Edmea, op. 45
Dramma lirico in tre atti
Musica: Alfredo Catalani (1854 - 1893)
Libretto: Libretto: Antonio Ghislanzoni da
Les
Danicheff di Alexandre Dumas (figlio) e Pierre de Corvin
Ruoli:
- Il Conte di Leitmeritz (basso)
- Oberto, suo figlio (tenore)
- Il Barone di Waldek (basso)
- Ulmo, vassallo del Conte (baritono)
- Fritz, giullare (tenore)
- L'oste (basso)
- Edmea (soprano)
- Una dama (corista)
- Un ministro (ruolo muto)
- Coro: Vassalli del Conte, Gastalde, Servi, Baroni,
Signori, Dame, Giullari
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto
basso, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani,
campana, grancassa, piatti, triangolo, tamburo basco, arpa, archi
Banda interna: 2 ottavini, 2 cornette, 2 trombe, 3 tromboni, tamburo,
piatti
Composizione: 1886
Prima esecuzione: Milano, Teatro alla Scala, 27 febbraio 1886
Edizione: Francesco Lucca, Milano, 1886 (riduzione per canto e
pianoforte)
Sinossi
Atto primo.
Il conte Oberto è in procinto di partire; Edmea, sua segreta amante, giura, pena la morte, di
essergli fedele (“Allor che il raggio”). Il conte padre però, che sospetta dell’illecita relazione
e la osteggia (Edmea non è nobile), unisce la fanciulla in matrimonio al servo Ulmo, che l’ama
teneramente.
Atto secondo.
Edmea, impazzita per il dolore, gira per i villaggi con Ulmo, che si spaccia per suo fratello.
Giunti in una taverna, i due si uniscono a Fritz, il capo di una banda di giullari attesi per una
festa al castello del conte. Qui Oberto, che non ha mai dimenticato la fanciulla, vive in
un’inconsolabile tristezza (“Forse in quell’astro pallido”). Sopraggiungono i giullari, tra i quali
Edmea (“Io son dell’Elba la pallida fata”): Oberto scorge l’amata ma questa, pur sentendosi attratta
da lui, non riesce a scuotersi dal suo torpore. Mentre tutti si ritirano con l’animo turbato, Oberto
chiama per nome la giovane, che improvvisamente ritorna in sé.
Atto terzo.
Edmea è ritornata alla vita di sempre con l’uomo che ama (“O bel sogno d’amor”), ma il ritorno della
lucidità porta con sé il ricordo delle nozze con Ulmo. Oberto, appresa ogni cosa, vorrebbe vendicarsi
uccidendo entrambi, ma sopraggiunge lo stesso Ulmo, che si è colpito a morte per ridare la libertà a
Edmea. Mentre si leva un coro in onore del generoso Ulmo, tutti, commossi, auspicano che in futuro
Edmea e Oberto possano finalmente celebrare le loro nozze.
Dopo il successo non entusiastico di Dejanice, che aveva confermato tante
aspettative ma suscitato altrettanti interrogativi, nel 1883 Catalani, sfumata la possibilità di collaborare
con Boito, si era rivolto a Ghislanzoni, nel tentativo di accontentare al tempo stesso gli innovatori e i
difensori della tradizione. Il librettista accettò la commissione, a patto di avere la massima autonomia;
dal canto suo Catalani, gravemente ammalato di tisi, era ossessionato dall’idea di essere ormai al termine
della sua vita, e accettò di buon grado. Catalani – che a personaggi storici e famosi preferiva figure
anonime, ma delle quali mettere in luce la profondità e verità delle passioni umane – approvò il soggetto
di Edmea, che ripropone alcune situazioni della Lucia
di Donizetti, ma anche della Nina di Paisiello.
La prima rappresentazione, diretta da Franco Faccio con Virginia Ferni-Germano nei panni della protagonista,
confermò le aspettative del suo autore, tanto che, vivente Catalani, Edmea fu la
più celebre tra le sue opere, Wally compresa. Il musicista non tardò a rammaricarsene,
tanto da confidare al suo maestro Bazzini: «Non posso rinunciare a me stesso per andare dietro al gusto del
pubblico. È il pubblico che deve mettersi al passo del tempo e incamminarsi sulle vie nuove dell’arte».
Malgrado ciò, l’opera rispecchia l’evoluzione stilistica di Catalani, attratto da Wagner e dai soggetti
nordici, ma al tempo stesso consapevole del valore della tradizione italiana e della necessità di continuare
ad avvalersi di talune forme melodrammatiche (soprattutto la romanza e i concertati). Opera di semplice struttura
e di facile realizzazione, Edmea propone passioni immediate, ma rimane un caso a
sé nell’itinerario creativo di Catalani; e con un grave limite, poiché in essa, al contrario delle altre opere
del maestro lucchese, il tema dell’amore non si fonde tragicamente con quello della morte, né assurge mai al
ruolo di forza fatale, che determina gli eventi e anima e guida irresistibilmente i personaggi.
(1)
Dizionario dell'Opera 2008,
a cura di Piero Gelli, edito da Baldini Castoldi Dalai editore, Firenze
I testi riportati in questa pagina sono tratti, prevalentemente, da programmi di sala di concerti
e sono di proprietà delle Istituzioni o degli Editori riportati in calce alle note.
Ogni successiva diffusione può essere fatta solo previa autorizzazione da richiedere direttamente
agli aventi diritto.
Ultimo aggiornamento 20 luglio 2017