When in disgrace with fortune and mens'eyes, op. 125/1 n. 3

Sonnet XXIX per voce e pianoforte
Musica: Mario Castelnuovo-Tedesco (1895 - 1968)
Testo: William Shakespeare

Organico: voce, pianoforte
Composizione: 1944 - 1947
Edizione: inedito
Testo

When in disgrace Quando in disgrazia
When, in disgrace with fortune and men's eyes,
I all alone beweep my outcast state
And trouble deaf heaven with my bootless cries
And look upon myself and curse my fate,
Wishing me like to one more rich in hope,
Featured like him, like him with friends possess'd,
Desiring this man's art and that man's scope,
With what I most enjoy contented least;
Yet in these thoughts myself almost despising,
Haply I think on thee, and then my state,
Like to the lark at break of day arising
From sullen earth, sings hymns at heaven's gate;
For thy sweet love remember'd such wealth brings
That then I scorn to change my state with kings.
Quando, agli uomini inviso e alla Fortuna straniero,
io tutto solo piango sul mio triste stato
e il cielo sordo importuno con un vano sospiro
ed a me stesso guardo e maledico il Fato,
e a chi è ricco di speranza vorrei somigliare,
e come lui avere amici e bellezza d’aspetto,
desiderando dell’uno il talento, dell’altro il potere,
e di quanto posseggo non contento affatto;
Pure, in questi pensieri, in cui ho di me stesso scorno
ecco, ti penso, e l’animo mio in un canto si scioglie
come di allodola che sale, allo spuntar del giorno,
da cupa terra fino alle celesti soglie;
Perché tanta ricchezza porta al dolce tuo amor pensare
Che neanche per un regno vorrei il mio stato mutare.
(Traduzione di Ferdinando Albeggiani)


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Ultimo aggiornamento 13 luglio 2026