| When in disgrace | Quando in disgrazia |
| When, in disgrace with fortune and men's eyes, I all alone beweep my outcast state And trouble deaf heaven with my bootless cries And look upon myself and curse my fate, Wishing me like to one more rich in hope, Featured like him, like him with friends possess'd, Desiring this man's art and that man's scope, With what I most enjoy contented least; Yet in these thoughts myself almost despising, Haply I think on thee, and then my state, Like to the lark at break of day arising From sullen earth, sings hymns at heaven's gate; For thy sweet love remember'd such wealth brings That then I scorn to change my state with kings. |
Quando, agli uomini inviso e alla Fortuna straniero, io tutto solo piango sul mio triste stato e il cielo sordo importuno con un vano sospiro ed a me stesso guardo e maledico il Fato, e a chi è ricco di speranza vorrei somigliare, e come lui avere amici e bellezza d’aspetto, desiderando dell’uno il talento, dell’altro il potere, e di quanto posseggo non contento affatto; Pure, in questi pensieri, in cui ho di me stesso scorno ecco, ti penso, e l’animo mio in un canto si scioglie come di allodola che sale, allo spuntar del giorno, da cupa terra fino alle celesti soglie; Perché tanta ricchezza porta al dolce tuo amor pensare Che neanche per un regno vorrei il mio stato mutare. |
| (Traduzione di Ferdinando Albeggiani) |