That time of year thou may'st in me behold, op. 125/1 n. 12

Sonnet LXXIII per voce e pianoforte
Musica: Mario Castelnuovo-Tedesco (1895 - 1968)
Testo: William Shakespeare

Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1944 - 1947
Edizione: inedito
Testo

That time of year thou may'st in me behold Puoi contemplare in me dell'anno quel momento
That time of year thou mayst in me behold
When yellow leaves, or none, or few, do hang
Upon those boughs which shake against the cold,
Bare ruin'd choirs, where late the sweet birds sang.
In me thou seest the twilight of such day
As after sunset fadeth in the west,
Which by and by black night doth take away,
Death's second self, that seals up all in rest.
In me thou see'st the glowing of such fire
That on the ashes of his youth doth lie,
As the death-bed whereon it must expire
Consumed with that which it was nourish'd by.
This thou perceivest, which makes thy love more strong,
To love that well which thou must leave ere long.
Puoi contemplare in me dell'anno quel momento
In cui spogliati rami o con poche foglie cadenti,
E ormai ingiallite, tremano al freddo vento,
Nudi cori in rovina, dove i canti sono ormai spenti.
In me tu vedi il crepuscolo del giorno
Che dopo il tramonto svanisce a occidente,
Presto poi vinto da nera notte intorno,
Simile a morte, che tutto volge in niente.
In me tu vedi i bagliori di un fuoco
Che su ceneri di giovinezza giace ormai vinto,
E sul suo letto di morte si fa fioco
Consumato da ciò che gli dette alimento.
Questo rimiri in me, che fa il tuo amore più forte,
E spinge a meglio amare chi si avvicina a morte.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


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Ultimo aggiornamento 7 giugno 2026