Shall I compare thee to a summer's day?, op. 125/1 n. 2

Sonnet XVIII per voce e pianoforte
Musica: Mario Castelnuovo-Tedesco (1895 - 1968)
Testo: William Shakespeare

Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1944 - 1947
Edizione: inedito
Testo

Shall I compare thee to a summer's day? Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?
Shall I compare thee to a summer's day?
Thou art more lovely and more temperate:
Rough winds do shake the darling buds of May,
And summer's lease hath all too short a date:
Sometime too hot the eye of heaven shines,
And often is his gold complexion dimm'd;
And every fair from fair sometime declines,
By chance or nature's changing course untrimm'd;
But thy eternal summer shall not fade
Nor lose possession of that fair thou ow'st;
Nor shall Death brag thou wander'st in his shade,
When in eternal lines to time thou growest:
So long as men can breathe or eyes can see,
So long lives this, and this gives life to thee.
Dovrei paragonarti ad un giorno d'estate?
Tu sei più incantevole e più mite:
A maggio un rude vento agita le gemme delicate
E il corso dell'estate ha troppo breve durata:
talvolta l'occhio del cielo troppo infuocato appare
e spesso invece il suo viso dorato si oscura;
ogni bellezza, col tempo, bellezza deve lasciare,
sciupata dal caso o dal mutevole corso di natura;
ma la tua estate eterna non potrà mai sfiorire
né perdere il possesso della bellezza che hai;
e neppure ti farà ombra la Morte, né si potrà vantare
di te che, in versi eterni, nel tempo crescerai.
Ché fino a quando ci sarà respiro e occhi che vedranno
Avranno vita i miei versi e vita ti daranno.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


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Ultimo aggiornamento 15 giugno 2026