l'arciere di Re Altidor. Siccome hanno paura tutti e due della gran solitudine e del silenzio del deserto, entrano guardinghi a schiena indietro per non vedersi. Finchè si toccano schiena a schiena, si voltano, e si riconoscono.

ALDITRUF
- E' ... possibile?
ALBRIGOR
- No è ... l'arc... l'arciere?
ALDITRUF
- Il faccendiere?
A DUE
- Ma si, certo - Si! Si! Si!
Che piacere.
(si abbracciano)
ALBRIGOR
Come sei giunto
si grasso e tondo
in questo punto
del mappamondo?
RACCONTO DI ALDITRUF
ALDITRUF
Re Alditor seguivo in caccia
sulla traccia - d'una cerva
che proterva
ci condusse per boschi e per prata
e dalla punta di un alto scoglio
vicino al fiume - si buttò giù ...
ALBRIGOR
E non la vedeste più?
ALDITRUF
Anzi - ci apparve laggiù in fondo
e ci chiamò
ALBRIGOR
No!
ALDITRUF
Si, non no!
Io, sicuro d'affogare, schiusi gli occhi a non guardare
ma, riaperti, sai, che vidi?
Perché ridi?
ALBRIGOR
Ma - così ...
ALDITRUF
(cantato)
Un castello illuminato
bello bello
che pareaquasi sognato
con gran sala spaziosissima e veranda
comodissima
della gran fata Miranda.
ALBRIGOR
Il vero parli?
ALDITRUF
Il vero. Si ... Talchè ...
(cantato)
Oggi è il di della gran prova
Re Altador dovrà con nuova
pazienza
diligenza
e fermezza
e fortezza
ALBRIGOR
Sostener
ALDITRUF
Di gran miracoli.
ALBRIGOR E ALDITRUF A DUE
Oggi è il dì della gran prova
e dunque andiamo a ricercare il Re!
(escono a braccetto, cantando)
La fanciulla snella e fresca
agitando in man la frasca
i vapori si rinfresca
Tariù!
Tariè!
Le brutte agli altri - le belle a me.

SECONDA SCENA

Entra, in gra tristezza, Re Alditor seguito dall'aio Fantul, che appare molto stanco e anche un poco tediato e stufo

(DUETTO ALTIDOR - PANTUL)
ALTIDOR
o mia sposa perduta
O figli - quando mai vi rivedrò?
O viso! O chioma! Amore! Opre! Momenti!
Speranze!
Giuramenti!
Pantul! Pantul!
PANTUL
Ah mio signore! Cara
Maestà; fuor di Tèflis già nove anni
ramingo nè il padre vostro amato
il Re Atalamuc non rivedremo più,
mai più.
ALTIDOR
mai più! Sia maledetto il luogo
maledetto il momento il tempo e l'ora
che tratto da un insano sentimento
contro fatal volere
osai, nè m'era lecito, sapere,
così;
PANTUL
Proprio così;
Ah che mai sono queste
nozze tra un Re di stirpeillustre e pura
ed una fata di prosapia oscura
e padre e patria e reggia e suora intanto
languir lasciamo in abbandono in pianto!
Così! Proprio così!
ALTIDOR
Padre, sorella e patria
tutto nel cuor mi sta,
ma ch'io da qui mi parta
prima d'aver trovato mia sposa
e i figli miei non ti aspettare, o vecchio
Addio ... addio ...
PANTUL
Ahimè che il nostro regno
a mille a mille i tartari
stringon d'assedio, e se così più dura
Téflis cadrà, sventura a noi! Sventura!
Ah signor mio perchè noi qui tardiamo?
Ah signor mio!
ALTIDOR
Addio. Addio. Più non t'intendo
Addio.
(esce)
PANTUL
(solo)
Addio ... si! ... Addio ... si, si!
A seguitar così
per il deserto
proprio non c'è guadagno.
Io non mi lagno - ma
proprio non reggo più.
A prender fiato ora mi seggo qui
e, dopo, si vedrà
quel che sarà
(si mette a sedere, scoraggiato e triste, asciugandosi il sudore con un fazzoletto rosso.)

TERZA SCENA (SCENA MAGICA)

Arrivano dal cielo, su due libellule azzurre, Togrul Visir con Tartagil suo basso ministro. Togrul spalanca tanto d'occhi per la meraviglia.
TOGRUL
(scendendo con precauzione)
Grazie, ministri alati
del gran Negromante Geonca.
FANTUL
Ah, questa poi! Gli uomini piovono giù
dal cielo, adesso!
TOGRUL
Addio. Grazie rendete al Negromante
da parte del Visir Togrul.
FANTUL
Che ascolto? Come? Sogno?
TARTAGIL
E anche da parte di me, Tartagil
Ricordarsi - va bene? Tartagil!
(gli alati volano via)
FANTUL
(parlato e piangendo di gioia)
Oh che miracoli! che gran miracoli! Il gran visir Togrul
col suo Tartagil! Ma è tutta Téflis che ci arriva dal cielo ...
Re Altidor! Maestà! Venga a vedere, Maestà! Oh che gioia ...
oh che gioia ...
(sviene di gioia)
TOGRUL
Che mai veggo, ma allor ...
Trovammo ...
TARTAGIL
Ma sicuro!
TOGRUL
Trovammo il Re Altidor!
TUTTI E DUE
(scuotendo Pantul)
Amico ... dov'è ...
(crescendo)
Re Altidor! Re Altidor! Re Altidor!
PANTUL
(non bene sveglio)
Non sono io ... Io sono soltanto ...
(apre gli occhi)
Oh Illustrissimo il nostro gran Visir!
(si inchina)
Perdono - cha la gioia mi aveva tolto il respiro
Oh Tartagil!
(lo abbraccia)
Gioia! Più non sono solo.
Ma è vero che veniste
per l'aria, a volo?
TOGRUL
pantul, buon vecchio, non vi spaventate
qui noi siamo nel regno delle fate.
Geonca il negromante
e il gran Checsaia dallo scettro d'oro
ci mandano a riprender Re Altidoro. E' qui?
PANTUL
Certo che è qui ma temo sia
fiato sprecato.
TOGRUL
Ho da Geonca e da Checsaia tale
un'istruzione ...
cui forse non prevale
l'arte di Re Demogorgon - Ascolta:
(gli parla all'orecchio)
PANTUL
Allora va benissimo; c'è margine
alla speranza
Ah - un sonno ho, come di chi si addor ...
TOGRUL
(mettendogli una mano sulla bocca)
Taci ... taci ... ecco ... mi sembra.
PANTUL
Ma sicuro! E' Re Altidor!
Ritiriamoci qui dietro a quest'argine ...
(appare tristissimo Re Altidor)
ALTIDOR
Ah - Invan la cerco pel deserto - invano
ch'io fui! - Nè più mi avanzan
nemmeno le speranze
(siede col capo tra le mani)
TARTAGIL
Non resisto - son tentato
d'abbracciargli le ginocchia.
PANTAUL
Fermo e buono
TOGRUL
Sciagurato! Vuoi buttar tutto sossopra? ...
(si sente un tintinnio di cristalli smossi)
TOGRUL
Attenzione!
(una mensa imbandita, portata da mani invisibili, si ferma davanti al Re)
RE ALTIDOR
Spiriti amici ...
TARTAGIL
Ci invita
L'ha con noi
TOGRUL
Vuoi tacere o non vuoi?
RE ALTIDOR
Spiriti erranti
(piange)
lasciatemi, lasciatemi morire!
VOCE DI DENTRO
La tua vita ci è cara.
Prendi qualche ristoro Re Altidor!
LA VOCE
Prendi qualche ristoro ...
PANTUL
Ah quali e quanti prodigi!
TARTAGIL
A questa voce d'oro
non resisto
TOGRUL
per Mercurio Trimagisto
RE ALTIDOR
(rifutando il cibo. Si alza e si allontana, andando a sedersi presso l'argine dove sono i tre nascosti. La mensa si pone subito al suo lato.)
No. Se prima non avrò
riveduta la sposa, cara, e i miei
figli
(Stanco, torna al punto di prima)
PANTUL
Visir! Visir! Ha fatto due sbadigli!
TOGRUL
Vero?
TARTAGIL
Sarà la fame ...
TOGRUL
Taci, tu! E' il segno ... prestabilito ...
RE ALTIDOR
ma dimmi almeno, voce sconosciuta
se devo disperare se mè data
qualche speranza ... ancora.
Non risponde. Ah, son solo e abbandonato
al fondo della mia
miseria! Oh quale mai
sento gravarmi le pupille un sonno
profondo ... Che vuol dire? Che vuol
dire?
TOGRUL
Il segno! Il segno! Andiamo andiamo tronca
l'incantesimo l'arte di Geonca.
(Escono correndo. Prima di uscire Tartagil allunga le mani sulla tavola e questa sparisce)

Musica del sonno di Altidor


QUARTA SCENA

Appare Pantul cammuffato da Checsaia, il gran sacerdote, con barba, mitria e sottana sacerdotale, sotto cui sarà il suo vero apetto: il tutto messo in modo che possa facilmente trasformarsi dall'una all'altra presenza. Finchè è truccato non dovrà essere riconoscibile e, parlando, egli farà solo i gesti, che la voce - grave - maestosa - verrà di dentro
PANTUL
Levati, Re Altidor!
RE ALTIDOR
(ridendo)
Chi si ridesta?
(si leva)
Che veggio?
Checsaia il gran sacerdote ...
PANTUL
Si, son io, messo del cielo
per dar tregua al periglio
a chi ne segua
l'eterne leggi docilmente, o figlio
(ARIA)
Da nuova Circe che ti incatena
venni a redimerti, fuggi con me.
Di lei la preda - che si ti infrena -
sarai, se resti - fuggi con me.
(DUETTO)
PANTUL
Vedi vedi queste rupi
queste fiere questi rovi
son sue vittime
le trovi
qui dovunque intorno a te.
ALTIDOR
Di Checsaia voce amata
caro suono caro volto
Come creder quel che ascolto
poichè vero esser non può.
PANTUL
Furon essi umane genti
fino a che l'ingorda maga
Non mai sazia non mai paga
in tal forma li mutò
ALTIDOR
Ah, mia sposa, indegna maga
non può crederti il cuor mio
circondatemi d'oblio
ch'io non reggo a tal dolor!
VOCE DI DENTRO
Re Altidor! Re Altidor!
(Appare, dal lato contrario a quello donde è apparso Pantul e con lo stesso procedimento il visir Togul, in figura di Atalamuc, padre di Altidor.)
ALTIDOR
Ah padre! Padre mio! ma come e quando
veniste a queste prode desolate?
GRUL
Indietro!Di tuo padre
Ora non son che l'ombra
Scostati! Sgombra!
ALTIDOR
Ah! morto il caro caro padre mio!
(ARIA)
TOGRUL
Di nuova Circe, che qui t'infrena
Lascia l'ignobile dura catena
Del padre l'ombra
che par persona
or ti perdona
fuggi con me.
(DUETTO)
ALTIDOR
Ah che figlio maledetto
io vi son, padre diletto
Non son degno di perdono!
Negar fede a voi non so.
TOGRUL
Fuggi fuggi l'aborrito
loco infame, triste sito
o ti chiude in pietra in fiera
la sorciera in suo poter
ALTIDOR
Ah mia sposa, indegna maga
dè pur crederti il cuor mio.
Circondatemi d'oblio
nulla voglio ricordar!
(TERZETTO)
TOGRUL
Figlio amato, or ti ravviso,
la tua mano alfin mi porgi
su, ridestati, risorgi,
fuggi presto via con me!
PANTUL
Ti ravviso in tua sapienza
Ti proreggo in in tua certezza
Dall'insana sua carezza
Fuggi presto via con me!
ALTIDOR
Si, porgetemi la mano
Non più cieco non più insano
seguirò la vostra tenacia
fuggirò lungi da qui.
(I due gli danno la mano e subito riprendono l'aspetto naturale)
RE ALTIDORO
Arti d'inferno! Strane larve! Perfide
visioni e fantasmi! Via da me!
Via da me! Via da me!
(Li insegue così gridando colla scimitarra. Pantul e Togrul fuggono via.
Torna indietro e rimane meditando col capo trale mani.)
Apparenze! Illusioni! Larve! Fantasmi!
A chi credere devo? E quale è cosa
vera? Qui resterò
Cespuglio o pietra ... o fiore ...
Ma che vagheggio io mai! Dolce Miranda!
Miranda!
Mia Miranda!
(Mentre così resta meditabondo e triste, alle sue spalle il deserto si è trasformato in un bel giardino con un castello da un lato.)

QUINTA SCENA

(IL giardino della reggia di Miranda)
Marcia - Miranda appare in mezzo alle sue damigelle - Una freschezza mirabile è nell'aria.
CORO DI DAMIGELLE
Su queste amene spiagge
per questi verdi prati
innamorati spiriti
prendiamo per mano
Tutto è vano
che amor non è.
RE ALTIDOR
Oh qual soave canto mi ristora
l'anima alfine. Ah se pur sogno sei
resta con me, dolcissima visione.
CORO
Tutto è vano
che amor non è!
MIRANDA
(vestita splendidamente come una regina)
Altidoro - caro sposo ...
ALTIDOR
Miranda! E non è un sogno
questo ... E vivo
son io!
MIRANDA
Altidoro caro sposo.
Altidoro mio diletto ...
ALTIDOR
(La abbraccia strettamente)
Ah Miranda! Cara sposa!
Ah Miranda! Mia regina!
MIRANDA
Sposo caro e crudele
che da me pure volevi partire ...
ALTIDORO
Cara, taci! No più non dire.
Con te sempre - con te resterò ...
MIRANDA
Mia certezza!
ALTIDOR
Mia sola ricchezza!
MIRANDA
mai più non allontanarti ...
ALTIDOR
L'arti magiche ... l'arti ...
MIRANDA
Il tuo regno insidiato
io so, e la vita della dolce tua
sorella.
O amato, io sola ti sarò cagion di lutti
Che così vuole il destino
E ancor dovrai soffrire
più che già non soffristi ...
Giorni più tristi
Ancora ... E tu sarai
forte e costante assai?
ALTIDOR
Fino alla morte!
MIRANDA
Se vedrai
cose atroci, nefande,
orride più che umano
cuor non comporti, mai
non devi maledirmi!
ALTIDOR
Prima con questa mano
il petto voglio aprirmi
MIRANDA
Oh fosse ben sicuro
quello che affermi!
ALTIDOR
Si, sul mio capo, e per il cielo lo giuro!
MIRANDA
no! No!
(pallidissima)
No! Non giurare, no!
ALTIDOR
Si, sul mio capo e per il ciel lo giuro ...
(DUETTO)
MIRANDA
(agitatissima)
Ah! il fatale giuramento
Altidor - compie la morte
ALTIDOR
Per la vita e per la morte
Mai scordarlonon potò
MIRANDA
Fido sol nel tuo coraggio
Nel tuo amore in gran costanza
ALTIDOR
Mi darà forza e speranza
il lottar solo per te.
(entra Farzana)
FARZANA
O mia signora, il popolo, in memoria
del padre vostro che amò tanto in vita
a gran voce v'acclama
Regina
VOCI
Nostra regina!
Mianda!
ALTIDOR
Regina?
MIRANDA
D'un regno assai più vasto
del tuo, di Téflis, Altidoro. Addio
(piange)
ALTIDOR
Ma i figli nostri?
MIRANDA
Causa
del mio pianto, Altidoro. Li vedrai
domani prima che il sole discenda
all'occaso ... O tu fossi
cieco pittosto ... Addio ...
ALTIDOR
Cieco? Cieco? Che vuol dire? Come
dicesti - cieco? Ah parla! Parla!
Ah, che pel cielo ti
scongiuro - parla!
(Vorrebbe seguirla ma, tacitamente, tutto scompare)
(si sente ancora nell'aria il canto)
CORO
(interno)
Per questi verdi prati,
su queste amene rive ...
(sempre più lontano)
Tutto è vano che amor non è ...
MIRANDA
Fido sol nel tuo coraggio
Del tuo amor nella costanza
CORO
(quasi spento)
Tutto è vano
che amor non è!
ALTIDOR
Mi sarà forza e speranza
Il lottar solo per te
(Il tutto è scomparso. Resta, nel deserto, solo, Re Altidor.)
Miranda! Figlia d'uom mortale ... Or! come?
E Regina ... E i miei figli! ... O me misero o me
misero! ... O mia Miranda! Miranda! Miranda1

ATTO SECONDO

PRIMA SCENA

Il deserto come nell'atto primo - Le montagne che erano a sinistra sono passate a destra.
Una gra rupre più vicina mostra in modo chiarissimo che è avvenuto lo spostamento.

All'alzarsi della tela sono in mezzo alla scena Albrigor e Alditruf.

ALDITRUF
Questa volta, mi pare
ho sentito la terra traballare
ALBRIGOR
Quando?
ALDITRUF
Stanotte. Un terremoto
violento
e un vasto uragano,
ALBRIGOR
Sei sano o sei svanito?
ALDITRUF
Io no.
ALBRIGOR
Va pur là va pur giulivo
che da qualche giorno in qua
è mutato il trattamento
ALDITRUF
Positivo!
ALBRIGOR
Ottimi cibi!
ALDITRUF
E vini ottimi e squisiti!
ALBRIGOR
Ottimo non far nulla
ALDITRUF
Manca, a finir la festa
qualche bella fanciulla
soltanto ...
ALBRIGOR
Or che ti salta in testa?
Guarda un po' Re Altidor com'è disfatto!
A DUE
In verità - si sta - proprio d'incanto!
e canti ...
e canto ...
ALDITRUF
Anche se in un paese un po' incantato
ALBRIGOR
Lontan dall'abitato
ALDITRUF
E dalla terra che ti ha generato
A DUE
Non farci caso tu - se pur di Belzebù
la mensa è dono cha da lui ci viene
sta saldo
saldo!
la patria è dove si mangia bene!
ALBRIGOR
E se anche terremoti ...
ALDITRUF
... e grandi altri succedono prodigi ...
ALBRIGOR
Qui farei volentieri
le rughe al viso.
ALDITRUF
... ed i capelli grigi ...
A DUE
In verità - d'incanto - qui si sta
Trallallallerallillà!
Trallallerillallà!
(Accennano a un balletto - Ma sono interrotti dalla entrata di Pantul e di Tartagil sgomenti e spaventati, entrano, facendo prima capolino, uno da destra e l'altro da sinistra.)
TARTAGIL
Ohimè!
ALBRIGOR E ALDITRUF
Che c'è?
TARTAGIL
Ohimè!
ALBRIGOR E ALDITRUF
Che mai?
TARTAGIL E PANTUL
Sempre guai! Guai! Guai!
(a battute alternate)
Un terremoto
inenarrabile
Tutto agitarsi ...
Scompaginarsi ...
scombiccherarsi
e mescolarsi
cielo e terra
traballando
ribaltando
risconvolti
ritravolti
A DUE
su e giu!
Ahi! Ahi! Ahi! Ahi!
sempe guai! guai! guai!
(Il panico si attacca anche agli altri due sebbene non vogliano farne mostra.)
ALBRIGOR
Non mi sento più sicura - la carcassa ...
ALDITRUF
Oh Dio! - c'è da aver paura ... forse ... forse ...
TARTAGIL
Tutto a un tratto - sento un vento
violento - e rimango esterefatto ...
PANTUL
Metto fuori dal balcone - una mano e la ritraggo
Vedi un po'
(mostra la manica)
così sudicia d'inchiostro ...
TUTTI
Come non meravigliarsi
PANTUL
Tutta la notte senti lamentarsi
la civetta
TARTAGIL
... a singhiozzare
PANTUL E TARTAGIL
Kikkabàu ...
PANTUL
Così ululare ...
PANTUL E TARAGIL
Ahu ... àhu ... àhu ...
)si guardano in viso tutti e quattro sbigottit)
TUTTI E QUATTRO
Kikkabàu!
Fuggi fuggi! Scappa in fretta
Kikkabàu!
Quando canta la civetta
Kikkabàu!
La civetta canta a sera messaggera della Morte
Kikkabàu!
(Pausa - Restano un poco in ascolto e si calmano)
TARTAGIL
Vedi vedi come rosso-sanguigno in vista
sorge il sole ...
PANTUL
Vita grama, vita trista ...
ALBRIGOR
Vedi un po' quella montagna - ieri era là
ALDITRUF
Oggi è di qua ... E quegli stecchi - nati stanotte
PANTUL
Già secchi secchi. E la civetta
TARTAGIL
vi canta su ...
TUTTI
(spaventatissimi)
Fuggi fuggi salvati in fretta
Quando canta la civetta
Kikkabàu!
Scappa scappa - fuggi via - fatti forese
il paese
è troppo incerto ...
CORO DELLE NUTRICI
(dietro la scena)
Notte e giorno - notte e giorno si va per il deserto
muto
hai veduto
il Re?
(tutti si fermano in ascolto)
VOCE SOLA DELLA CORIFEA
Hai veduto
il Re?
PANTUL
Ma - direi che può tardare - poco ad arrivare
Favorisca! Favorisca
GLI ALTRI TRE
- Che s'impiccia?
- Che s'immischia?
- Ti par terra da fidarsi? E se poi
sono spiriti dannati?
PANTUL
Meglio male accompagnati che star soli
qui, da noi ...
I TRE
- lascia andare - credi a me
- Sarà meglio. Guarda! - Guarda!
- c'è ... - Chi c'è? ... Non vedi?
il Re!

SECONDA SCENA

Entrano Re Altidor e Togrul - Poi - il coro delle nutrici

CORO DELLE NUTRICI
(interno)
Notte e giorno sempre in volta per la strada sileziosa
per portare al nostro Re
un messaggio della sua sposa
Miranda
RE ALTIDOR
O grato nome - e quali
voci amiche per l'aere - o dolci canti! ...
TOGRUL
Credo che la salvezza, Maestà
sia lontan da questi incanti.
RE ALTIDOR
Ha promesso di soffrire
Re Altidoro e soffrirà!
Ho giurato. Qui resterò ...
TOGRUL
Nostro destino ingrato!
TUTTI E CINQUE
la salvezza è fuor di qua.
LE NUTRICI
(entrando)
E notte e giorno e giorno e notte si va
per il desero muto
il Re, l'hai tu ...
RE ALTIDOR
Chi vi spinge, fanciulle, per il deserto ardente
in cerca del più dolente
re della terra?
LA CORIFEA
Geonce l'Indovino
I QUETTRO
E' dei nostri!
RE ALTIDOR
Per quali novelle?
CORIFEA
Dei figli - tuoi.
RE ALTIDOR
E dove - son essi?
CORIFEA
Con la madre
RE ALTIDOR
Ma dove? Come? Lungi o qui
vicino? Parla! Parla! in nome del cielo!
I QUATTRO
- Si comincia a ragionare
- buon principio
- l'opra
- dà!
CORIFEA
In gran palagio luminoso e vasto
sonoro
di mille strumenti tra il fasto
dell'oro - Miranda
sta
regina incoronata
lontano lontano
o nostra sovrana
(Il coro ripete i due ultimi versi)
I QUATTRO
- Che si sta - qui ad aspettare?
- là è sicuro - il desinare ...
RE ALTIDOR
Senza esitare
tutto narra il vero ...
CORIFEA
Ma sospirosa la bella Miranda
Abbracciava i suoi figli piangendo
e gli stringeva gemendo
forte al suo seno.
(Il coro ripete i due ultimi versi)
I QUATTRO
La cosa - cambia - d'aspetto - assai ...
RE ALTIDOR
E quali parole diceva la madre l'hai
tu sentito?
CORIFEA
Oh non vi avessi mai
- diceva così - partorito.
RE ALTIDOR
E poi?
CORIFEA
Poi una forza ignota ci spinse per il deserto muto
TUTTO IL CORO
Ora ho veduto - il Re.
RE ALTIDOR
Ah che non v'è mortale - più dalla sorte battuto di me!

QUINTETTO E CORO
CORO
Più non dico e giò torno - sii forte -
fino alla morte
inclito Re.
IL RE
Non mi dire più nulla - son forte
ho accettato la sorte
qui resterò
I QUATTRO
Su, coraggio - siate uomini, poi,
anche noi - non lasciamo
il nostro Re,
TOGRUL
Tutte magiche arti! - non certo
questo deserto, d'inferno
un punto è.
(Tderremoto terribilissimo che li lascia tutti sbigottiti ed esterefatti.)

TERZA SCENA

(Sulla rupe che ha cambiato posto, appaiono Miranda e i suoi figlioletti.)

I QUATTRO
Eccoli! - Eccoli!
Miranda e i figli - suoi!
(con un grido di gioia)
Miranda!
Figli miei cari!
MIRANDA
Non apprestarti, amato -
Non apprestarti!
(DUETTO E CORO)
ALTIDOR
O mia Miranda, o cara
o figli miei diletti
qua i puri e dolci affetti
mi risvegliate in cuor!
MIRANDA
Non apprestarti, o caro
farti dovrei di smalto
sostieni il fiero assalto
e non mi maledir!
CORO
Vedi qual dolce immagine
Miranda e i figlioletti
che puri e dolci affetti
ci ridestate in cuor!
ALTIDOR
O mia Miranda - o cari
pur vi riveggo alfin!
MIRANDA
Sostieni il fiero assalto
e non mi maledir!
Mie genti - a me!
(Appaiono i soldati di Miranda a piè della rupe)
CORO
Che mai pensi? Che farai?
MIRANDA
Quel c'è scritto nel destino.
A me!

(Una voragine di fuoco circonda la rupe. Prima che la fiamma divampi i soldati si sono arrampicati su, fino a disporsi al fianco di Miranda)
TUTTI
Che scorgo - che veggo - con queste - pupille?
Quai tristi bagliori? Vapori - Faville -
Qual fiamma vorace così divampo?
(ARIA DI MIRANDA)
MIRANDA
O figli di mie viscere - o cari pargoletti
o figli miei diletti ...
Ah mi si spezza il cuore dentro al petto!
Qui, qui sul seno della vostra mamma!
Ancora una carezza
Ancora un bacio ... ancora! ...
Ahimè la fiamma orrenda
Sorte tremenda - io manco ... io manco ...
Ahimè!
(con forza)
Ma quel che è scritto pu s'adempia
A me!

(I soldati sollevano i fanciulletti - pronti a gettari nel fuoco)
TUTTI
Ferma! Ferma!
Empia - t'arresta!
Questa - infamia
Non vorrai
tu!
ALTIDOR
Ah non ti maledico - ma saprò
trarre dall'empie mani i figli miei ...
I QUATTRO
Esser - lontano - da qui - vorrei ...

(Re Altidor si slancia e resta di smalto)
RE ALTIDOR
Arti d'inferno! Io sono qui impietrito!

(Togrul si slancia e resta di smalto)
TOGRUL
Arti d'inferno! Io sono qui impietrito!
I QUATTRO
Andare? Restare? Che meglio - sarà?

(Non si muovono - gli sgherri buttano i fancielletti nel fuoco)
TUTTI
Orrore! Orrore! Orrore!
ALTIDOR
Empia sei tu. Si, tu sei senza viscere mamma
tu scellerata, tu cruda
E non dovrò maledirti: si chiude
questa mia bocca - che troppo è il dolor.
TUTTI
Orrore! Orrore! Orror!
MIRANDA
Empia non sono se pur così diedi alla fiamma
i pargoletti miei figli
Non sono io no senza viscere mamma
se il mio destino così comandò.
Sta saldo mio sposo Altidor.
TUTTI
Orrore! Orrore! Orror!
Ah madre iniqua non sei, no no tu non sei mamma
tu senza viscere, tu
empia che desti i tuoi figli alla fiamma cisì
Orrore! Orrore! Orror!
(Si prostrano sbigottiti, la visione di Miranda dilegua, tutti resta prostrati a terra.)
RE ALTIDOR
Me stesso maledico - me
stesso maledico - non te
maledico - non te.

QUARTA SCENA

Grande sala nella reggia di Téflis. - Coro di sacerdoti e di guerrieri. Canzade, dama di Armilla, vestita da amazzone con lancia e scudo fra una schiera di altre amazzoni.

CANZADE EAMAZZONI
(alzando le armi e gli scudi)
Viva Téflis!
CORIFEO
Viva! Che nuove porti o valorosa Canzade -
dalla porta d'occidente?
CANZADE
Buone. Vincemmo. E tu, dall'oriente?
CORIFEO
Buone. Vincemmo,
TUTTI
Viva Téflis. Sbaragliata
fu l'armata - travolgemmo
mille e mille e mille
Tartati
al Tartato
CANZADE
Poi mi impose di precederla alla reggia
Armilla la invincibile sorella
di re Altidor.
CORO
(mormorazione)
Re smemorato - se pur fosse lecito
dire così d'un Re - Ma silenzio
Silenzio!
Ecco Armilla la prode che giunge
Ecco - è già qui.

Entra Armilla con grande schira di guerrieri e di amazzoni tutti coperti di polvere gloriosa.

(CANZONE DI GUERRA)
ARMILLA E I SUOI
Téflis! Téflis! Sorgi in battaglia
contro l'ira e la zagaglia
tartaresca
per che cresca in petto il cuor
al tuo difensor
TUTTI
Téflis! Sempre a te gloria e onor
CORIFEO
Che accadde? Che accadde? Su - narra all'istante ...
ARMILLA
Dei tartari il capo - Morgone il gigante
cercai nel cuore di sua tribù
non più
da lontano del perfido in traccia
ma lì, a faccia a faccia
così ...
CORO
Che avvenne? Che fu?
ARMILLA
I colpi doppiammo - la mazza ferrata
rotava terribile - la spada affilata
io contro lui.
Di sangue di strage bolliva il terreno
un colpo gli aggiusto. Vien meno. Vacilla. Si prostra.
CORO
Armilla nostra! Viva! Armilla nostra!
ARMILLA
Già sono afferrata da mille e mille braccia
Morgante si scopre la faccia - pallida -
"Questa donna ..."
CORO
Che? Che?
ARMILLA
"Lasciate" - egli dice - "m'è sacra
Chè il suo bel sembiante
il cuore nel petto mi fè trepidante
TUTTI
Armilla, di Togrul la sposa sei tu
ARMILLA
La sposa di Togrul - gli grido - son io!
Inforco il destriero - "Re barbaro addio!"
raggiungo la reggia son qui.
Io sono ora il premio dell'aspra battaglia
più fitta l'orrenda ciurmaglia
s'aduna alle mura della città
più cruda e serrata la lotta si fa.
TUTTI
Viva Armilla! Téflis viva! Téflis, viva! - vincerà!

BALLO - ORCHESTRA - CORO

Entrano le truppe di Re Morgante - danza guerresca tra loro e le truppe di Armilla.

CORO
Téflis! Tèflis! Sorgi in battaglia acc.
ARMILLA
Di Togrul visire io sono sposa
e pria d'esser tratta da quell'inumano
in sua potestà
di sua propria mano
la morte Armilla si dà.
TUTTI
Téflis! Téflis! Sorgi in battaglia ecc.
Poi la scena si fa buia, si sente ancora il frastuono della battaglia che si allontana e l'ultimo grido:
Téflis! Téflis!
Quando si rifà la luce appaiono in scena Canzade e Armilla

QUINTA SCENA
CORO
Viva Téflis! Libertà!
Téflis! Gloria ai difensor! Viva! Viva!
ARMILLA
Dolce grido di vittoria - caro al cuor dei difensor
Téflis! Téflis!
TUTTI
Téflis! Téflis! Vittoria! Vittoria!
UN MESSO
(trafelato)
Giungo dalle quattro porte. Viva Téflis!
CANZADE
Viva! Che nuove?
IL MESSO
Il nemico è sotto le porte! - Domani, la morte!
ARMILLA, CANZADE E CORO
Morte al tartaro invasor!
Viva Téflis! Principessa ...
ARMILLA
Anche tu si triste in volto
che nuove porti?
IL MESSO
Abbiamo raccolto
mille di Téflis cittadini morti
per fame il volto scarno
ma sarà indarno
ARMILLA
E Badur?
IL MESSO
Non giunse ancora ...
TUTTI
Ahi sventura! Ahi mala sorte!
ARMILLA - CALZADE - CORO
ARMILLA E CALZADE
Quale in ciel funesta aurora
per noi miseri spuntò.
Quanto pianto e quanti ancora
sopportar lutti dovrò?
TUTTI
Téflis nostra dilettissima
quanto pianto per te ancor!
Téflis mia bella e misera
Téflis mia si cara e splendida.
ARMILLA
Téflis sia per cui combattere
era gloria e grande amor
TUUTI
Téflis nostra e dilettissima
quanto pianto per te ancor.

Entano Altidoe e Togrul
ALTIDOR
Armilla! Cara dolce sorella!
ARMILLA
Oh quanto tardasti qui a giungere!
TOGRUL
O patria, e mia sposa carissima!
CANZADE
Patria e sposa in pericolo sta
TOGRUL E ALTIDOR
Che? la città ...?
Il nostro stato? ...
CANZADE E ARMILLA
Perduti. Il popolo muore affamato.
CORO
(Mormorazione)
Altidor! Altidor!
Perchè abbandonasti il popol tuo?
ALTIDOR
(disperato)
O me misero! Perduto - ho il mio popolo così.
TOGRUL
Pur vi direi Maestà - via lontan da quella maga
ALTIDOR
Taci! Taci!
TOGRUL
Più non dico.
ALTIDOR
Ah me stesso maledico - sposa ingrata, ma non te!
TUTTI
Altidor! Altidor!
Perchè abbandonasti il popol tuo?

Entra un Badur trafelato e polveroso
IL MESSO
(IL Re! Io tremo) Sire ...
ARMILLA E CANZADE
Le vettovaglie?
BADUR
Tutto perduto - con furibonda
foga distrutto - gettato nell'onda
da gente perversa. E la comanda
TUTTI
Chi? Chi?
BADUR
La nostra Regina.
TUTTI
Miranda!
ALTIDOR
Cielo! La sposa mia!
ARMILLA
(rossa di sdegno)
Tanto osò la magalda - e tua sposa
chiami ancor questa maga bugiarda?
CANZADE
Che ci irride e ci insulta beffarda?
E le forza
ARMILLA
ci spezza e ci insidia
il regno?
(Lo stringono dappresso)
ALTIDOR
Non più! Non più! Mi piange il cuore
lagrime di sangue
(si leva con ira terribile nella maledizione)
Maga infame, maga indegna,
maledetto il punto in cui ti vidi!
Ti maledico, infernal femmina!
Ti maledico, scellerata strega!
Ti maledico, iniqua incantatrice
(Estrae lo spadone dalla grande elsa)
TUTTI E CORO
Agli spalti! Agli spalti! Agli spalti! Agli spalti!
Agli spalti! Viva Téflis! Viva il Re!

Balenio fitto di lampi e fulmini con grandissimo terremoto. Terrore generale

SESTA SCENA

Appare Miranda, silenzio profondo di stupore

MIRANDA
Sventura a noi, diletto sposo: il tuo
giuramento tradisti
ALTIDOR
Rendimi i figli!
MIRANDA
Oh quanto amaro pianto
su noi! Oh Dio,
dammi tu forza!
TOGRUL
Questa è la maga
BADUR
E' questa colei che ci assalì
ARMILLA
Il tuo popolo!
CANZADE
Il regno!
ALTIDOR
I figli ... I figli miei ...
(disperato e veemente)
Rendimi i figli, maledetta strega
rendimi il regno - rendimi la vita
del padre mio. Di te, dell'aborrita
tua vista ch'io non sappia nulla più!
MIRANDA
O me infelice son da te tradita
per nuovo sangue tutte ardon le vene
Ahimè - ecco mi tiene
già orrenda forma - odimi o sposo
(comincia in lei lo stupore della metamorfosi)
TUTTI
Udite! Guardate! Che avviene?
(ARIA DI MIRANDA)
MIRANDA
Fata immortale - per te lascia
i regni eterni per esser tua, per teco morir -
per seguirti dopo morte ancor - Ma irato il Re
Demogorgone: - "Mortal sarai"
- impose - "se degno di te non sarà il
tuo sposo"
Egli le gravi imprese e il giuramento
solo impose a provar la tua costanza
Ma spergiuro fosti - ed ora ne avanza
questo castigo e questo orror.
CORO
Orrore!
MIRANDA
Vedimi, sposo - vedimi - ahimè!
ALTIDOR
O cara, o cara sposa,
Ah, ch'io muoia qui, subito!
MIRANDA
Pure - mio sposo - ancora
se vuoi, se mai, se tenti
ti è concesso di vincer gli eventi
altro dirti non posso
ALTIDOR
Ahi non resisto
MIRANDA
Odimi ancora - avrai
regno felice - il regno
chìio ti salvai da questo traditore
chè tutte avvelenate
eran le vettovaglie
(Badur è incatenato, movimento)
CORO
A morte! A morte!
ALTIDOR
Ahi - sposa cara - cara mia Miranda
A che vivo?
MIRANDA
I tuoi figli
Ecco, ti rendo, salvi - Anche le fiamme
eran ssolo una prova che ci impose
Demogorgone: Ah giungono. Non voglio
che mi vedano, orribile - Che prima
io sia lontana - via
pel mio sentiero - Addio.
ALTIDOR
(piangendo)
Se di te chideranno?
MIRANDA
Direte in nome mio
Cosa non vera più bella del vero ...
Addio. Addio

(viene buio)

(Miranda, fatta serpente, stricia via e scompare. Si sente la sua voce)

(LAMENTO)

Quintetto e doppio coro
VOCE DI MIRANDA E ALTIDOR
Poveri figli miei
O figli o figli senza mamma. Ahimè!
O re tanto infelice
della tua sposa tu vedovo, Ahimè!
CORO
- Vedi? Si oscura il sole
Più grande orror non fu mai su questa terra - Ahimè!
ARMILLA E CANZADE
Madre infelice - Madre
senza colpa. Ahimè!
CORO DI NUTRICI
(di fuori)
O Miranda! Miranda!
Ecco i tuoi figli riportiamo a te.
TUTTI
Vene e polsi, sempre
tremeran di terrore. Ahimè!

(torna la luce)
LE NUTRICI
(entrano, coi due bambini, serenissimamente)
Sire, nostro sire, questi pargoletti
in allegrezza portiamo
gioia il duol per te si fa.
ma perchè tanta tristezza
ti piega al suolo la fronte
e sul ciglio il pianto è già?
TUTTI
Ahi - L'amara verità!
LE NUTRICI
Li trovammo addormentati per aiole
di viole
ALTIDOR
Bedredino! Mirtillina!
(scoppia in pianto)
TUTTI
Piange il Re.
(Sospensione - Togrul si avvicina ai bambini, li prende per mano)
TOGRUL
(soavissimo)
O pargoli cari.
La mamma in un nembo di fiori è partita. Ritornerà.
ARMILLA E GANZADE
La mamma in un nembo di fiori
fino al mare -
TUTTI
La mamma in un nembo di viole
Fino al sole - deve arrivare
ARMILLA E GANZADE
(Alternativamente ai due bambini)
Per domandare
occhi di sole - raggi di sole - vita di sole
per Bedredino - per Mirtillina.
(si avvia e tutti lo seguono)
TOGRUL
La mamma cara su un nembo di viole
ai suoi bambini - di qua dai monti
- prima che il sole tramonti - di qua dal mare
ritornerà.

(Uscendo coi bambini. Ripetono le parole di Togrul e sfilano davanti al re che resta pieno di tristezza e di dolore in mezzo alla scena - solo - diritto - col capo appoggiato alla grande elsa della grande spada.)

ATTO TERZO

PRIMA SCENA

Siparo calato - Oscurità impenetrabile

LA VOCE DI MIRANDA
Vaghe stelle dell'Orsa, tra solingo
astri del cielo in corsa
eterna
cuore dell'uom ramingo alla ventura;
fallace raggio della spenta luna;
acque serene delle fonti,
chiare acque, miti arene,
vette dei monti,
arcane solitudini del mare -
mirate or me!
CORO
Miranda raffrena
il pianto - la tua pena
invano esser non può.
LA VOCE DI MIRANDA
Spiriti della notte
silenzio
divino della valle - genti umane -
mirate or me - vedete la mia sorte -
se miseria fu mai desolata -
sulla terra -
nè più spietata guerra - chè ristoro nè portò
nè rifugio non trova il mio dolore
non per più colpa che di saldo amore.
CORO
Miranda, raffrena
il pianto: da morte
ti salva la tua buona sorte.
LA VOCE DI MIRANDA
Inorridite, genti umane; questa
questa orribile forma io prendo
per orrendo prodigio a me nemico.
CORO
Da morte ti salva - Miranda - la tua buona sorte.
LA VOCE DI MIRANDA
Vedete or me - malviva
in questa spoglia spaventosamente
mia per tanti anni - ahimè!
CORO
Tanto volger d'affanni, Miranda,
senza cagion non è un buon destino
della tua vita amara
dolce sul cielo il premio già prepara.
(Breve pausa)
LA VOCE DI MIRANDA
Vaghe stelle dell'Orsa, atra solingo,
astri del cielo in corsa
eterna;
cuore dell'uom ramingo
acque serene delle fonti,
chiare acque, miti arene;
culmini dei monti,
arcane solitudini del mare:
mirate se fu mai
più desolata miseria
nè più acerbo dolore
- sposo mio, figli miei, o vite care!
non per più colpa che di saldo amore.
CORO
Miranda, il tuo pianto raffrena
da morte ti salva la tua buona sorte
la tua pena
senza alta cagione non è:
il tuo buon destino, Miranda,
per questa vita amara -
dolce nel cielo il premio
già prepara
per te.

Scena seconda

Sipario - Reggia di Teflis
Coro - Canzade - Armilla - poi Pantul e Tartagil - poi Altidoro, poi Farzan

CORO DEL POPOLO DI FUORI CHE SI AVVICINA
Popolo!
Sorge in cielo l'alba della dolce libertà!
Popolo! Gloria al Re che liberi ci fa!
Popolo! Popolo! Popolo!
Libertà! Libertà! Libertà!

(Entrano Armilla e Canzade)
ARMILLA
Guarda, Canzade valorosa com'è fulgida l'aria
e come è bello
il nostro cielo.
CANZADE
Il popolo felice grida la sua vittoria
ARMILLA
E acclama ...
POPOLO
(Sempre da fuori)
Libertà! Gran Re Altidoro!
ARMILLA
Re valoroso! Altidoro fratel mio da solo
Morgone il gigante atterrò.
CANZADE
Togrul, valente sposo lasciami pure lodare.
Da prode al mio fianco pugnò:
ARMILLA E CANZADE
Buona stirpe di valore
saldo braccio di guerriero
buon acciar fermo pensiero
ma più invitto il fiero cuore
sempre di Teflis il difensore
saldo in campo sta.

(Entra Pantul con Tartagil, seguiti dal popolo)
PANTUL E TARTAGIL
(Entrando, ad una voce col popolo)
Via Teflis! LIbertà! Libertà! Libertà!
TUTTI
Libertà!
PANTUL
Ah, che non posso credere ai miei occhi!
TARTAGIL
Per la gioia mi mancano i ginocchi!
TUTTI
Teflis libera! libera!
QUARTETTO
Felice Tefis
Il popolo festante
di tante pene di tante sciagure
nè ricordo nè angoscia più non ha:
TUTTI
Gloria! Gloria! Libertà!
QUARTETTO
Re Altidoro invincibile impavido
con senno e con valore
sgominò l'invasore;
gloria sia eterna - gloria e onore - a Re Altidor!
TUTTI (Col CORO)
Gloria - Gloria - Gloria a Re Altidor!

(Entra Re Altidoro tristissimo ed irato)
ALTIDORO
Via da me! Tutti! Tutti!
Via da me!
(Tutti indietreggiano sbigottiti)
ALTIDORO
(sprezzante)
Mai non saprete dunque che acclamare
gridare
gracidare?
Questi è dunque il gran Re vittorioso
glorioso
valoroso?
(triste e accorato, quasi dolce)
Questo pianto non vedete
Questa pena che m'accora
e le guance mi scolora
chè la morte in cor mi sta
Questocor non conoscete
Che si strugge ad ora ad ora
nè mai nulla lo ristora
chè la morte in cor mi sta.

(entra impetuosamente Farzana)
FARZANA
Sire!
altidoro
(illuminandosi tutto)
La fida compagna della mia
Sposa Miranda
non sei tu?
FARZANA
Io sono. A te mi manda ...
ALTIDORO
Dove, dove?
Dov'è la mia sposa - o cara?
FARZANA
Su un alta rupe del Caucaso
ma ben nota ...
Volentier caro a morte; a che tardare!
(sorride ambigua)
Pensa prima, Re Altidoro
se ti basti a tanto il cuore.
ALTIDORO
Che mai parli? Più non mi offendi!
Ben venga la morte bramata!
FARZANA
(sorridendo)
La mano porgimi;
La via ti insegnerò.
TUTTI
(sottovoce)
Altidoro, sire,
da costei - magalda - che ti fa guerra;
guardati! guardati!
ALTIDORO
Donna o maga,
la mano è questa;
io teco sono.
TUTTI
Guardati! guardati!
SARZANA
Vieni, andiamo!
ALTIDORO
Ovunque ti seguo.
(escono concitati)
CORO
(eccitatissimo)
Su. Corriamo. Il re invitto è in pericolo.
Addoppia l'ardir!
Popolo!
Su. Corriam! colle braccia e coi petti a difendere il Re.
(campane a stormo)
Popolo popolo
Popolo popolo
sorte orrenda
sorte orrenda
si difenda - si difenda
il Re! il Re!
Su, corriamo, corriamo, corriamo a difendere il Re;
Su, corriamo, corriamo, corriamo a salvare il gran Re!
(Tutti escono colle spade tratte, mentre le campane matellano)

(Sipario provvisorio)
(INTERLUDIO)

(Tamburi in lontananza col ritmo-Tuono ad intervalli voci lontane con altoparlanti)
CORO LONTANO CHE SI AVVICINA
Al Re Altidoro, al gran Re
Altidoro - al re valoroso
vittoria!
gloria al re vittorioso
gloria!
(DUETTO DEGLI ALTOPARLANTI)
CORO
(da lontanissimo sempre più vicino)
A Re Altidoro al gran Re Altidoro - al re valoroso -
vittoria - al re vittorioso gloria! gloria!
DEMOGORGONE
Chi m'attraversa il cammino?
GEONCA
Non adirartiDemogorgone. Sono io.
DEMOGORGONE
Ancor ne insegni Geonca indovino per l'aspra rupe?
La grave collera ardisci tentar di un dio?
GEONCA
Male adopri un potere divino Demogorgone - è vano:
qui m'è forza restare.
DEMOGORGONE
Mai non s'ammorza la tua
superbia? ma se la vita aver brami la via
sgombrami, orsù.
GEONCA
Caro Altidoro il Monarca m'è più
che a te Miranda per il tuo regno non sia.
Qui resterò.
DEMOGORGONE
Insano e che speri?
GEONCA
Dischiuder quell'arca.
DEMOGORGONE
Inutile impresa.
GEONCA
Pietà si conforta.
DEMOGORGONE
Non giova.
GEONCA
La prova - tentare saprò.
DERMOGORGONE
Sfidarmi così dunque?
GEONCA
Se questa è la morte ...
DEMOGORGONE
Tu sfidi la morte!
GEONCA
Lo so.
DEMOGORGONE
Orsù dunque ti appresta al cimento.
GEONCA
Non pavento.
A DUE
Piegarti saprò!

TERZA SCENA

(Si alza il sipario - Contrafforte dello sprone dove fu catenato Prometeo - ma un po' più basso. Tutto è cinto di tenebre. Mormoreggiamento che fanno il vento e il "riso innumerevole dell'onde" - talvolta è come frullo d'alito l'altra come un salmodiar lontanissimo. Aspro odor di salsedine è nell'aria. Nel buio s' e no balugina un profilo di roccie montane e, da un lato, più chiaro, quello di un sepolcro di marmo bianco, di forma nuova e inusitata, come ha da essere il sepolcro di un serpente. Svolgendosi la scena, il buio della notte sarà vinto e poco a poco dall'albore dell'alba, e poi dal chiarore dell'aurora benchè si leverà a suo tempo e secondo le indicazioni il sole)

CORO DI POPOLO
(sempre più vicino)
Al re Altidoro - al gran Re
Altidoro - al Re valoroso
vittoria
Gloria al Re vittorioso
gloria!

Si è fatto giorno. Il sepolcro, nel suo angolo, biancheggia in pieno. Si scorgono ora, a fronta, due vasti altipiani tra le rupi. Su quello di destra si svolgerà la lotta del Re coi mostri.. Su quello di sinistra, al quale viene a finire la via delle valli, prenderanno posto Canzade, Armilla, Togrul, Tartagil, Pantul, tutti i personaggi e il popolo che, a mano a mano si fa sempre più numeroso e turbolento. Più dei Senesi al campo di mezz'agosto. Vicino al sepolcro si scorge una colonna cui sta appeso un gong o timpano. Vicino al timpano o a terra un pesante battaglio di bronzo. Tra il sepolcro e la colonna tre grandi fornici: quello del Gigante Giaromiro - quello del Liocorno e quello del Toro Ignivomo.)
(Ricordarsi bene che, nonostante il terribile apparato c'è nell'aria una giocondità curiosa come quella delle partite internazionali di Football o palla al calcio. Entra, prima, Farzana conducendo per mano Altidoro chiuso nella sua armatura delle grandi mobilitazioni: morione, scudo ferrato puntuto irtuto abbacinante: lancia spada pugnaletto pugnale e misericordia; sul morione tre piume; una bianca (ossia candore) una rossa (ossia ardore) una gialla (ossia gioia di vivere). All'attacatura delle spalle, del gomito, del ginocchio e al tallone, punte aculei e sproni. E' l'eroe. Procurisi al Re Altidoro un cavallo vigoroso e pestante (di legno) da far girare a un pernio come quello della giostra, sicchè si poassano attaccre a un tempo e vittoriosamente i tre mostri. Si resiste a ogni costo alla tentazione di far gettar fuoco oe fiamme dalle narici dei mostri - salvo che al toro ignivomo, che è a vapore.)
(Si resiste sopratutto alla tentazione di portare in scena un cavallo vivo: il cavallo ha da esser di legno dipinto bene.)
ALTIDORO
(entrando)
O quale infausta plaga
tomba deserta - arcano
speco - fatale, orrenda stanza!
FARZANA
(con un sorriso ambiguo)
Meco t'avanza o Re
Chè or mi vacilla invano
il tuo cuore e la tua baldanza.

GRANDE SCENA

(Pausa di stupore - Poi, come un brusio sommesso ma ronzante nell'aria)
POPOLO
O quale
quale voragine qui profondissima separa noi dal nostro Re
VOCI DELLE FATE
Vincere
deve la grande sapienza di Re Demogorgone.
VOCI DEI FOLLETTI
Battici:
vedrai oggi gran battaglia preso su lillallè lillallè!

(Un suono d'oricalco tronca questi pettegolezzi. L'aria si aggrava di un solenne altissimo stupore)
CORO DI TUTTI
Silenzio! Taci! Sta fermo! Vedi già preparati alla pugna
Cielo e terra. Silenzio! Taci! Trattieni il respiro.
(si interrompono)
(Altidoro, a un cenno di Farzana, solleva alto il battaglio)
cielo e terra - che mai avverrà?
ALTIDORO
Così Altidoro la sua vita - dà,
(batte)

(Cielo eroico di color bordò scuro - tra il color del crepuscolo e quello sanguigno: meglio , color di sangue sul fuoco: colore omerico (ororukei d'ouvanothen nux). Il rombo del gong, per vibrazione simpatica si attacca al tamtam in orchestra, e qui si genera un grave tuono che risale fino alla scena e dura per tutta la lotta come un pedale, incubo sonoro che corrisponde al rombo cupo fatto dal sangue alle tempie e attorno al cuore di tutti i presenti, popolo e protagonisti della scena veramente inusitata - mentre la battaglia, a mano a mano si illumina di adeguata luce - non senza solchi rapidi di lampi. In questa luce il combattimento sarà velato di un'atmosfera debitamente innaturale. Meglio, se un po' fitta: combattimento grave, tra il Re a cavallo e i tre mostri, i quali, al rombo del gong, usciranno dalle tre tane. Il toro ignivomo, corrusco e fumido - il liocorno, gaietto, ma assai temibile, come un gattopardo - se non fosse un po' vanesio - per cui si perderà - il gigante Giavomiro, peso massimo, però pigro e di poco cervello, come chi troppo si dedichi allo sport.)
ALTIDORO
(gran risata)
Ah! Ah! Ah! Ah! Ah!
(combatte)
LE VOCI DI INCITAMENTO
- Minotauro - addosso - addosso!
- Buttati a ridosso!
- Sotto, Liocorno! Sotto!
- Tira Altidoro al destro corno - del Minotauro!
- Bada!
- Ti sfugge!
- Non indietreggiare, gigante!
- Tira fitto all'occhio dritto; non paventare, o Re!
- battilo!
- Svegliati, Giaromiro!
- Battilo - buttalo a terra!
- Tira d'uncino all'orecchio mancino!
- Taglialo!
- Affettalo tutto quel brutto:
in giro
in giro
giù, dai! dai!
TUTTI
(come campane)
Forza, forza!
chè si smorza!
La sua scorza
si rafforza!
dai dai dai dai
dai - ohè! - dai, ohé!
- Viva Geonca!
- Viva il Toro!
- Viva Altidoro!
Ohè - Ohè!
(Queste voci del coro sono attraversate dalle seguenti altre esclamazioni, ogni tanto:)
VOCE DI ALTIDORO
(mentre si batte)
O lotta inumana! vincere saprò!
VOCI DEGLI GNOMI
Lillallè!
Lillallà!
Lillallè!
VOCE MEGAFONICA DI GEONCA
E' fido ancor
buon re Altidor!
VOCE DI MIRANDA
Ohimè - mio cor
LE FATE
A noi Miranda
tornerà
(I mostri scompaiono sbaragliati)
IL POPOLO
(con uno scoppio immenso di giubilo)
Viva! Viva il Re Altidoro
Gloria gloria gloria al Re.

(I mostro sono scomparsi - Il Re è stanco ma felice. L'aria si rischiara un po'.)
TUTTI
Viva viva Re Altidoro
Gloria gloria gloria al Re!
(Silenzio - la luce si rasserena)
LA SOLA VOCE DELLE FATE
(dolce, soave, che pare allontanarsi)
Addio, sorella, Miranda
perduta sorella Miranda
addio! Mortale ti volle la sorte
addio! che noi sfuggiamo alla morte non tu!
TUTTI
Gloria, gloria, gloria al Re!
(silenzio)
MIRANDA
(dalla tomba)
O caro sposo Altidoro, mio sposo
fuggi da qui lontano
in questo speco vano
è soltanto l'orrore di me.
TUTTI
Che ascolto? Che intendo? Perchè
il Re sta muto? Che mai
è accaduto e che mai accadrà?
FARZANA
(triste)
O Re Altidoro, l'ultima prova è questa
alza la fiera tua testa - Guarda e sta saldo o Re.
MIRANDA
Cielo! Di me pietà.
FARZANA
(battendo sul sepolcro)
Sta saldo Altidoro.
(batte un secondo colpo)
Sta saldo.
(batte un terzo colpo)

(Dal sepolcro esce il serpente bavoso, orribile, ripugnante)

Altidoro su, bacia la tua sposa.
TUTTI
Orrore! Orrore! Orrore!
MIRANDA
Pità!
(Altidoro si avanza e arretra)
ALTIDORO
Ah! ch'io non reggo a tanto
strazio! Prova suprema
forma inumana - più non mi regge il cor!
TUTTI
Orrore! Orrore! Orrore!
E fido ancor!
FARZANA
(con trepidanza dissimulata)
Su, Re Altidoro, valoroso
bacia la tua sposa bella:
è pur questa la tua sposa
la tua Miranda è.
ALTIDORO
No, più non tremo, no
(risoluto)
Miranda! - Eccomi a te
O vincere o morir per te saprò.
(si slancia)
TUTTO IL POPOLO
Prova inumana
Vedi or del Re la sovrumana - virtù.
(Il serpente avvolge nelle sue spire il Re)
Orrore! Orrore! Orrore!

(Il Re preme le labbra nella bocca oscena del serpente e ve le tiene. Silenzio)
LE FATE
(nell'aria, allontanandosi)
Noi sfuggiamo, sorella Miranda, alla Morte
Non te.
CORO DELE CIELO E DELLA TERRA
(attaccandosi immediatamente a quello delle Fate)
Amore, umano saldo amore
ogni più dura prova superi tu!
Se in te confida il cuore
vince l'avversa sorte
vince il dolore, vince la morte
l'amor l'onnipotenza in fedeltà.

(Mentre si svolge questo canto dolcissimo, la stretta orribile del serpente si cambia in una soavissima stretta: chè dal seprpente scomparso, riemerge Miranda. Bellissima, in fulgidissima veste di regina, colla corona in testo e coi due bambini per mano. Fanno corona Togrul, Tartagil, Pantul, Albrigor e Alditruf - tutti i personaggi della commedia. La ripa orribile è tramutata sul giardino di una reggia sontuosa, di cui lo sfondo è il palazzo reale - una specie di Versaglia. Il popolo s'accoglie festante nel gran giardino: Canzade e Armilla in testa)
TUTTI
Gioia! Gioia! Gioia!
MIRANDA
Dolce mio sposo.
ALTIDORO
Cara Miranda - figlioletti miei.
TUTTI
Gioia! Gioia! Viva l'Amor costante
che tante prove e tante - suprò!
Gioia! Gioia!
Gioia e Amor.
FINALE CONCITATO
CORO
Viva l'Amore! Supra
ogni dura prova -
evviva questa nuova felictà!
MIRANDA E ALTIDORO
Amore eterno amore
a noi sorriderà.
TOGRUL
Nostra Regina - Sire
FANTUL
Tutti felici
ALDITRUF
Siam tutti
ALBRIGOR
Qua.
CANZADE E ARMILLA
Amore eterno amore
a lor sorriderà.
MIRANDA E ALTIDORO
Giardino d'incanto - giardino d'amor
Figli! Consorte! Amore eterno amore
sempre ci sorriderà.
TUTTI
Via l'amore - supra
ben saldo cuor la sorte
Vince il dolor la morte
Amore e fedeltà.
QUELLI DELLA REGGIA
Vince beltà felice
nel vincolo d'amor.
TUTTI
Viva viva Miranda. Viva viva il gran Re Altidor!

FINE DELL'OPERA

(1) Testo tratto dal sito www.internetculturale.it


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Ultimo aggiornamento 29 luglio 2019