Da una lettera a Luigi Dallapiccola del 9 maggio 1960 vien fuori un ritratto di Mario Castelnuovo Tedesco, musicista versatile, arguto, ricco di sensibilità: «Caro Luigi, grazie della tua affettuosa lettera - Sono molto contento che tu abbia "approvato" il mio pezzo e che ti abbia fatto piacere vederlo stampato (ci sono rimasti tre o quattro piccoli errori, ma penso che li avrai trovati) - Mi ha anche divertito che tu abbia "scoperto" che il pezzo è un po' il tuo ritratto . . . e mi domandi se questo era nelle mie intenzioni . . .; Si, certamente! (come sempre quando scrivo questo genere di pezzi non intendo fare solo dei "giuochi di note"; e, se anche non pretendo di fare della "psicologia", considero ognuna di queste "serie melodiche" come . . . un oroscopo, che mi diverto ad interpretare! ) - Cerco sempre che ognuno di questi pezzi rassomigli alle persone alle quali è dedicato, e (nel caso di interpreti) al loro modo di suonare; dovresti vedere che elegante Serenatella scrissi per Heifetz, che zuccherosa Tonadilla per Segovia, che scalpitante Fandango per Iturbi (e per il povero Gieseking scrissi un Mirages, che è naturalmente un incrocio di Miroirs e di Images . . .) - Ma questo non lo posso raccontare a tutti perché o non lo capirebbero o se ne avrebbero a male . . .».
Il compositore fiorentino, allievo prediletto di Ildebrando Pizzetti nonché uno tra i più eseguiti musicisti italiani viventi negli anni Venti e Trenta, era stato costretto ad emigrare negli Stati Uniti dopo le leggi razziali. Dotato di una felice vena melodica - che la critica aveva posto in rilievo fin dall'opera di esordio, La Mandragola, rappresentata con grande successo a Venezia nel 1926 - Castelnuovo Tedesco ha lasciato un vastissimo catalogo comprendente quasi tutti i generi musicali e alcune interessantissime Memorie, ricche di pungenti annotazioni su tutti o quasi i principali protagonisti musicali del nostro secolo.
La Sonata per clarinetto e pianoforte, composta nel 1945, conferma il suo tradizionalismo linguistico. In essa il discorso musicale, con i temi ampiamente dispiegati e la dinamica funzionale a una "retorica" delle emozioni, si può tranquillamente definire neo-romantico.
Nel terzo movimento, Lullaby, la melodia molto semplice è sostenuta da un accompagnamento pianistico volutamente dimesso. Un episodio più mosso - liberamente quasi recitativo - funge da elemento contrastante e ritorna nella coda (Allegretto).
La Sonata si conclude con una tarantella, vivacissimo moto perpetuo che porta l'indicazione rapido e tagliente.
Giulio d'Amore